“Giornate dell’Arte” e promozione culturale

Avviata campagna di raccolti fondi per l’urna reliquiario di San Giovanni Battista di Ragusa

 

“Non prendersi cura dell’arte è come buttarla via”. E’ questo il motto scelto per la quinta edizione delle “Giornate dell’Arte” che quest’anno si sono articolate dal 27 settembre al 5 ottobre, in concomitanza con le “Giornate Europee del Patrimonio”. Da Nord a Sud, da Venezia a Ragusa, passando per musei, edifici laici ed ecclesiastici, i beni culturali meritevoli di attenzione in tutto il Paese sono stati oggetti di attenzione e, nel contempo, protagonisti di una campagna di raccolta fondi rivolta al restauro degli stessi. L’iniziativa, infatti, ha avuto lo scopo di sensibilizzare i cittadini sul tema della salvaguardia del patrimonio culturale e artistico, invitandoli a donare per assicurarne la tutela attraverso il restauro. Tra i tredici capolavori italiani inseriti nella lista dei beni da riportare in uno stato di buona conservazione, nell’ambito della raccolta di fondi delle “Giornate dell’Arte”, promosse dalla “Fondazione Città Italia” in sinergica cooperazione con il MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), è stata scelta l’Arca Santa, urna reliquiario custodita nella Cattedrale di San Giovanni Battista di Ragusa.

Viva soddisfazione è stata espressa dal Sindaco del capoluogo ibleo (Nello Dipasquale), anche nella qualità di Vicepresidente nazionale del CIDAC (Associazione delle Città d’Arte e Cultura, a cui aderiscono numerose città italiane allo scopo di offrire una sede di confronto e approfondimento delle problematiche comuni e con l’obiettivo di valorizzare il ruolo che questi centri svolgono nel gestire il patrimonio storico-artistico), per il giusto riconoscimento dato alla città di Ragusa che “custodisce uno tra i maggiori capolavori d’arte italiani quale l'Arca Santa, opera di preziosa argentiera messinese del 1731 di Pietro Paparcuri e Gaspare Garufi, definita da illustri storici tra le più preziose opere di argenteria della Sicilia”.

E’ in tale contesto che si inserisce l’iniziativa culturale posta in essere dalla Cattedrale San Giovanni Battista di Ragusa, in collaborazione con la Provincia, Comune e Soprintendenza Beni Culturali di Ragusa, volta a far conoscere le vicende artistiche dell’urna reliquiario del Santo attraverso una presentazione storica affidata alle cure del professore Paolo Nifosì, che è uno dei più apprezzati storici dell’arte in terra iblea. Autore di molteplici pubblicazioni, Nifosì ha dedicato gran parte della ricerca allo studio storico ed archivistico dell’arte nella Sicilia sud-orientale, con particolare riferimento al territorio della provincia di Ragusa. L’ “Urna di San Giuvanni”, messa in opera da quasi tre secoli (nel primo trentennio del XVIII secolo), e realizzata dai precisati maestri argentieri messinesi, è un reliquiario di inestimabile valore. Il disegno originario prevedeva la presenza di putti reggenti l’Urna con le mani. Di notevole impatto visivo sono i pannelli che, risalenti ad epoca precedente, arricchiscono i laterali dell’Arca: la “Natività” e, in particolare, la “Decollazione” che fa rivivere i momenti di forte tensione emotiva descritti nel Vangelo di San Marco (6, 17-29). Il grande piatto in bronzo dorato con la testa mozzata di San Giovanni Battista, risalente al 1641, è opera di tale Paolo Aversa, di origine palermitana ma trapiantato in terra etnea. La testa del Battista, adagiata sul piatto, con un volto ossuto e allungato, occhi chiusi, bocca aperta contenente una reliquia del Santo, barba non molto lunga, e caratterizzata dalla presenza di capelli, sciolti ed articolati in maniera quasi spontanea, offre un volto di grande intensità visiva. “Una testa ancora attraversata da un fremito di vita”, ha specificato il professore Nifosì nel corso della sua articolata e puntuale discettazione, tenuta nella Cattedrale, ponendo l’attenzione al pannello in cui è raffigurato il carnefice nell’atto di vibrare il colpo mortale su San Giovanni. Di anonimo argentiere siciliano è il reliquiario raffigurante il braccio del Battista, risalente al 1664, donato alla chiesa da Don Antonuzzo Sortino Trono. Tale reliquiario, presente nel disegno originario dell’opera come cuspide dell’urna, allo stato attuale risulta sostituito dal “Battesimo di Gesù”. L’Arca Santa è commissionata, negli anni ’30 del XVIII secolo, dai procuratori della Chiesa di San Giovanni Battista i quali, per la sola manodopera, compresa la fornitura di argento e bronzo ai citati maestri argentieri, si sobbarcano una spesa pecuniaria non indifferente.

