Università San Martino

Corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione”  di San Martino

Dossier

 

Università San martino 

Raccolta degli articoli della stampa locale relative alla istituzione della Facoltà di scienze del governo e dell'amministrazione” di Modica.

 

Indice

  • Libro e panino studente …perfetto (Carta bianca in Dialogo  dicembre 2001)

  • I fondi del caffè ci hanno svelato che la facoltà di  Giurisprudenza di Modica.…(Carta bianca in Dialogo  febbraio 2003)

  • Ancora sulla facoltà di giurisprudenza a Modica. (Carta bianca in Dialogo  marzo 2003)

  • I conflitti di interesse modicani. (Carta bianca in Dialogo  febbraio 2006)

  • Università di Modica: è necessaria una severa analisi costi-benefici. (Carta bianca in Dialogo  aprile 2006)

  • Nasus populi, nasus dei”: il Corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione” deve essere chiuso. (Carta bianca in Dialogo  dicembre 2006)

  • Nelle università: Tutoraggi culturali a pagamento? (Terzo Occhio in Dialogo novembre 2006)

  • Egregia Università di San Martino non ci interessa che rispondiate alla nostra lettera. (Carta bianca in Dialogo  aprile 2007)

  • Scienze del Governo e dell'Amministrazione serve solo ai baroni ed offende le casse comunali e le speranze di sviluppo dei modicani. (Carta bianca in Dialogo  novembre 2008)

  • L'avversità di Modica all'Università (Terzo Occhio in Dialogo novembre 2008)

  • Stralcio professore universitario che indica agli studenti come votare (Terzo Occhio in Dialogo marzo 2009)

 

 

 

Libro e panino studente …perfetto

Stiamo valutando la possibilità di cambiare la denominazione della nostra rubrica, perché da un pò di tempo a questa parte, troviamo inutile e noioso seguire i dibattiti del consiglio comunale che ci sembrano senza anima, senza passione dove ogni tanto passa, quasi come una striscia pubblicitaria,  un bel …per il bene della nostra città,  con un presidente del consiglio che giganteggia tanto che può anche permettersi atteggiamenti spesso al limite dell’arroganza che se venissero attuati da uno di destra un bel …fascista… non glielo toglierebbe nessuno.

Il livello non è riuscito ad elevarsi neanche il 28 ottobre scorso quando si è parlato della ubicazione dell’Università; eravamo presenti anche noi ma sono bastati pochi minuti per esaurire la nostra capacità di sopportazione dei luoghi comuni e delle recite dei consiglieri comunali ed al terzo… per il bene della nostra città… ci siamo allontanati rapidamente. 

Una lettera aperta del nostro concittadino Giancarlo Palazzolo che, invece, ha assistito a tutta la seduta ci ha confermato, però,  che anche il nulla dei luoghi comuni e le sottigliezze di quanto si intravede tra le righe dei “poveri” interventi che disegnano banali strategie elettoralistiche, possono essere possibili fonti di riflessione. Infatti, è forse da questo nulla che il Palazzolo schematizza in maniera veramente efficace una auspicabile riorganizzazione della città nel pieno rispetto delle vocazioni delle diverse aree ipotizzando un polo culturale a Modica Alta contrapposto al polo commerciale della Sorda ed un’area di rappresentanza in Modica Bassa.

Su questo schema il Palazzolo sembra ottimista, noi invece no. I consiglieri comunali sono particolarmente sensibili al luogo in cui si tengono i consigli comunali “aperti” come sono sensibili alle categorie di nostri concittadini presenti nell’aula consiliare. Se nell’aula consiliare si presentassero cento cittadini che reclamano l’università in contrada minciucci state tranquilli che nessuno direbbe loro di no, rimanderebbero il punto magari dopo aver approvato un bel ed articolato ordine del giorno a favore dei minciuccesi. Pensate se ora, che per tutta una serie di motivi si è fatta strada l’idea dell’Universita a Modica Alta, sia possibile trovare un solo consigliere disposto a sostenere di ubicare l’università alla sorda o a Modica Bassa. Per coloro che non vogliono l’università a Modica Alta sarà sufficiente parlare, come hanno già fatto, di traffico e posteggi per dire indirettamente che l’università dobbiamo ubicarla altrove. Nessuno fa rilevare che non esiste a Modica, in tutti i suoi quartieri, un parcheggio delle auto organizzato né la buona velocità nella bretella del polo commerciale può far dimenticare che non esiste un angolo dell’abitato di Modica dove non sia difficilissimo parcheggiare ed ancor più circolare. A che serve avere aree di parcheggio se poi non vengono sfruttate. Non esiste un piano di pedonalizzazione della città nonostante l’ottimo progetto di Ciuffini dimostri come questo grande serpentone che da Modica bassa sale verso Modica Alta pone grandi problemi di circolazione ma offre formidabili occasioni per  accorciare le distanze in un organico progetto di pedonalizzazione.

Modica Alta, di tutto il centro storico, è quella che più si presta ad accogliere il polo culturale. Noi vediamo tutto il quartiere con le sue strade piene di studenti dove da San Giovanni a Santa Teresa a San Teodoro al dirupo rosso costituire una vera e propria cittadella universitaria bella e pronta, il tutto contenuto in un cerchio che non supera i 600 metri di diametro nel quale occorre un oculato progetto di pedonalizzazione; cittadella che è già per sua natura ambiente formativo che esiste nei luoghi, nelle sue piazze, nelle sue chiese, nella sua storia in viuzze ed edifici a misura d’uomo, insomma un contesto in cui può nascere quell’”impeto di trascendenza” che il Palazzolo evoca nella sua lettera aperta.

Chissà perché quanto stiamo evocando, forse con molta presunzione, ci fa venire alla mente la parabola di Gesù in cui parla di perle date al posto delle ghiande

Voi vedrete nessuno dirà che non vuole l’università a Modica Alta, sarà sufficiente non realizzare alcun progetto di pedonalizzazione, sarà sufficiente non realizzare le opere proposte da Ciuffini, parlare di traffico oggettivamente problematico e che dire dei posteggi: il resto verrà da solo. Ma perché non sfruttare quei grandi spazi della sorda dove già esistono gli Istituti di scuola di secondo grado. Ma scusate che cosa ce ne fottiamo delle piazze e delle chiese rispetto a quella grandissima chiesa che porta il nome di McDonald’s. (Carta bianca in Dialogo  dicembre 2001)

 

 

I fondi del caffè ci hanno svelato che la facoltà di  Giurisprudenza di Modica.…

L’argomento dell’università è stato, in questi ultimi giorni,oggetto di interviste sulla carta stampata e sulle televisioni locali, articoli e dichiarazioni, delibere, numeri e rivelazione di nascosti obiettivi degli avversari con contestuale dichiarazione di personale disincanto, purezza d’animo e perfetta modicanità.

