Modica e Ragusa La casa delle libertà si presenta
“Il potere si serve del popolo come il sedere si serve del rotolo.”
Questa è la frase che a Catania nel 1983 apparve una mattina sul muro nei pressi del Teatro Massimo scritta a caratteri cubitali ed estesa almeno 20 metri.
La evochiamo adesso perché le due “verifiche politiche” che si sono realizzate al Comune di Modica ed alla provincia regionale di Ragusa dimostrano quanto abbia visto giusto quell’anonimo estensore della frase del 1983.
Come è noto noi abbiamo sostenuto entrambe le Amministrazioni all’atto del loro primo insediamento, ma ciò non ci impedisce di esprimere il nostro più deciso dissenso per come sono state gestite le due cosiddette verifiche politiche. Anzi proprio per questo sentiamo la necessità di prendere le distanze da tutta una serie di atteggiamenti e provvedimenti che tradiscono lo spirito iniziale della casa delle libertà per non parlare di un programma strombazzato magnificato ed accantonato.
Non vogliamo analizzare le autentiche sciocchezze dette per motivare il cambio degli assessori sia a Modica che a Ragusa che non rispondono a nessun criterio di buon senso, di correttezza amministrativa, di valutazione dei risultati, e meno che mai di nuove competenze. Ogni valutazione è contraddittoria con l’altra della stessa verifica, così per la nomina di alcuni Assessori, Sindaco e Presidente si giustificano richiamando la centralità del partito sancita, tra l’altro dalla nostra Costituzione, mentre per altri si disconosce la segnalazione e la designazione del segretario provinciale di Alleanza nazionale per obbedire non ai partiti ma agli onorevoli di quel partito che nella qualità politica dei suoi onorevoli iblei ha raggiunto il livello più basso.
Tutti sono d’accordo che la madre della peggiore tirannia è sempre stata una democrazia che non funziona ed il come sono state realizzate le due verifiche sono un esempio di oligarchie pericolose dove il popolo ha la funzione del… sedere…
Del governo dei migliori e del nostro passaggio dall’alleanza alla non opposizione.
L’on. Drago nella parte finale della campagna elettorale per le elezioni europee parlando, della necessità di una verifica politica a Modica ha coniato una nuova formula, dicendo che “si deve andare verso la formazione di un governo dei migliori”. Questa frase ed il modo che è stato adottato per attuare la verifica sta a dimostrare che sarebbe sufficiente avere memoria per raccogliere tutti gli elementi necessari per corrette valutazioni.
Questa frase dell’on. Drago, infatti coordinata con i risultati della verifica significa:
Pare fin troppo ovvio che queste considerazioni alimentano il nostro pessimismo e non potendo accettare che si faccia scempio del significato di “migliore” noi prendiamo le distanze da tale governo rinunciando all’alleanza per passare alla non opposizione.
Ne siamo certi: non è mafia! Ma non si può smentire che gli somigli moltissimo.
Si verifica molto spesso, nel divenire della vita, che il bene (o il normale) utilizza gli stessi schemi operativi o procedure del male e, quindi, solo la sostanza delle cose diventa l’unico discrimine e l’unico elemento di valutazione tra l’uno e l’altro.
Tutti gli studiosi di mafia sono d’accordo che, in estrema sintesi, la mafia tenta di sostituirsi allo Stato realizzando un controllo del territorio sia in termini geografici sia in termini di settori produttivi da sottoporre al suo dominio. Questo processo di solito prevede una contesa tra più “famiglie” ciascuna con un capofamiglia che applicando la legge della forza fisica e, quando non basta, quella del piombo operano, prima la eliminazione delle famiglie più deboli e poi un accordo tra le famiglie più forti giungendo ad un accordo.
Tale accordo rimane in vigore fino a quando non avviene qualche violazione. Se tale accordo viene rispettato della mafia si accorgono solo i pagatori del pizzo. Quando qualche “famiglia” ritiene che sia maturato il tempo per tentare di acquisire un maggior potere, oppure una nuova “famiglia” cerca di inserirsi, rinasce la contesa che magari si manifesta per i pagatori del pizzo dall’essere contattati da altre facce e, quando vi è qualche resistenza, da morti ammazzati appartenenti alle famiglie in lotta. La contesa avrà termine solo quando si troverà un nuovo equilibrio che lascia tanti morti sul selciato ed un nuovo organigramma: e tutto ciò fino alla prossima contesa.