 

 

 

“Un giorno”… da ricordare

 

L’aspirazione di fare spettacolo, quello con la “S” maiuscola. L’impegno che divide equamente tra teatro e cinema. La voglia di stare tra la gente a raccontare e a vivere storie di tutti i giorni che lasciano il segno nel cuore di ciascuno. Questo, ma non solo questo, è Danilo Schininà. Nato, quasi sei lustri or sono, in quel di Scicli (Rg), vive tra Ragusa ed il resto del mondo proprio in virtù della sua innata passione per la recitazione. Attore e regista dalla multiforme personalità, si diploma alla scuola di recitazione Bibiena di Bologna, a cui presta collaborazione fino al 2005. Laureatosi in Discipline dell’Arte della Musica e dello Spettacolo (DAMS) all’Università di Bologna, scrive, dirige e interpreta il monologo “Dolce confusione” (2006). Gira in terra iblea non pochi cortometraggi tra i quali “Perché” (2002), “I curttigghiari” (2005), “Forse” e “Ti amo tanto” (2007). Nell’ottobre del 2007, ha dato il meglio di se stesso con l’inchiesta drammaturgica su “Il caso Spampinato”, scritta in sinergica cooperazione con Roberto Rossi, presentata a Ragusa e messo in scena da “Teatro Utopia” in occasione del 35° anniversario della scomparsa del giornalista Giovanni Spampinato su iniziativa promossa dal Centro Studi “F. Rossitto” in collaborazione con l’Ordine Regionale dei Giornalisti, l’Assostampa di Ragusa e l’Assessorato Regionale Beni Culturali e Pubblica Istruzione. Tale opera riscuote così vasto consenso da andare in scena nell’agosto scorso al Castello di Donnafugata (lo spettacolo è presentato in anteprima al Premio giornalistico televisivo “Ilaria Alpi” a Riccione il 2 giugno di quest’anno e patrocinato dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa e dal Segretario Sociale Rai). Oltre allo Schininà, che interpreta Giovanni Spampinato, sul palco si muove, tra gli altri, il popolare Marcello Perracchio, noto al grande pubblico come il medico legale nella fiction “Il commissario Montalbano”.

“Un giorno” è invece l’ultima fatica che porta la firma del regista Danilo Schininà nel settore cinematografico. Si tratta di un nuovo cortometraggio che si sta girando proprio in questi giorni in provincia di Ragusa. Arricchito da una splendida scenografia naturale offerta dai suggestivi luoghi iblei, il corto narra di un uomo che torna, dopo tanto tempo, alla sua amata terra natia per riscoprirne l’intima essenza. Purtroppo non potrà rimanere molto in quei luoghi ma il tempo gli basterà per ritrovare un pezzo della sua famiglia e scoprire alcune “sorprese”.

L’attore principale è Marcello Perracchio il quale, nonostante un’agenda ricchissima di impegni teatrali e cinematografici a carattere nazionale, ha manifestato notevole interesse per questo progetto. Gli altri protagonisti sono Bartolo Santiapichi di anni 3, Evelina Fidone e Francesco Tardera. I costumi e l’assistenza alla regia sono affidati ad Elena Berretta. L’architetto Francesco Tardera assieme ai fratelli Giovanni e Luca, titolari dell’azienda “ConTrade” di Vittoria, ha commissionato il cortometraggio allo scopo di rilanciare il territorio e l’economia della zona promuovendo un progetto fortemente innovativo nel suo genere.