Per ultimo domenica 9 febbraio, una manifestazione del centrosinistra ha visto una interessante relazione del prof. Barone incentrata sull’impegno che aveva assunto l’università di Catania sulla facoltà di Giurisprudenza a Modica, per il quale ha corteggiato il professore Terranova (in sala)  perché presente all’incontro con il Magnifico Rettore in tale occasione, una dissamina sulle facoltà realizzate in provincia di Ragusa e sulla inconsistenza delle offerte alternative alla facoltà di giurisprudenza proposte a Modica. Il resto degli interventi non ha  fornito alcun contributo al dibattito se non alcuni luoghi comuni che non dimostrano nulla, privi di ogni forma di autocritica (e diremo perché era necessaria) che con noiosa monotonia sono stati ripetuti fino all’intervento finale dell’onorevole Borrometi

La manifestazione sarebbe stata inutile se gli unici “autentici modicani” presenti in sala e cioè il Sindaco di Pozzallo Ammatuna ed il Sindaco di Scicli Falla non avessero posto il dito sul vero problema e cioè la inesistenza di una autorevole classe politica modicana capace di attuare una politica di comprensorio. Posizione giustissima (noi lo diciamo da alcuni mesi), tanto che quando il prof. Galfo (ottimo il suo intervento) lanciava una sua provocazione proponendo che sarebbe stato il caso, per le prossime elezioni in Modica, di proporre per l’ulivo  Ammatuna (attuale sindaco di Pozzallo) quale candidato Sindaco di Modica ha strappato un istintivo e corale applauso dei presenti.

In effetti il prof. Galfo con tale affermazione ha formulato una precisa accusa agli stessi che lo hanno applaudito perché non si può ragionevolmente sostenere che gli atteggiamenti  e le decisioni che stanno maturando per la facoltà di giurisprudenza debbano attribuirsi solo alla dirigenza politica attuale da un anno al potere. Questi atteggiamenti provengono da lontano.

Prima di andare oltre, per evitare ogni equivoco noi diciamo che è giusto, naturale ed in linea con il nostro passato con le nostre vocazioni e le nostre tradizioni l’assegnazione della facoltà di Giurisprudenza a Modica anche come naturale sinergia con il corso di laurea in scienze del Governo e dell’amministrazione istituita nel 2001.

Il comportamento di Ragusa sull’argomento mette ancora una volta in evidenza la ormai antica qualità culturale di Ragusa come espressione di una leadership imposta ma non tradizionale che, come tutte le leadership imposte, è priva di autorevolezza. In poche parole nessun comune della provincia riconosce a Ragusa il ruolo di capoluogo, essa non è riuscita in tanti decenni a far dimenticare la povertà delle sue origini come capoluogo di provincia.

Stiamo scrivendo questo con rabbia, una rabbia però che non è rivolta a Ragusa che in questa vicenda manifesta tutta la sua mediocrità (con una autorevolezza che non può avere perché non è presente nel suo DNA tradizionale); la rabbia è rivolta alla classe politica modicana a cominciare dai fascistelli modicani che nel 1927 non si opposero alle assurde pretese del fascista Pennavaria, non escludendo gli antifascistelli dello stesso periodo che non seppero balbettare neanche un timido dissenso contro l’autentico abuso che il Fascismo stava operando contro Modica e contro la storia. Non crediamo che il regime di Mussolini potesse impedire ai fascisti di Modica di essere modicani, né crediamo che se gli antifascisti modicani avessero manifestato il loro dissenso sarebbero stati olioricinati o chissà cos’altro. Ma anche gli antifascistelli del 1945, a democrazia ripristinata, e cioè quando non esisteva alcun pericolo né di olio di ricino né di confino, non tentarono di ottenere un benché minimo riconoscimento per risarcire, per quanto era possibile, l’abuso subito dal fascismo.

Questi, cari lettori, sono i fondi di caffè dove è possibile leggere il futuro di Giurisprudenza a Modica. In questi fondi di caffè, leggiamo che questa inconsistenza qualitativa della classe politica modicana ha origini lontane, come abbiamo detto, ed è divenuta endemica e costante: la si legge nei venti anni del Palazzo di Giustizia ancora non ultimato, nel modo in cui si trascina la vicenda dell’eliporto, ma innanzitutto nella incapacità di esercitare la funzione di guida che tutti i comuni del comprensorio riconoscono ed invocano alla nostra città, una leadership che ha le sue radici nella sua cultura e nella sua storia. Questa mediocrità si legge in maniera diretta anche nel problema attuale dell’università:

1.                   Non è possibile aderire ad un consorzio in cui i rapporti tra i consorziati sono affidati a rapporti di forza e poi piangere perché non vengono rispettate tradizioni, vocazioni ed altri elementi metaeconomici: è stupido;

2.                   Partecipare ad un consorzio con una sola quota (Modica) è una scelta politica come lo è partecipare con 10 quote (Ragusa);

3.                   Non si può sostenere l’assegnazione  della facoltà di Giurisprudenza accusando le decisioni del presente degli altri e minimizzando gli effetti di una propria politica fallimentare nel recente passato: si perde in credibilità ed autorevolezza;

L’asina forse è l’unico animale che ha provato a generare un animale migliore di se ma accoppiandosi con il cavallo non è riuscita ad andare oltre il mulo, ecco perché ancor prima di sentire affermazioni storiche e “geniali” i politici modicani ci devono dire perché con questi presupposti, con questi fondi di caffè, dovremmo ancora sperare di salvare Giurisprudenza.

Che fare? Rinunciamo alla lotta? Affatto, occorre aspettare senza agitarsi: finirà il tempo della mediocrità.

