La Sicilia di Vincenzo Consolo
Conversazione letteraria del professore Nino Cirnigliaro al Centro Servizi Culturali di Ragusa
“Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ...inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, ...rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania... Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca”.
(Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Mondadori, Milano 1988)
E' questa la Sicilia tanto cara a non pochi scrittori. Cara anche a Vincenzo Consolo, una delle massime voci letterarie italiane, con DNA siciliano e col cuore e la mente nell'Isola. E' sufficiente leggere solo alcune delle sue opere per rendersi conto come lo scrittore colga l'essenza dell'Isola, scandagliandola nelle sue molteplici e variegate sfaccettature. “Ipotecata dalla letteratura, dal mito, dalla leggenda”, come la definisce lo stesso Consolo, la Sicilia, col suo retaggio di miti, di leggende e di storia, esercita da sempre un fascino particolare che ammalia non poco. Consolo riesce, anche grazie al distacco del suo essere “esule”, a guardare in maniera lucida alla propria terra, di cui coglie l'intima essenza di sapori e di odori, scegliendo di raccontarla. Raccontarla e mirabilmente descriverla, riuscendo a conservare la memoria di mondi scomparsi. E' sulla base di tali istanze che il professore Nino Cirnigliaro, fine studioso di Storia Patria e Tradizioni popolari nonché Presidente del Centro Servizi Culturali di Ragusa, ha recentemente tenuto, presso un'affollata sala conferenze dello stesso Centro, una piacevole, apprezzata ed articolata disquisizione letteraria dal titolo “La Sicilia di Vincenzo Consolo”. L'incontro, organizzato da varie strutture (Associazione Pedagogica Italiana, presidente Giovanni Firrito; Associazione Italiana Maestri Cattolici, presieduta da Rosa Messana; Associazione Culturale Docenti “G.B. Hodierna” di Ragusa, presidente Raffaele Antoci), rientra nell'ambito delle variegate attività culturali promosse dal Centro Servizi e volte a far conoscere le diverse personalità letterarie che tanto lustro hanno dato e continuano ancora a dare all'Isola.
“Nell'opera di Consolo vi sono cento Sicilie, mille Sicilie. La Sicilia che viene, da una, spezzettata in tante e queste tante poi si uniscono per realizzare l'unità. Sono le tante Sicilie di cui parla Consolo nei suoi scritti”, ha esordito il professore Cirnigliaro dopo gli interventi introduttivi curati da Giovanni Firrito e Rosa Messana. Nel rappresentare l'Isola Consolo sceglie la dimensione della memoria. E' attraverso le proprie descrizioni che consegna al lettore immagini e ricordi, non solo di luoghi che il tempo e l'incuria hanno ineluttabilmente cambiato, ma anche di quegli oggetti quotidiani appartenenti a terre e culture altrimenti condannati al silenzio. Insieme ai luoghi e agli oggetti sopravvivono nelle opere dello scrittore siciliano le parole, come risultato di una grande ricerca. Dalle pagine di Consolo, emerge la figura di un intellettuale impegnato in un perenne viaggio alla scoperta della propria terra, tra la malinconia per un grande passato e lo sconforto per un presente di degrado. Lo stile di Consolo è anche estremamente mutevole e pronto ad adattarsi alle esigenze narrative. Laddove la descrizione si sofferma sugli aspetti del quotidiano, la lingua assume i caratteri del parlato popolare assumendo un ritmo serrato e, non di rado, privo di qualunque segno di punteggiatura. La lingua di Consolo non è però un dialetto ma “l'immissione nel codice linguistico nazionale di un materiale che non era registrato” e, dunque, “l'innesto di vocaboli che sono stati espulsi e dimenticati”. E' un linguaggio in bilico tra poesia e prosa che evoca, nelle pagine in cui la bellezza della natura siciliana prende il sopravvento, la musicalità della tragedia greca.
Quelle di Consolo sono pagine di grande lirismo in cui crea talvolta neologismi o accosta vocaboli in maniera apparentemente avventata per esprimere al meglio anche le sfumature dei colori. Nascono così sintagmi come “l'azzurro tremulo del lino” o “viola di parasceve”.
Troppi i ricoveri in ospedale non necessari
Il dottor Salvo Figura: “In questo modo lievitano i costi della sanità”
Una recente indagine statistica elaborata da Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Istat, Università di Roma Tor Vergata e Nebo Ricerche ha posto sotto la lente di ingrandimento la delicata tematica dei ricoveri ospedalieri. Una fotografia della situazione degli ospedali italiani, basata sulle schede dimissione del 2008, da cui emerge un numero di ricoveri inappropriati o prevenibili, concentrati in prevalenza al Sud. In pratica, il rischio di passare un giorno in ospedale per cause potenzialmente inappropriate è ancora una causa su cui porre la massima attenzione. Tutto ciò si riflette sulla spesa affrontata dalle strutture ospedaliere per ogni giorno di degenza del paziente e, dunque, sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario nazionale i cui fondi potrebbero essere recuperati e reinvestiti.
Secondo i dati statistici le giornate di degenza registrate nel 2008 avrebbero potuto essere evitate con appropriati strumenti di politica sanitaria, controllo pre-ospedaliero dei casi acuti e, soprattutto, con interventi di prevenzione primaria. Tuttavia l'indagine ha messo in evidenza una diminuzione del numero dei ricoveri che in Sicilia, nel periodo tra il 2005 e il 2008, è pari al dodici per cento. Dato incoraggiante che comunque converge sulla problematica riguardante l'efficienza delle strutture sanitarie ospedaliere. Ma è possibile intervenire evitando o riducendo i giorni di degenza considerato che, ad esempio, le malattie respiratorie sono responsabili, da sole, di buona parte dei ricoveri considerati “inappropriati”? Come intervenire sui pazienti che presentano malattie “croniche” ovvero bisognosi di frequenti terapie ospedaliere che comportano il ricovero? Abbiamo girato le domande al dottor Salvo Figura, medico anestesista rianimatore presso un noto ospedale ibleo. «Da parte mia inquadrerei il tema dei “ricoveri inappropriati” nei due grandi problemi della “Medicina difensiva” e in quello dell'allarme ingigantito dalla televisione e dai giornali. E’ indubbio che oramai la richiesta di salute da parte dell’utenza ha fatto lievitare i costi della nostra Sanità. La gente chiede sempre più benessere psicofisico e pretende che gli operatori sanitari la diano. Rifiutare, ad esempio, un ricovero, su espresso desiderio del paziente (talora contro il parere del sanitario) diventa sempre più difficile e pericoloso dal punto di vista medico-legale. E il povero medico ospedaliero, pur in scienza e coscienza, spesso si vede costretto ad aderire alla richiesta dell’utente. Non bisogna, poi, dimenticare cos’è successo lo scorso anno con l’influenza H1N1: pur in presenza di un numero di decessi di molto inferiore alle “normali” pandemie influenzali, si creò un allarmismo tale da intasare in breve buona parte degli ospedali». Quale la soluzione? «Innanzi tutto una corretta educazione sanitaria per addetti e non. Ciò per evitare il ricorrere all’ospedale che spesso sfocia in ricoveri inappropriati (posti liberi permettendo)». E quanto alle patologie respiratorie croniche? «Il problema, anche qui, è molto complesso e andrebbe esaminato caso per caso in base alla gravità dei disturbi accusati dal paziente».