Il Cortometraggio unitamente ad uno Spot – anch’esso con la regia di Danilo Schininà e l’attore Marcello Perracchio – andranno, come prima uscita, in una delle fiere più importanti del mondo che si terrà a Berlino a febbraio 2009 ed avente per oggetto la promozione del settore audiovisivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Museo Archeologico di Ragusa e le Giornate Europee del Patrimonio

 

Anche quest’anno l’Italia ha partecipato alle “Giornate Europee del Patrimonio” con lo slogan “Le grandi strade della cultura: viaggio tra i tesori d’Italia”. Istituite ufficialmente nell’ormai lontano 1991, le “Giornate” hanno lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale (ma anche quello paesaggistico) di un territorio attraverso lo studio delle sue vicende storiche nella convinzione che ogni esperienza generi passione e rispetto per ciò che si conosce. Ancora una volta tale iniziativa ha visto, accanto al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, due partner d’eccezione: il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) e Autostrade per l’Italia” che, con la scelta di oltre 250 beni monumentali di rilevante interesse, hanno contribuito ad accrescere l’offerta culturale. E’ sulla base di tali istanze che ben si inseriscono le recenti iniziative messe in cantiere dal Museo Archeologico di Ragusa, in sinergia con la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Ragusa (Servizio per i Beni Archeologici) e Regione Siciliana (Assessorato ai BB.CC.AA. e P.I.), relativamente alla promozione e divulgazione delle tematiche archeologiche strettamente correlate al territorio ibleo. Tra le principali tematiche affrontate un ruolo di spicco è stato dato dalla presentazione di due pubblicazioni, “Quaderni scientifici”, riguardanti, rispettivamente, l’ormai noto “Guerriero di Castiglione” (Quaderno n. 1), a cura dell’archeologo ragusano Giovanni Di Stefano, e la “Sezione preistorica” (Quaderno n. 2), quest’ultima riguardante la trattazione della omonima Sezione del Museo Archeologico di Ragusa, affidata ai ricercatori G. Di Stefano, A. M. Sammito e S. Scerra, con introduzione della Soprintendente ai BB.CC. e AA. di Ragusa, arch. V. Greco. Luogo dell’interessante incontro con studiosi e quanti amano l’archeologia è stato il Museo Archeologico di Ragusa dove un attento pubblico ha affollato una delle salette adibite a sala conferenze. Dopo la relazione dell’archeologa Anna Maria Sammito, la quale ha tratteggiato le linee essenziali di alcuni dei reperti in mostra al Museo che rappresentano una delle più importanti attestazioni per la ricostruzione culturale e cronologica della preistoria in terra iblea, è intervenuto il dott. Di Stefano (ricercatore e Docente all’Università degli Studi della Calabria) sulla singolare ed interessante tematica riguardante il ritrovamento di un variegato strumentario chirurgico avvenuto in occasione di scavi operati a Scornavacche.

L’abitato di Scornavacche (Rg), in agro chiaramontano, posto nei pressi del Dirillo, risalente al periodo ellenistico (periodo che, convenzionalmente, si fa iniziare con il 323 a.C., anno della morte di Alessandro Magno e terminare con la conquista romana dell’Egitto, battaglia di Azio del 31 a.C.), rappresenta uno dei non pochi siti iblei di rilevante importanza per il frequente ritrovamento di piccoli forni per la cottura dell’argilla e tutti i derivati di tale attività (numerosi sono i reperti custoditi al Museo Archeologico di Ragusa), confermando, dunque, la presenza di un quartiere dedicato al comparto artigianale. Numerosi sono gli studi effettuati su problematiche archeometriche di prodotti fittili greci ritrovati in zona (cfr. L. Lazzaroni, “Un ponte fra l’Italia e la Grecia”, Atti del Simposio in onore di Antonino Di Vita, Padova, 2000, pp. 283 – 290). Il sito, fondato dai greco-siracusani, come stazione carovaniera, si trova lungo la via interna che un tempo univa Siracusa a Gela e quindi ad Agrigento e Selinunte. L’impianto urbano è caratterizzato da un’area sacra e da case con botteghe artigianali. Nella parte centrale del caseggiato, nei pressi di tre ambienti contigui i cui vani sono prospicienti la via principale e con aperture ed accessi diretti ed autonomi, sono stati rinvenuti non pochi strumenti che, per la loro caratteristica, sono da inquadrare in ambito “chirurgico”. La scoperta, avvenuta verso la fine degli anni ’50 del secolo scorso per merito dell’archeologo e ricercatore Antonino Di Vita, è stata poi ripresa dal dott. Di Stefano le cui riflessioni sono state pubblicate su “Anthropos & Iatria” (n. 1, anno 2004, pp. 27–33, trimestrale specializzato in “Medicine Antropologiche” e “Storia delle Medicine”). La struttura, o “casa del chirurgo”, risulta contigua al sacello di Asklepio (il dio della medicina educato, secondo la mitologia greca, nella scienza medica dal centauro Chirone). Alcuni strumenti, con sonda “a cucchiaio” e lama convessa, secondo un’analisi effettuata con metodo comparativo, si sono rivelati molo similari ad alcuni esemplari rinvenuti in una tomba di Luzzi (Cosenza) risalente al I° secolo d. C.. Tra i particolari interessanti emersi c’è da dire che alcune di tali strumentazioni sarebbero state utilizzate “per interventi di raschiamento all’interno del naso, della gola, dell’occhio o anche della vagina, per l’asportazione di polipi, fistole o emorroidi…”. In particolare, per la sonda “a cucchiaio” sarebbe ipotizzabile una sua utilizzazione per l’esplorazione di ferite prodotte da frecce. In buona sostanza, si tratta di uno strumentario che arricchisce la “Storia della Medicina” ed il cui studio andrebbe ulteriormente approfondito nell’ambito di quella che si potrebbe definire “archeologia medica”.