Nel frattempo suggeriamo una sola strada:

1.                   Lasciamo Ragusa al suo destino, in maniera plateale e senza timore di essere accusati di municipalismo;

2.                   Abbandoniamo il consorzio universitario Ibleo;

3.                   Costituiamo subito un consorzio tra Modica, Ispica, Scicli, Pozzallo, Rosolini, Pachino non per creare un polo universitario ma per un progetto organico di sviluppo dell’intero comprensorio, come surrogato efficace di una eventuale ma non necessaria Provincia di Modica;

4.                   Istituzione immediata della libera università di Modica con un progetto che preveda una razionale e riflettuta diffusione degli istituti universitari nell’intero territorio del comprensorio con la previsione, per i comuni che ne fanno parte, di individuare un apposito capitolo di spesa nel proprio bilancio;

5.                   Coinvolgimento di tutte le realtà imprenditoriali del comprensorio in tale progetto;

6.                   Richiesta all’università di Catania di mantenere l’impegno di assegnare la facoltà di Giurisprudenza a Modica e non al consorzio Ibleo.

Dei nostri politici ormai sappiamo che prima vengono i c…. loro, ecco verifichiamo se prima di essere margherita, Forza Italia o altro sono Modicani, Sciclitani, Pozzallesi, ecc.

E dopo? Dopo ci vorrebbero gli elettori giusti non quelli che votano un polo o l’altro ma quelli capaci di mandare a quel paese anche quei politici che non danno prova di amare la propria città…ma anche questo è un problema forse quello insormontabile. (Carta bianca in Dialogo  febbraio 2003)

 

Ancora sulla facoltà di giurisprudenza a Modica.

Leggendo la copiosa letteratura prodotta sull’argomento della facoltà di giurisprudenza a Modica, non può non passare inosservato il modo ed i termini usati che, a nostro modo di vedere, non possono ripercorrere gli itinerari tipici che tali discussioni seguono nei discorsi dal Barbiere o dal fruttivendolo.

Ci riferiamo anche a scritti su questo giornale per dire che chi scrive in linea di massima, a differenza di quanto avviene dal barbiere, prima riflette, organizza una scaletta dell’articolo, si documenta e quando non è documentato chiarisce che sono sensazioni. Intendiamo dire che chi si appresta a scrivere segue dei criteri che o sono scientifici, perché percorrono un preciso processo e riferimento scientifico  oppure seguono l’itinerario della supposizione o dell’intuizione, in ogni caso onestà intellettuale vuole che si separino i fatti dalle opinioni.

Se questo metodo fosse stato seguito noi non avremmo letto che a Modica alta vi è una grande richiesta di alloggi ed una grandissima attività di restauro di vecchi edifici a tale richiesta legata: a meno di pensare che tutto avvenga in nero non vi è nulla di tutto questo: a meno di confondere lucciole per lanterne. Dire che essa è un volano per l’economia è un’autentica sciocchezza sempre che anche il raccattare molliche non venga definito volano per l’economia (sfidiamo chiunque con le carte in mano e con i numeri).

Non avremmo sentito paragoni tra i  1000 iscritti a scienze dell’Amministrazione e gli iscritti delle facoltà ragusane tra le quali vi è Medicina che è a numero chiuso. Paralleli improponibili. Alcuni non avrebbero confuso degli studenti mordi e fuggi con un panino con il volano dell’economia. Certo se si confonde la ricaduta del panino con il volano dell’economia pensate come sono chiare le idee in materia di disoccupazione.

Noi comprendiamo, da Modicani, l’ansia di opporsi allo “scippo” di giurisprudenza ma non comprendiamo come si possano usare argomenti così ininfluenti per dimostrare una richiesta che trova le sue giustissime ed uniche radici nelle tradizioni e nella storia della nostra città e della nostra provincia.

Queste ultime radici, inoltre, non sono utilizzabili da quelle forze politiche che fecero partecipare il comune di Modica al Consorzio con una sola azione. I leader di tali forze dopo aver favorito l’organizzazione di un consorzio basato solo su rapporti di forza non possono impedire come naturale conseguenza il proiettarsi nell’immaginario collettivo la visione di un candidato sindaco di Ragusa che tira dalla sua parte il lenzuolo della facoltà di giurisprudenza mentre dall’altro lo stesso lenzuolo lo tirano professori ed aspiranti professori con altissimi interessi personali.

Saltando il cosa noi faremmo che abbiamo descritto nel nostro precedente carta bianca,  vogliamo concludere con una ultima considerazione.

La scelta della facoltà giusta dovrebbe avere due tipi di obbiettivi: quello culturale e quello di sviluppo economico.

La pretesa di acquisire la facoltà di giurisprudenza è in armonia con il modo di essere della nostra città, con il suo passato e con le sue tradizioni: è solo per questo che noi pretendiamo per Modica la facoltà di Giurisprudenza.

Modica, però non può accontentarsi solo dell’aspetto culturale di ordine tradizionale deve anche pensare ad un sistema di studi che tenti di riattivare processi di rivitalizzazione economica.

Noi a livello intuitivo riusciamo a comprendere che un sistema di studi del tipo ipotizzato deve avere la capacità di essere coerente con il tessuto socio economico che è chiamato a rivitalizzare ma comprendiamo che è difficilissimo realizzare le anticipazioni simulate degli effetti rivitalizzanti considerato che lo stesso sistema socio economico è in continuo mutamento. Vogliamo dire che pur non essendo dei tecnici ci sembra intuibile la complessità di simile analisi che oltre a “fotografare” la situazione attuale devono proiettarsi nel futuro chiamando in aiuto una serie enorme di variabili che non consente, per certi versi, di eliminare un certo livello di rischio.

Uno dei segni dei tempi che riteniamo più marcati di questa epoca è la disorganicità e la presunzione. Non si comprende come consiglieri comunali, onorevoli (magari già cittadini falliti) e tanti altri pur privi di competenze specifiche dichiarano tanta sicumera in campi in cui studiosi del settore non riescono a dire nulla senza aver prima operato studi ed analisi specie negli ultimi decenni in cui tutto è divenuto difficile, complesso e con mutazioni di trend così rapide che rendono difficilissima la possibilità di operare utili proiezioni verificandosi addirittura che le proiezioni possono magari coprire solo dei tempi inferiori alla durata regolare degli studi. Tendenza che è confermata dal fatto che proliferano diplomi post-laurea e master appunto per adeguare meglio la preparazione alle necessità alla ormai non prevedibile e rapida mutazione del mercato del lavoro.

