Tratto dall'intervista a Terzo Occhio

 

(t.o.) – Oggi, venendomi a trovare,  ha indossato il tasco. Devo concludere che questo abbia un significato particolare?

 

(c.m.) - Si è vero. Forse ciascuno di noi si fa accompagnare e condizionare per tutta la vita dal ricordo di qualche evento particolare che lo colpì da bambino. Il mio  ricordo radicato è l’immagine di un operaio in piazza San Giovanni, nei primissimi anni ’50 con il “tascu” in mano, tenuto dietro le spalle, in atteggiamento di sofferta e necessaria supplica, davanti ad un signorotto con i baffi ed il petto tronfio, che poi, man mano che avrei letto un po’ della nostra storia, avrei identificato con il campiere.

Era la rappresentazione della vita di allora: l’uomo costretto all’umiliazione da un lato ed il peggior potere dall’altro.

Il tempo trascorre, ma invano: questa rappresentazione non sarebbe mutata. Quell’uomo, come il caporale di Totò, avrebbe cambiato sembianze, via le bretelle ed i pollici delle due mani infilati nel bordo di pantaloni; via la coppola storta, ma stabili, eternamente stabili, i suoi atteggiamenti mentali. Sarebbe scomparso anche "u tascu", il campiere sarebbe diventato onorevole della Regione Siciliana ma in quella piazza di San Giovanni si perpetuava il rito della sottomissione. Nella periferia della piazza si vedevano i comunisti che minacciavano fuoco e fiamme in difesa dell’uomo “co tascu rarrieri e spaddi”, ma col tempo finirono dall’altro lato. Divennero onorevoli e senatori; fecero carriera dentro il partito, il Comune ed il Parlamento. Ancora sono in giro, qualche volta anche in Piazza San Giovanni, ma preferiscono esibire le loro “bretelle” in salotti privati dove tanti uomini “co tascu rarrieri e spaddi” vanno e vengono.

 

...ecco, io ho rimesso in testa “u tascu” di mio padre che ebbe, soffrendo, la forza, ma anche la fortuna, di non doverlo togliere se non solo per salutare le signore.
Con esso voglio anche assaporare costantemente il piacere di avere avuto la fortuna di non doverlo mai tenere in mano dietro la schiena.
Desidero, anche rendere omaggio a quell’uomo umile degli anni ’50 che, per ottenere una giornata di lavoro, fu costretto a tenerlo dietro la schiena davanti al “sovrastante” ro signurinu, in piazza San Giovanni, con la giacca aperta ed i due pollici che tenevano tese le due bretelle su un torace impettito.
Con esso esprimo il mio più profondo disprezzo per i sovrastanti comunisti e proletari che hanno affollato la politica modicana in questo secondo dopoguerra divenendo degni eredi dei sovrastanti degli anni ‘50.
Con esso rendo principalmente onore a quel Signore facoltoso, molto facoltoso, che impedì ai suoi operai di togliersi u tascu al suo passaggio, porgendo loro la mano da stringere.

 

(t.o.) – La sua divagazione mi sembra dare sostanza al vero significato di cultura della politica e demolire alcuni luoghi comuni. Ma ritorniamo al rapporto....