 

 

 

 

Profumi e sapori della cucina iblea sbarcano in America

 

L’appuntamento culinario annuale più famoso d’America, organizzato dal “Culinary American Institute”, istituzione indipendente americana fondata nel lontano 1946, è interamente dedicato ai profumi e sapori di questo lembo di Sicilia definito più volte la “perla” barocca del Mediterraneo. Quest’anno, attraverso la partecipazione dei migliori chef che operano nell’Isola, è dato ampio risalto alla cucina iblea. Protagonisti, tra gli altri, dell’importante iniziativa, “Odissea dei profumi del Mediterraneo”, che si svolgerà dal 6 all’8 novembre prossimo a San Francisco, i “big” dell’arte culinaria nostrana. Scenderanno in campo, agguerriti come non mai, Ciccio Sultano (dal ristorante “Il Duomo di Ragusa Ibla”) e Carmelo Chiaramonte (dal ristorante “Il cuciniere”, presso il “Katane Palace” di Catania), due cuochi che, negli ultimi anni, hanno dato lustro all’antica arte della preparazione dei cibi instillati di creatività ma, soprattutto, di quella calda anima iblea che va ad esaltare profumi e sapori ormai dimenticati. “Se è vero che la cucina, pur nelle sue innumerevoli sfaccettature, esprime in maniera immediata il rapporto fra uomo e natura, è vero anche che questo rapporto - che usiamo chiamare cultura - è in qualche modo legato alle condizioni di vita del territorio”. E’ questa la significativa riflessione di Ciccio Sultano, artefice, tra l’altro della “Variante Sultano” (un film sulla cucina siciliana, ma non solo...). La cucina rappresenta il luogo dove l’estro “artistico” dello chef “si accende al tatto, al gusto, ai profumi delle materie prime, vere e proprie Muse ispiratrici della sua cucina”. E’ come se il cibo avesse un’anima che si sente ma che, soprattutto, è necessario ascoltare. Un’anima che viene dal passato considerato che la cucina siciliana risente non poco della stratificazione storica e culturale dell’Isola. Dalle abitudini alimentari della Magna Grecia alle raffinatezze dei cuochi francesi di alto lignaggio, passando dai dolci arabi e dai cibi cotti alla maniera ebraica, tutto contribuisce a rendere variegato il ricettario siciliano. Una ricetta particolare sarà presentata da Carmelo Chiaramonte che ha fatto sapere di proporre un antico preparato risalente al 220 a. C., “Lo sgombro all’Archestrato” (da Archestrato il poeta gelese appassionato cultore di gastronomia).

Nel corso della manifestazione saranno anche presentate ricette dell’antica tradizione contadina come “U maccu cche favi” ed il “Salmoniglio di olio, aglio e peperoncino”. Ai buongustai l’ardua sentenza…!

 

 

 

Giovanni Semerano: l’archeologo della parola

Al Centro Studi F. Rossitto dibattito su “L’Infinito: un equivoco millenario?”

 