Alla presunzione si accompagna la superficialità delle analisi ostentando i 1000 iscritti di scienze dell’Amministrazione senza alcuna previsione di quanti saranno a regime, di chi sono gli attuali iscritti e di quale effetto avranno, come onda lunga, sullo sviluppo della nostra città.

Individuare la facoltà giusta richiede competenze  ed analisi che non hanno i nostri onorevoli o i nostri consiglieri comunali; loro come noi possono proporre qualsiasi cosa ma solo a naso e noi non ci fidiamo di tali nasi che giudichiamo ottimi solo per fiutare un buon piano regolatore, una buona gara di appalto, un notevole bacino di voti, ma non per queste cose tremendamente serie. Il politico non spari l’utilità di questa o quella facoltà non ha alcun titolo in più per farlo rispetto al pizzicagnolo di sottocasa. Migliaia di voti consentono di sedere in un consiglio comunale, in un consiglio provinciale regionale o in un Parlamento ma non possono dare altro. L’eletto faccia il suo dovere chieda le analisi, le varie soluzioni e poi anche a naso scelga: abbia l’umiltà ed il buon senso di cercare nel mercato italiano ed europeo le competenze giuste per un progetto di grande rilancio economico. (Carta bianca in Dialogo  marzo 2003)

 

 

I conflitti di interesse modicani.

Il conflitto di interessi è Belusconi. Non è mai esistito prima, non esisterà dopo. Questo è il messaggio della sinistra. .

Noi crediamo che una forzata lettura dei libri di Guareschi [i comunisti non sanno chi sia], forse farebbe comprendere, ai comunisti in particolare quanto sono veramente "trinariciuti". .

Noi riteniamo che ogni qualvolta un eletto, in qualsiasi istituzione esprime il suo voto, nei fatti concorre ad assumere una decisione che in qualche modo potrebbe influenzare la sua vita e/o i suoi interessi.

Agli inizi della nostra avventura nel consiglio comunale di Modica (1985) proponemmo agli amministratori di allora di valutare la possibilità di costruire il fabbricato per accogliere una scuola di polizia a marina di Modica, da cedere poi in affitto al Ministero dell'Interno facendo, quindi, un affare economico (l'affitto avrebbe pagato buona parte del mutuo necessario a costruire l'edificio) e insediando una prestigiosa istituzione che avrebbe,  tra l'altro, animato la nostra frazione marinara. .

Se successivamente a noi sarebbe stata affidato il comando della scuola, il nostro voto favorevole ed il nostro interessamento potevano configurare il perseguimento di un interesse privato oppure no?.

Analogamente, se per esempio un professore universitario si attivasse per insediare una facoltà universitaria in Modica e ne divenisse preside, saremmo in presenza di perseguimento di fatti privati oppure saremmo in presenza del soddisfacimento di un interesse generale della Comunità modicana?.

Noi non abbiamo dubbi che saremmo in presenza di quest'ultima ipotesi. .

Ovviamente muteremmo opinione se si dovesse dimostrare che la facoltà scelta non desse alcun contributo allo sviluppo della città, oppure se si verificasse, attraverso un'analisi costi benefici, che tale contributo fosse insignificante, o peggio ancora esistessero studi che all'origine avessero indicato facoltà universitarie diverse e più adeguate alle vocazioni del nostro territorio e del nostro tessuto economico. .

Ricordiamo che qualcuno propose lo stesso contrasto quando tra i raccoglitori di firme per impedire che si realizzasse il lungomare di Marina di Modica si rilevò che vi erano amici di consiglieri comunali che possedevano la "dacia" su quel tratto di costa che volevano mantenere proletariamente più riservato possibile ai residenti.

Il conflitto di interessi si realizza solo scendendo in campo personalmente in politica oppure si può realizzare attraverso dei prestanome?.

Simili fatti sarebbero meno gravi del privilegiare firme veloci per concessioni di alberghi, oppure saremmo legittimati a pensare di trovarci in presenza dell'identico modo di essere?.

(Carta bianca in Dialogo  febbraio 2006)

 

 

Università di Modica: è necessaria una severa analisi costi-benefici.

Dobbiamo essere grati a F.P che sul quindicinale "La goccia" del 5 aprile scorso, con l'articolo "Riconvertire la facoltà di scienze del governo e dell'amministrazione? L'università deve chiedere risorse al territorio, però deve anche restituire Ricerca e Sviluppo. In caso contrario rischia di trasformarsi in un carrozzone"  non ci lascia soli a riflettere su un tema che avevamo, tra le righe, annunciato in passato che è quello dell'università modicana.

E' questo un problema molto delicato perché si potrebbe prestare a facili strumentalizzazioni potendo essere interpretato come una critica preconcetta ed ...ideologica. .

Noi all'inizio dell'avventura universitaria a Modica ci ponemmo in atteggiamento di contrasto con chi pretendeva di cavalcare il progetto politicamente, partecipando al Consorzio con poche quote per poi richiamare l'ottocentesco blasone per chiedere al Consorzio più di quanto meritavano tali poche quote. .

Ponemmo anche il problema di una oculata scelta del tipo di facoltà, chiedendo che essa avesse la capacità di provocare virtuosi processi sullo sviluppo socioeconomico della nostra città, perchè eravamo, e siamo convinti, che tale scelta dovesse essere l'esito di uno studio scientifico da parte di esperti, che per quanto ci risulta non è stato fatto. L'unico studio che sembra sia stato redatto e del qiuale dovremmo acquisirne copia nelle prossime settimane, sembra non indichi affatto in "Scienze del governo..." la facoltà più adeguata alle nostre esigenze.

Il problema sull'adeguatezza della scelta, secondo noi si sta affacciando ed assumerà sempre più le caratteristiche di una vera battaglia politica e... politicante.