Noi abbiamo partecipato ad incontri tra delegazioni politiche per stabilire organigrammi e programmi. Ebbene si verificava che quando non erano presenti gli onorevoli o a volte quell’onorevole più onorevole degli altri si parlava di cose banali. Poi avveniva che mentre le delegazioni sproloquiavano di pure banalità gli onorevoli si appartavano: due chiacchere e quindi tornavano con l’accordo fatto che poi per pudore si diceva che sarebbe stato ratificato dai partiti cioè di quelle mezze calzette di segretari del partito messi là dagli stessi onorevoli che o ratificavano o venivano commissariati.
Pare fin troppo ovvio che un accordo di questo tipo somiglia molto a quello di cupola che non può essere definito di cupola solo perché non sappiamo cosa si dicessero i due o tre onorevoli che si appartavano.
Le verifiche anche queste avvengono come abbiamo appena descritto. Alla fine come alla provincia di Ragusa rimangono morti sul selciato e nuovi organigrammi, gli uni non sono morti perché hanno demeritato, né i nuovi possono esibire meriti particolari.
E’ democrazia o forza bruta: è in questa “sostanza” che occorre indagare per distinguere la mafia dalla politica?
Noi abbiamo sempre distinto il dono dal regalo ed il libro, il suo libro, che Margherita Bonomo ci ha voluto dare onorandoci di un “a Carmelo Modica con amicizia” si è rivelato man mano che lo leggevamo un vero dono.
Perché un dono? A noi sembra che Renzo De Felice più che fondamentali opere storiche ci ha lasciato una scuola di storiografia e la Margherita Bonomo, per noi modicani in particolare, ne rappresenta un esempio chiaro.
Nella classifica tra storici e lettori di storia noi, pur avendo letto molto, non abbiamo neanche lontanamente la presunzione di appartenere alla prima, ma questa consapevolezza non ci impedisce di avere la presunzione di distinguere la faziosità dalla storia né ci impedisce di definire sedicenti storici coloro i quali reagiscono alle novità introdotte dall’apertura di nuovi archivi (degli ex paesi comunisti in particolare) o dalla rivisitazione delle opere scritte dai vinti, bollando di revisionismo storico ogni fatto o documento che getta delle ombre alle verità politicamente ormai acquisite.
Distinguere uno storico da un sedicente storico non è cosa facile, anche per divoratori di libri di storia. Ma leggere di libri recensioni e quanto gira attorno al libro ci consente di acquisire elementari conoscenze.
In Italia, specie a livello cattedratico si tenta di costruire dei clan più che delle scuole. Ovvero una sorta di club dove ci si recensisce reciprocamente creando dal nulla una teoria o un caposcuola, spesso dei capiscuola, molto spesso baroni universitari (nel senso più dispregiativo). Sono gli stessi che in questo dopoguerra sbraitano contro la scuola dei padroni occupando la pagina culturale delle più importanti testate nazionali per vigilare contro ogni revisionismo delle verità ormai consolidate ricorrendo a veri e propri fuochi di sbarramento contro teorie e personaggi emergenti. Personaggi che appartengono ad uno schieramento politico che pur avendo realizzato una egemonia culturale in tutti i settori della vita politica e culturale nella Rai e nella carta stampata, pur avendo assunto per un certo periodo il governo dell’Italia non hanno avuto la capacità di sostituire la riforma Gentile, forse per non rinunciare alla possibilità permanente di definire oscurantista quella riforma, perchè non vi è di meglio o perché senza la scuola Gentile sarebbero stati privi dell’oggetto da utilizzare come accusa di oscurantismo culturale.
Ci sembra sufficiente, quindi, essere lettori di storia e non storici per poter comprendere che le false interpretazioni storiche o l’utilizzo di strumenti storici inadeguati vanno combattute dimostrando la falsità dei documenti o la contraddittorietà delle loro interpretazioni e non con la demonizzazione tout court, ed immotivate, dichiarazioni di inaccettabilità.
La storia per propria natura ed essenza è il risultato dell’attività di revisionare alla luce dei nuovi documenti e testimonianze che vengono alla luce. Quindi il fare “mala storia” non può essere definito “revisionismo” senza aggettivi ma è qualcosa altro.