“…Vi sono parole fatte fluitare dalle onde di secoli remoti; giungono intatte sino a noi, ma non si possono accogliere solo col suono delle loro sillabe, occorre auscultarle… per sentirvi dentro il loro segreto, come in una conchiglia si ascolta l’eco degli oceani abissali…”. Inizia così il viaggio di Giovanni Semerano (1911 – 2005), filologo italiano, studioso delle antiche lingue europee e mesopotamiche, dedicato alla scoperta delle radici più profonde della identità culturale europea, toccando gli aspetti più reconditi ed antichi della parola, con il suo affascinante ed intrigante volume, “L’infinito: un equivoco millenario – Le antiche civiltà del Vicino Oriente e le origini del pensiero greco” (Bruno Mondadori, Milano, 2001, pp. 296). I territori dell’esplorazione dell’Autore sono quelli dello studio etimologico rivolto a scoprire le “tracce dei suoni e delle radici delle parole delle lingue antiche e moderne”. Seguendo alcune linee filologiche, Semerano sostiene che l’origine delle lingue non sia da ricercare in una “mitica primogenitura indo-europea”, ma in Mesopotamia, tra i popoli che parlavano l’accadico e le altre lingue semitiche. Si tratta di una ricerca che, scavando nell’etimologia del greco, del latino e del sanscrito, risulta alquanto singolare e che va a sovvertire quanto si legge tuttora sui libri scolastici stimolando ulteriori interrogativi e approfondimenti su temi filologici. E’ su tale fronte che il Centro Studi “F. Rossitto” di Ragusa, nell’ambito delle iniziative volte a far conoscere ricerche di autori che hanno dedicato tutta una vita ad approfondire temi linguistici (richiamando sul campo anche ricerche sul versante storico, filosofico ed etimologico), ha recentemente promosso un incontro culturale avente per tema “L’Infinito: un equivoco millenario?”. A discutere la tematica affrontata dal libro di Semerano, ed in particolare su “Le antiche civiltà del vicino Oriente e le origini del pensiero greco”, sono stati chiamati a relazionare - dopo l’intervento introduttivo del presidente del Centro, on. Giorgio Chessari, e la lettura, da parte dell’attore Giorgio Sparacino, di alcuni brani del libro unitamente a frammenti di opere dei primi filosofi greci - i professori Gaetano Cosentini, Salvatore Dipasquale e Giuseppe Tumino, i quali hanno affrontato problematiche filosofiche ed etimologiche intrattenendo, con le loro puntuali ed articolate discettazioni, il folto ed attento pubblico che ha gremito la sala convegni del Centro Studi.

Semerano, allievo del semiologo Giuseppe Forlani, di Giacomo Devoto e Bruno Migliorini, inizia la sua carriera a Firenze come professore di Latino e Greco al liceo anche se la sua vera passione è l’etimologia delle parole la cui ricerca è delusa non poche volte quando, consultando i dizionari etimologici che sposano la tesi dell’origine indo-europea delle lingue, si trova di fronte a espressioni come “etimologia sconosciuta”, “ignorée”, “unknown”, “unbekannt”. Di qui la ricerca spasmodica sull’origine delle parole che lo porta ad abbandonare la cattedra di liceo. Assume la carica come direttore prima alla Biblioteca Laurenziana di Firenze e poi alla Biblioteca Nazionale dove rimane per tre decenni a sviluppare le sue ricerche che trovano esito a stampa nel suo capolavoro in quattro volumi (1984 - 1994), “Le origini della cultura europea” (Casa Editrice Olschki). Alla veneranda età di 90 anni scrive “L’infinito: un equivoco millenario”, in cui l’Autore dimostra che la parola di Anassimandro (filosofo greco presocratico vissuto tra il 610 e 546 a.C.): “Apeiron”, che è la prima parola della filosofia greca, nata in Asia Minore, non vuole dire “infinito” o “indeterminato” come vogliono Platone e Aristotele e, dopo di loro l’intera storia della filosofia, ma semplicemente “terra”, “polvere”, “fango”, dall’accadico “eperu”, vicino al semitico “apar”, da cui l’ebraico “aphar”. Ne deriva che il noto frammento di Anassimandro, in cui si afferma che tutte le cose provengono e ritornano all’apeiron, non si riferirebbe ad una concezione filosofica dell’Infinito, bensì ad una concezione di “appartenenza alla terra”, che si ritrova nel testo biblico: “polvere sei e polvere ritornerai”. Sulla base di tale interpretazione, Semerano rilegge, in chiave del tutto nuova e diversa, tutto lo sviluppo della filosofia precedente la sofistica, riconducendo la filosofia presocratica essenzialmente ad una fisica corpuscolare, che accomunerebbe, tra gli altri, Anassimandro, Talete e Democrito.

 

 

 

 

Incontro-dibattito promosso dal Centro Studi “F. Rossitto”

Italia: quale futuro oltre la crisi?