Sul "Quotidiano di Sicilia" del 8/02/2006, Giuseppe Barone, presidente del corso di laurea Scienze del Governo di Modica (Rg) in una intervista giudica buoni i primi risultati, ma non ci fornisce alcun elemento scientifico per giustificare questo ottimismo, perchè nelle sue parole non è presente alcuna analisi costo-benefici capace di giustificare la spesa a carico del Comune. Infatti, non ci sembra che ci si possa accontentare del dato quantitativo (1200 iscritti) nè le frasi fatte tipo "...La completezza dell'offerta formativa..." oppure le belle parole sulle caratteristiche didattiche del corso di laurea che non sono una specificità della Facoltà di scienze del governo e dell'amministrazione di Modica ma anche, per fortuna, dell'università di... Roccacannuccia e di tutta l'università italiana.

In questi casi occorre una severa analisi costi benefici che dia uno spaccato puntuale degli iscritti individuandone: motivi della scelta, città di provenienza, possibilità di lavoro. .

Da un punto di vista generale, tali dati dovrebbero essere integrati da proiezioni capaci di farci comprendere, [concretamente] in quale maniera, i risultati generali sono coerenti con le vocazioni del nostro territorio e trarne, quindi, giudizi sull'utilità economica dell'operazione.

Il cittadino modicano ha il diritto di sapere quale è il ritorno economico di una spesa che può essere giustificata solo se tale "ritorno" è superiore a quello che avremmo altrimenti, non potendo sopportare un simile onere solo per difendere un blasone che richiederebbe un'attenzione sempre e non solo quando coincide con interessi personali e di politica partitica spicciola.

Nulla di tutto questo nell'intervista del prof. Barone che ci sembra una pura operazione di marketing. . (Carta bianca in Dialogo  aprile 2006)

 

 

 

 

Nasus populi, nasus dei”: il Corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione” deve essere chiuso.

 Abbiamo tentato di percorrere a ritroso il processo che ha preceduto e determinato, nel 2001, la scelta del corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione”(1) della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania.

Supponevamo che i nostri consiglieri comunali avessero operato la loro scelta sulla scorta di una scientifica analisi che, “interrogando” il territorio [inteso come insieme delle risorse umane, economiche, naturali, culturali della nostra Comunità], avesse individuato il Corso di laurea che, più di qualsiasi altro, fosse stato in grado di provocare virtuose, utili ed armoniche sinergie. Questa procedura ci sembrava ragionevole perchè un buon governo della cosa pubblica impone, a monte di così alti investimenti, almeno una normalissima analisi costi-benefici.

Nulla di tutto questo: non abbiamo trovato traccia di uno studio specifico di tal genere. Abbiamo solo trovato il “Programma formativo territoriale”, elaborato per incarico della provincia regionale di Ragusa dal prof. Salvatore Messina nell’ottobre del 2004 ed un “Rapporto preliminare di fattibilità di un centro universitario a Ragusa” redatto nel 1988 dal Gres (Gruppo di ricerche sull’edilizia per l’istruzione superiore di Roma).

Il primo studio, successivo alla istituzione del ‘Nostro’ Corso di Laurea, è un interessante definizione delle necessità formative relazionate ai grandi trand della realtà socioeconomica della provincia; il secondo, seppure datato, opera un accurato monitoraggio della potenziale domanda per una possibile quarta università siciliana.

Non abbiamo trovato altro, nè crediamo esista altro studio, perchè altrimenti la convenzione stipulata tra Comune di Modica ed Università di Catania (6 agosto 2001), istitutiva del “corso di laurea di Scienze del Governo e dell'Amministrazione” (1), lo avrebbe certamente richiamato.

Un simile studio non è richiamato neanche dal prof. Giuseppe Barone nel suo “Un decentramento virtuoso”, in “Bollettino d’Ateneo” dell’ Università di Catania del novembre 2002 nè nell’intervista rilasciata dallo stesso  al "Quotidiano di Sicilia" del 8/02/2006.

In entrambi gli interventi il professore sembra fare più considerazioni “politicanti” di scarsissimo peso che motivare una scelta.

Queste prime riflessioni ci consentono di poter trarre una prima conclusione: è paradossale che una direzione politica capeggiata da un esponente universitario, che per proprio DNA dovrebbe privilegiare il metodo della ricerca scientifica, nel nostro caso si è affidata al naso.

Diciamo, quindi, che Modica si trova un “corso di laurea di Scienze del Governo e dell'Amministrazione” (1), non perchè uno studio accurato lo ha indicato come possibile volano della nostra realtà socioeconomica, bensì per la naturale convergenza di due nasi; non per uno studio che indicava tale corso in linea con la vocazione del nostro territorio ma per la propensione istintivo-naturale di due nasi: quello di un avvocato e quello di un professore universitario che ne sarebbe divenuto responsabile.

E’ vero, anche il nostro è un procedere a naso. Noi a naso intuiamo che questo corso di laurea di Scienze del Governo e dell'Amministrazione” non serve, a nulla valendo le solo fumose e fumogene aperture dell’Università di Modica al mondo delle imprese (Conad e Cna) così fortemente pubblicizzate per coprire l’evidente loro scarsissimo valore.

Noi a naso percepiamo che siamo in presenza di sperpero di molto, molto denaro pubblico.

Sappiamo che non abbiamo intrapreso un nobile duello di fioretti ma un duello di nasi. Si sappi, però, che se qualcuno volesse cercare alleati in qualche Pinocchio noi disponiamo di alcuni Cyrano de Bergerac disposti alla pugna.

Disposti ad accogliere l’invito a deporre i nasi ma lo faremo solo quando qualcuno spiegherà ai modicani, con dovizia di documentazione, come si conviene quando si vuole parlare di Università, che Franco Portelli ha scritto una fesseria quando ha affermato che “L'università deve chiedere risorse al territorio, però deve anche restituire Ricerca e Sviluppo. In caso contrario rischia di trasformarsi in un carrozzone" (La goccia del 5 aprile 2006).

Rettifichiamo: non è vero che questo “corso di laurea di Scienze del Governo e dell'Amministrazione” (1) non serve a nessuno.

Noi sappiamo, a naso però, che questo corso di laurea di Scienze del Governo e dell'Amministrazione” (1) è servito e serve a qualcuno. Faremo di tutto, prima delle prossime elezioni comunali perchè tutti i nasi dei modicani acquistino il senso di orientamento giusto per capire.(2)

 

(1) Abbiamo tutte le volte scritto l’allocuzione completa, “Corso di laurea di Scienze del Governo e dell'Amministrazione”, perchè siamo convinti che più si legge più si comprende che alla Comunità modicana questo  “corso di laurea di Scienze del Governo e dell'Amministrazione”, non serve assolutamente a nulla.

