“Osservatorio” delle patologie oncologiche nel territorio ibleo

Ambiente e malattie tumorali. Esiste una correlazione?

 

   Una delle cocenti problematiche che la società moderna deve affrontare è l'inquinamento e le possibili correlazioni con le malattie tumorali. Anche il territorio ibleo, da questo punto di vista, è da anni sotto i riflettori da parte delle strutture preposte al controllo dell'ambiente e con queste gli specialisti di medicina attraverso un “osservatorio” delle patologie oncologiche. Quest'ultimo è rappresentato da uno strumento prezioso: il Registro tumori di Ragusa, che da anni costituisce un punto di riferimento a livello europeo in quanto rappresentante qualificato della realtà del Sud Italia.

   Istituito nel 1981, abbraccia tutto il territorio afferente alla provincia di Ragusa, cioè un'area che copre una popolazione di circa trecentomila abitanti. La struttura che detiene il Registro ha sede operativa nel capoluogo ibleo, presso l'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP), ed ha il compito di rilevare, codificare, archiviare, studiare e pubblicare tutti i dati di incidenza e di sopravvivenza inerenti le patologie tumorali in provincia di Ragusa, privilegiando la prevenzione attraverso indagini e ricerche epidemiologiche in raccordo con il territorio.

   L'inquinamento ambientale è da tempo ritenuto uno dei principali fattori di rischio per l'insorgenza di malattie tumorali. Quale l'incidenza delle malattie neoplastiche che si registra a Ragusa e quale correlazione esiste tra queste e l'inquinamento urbano? Abbiamo girato la domanda al dottor Rosario Tumino, responsabile del Registro tumori della ASP n. 7 di Ragusa. «E' bene precisare che oggi la comunità scientifica internazionale è unanime nel ritenere che le cause del cancro siano multiple ma riassumibili come risultante della interazione ambiente-gene; la parola gene è qui intesa come componente genica (o genomica) delle nostre cellule (ovvero unità fondamentale del sistema genetico, localizzata nei cromosomi e, quindi, intrinseca in ciascuno di noi sin dalla nascita). Per alcuni tumori la componente “estrinseca” (attribuibile all'alimentazione, inquinamento, virus, radiazioni, etc.) può essere particolarmente alta, come per esempio patologie tumorali al collo dell’utero, al fegato (a causa dell’aflatossina o del virus HCV), alla pelle (melanoma) per  esposizione al sole, a carico dei polmoni per il fumo di sigarette, solo per citarne alcuni. Anche i fattori ambientali contribuiscono, purtroppo, ad incrementare il rischio tumorale colpendo diverse parti del corpo quali, ad esempio, vescica, polmoni, tiroide, leucemie/linfomi, cervello e pleura (in quest’ultimo caso a causa dell’amianto). Diciamo subito che la provincia di Ragusa per questi tumori si colloca a un rischio di incidenza basso in confronto ad altre aree italiane. Ma all’interno del territorio abbiamo notato, in zona acatese e vittoriese, un’incidenza di leucemie/linfomi maggiore a quanto ci aspetteremmo di trovare».

   Un punto cruciale è la prevenzione. Che cosa dicono i dati raccolti ed elaborati in ambito provinciale?

«I nostri dati pubblicati in numerose riviste internazionali dicono che a fronte di una minore incidenza i tumori della provincia iblea vengono diagnosticati in uno stadio più avanzato rispetto ad altre aree geografiche. Ciò accade, in particolare, per  i tumori della mammella (anche se in questi ultimi anni, poiché su tale patologia è aumentata l’attenzione, stiamo registrando dei miglioramenti), del colon-retto e della prostata. E' proprio su questa linea che il dipartimento di prevenzione della nostra ASP ha già attivato le campagne di screening (ovvero indagini diagnostiche su un vasto campione di popolazione). Per quanto riguarda la prevenzione primaria (cioè quella rivolta ad annullare le cause ambientali) bisogna ricordare di seguire abitudini alimentari congrue (ricordo sempre la dieta mediterranea), non fumare, controllare il proprio peso corporeo, fare attività fisica, non bere alcolici in eccesso, provvedere a vaccinarsi contro il virus hpv (allo scopo di prevenire i casi di tumore del collo dell’utero o cervice uterina; ciò è molto consigliabile per le adolescenti), stare attenti a non esporsi eccessivamente al sole, evitare esposizioni a sostanze tossiche nel proprio ambiente di lavoro usando le idonee misure di protezione. In altre parole avere cura, proteggere e rispettare il proprio corpo».

 

 

 

 

Mentre aumenta la spesa che ogni famiglia sostiene per garantirsi il diritto alla salute

Persistono pregiudizi sui farmaci equivalenti

 

Nei primi nove mesi del 2010 la spesa farmaceutica territoriale, per i farmaci essenziali o per malattie croniche, posta a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ha subito un piccolo incremento rispetto allo stesso periodo del 2009. E' ciò che emerge dai dati illustrati nel Rapporto Nazionale OsMed (Osservatorio Nazionale sull'Impiego dei Medicinali) riguardante il periodo gennaio-settembre 2010, reso noto di recente dall'Istituto superiore di sanità.