 

Gli eventi occorsi durante le ultime settimane hanno assunto proporzioni storiche e modificato gli scenari internazionali in maniera drastica. Una vera e propria tempesta si è abbattuta sui mercati finanziari globali. Mentre i governi nazionali sono impegnati a ricercare soluzioni coordinate e condivise per uscire dalla crisi, anche per il comparto euro aumentano le possibilità di entrare in uno scenario non roseo. Il sistema bancario europeo rimane sottoposto ad una pressione non indifferente, il che riflette – in ampia misura – il crollo della fiducia che ha procurato forti scossoni all’intero sistema finanziario, già fortemente minato da un panorama economico stagnante. In tale situazione il settore industriale inizia a percorrere un sentiero asperrimo, le condizioni del mercato immobiliare nei diversi Paesi dell’area stanno peggiorando, mentre il rallentamento della domanda estera sta inevitabilmente pesando sulle esportazioni. In particolare, le situazioni più critiche riguardano il mercato del lavoro e quello del credito. Le Borse presentano non poche difficoltà. La Confindustria invita a non farsi illusioni prevedendo che, nonostante gli effetti “salva-crisi” predisposti dagli Stati europei, per il prossimo anno le possibilità di ripresa sembrerebbero abbastanza lontane. La crisi economica sarà difficile da assorbire a seguito di accentuati “fenomeni di volatilità sui mercati”. Lo scenario, dal sapore apocalittico, apre tuttavia non pochi spazi di salubre riflessione su una serie di temi dati quasi per scontati, in particolare dopo la crisi del “socialismo reale”. Fino a qualche tempo fa, sarebbe stato, infatti, impensabile legare così fortemente morale e mercati come si sente frequentemente e con insistenza da più parti (vertici politici ed economici). Ricercare un percorso in cui, oltre ai “puri” termini economici, entrino in gioco variabili come l’etica e la solidarietà, “contaminazioni” queste che consentono di assumere, oltre agli “asettici” dati e bilanci, anche i problemi reali e quotidiani della gente, è certamente un risultato da non trascurare, nella speranza che questa tendenza si possa estendere toccando i comportamenti economici dei soggetti impegnati nel panorama economico. Su tale fronte un recente rapporto di Unioncamere, riguardante l’indice di crescita delle imprese nel 2007 in Sicilia, registra, per alcuni comuni, tra cui anche il capoluogo ibleo, un trend negativo relativamente al tasso di crescita delle imprese (indice dato dal rapporto tra iscrizioni e cessazioni delle imprese registrate nel periodo considerato). Altra problematica da evidenziare riguarda “i termini e la qualità della risposta politica alla crisi”.

Quali scelte per fare uscire l’Italia dalla crisi? A questo interrogativo hanno cercato di dare risposta i partecipanti all’incontro-dibattito promosso ed organizzato dal Centro Studi “F. Rossitto” di Ragusa per discutere, assieme agli esponenti del Centrosinistra, in ordine alle strategie da attuare per dare risposte tangibili ai tanti cittadini che in queste settimane protestano per la congiuntura non certo favorevole, mostrandosi contrari alle scelte del Governo nazionale. Per stimolare ancora di più il dibattito il Centro Studi ha ritenuto opportuno mettere a confronto variegati settori coinvolgendo non solo i rappresentanti del versante politico ma anche quelli del comparto economico, con l’intervento dei sindacati e dei rappresentanti degli enti economici e sociali. In particolare, per il comparto “istituzionale” ha relazionato l’avv. Angela Barone. Il “quadro economico-sociale” è stato affidato a Giovanni Avola (Segretario Provinciale CGIL), Gianfranco Motta (Presidente ASI) e Giuseppe Tumino (Presidente Camera di Commercio di Ragusa); mentre per il “quadro politico” sono intervenuti Giusepe Di Giacomo (Partito Democratico), Giovanni Iacono (Italia dei Valori), Gianni Battaglia (Sinistra Democratica), Natalino Amodeo (Partito Socialista), Marco Di Martino (Rifondazione Comunista), Carmelo Ruta (Comunisti Italiani) e Sergio Guastella (Movimento per la Città).

Si è trattato di un momento che non solo ha stimolato il confronto dialettico tra gli esponenti delle citate forze politiche e sociali, ma si è anche contraddistinto per la presenza di un numeroso ed attento pubblico che ha affollato la sala convegni del CNA di Ragusa, sede dell’ampio ed articolato dibattito.

L’ampiezza delle problematiche discettate ha così dilatato il numero di relazioni e di interventi da rendere necessario l’aggiornamento dell’assemblea per fine ottobre.

 

                                                                                                          Giuseppe Nativo