(2) Quando abbiamo rimproverato gli ultimi due Assessori alla cultura di non consentire la lettura agli studiosi degli atti del settimo centenario della Contea, si sono difesi, cambiando argomento, che non vi sono state le disponibilità economiche per pubblicarli. Ora che giudichiamo inutile questo costosissimo corso di laurea ci rimproverano, cambiando ancora argomento, di essere contro l’università. Vogliono questi “prof.dott.mistificatori” spiegarci perchè essere contro questo corso di laurea debba significare essere anche contro l’Università modicana? O perchè gli atti di un convegno per essere consultabili dagli studiosi debbono essere prima pubblicati? . (Carta bianca in Dialogo  dicembre 2006)

 

Nelle università: Tutoraggi culturali a pagamento?

Spesso i processi sono preceduti dai climi. Tangentopoli fu annunciata molto prima come Calciopoli. Poi ci si accorse che anch’esse furono strumento di qualcuno.

Nel primo caso si contarono due morti: democrazia cristiana e partito socialista, con santificazione dei “rossi” che pur furono al soldo di sanguinarie dittature straniere; nel secondo caso: demolizione della Juventus e santificazione della mia Inter.

Adesso un timido ed insistente tam-tam sta materializzando il fumus di un altro clima, quello del tutoraggio privato di giovani impegnati nella stesura di tesi di laurea o di tesine per termine periodi di prova; tutoraggio che sembra superare la normale azione di orientamento.

Definire oscurantista la scuola di Giovanni Gentile da pulpiti culturali e tacere di questo clima che si comincia a percepire, sarebbe veramente antipatico.

Ridicolo, ed altro, sarebbe lo scagliarsi contro la scuola privata tollerando una scuola pubblica che dovesse tendere a degenerazioni di questo tipo.

Continueremo ad ascoltare “Radio latteria”.

 (Terzo Occhio in Dialogo novembre 2006)

 

 

Egregia Università di San Martino non ci interessa che rispondiate alla nostra lettera.

 Il prof. Giuseppe Barone, rinunciando ai metodi scientifici, tipici degli ambienti universitari, ha difeso la scelta del corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione” in termini “politicanti” ed a naso. Al suo naso noi abbiamo incrociato il nostro, ma adesso vogliamo aggiungere qualcos’altro considerato che, essendo egli candidato a Presidente della provincia, è bene che i nostri lettori abbiano altri elementi di valutazione.

Ci preoccupa, infatti, una esportazione del “metodo di decisione nasale” dal Comune di  Modica alla Provincia di Ragusa che potrebbe procurarci, per esempio in Scicli, una scuola di formazione di dottori in carotaggio delle barbabietole.

Per documentarci sul corso di Scienze dell’Amministrazione”, a cominciare dal 17 dicembre scorso, abbiamo tentato di ottenere, con e-mail e lettere tradizionali, dalla segreteria dell’Università di San Martino alcuni dati (numero di iscritti, numero di laureati, sedi di provenienza). Ad oggi, 12 aprile 2007, l’impegnatissima segreteria della Facoltà in cui insegna il prof. Barone non è stata in grado di fornirci nulla se non una semplice lettera interlocutoria.

Considerato che, a quanto sembra, abbiamo chiesto all’Università dei dati complicatissimi da rilevare, con il presente messaggio vogliamo liberare l’Università dall’onere di risponderci, sperando che i dottori, che saranno formati in tale Facoltà, siano, in termini di efficienza, migliori della scuola che li ha formati.

Ci è andata meglio al Comune dove, fra tantissime difficoltà, siamo riusciti a sapere che questo corso di ScienGovAm (da oggi utilizzeremo questo acronimo, adeguato perchè in se non significa nulla), per rimesse dirette e per il costo del personale, grava sulle finanze dei singoli modicani per due miliardi di vecchie lire l’anno.

Sono escluse le spese di adesione al consorzio universitario e riteniamo debbano essere aggiunte altre spese per necessità tecnico-logistiche; spese quest’ultime, che abbiamo rinunciato a quantizzare perchè la scassatissima amministrazione del comune di Modica ci avrebbe costretti a perdere tempo e a roderci il fegato.

Pensate, una facoltà che insegna l’arte del governo e che dovrebbe avere nel sito internet i dati che abbiamo richiesto, chiede formali lettere; e ben quattro mesi non bastano per ottenere una risposta.

Ed un Comune che dovrebbe, anch’esso, riportare nel sito i costi ed i benefici di una iniziativa così importante, crea difficoltà a raccogliere i dati ed è completamente privo di quella logica manageriale che ormai, anche a livelli minimi, è presente perché necessaria alla sopravvivenza economica, anche nelle nella più scalcagnata azienda dove al semplice sfiorare di un tasto di computer è possibile, con elaborati e semplicissimi report che collegando i dati fra loro, attuare normalissimi controlli di gestione che nel nostro Comune non sanno neanche cosa siano.

Non andando sul difficile, è sufficiente mettere in relazione (una semplice divisione) il costo, in difetto, dei due miliardi con le spese necessarie per mantenere un giovane nelle università di eccellenza italiane ed americane per ottenere il numero 30 che corrisponde alla possibilità, con i soldi che il trio Ruta-Barone Torchi ha scippato e scippa con le tasse, dalle tasche dei modicani, di concedere borse di studio ad almeno 30 giovani nelle migliori università del mondo ed avere un ritorno vero e duttile, nel senso che si potrebbe cambiare indirizzo adattandolo al veloce mutare degli scenari formativi, e certamente migliore dei risibili ritorni di questa facoltà, parcheggio di disoccupati e poco occupati.

Il modicano deve riflettere sul fatto che con i suoi soldi mantiene agli studi giovani modicani, quando gli stessi potrebbero gravare nelle spese che lo Stato Italiano affronta per mantenere le Università, in una ottica di maggiore efficienza ed economie di rete.

Tutto ciò si può contestare ma occorrerebbe dimostrare che questo corso in ScienGovAm può dare un ritorno vero e specifico in termini di rivitalizzazione dell’economia modicana, non di altro.