Abbiamo voluto aprire questa parentesi per dire che abbiamo letto il libro della Bonomo godendo del giusto distacco e disincanto manifestato dall’autrice in ogni rigo della sua, peraltro gradevolissima esposizione, pur trattando un tema che ad un sedicente storico avrebbe consentito speculazioni metastoriche.
Il Mussolini che cerca di ben usare gli strumenti che la tecnica cinematografica gli offre è uguale al Berlusconi o al Dalema o al Bertinotti di turno: non è né peggiore né più devastante, né una colpa o una diavoleria in più che il dittatore ha utilizzato rispetto ai politici democratici.
L’autrice non si preoccupa, come di fatto il suo Maestro De Felice, di darci per questo aspetto, un Mussolini uguale a tutti i capi di governo della storia che hanno curato l’immagine del potere o pilotato sapientemente la “presentazione” della propria azione politica.
Ecco, sempre da lettori di storia, noi abbiamo gradito l’opera della Bonomo anche perché ci ha fatto comprendere meglio la differenza tra storico e sedicente storico facendoci anche comprendere, proprio qui a Modica, che tale “qualità” non è influenzata dall’essere titolare di cattedra universitaria ma è determinata solo dalla faziosità politica.
Leggendo il libro della Bonomo abbiamo acquisito la convinzione che agli scrittori, storici e pubblicisti modicani o no, a livello di qualità e metodo storico non rimane che rincorrere.
Bonomo Margherita, Salò News. I cinegiornali nella RSI, Edizioni ANCCI (Associazione Nazionale Circolo Cinematografici Italiani). Roma 1998, pp.166, 52 Fotografie.
Domenica 3 ottobre la celebrazione della Santa Messa serale è stata disturbata dal continuo giocare a voce alta di due innocentissimi bambini accompagnati da, a mio avviso, colpevolissimi genitori, i quali coperti da quel “…lasciate che i bambini vengano a me…” che Gesù ha detto (riferendosi decisamente ad un’altra cosa) se ne sono completamenti fregati di mezza chiesa intera che si girava verso il fondo della chiesa dove erano posizionati i due pargoletti .
Veda Padre Sortino Lei sa quanto La stimo, ma direi di più perché certamente la voglio bene, ma perché la chiesa ha timore di redarguire, certamente con le buone maniere, simili comportamenti?
Ovviamente mi rattristerebbe sentirmi dire che a volte le mamme non sanno dove lasciare i bambini o facezie di questo genere. Ancora peggio se per la Chiesa fosse meglio far prendere l’abitudine ad andare in chiesa ad un bambino di tre quattro anni piuttosto che consentire ad un comune cristiano di seguire la Santa Messa.
Questi episodi, per certi aspetti insignificanti, a me aprono sempre scenari più ampi, infatti, mi chiedo perché non mi si deve consentire di ascoltare la Santa Messa entrando in comunione con Dio; cosa che non dipende solo dal mio atteggiamento interiore ma ancor di più dalla magnificenza dei riti e dai climi complessivi che vengono a crearsi durante la celebrazione.
Padre Sortino io ricordo, in quel di San Teodoro, quante volte il mio Padre Casiraro mi fece diventare rosso in viso ogni qual volta, da piccolo, non mi comportavo in maniera conveniente.
Né è accettabile sentirmi dire, e qualcuno lo ha fatto, che io in comunione con Dio posso entrarci quando voglio, perché sarebbe come tradire la stessa essenza della Santa Messa che,o è Comunitaria o non è.
Lei sa che io già non sopporto molte innovazioni del Vaticano II ma questo andare a Messa per adempiere ad un atto dovuto o peggio come si andasse ad uno spettacolo, mi sembra il sintomo di gravi assenze di tensione spirituale inconciliabili con l’essere cristiani.
Io credo che anche questo proliferare di gruppi e gruppetti in seno alla Chiesa sia dovuta anche ad una forma di insoddisfazione di questo tipo, e sembra fin troppo evidente che più gruppi nascono più si alimenta quel senso di caos dove ognuno si sente legittimato a pontificare proprie ortodossie prima nei riti e poi nella “Parola”.
La saluto nella certezza che il buon Dio la conserverà in buona salute per più dei due o tre anni che ha chiesto.