Dall'indagine è stato rilevato anche uno spostamento della prescrizione medica verso specialità più costose, mentre la spesa privata (rappresentata da farmaci per automedicazione, farmaci con ricetta) è rimasta sostanzialmente stabile, con una crescita fatta registrare nella spesa per farmaci di classe A (acquistati privatamente). L'aumento più elevato nella prescrizione si rileva per farmaci dermatologici, gastrointestinali, del sistema nervoso e per quelli cardiovascolari. Stante l'attuale congiuntura, le medicine pesano in maniera non indifferente sul bilancio familiare.

Quale tipologia di utenza e quale prescrizione di farmaci si registra qui a Ragusa? In pratica, c'è un consumo smoderato di farmaci? Abbiamo girato la domanda al dottor Giuseppe Guccione che svolge la sua attività presso una nota farmacia del centro urbano: «Ritengo che il dato della nostra città sia in linea con quello registrato a livello nazionale. Nessun consumo smodato di farmaci , ma in genere un incremento “fisiologico” compatibile con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento di patologie correlabili con l’opulenza della nostra società , come il diabete. Da non sottovalutare anche l’efficientismo della nostra epoca, che impone di non fermarsi facendo ricorso ai farmaci avvolte prima del tempo necessario, e la potenza persuasiva della pubblicità».

In materia di farmaci cosiddetti “senza marca” ovvero i medicinali equivalenti (che presentano un costo inferiore rispetto alle “grandi marche”) persistono ancora pregiudizi. Cosa consigliate in caso di richiesta di suggerimenti da parte dell'utenza? «Noi offriamo sempre ai pazienti l’alternativa dei generici, anche per dovere etico, ma obiettivamente la diffidenza è tanta e spesso fondata su

 opinioni che precedono la “ nostra “proposta. Ciò nonostante, c’è chi accetta il cambio alla ricerca di condizioni economiche migliori, che di questi tempi non guastano».

 

 

 

 

 

Il rischio clinico è sempre in agguato

Quando le cure dei medici creano danni ai pazienti

 

Quando si sente parlare di rischio clinico connesso alla professione medica, il pensiero va subito ai pazienti ricoverati in una struttura ospedaliera o comunque sotto cura di specialisti.

La gestione di quello che in sanità viene chiamato rischio clinico  rappresenta l’insieme delle azioni volte a migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie e, nel contempo, garantire la sicurezza dei pazienti. La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre in aumento. Si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità del personale medico e paramedico nei confronti della persona assistita. I tempi esigono professionisti preparati, capaci non solo di confrontarsi in gruppi di lavoro multidisciplinari, ma anche di saper dare garanzie sulle proprie azioni, avuto riguardo alla consapevolezza delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi. La sicurezza dei pazienti, dunque, si colloca nella prospettiva di un complessivo miglioramento della qualità, valorizzando il ruolo e la responsabilità di tutte le figure professionali che operano in sanità. Sebbene da un punto di vista giurisprudenziale sembra tramontare il concetto di “colpa professionale” come colpa singola, avulsa da contesto organizzativo e strutturale nel quale si svolge la prestazione, diventa sempre più urgente l'esigenza di attuare una “mappatura degli errori” affinché la sicurezza rappresenti un diritto dei cittadini ed un dovere dei professionisti quale elemento qualificante delle prestazioni erogate. Relativamente alla gestione del rischio clinico è possibile attivare una prevenzione degli errori evitabili e, quindi, il contenimento dei loro possibili effetti dannosi? Abbiamo girato il quesito al dottor Salvo Figura, medico anestesista rianimatore presso un noto ospedale ibleo. «Desidero prima dare una veloce definizione di “rischio”: “E’ la possibilità che un paziente subisca un danno o un disagio involontario, imputabile alle cure sanitarie, che causa un prolungamento della degenza, delle cure o la morte” Tale “rischio” si misura in termini di probabilità che accada un evento e la gravità del danno che ne consegue. Nel calcolo della probabilità si considera la capacità del fattore umano di individuare e bloccare le conseguenze dell’evento potenzialmente dannoso».

Secondo la sua esperienza ultra trentennale in campo medico, quanto influisce sul rischio clinico una non adeguata organizzazione dei servizi e quale può essere la relazione tra il “chi” e il “perché” dei rischi medesimi allo scopo di non far vacillare la fiducia della popolazione nei confronti del Servizio sanitario?

«La inadeguata organizzazione dei servizi è proprio la causa prima del verificarsi dell’evento avverso, poiché impedisce proprio la previsione o l’individuazione dei cosiddetti “eventi sentinella”, quelle situazioni cioè che anticipano il verificarsi dell’evento».

 

Giuseppe Nativo