Pensiamo di essere nel giusto, perchè altrimenti lo stesso prof. Barone nella difesa della scelta della sua facoltà, non si sarebbe limitato, come ha fatto, a fare riferimento solo al numero degli iscritti; elemento risibile se si pensa che gli iscritti potrebbero ulteriormente aumentare se, per assurdo, la facoltà venisse organizzata anche a livelli geografici più ristretti del Circondario o della Provincia.

Infine. tutti sanno che le facoltà scelte solo perchè sono comode o si risparmia migliorano la qualità culturale ma non diventeranno mai laboratorio, scuola e fermento di crescità e di sviluppo, se sono estranee al contesto socio-economico e vocazionale della Comunità: ora più che mai.

Noi pensiamo che alle responsabilità politiche del prof. Barone si devono affiancare quelle dei Ds che sono sconcertanti quando si relazionano alle antiche ansie di giustizia sociale perseguite dal vecchio PCI.

Diverso è il dominio culturale vero e proprio cui in futuro rivolgeremo la nostra attenzione, con nostri appunti ed idee certamente molto più opinabili, perché non vi è chi non vede come attraverso  una adeguata scelta di oratori e temi, l’Università di San Martino pare voglia imporre un politicamente corretto, che superando le atroci violenze che gli antenati storici e politici dei Ds hanno donato agli italiani, ridia dignità alla faziosità. (Carta bianca in Dialogo  aprile 2007)

 

 

 

 

Scienze del Governo e dell'Amministrazione serve solo ai baroni ed

offende le casse comunali e le speranze di sviluppo dei modicani.

 

Molto tempo addietro, in Maurizio Costanzo Show una signorina di poco più di 25 anni, con il tono e gli atteggiamenti pretendeva di esercitare una sorta di autorevolezza su argomenti tecnici sui quali non poteva non essere ignorantissima, solo perché era figlia di una vittima del disastro di Ustica del quale si stava discutendo con periti e tecnici di aereodinamica, ingegneria aerea, aereonavigazione, balistica ed esplosivi.

Una visione complottistica può  anche essere descritta e sostenuta ma la sua autorevolezza non può derivare solo dalla qualità di essere figlia delle vittime della presunta strage ed ancor meno disquisendo di argomenti tecnici e non cultural-politici.

Una tesi ha una sua intrinseca autorevolezza quando si presenta capace di dare una risposta scientificamente ineccepibile ed ancor meglio quando è capace di risolvere in maniera esaustiva il problema o l'obiettivo originario che si poneva il suo autore.

Certamente in questa intrinseca autorevolezza concorre anche quella del suo autore ed il prestigio della categoria cui egli appartiene: concorre ma non la determina.

Noi sull'università modicana abbiamo scritto due articoli. In essi abbiamo sostenuto che la "Facoltà di scienze del governo e dell'amministrazione" non è stata scelta come esito di una scientifica analisi costi benefici orientata a verificare la capacità di entrare in sinergia con i processi di sviluppo della città vocazionali, tradizionali o programmati ma solo ed esclusivamente per interessi di carattere privato (precisiamo che gli interessi privati non sono  solo di carattere economico) e partitico.

Hanno reagito solo alcuni professori universitari che in maniera accurata hanno evitato di indicare la capacità della facoltà di mettere in moto un circolo virtuoso con l'economia della città.

Costoro hanno declamato l'utilità dell'Università a Modica riferendola ad  un immaginifico indotto (mai quantizzato perché è inesistente e li sfidiamo ad esibire i dati) che l'università provoca di per se, senza mai soffermarsi sul perché il comune si debba far carico di un obiettivo di formazione che è di competenza della formazione nazionale.

Costoro non hanno mai interloquito con noi, che siamo stati gli unici a parlarne sulla stampa locale, pur essendo stati ufficialmente coinvolti prima con una lettera  e poi con un articolo  di stampa indirizzato all'Università di San Martino.

Hanno preferito la via indiretta comportandosi come "baroni" (che dicono di non essere) che hanno la puzza al naso e pretendono un'autorevolezza per grazia ricevuta: l'essere professore universitario.

Occorre dire che scegliere la facoltà universitaria che può meglio delle altre entrare in sintonia con lo sviluppo della nostra Comunità non richiede conoscenze specifiche patrimonio solo dei professori universitari di storia, nè tanto meno stiamo discutendo dell'organizzazione del piano di studi più adeguato al settore socioeconomico che con la facoltà intendiamo massimizzare per andare incontro ad un progetto di sviluppo della Comunità.

Il pensiero di costoro, quindi, non ha una autorevolezza di funzione o tecnica.

Se poi leggiamo alcuni libri (1) cade anche una autorevolezza di casta, perché non è stata la scarsità di risorse a far nascere circa 1.100 denominazioni di laurea diverse per più di 3.000 corsi di laurea.

Nè è colpa degli ultimi ministri se si è sentita la necessità di creare dottori in  Scienze del fiore e del verde, Filosofia delle forme, Scienze dell'allevamento, dell'igiene e del benessere del cane e del gatto, "Scienze equine, Educazione Cinofila, Conduzione in attività di pet terapy, Comunicazione ipnotica, Esperti in pratiche filosofiche e programmazione didattica transdisciplinare, Medicina termale, Etologia degli animali di affezione, Le rotte del gusto.

Tutto questo non è opera della Germini o della Moratti ma in maniera quasi sempre esclusiva e totale di professori universitari che hanno utilizzato così l'autonomia ottenuta.

Sono anche professori universitari quelli che "si tramandano le cattedre come fossero un'eredità di famiglia, come se l'istituzione fosse una cosa propria. Concorsi truccati, commissioni pilotate, nepotismo, ingiustizie, corse al potere [...] docenti tanto corrotti, quanto inefficienti, e studenti che un giorno, imparata bene la «lezione», saranno i loro replicanti." Come afferma Cristina Zagaria in Processo all'università.

Quale Don calogero politico o mafioso ha fatto si che "A Messina quasi il 40 per cento dei docenti (sì, proprio 4 su dieci) hanno lo stesso cognome in qualche università della Regione. A Napoli (Federico II e Seconda Università) si viaggia attorno al 35% di omonimie, a Roma (Sapienza, Cattolica e Tor Vergata) non si scende sotto al 30 per cento."

