4 febbraio 1169: la terra trema a Modica

 

 

Gli archivi storici spagnoli, i diari e lettere privati, gli atti delle curie e le biblioteche dei conventi hanno fornito ai ricercatori non poche notizie circa l’avvicendarsi nei secoli di eventi tellurici che tanto hanno martoriato la nostra regione.

Sullo sfondo di ognuno di questi scritti campeggia, incontrastata, la certezza che, in confronto agli altri guai, tutti più o meno schivabili, il terremoto è invece il “malum sine rimedio”, essendo lo stesso “scissivo della terra” e pertanto “insanum esse qui taerremotum non timet”.

Il settore più colpito in passato, e al tempo stesso maggiormente indiziato di un possibile ripetersi di calamità sismiche, è rappresentato dalla fascia orientale della Sicilia. Tutta la zona iblea viene collocata tra le aree ad altissimo rischio sismico in quanto colpita da moltissimi terremoti, non di rado anche con effetti catastrofici. L’attuale situazione geodinamica correlata con l’ubicazione degli epicentri nella Sicilia sud-orientale (area iblea inclusa) fa rilevare una discontinuità strutturale del territorio in corrispondenza della cosiddetta “scarpata ibleo-maltese” a cui sono stati associati i terremoti del 1169 e dell’11 gennaio 1693.

Uno degli eventi più antichi, per il quale sia possibile una (pur se parziale) ricostruzione storica degli effetti, è il sisma verificatosi il 4 febbraio 1169. L’area maggiormente interessata è quella della Calabria meridionale e della Sicilia orientale, dove si registrano rilevanti danni. I villaggi più importanti e le città della Val di Noto sono tutti seriamente danneggiati. Modica, come Catania e Lentini, risulta quasi interamente distrutta. Le cronache storiche riferiscono di rilevanti modificazioni alla circolazione delle acque freatiche, con il completo inaridimento di alcune sorgenti e la comparsa di nuove. Nella maggior parte dei casi il fenomeno è riferito in forma generica e non consente l’esatta ubicazione delle manifestazioni idriche descritte. L’intensità massima stimata è circa dell’XI grado della scala M.C.S., risultando, quindi, confrontabile con quella del terremoto avvenuto nella stessa area nel 1693. L’epicentro, così come nel terremoto del 1693, è posto verosimilmente in mare, lungo la costa tra Catania e Siracusa. Ciò è indirettamente confermato dai maremoti registrati in ambedue i casi.

 

                                                      Giuseppe Nativo

 

 

 

 

 

 

 

Maggiori terremoti che hanno colpito la

Sicilia sud-orientale prima del 1693

 

-Data         ---- intensità ----         ---- Area ----

01-02-1149……VIII MCS                       Fontane Bianche

04-02-1169……XI MCS              Mare Ionio

23-03-1536……VIII MCS                       Etna sud

10-12-1542……IX-X MCS         Siracusano

03-10-1624……IX MCS              Mineo

05-10-1624……VIII MCS                       Militello Val di Catania

22-12-1634……VIII MCS                       Etna sud

10/11-03-1669...VIII MCS                       Etna sud

 

-legenda:

MCS = Scala Mercalli-Cancani-Sieberg

 

 

Bibliografia:

 

-G. Morana, “Dal Piano di Santa Teresa della distrutta città di Modica”, Rg, 1992;

 

-E. Boschi, “Sismicità storica della Sicilia: le ricerche dell’Istit. Naz. Geofisica dal 1987 al 1994”, in atti “I° Congresso Reg.le dell’ordine dei Geologi di Sicilia”, Marina di Ragusa (Rg), 1994;

 

-web-site: www.ct.ingv.it dell’Istit. Naz. Geof. e Vulcanologia di Catania