Un ex magnifico rettore, professore di Statistica, la di lui moglie, tre figli ed un genero, tutti docenti della stessa facoltà; Capofamiglia, due suoi fratelli, e almeno cinque tra figli e nipoti tutti docenti in Bari e atenei limitrofi; Padre con due figli, tutti docenti di Diritto Privato e tutti nello stesso corridoio. Sono denigratori della categoria dei professori universitari, infiltrati dai servizi segreti deviati?

Dopo questa rapida ricognizione nello stato delle università (2) noi modicani non possiamo lamentarci: i professori con lo stesso cognome sono ancora solo due.

E poi ...diciamocelo... poteva andarci peggio... anziché Scienze del Governo e dell'Amministrazione avrebbero potuto realizzare la facoltà "I puorri ra ciumara nell'alimentazione modicana".(Carta bianca in Dialogo  novembre 2008)

Bibliografia

(1) Invitiamo i nostri lettori a leggere i seguenti libri, o quantomeno a leggere le recensioni in internet per avere una idea dello stato dell'università italiana.

Makovec Maurizi,Lacchè, fighette e dottorandi. Editrice Clinamen Firenze 2003

Mariano Giaquinta, Angelo Guerraggio, Ipotesi sull'università, Casa editrice Codice, Torino, 2006.

Salvatore Casillo, Sabato Alberti e Vincenzo Moretti, Come ti erudisco il pupo. Rapporto sull’Università italiana, Ediesse Cgil Roma 2007.

Cristina Zagaria, Processo all’Università. Cronache dagli atenei italiani tra inefficienze e malcostume. Edizioni Dedalo, Bari 2007.

Perotti Roberto,  L' università truccata. Editore Einaudi, Torino 2008.

(2) Da questa ricognizione abbiamo escluso quell'ampio settore delle tesi a pagamento che prima o poi scoppierà perché se ne avverte la clandestina presenza: quei segni fatti di mezze frasi di studenti, di "qui lo dico e qui lo nego", nomi volutamente storpiati per dire e non dire.

 

 

 

L'avversità di Modica all'Università

In un tempo ormai remoto rilasciai a Carmelo Modica una “intervista” nella quale cedetti alla tentazione di dire cose che avrei fatto meglio a tacere. Per quelle, infatti, mi fu messo addosso un abito da saggio che non mi s’attaglia, appartenendomi semmai la veste del disincanto e sono portato dalle cose a riflettere su Robespierre l’incorruttibile, ghigliottinato per aver capito anche lui che gli uomini sono cari e buoni solo quando hanno terrore di qualcosa (le leggi?) e di qualcuno (chi le fa rispettare?). Naturalmente una lama di ghigliottina vale quanto una coppa di cicuta per disfarsi dei grandi invisi ai mezzani che i mediocri vogliono al potere perché sono a loro immagine e somiglianza.

La premessa è indispensabile a capire perché intervengo contro un uomo che ha fatto di tutto per guadagnarsi la mia stima.

Ciascuno di noi ha il diritto di crearsi le sue fissazioni. Carmelo Modica si è dedicato alla causa persa di provare l’inutilità del Corso di Laurea in Scienze del Governo e dell’Amministrazione, tenuto in Modica, e mi ha portato un ulteriore testo dimostrativo in tal senso, senza probabilmente rendersi conto di quel che sta avvenendo oggi nell’Università italiana. Quando sento presidi e docenti universitari esortare gli studenti a manifestare in piazza e li vedo partecipare con loro alle sfilate, mi manca il terreno sotto ai piedi: è come se mi fosse documentato che, in Inghilterra, Giovanni Senza Terra (inteso Antonello) e Riccardo Cuor Di Leone (inteso Riccardo) si erano alleati nello strillare proclami contro Robin Hood al fine di salvare il regno rapinandolo del presunto colossale malloppo da lui accumulato rubando. Eppure qua succede.

Per questo motivo Modica dovrebbe esser lieto che a Modica si salvi il Sapere, ed è del tutto irrilevante che questo non abbia alcuna congruenza con le suscettività del territorio. Il rapporto costo benefici è irrilevante, nel senso che non ri-leva, perché non c’è più niente da levare. Se un Craxi qualsiasi, avendo capito la bontà del Governo a seguito della frequenza del Corso, si trasferirà a Bologna per fare studiare suo figlio, qualora quest’ultimo governi, ogni mala lingua sarà finalmente tacitata. E poi, se 100 milioni di euro sono piovuti a Catania per gioco, perché escludere che da Modica esca un Otto von Bismarck, per merito di un medesimo azzardo? Se andate in Brandeburgo dovrete cercare Schoenhausen sulla cartina, eppure in quel paesino, ancor più piccolo di Modica, nacque Otto. Ch’egli fosse un principe non vale, potendo noi opporgli fior di Conti e di Baroni ora e poi, domani. Per Modica, la probabilità dell’evento è accresciuta dalla protezione dell’UNESCO e del WWF ed è garantita dalla spettacolare eccellenza del corpo docente del Corso. L’affermazione si basa sul livello delle sue pubblicazioni e sulle presentazioni (sia scritte che orali) delle ineffabili altrui.

Sembra che la Sorbona stia programmando un Corso per gli studenti dell’ENA (école Nationale d’Administration) che devono recuperate il tempo perduto (da Proust). Li manderanno tutti qua. Ecco allora che l’indotto sarà accresciuto da queste altre presenze, gradite, ma non indispensabili, visto che le frotte studentesche attuali hanno cambiato usi e costumi a Modica Alta dove si respira un’aria di euforia stupefacente (così almeno dicono i rapporti). Verrebbe quasi da chiedere ai beneficiati dalla cuccagna perché non versino una percentuale dei loro lauti guadagni a sostegno del radicamento eternale del Corso, per gli stessi motivi che legittimano la storicità della Giostra (dei Chiaramonte).

Modica dice che il Corso non serve a Modica, e sbaglia. Non s’avvede che “del Governo e dell’Amministrazione” il Corso propone “Scienze”. Non una, ma più scienze coordinate: praticamente delle co-scienze.

Modica dice che il numero degli studenti è esiguo rispetto alla spesa, e cade ancora in errore. Egli non tiene conto dell’indice di gradimento. Cosa sarebbe avvenuto se promotore del Corso fosse stato un professore di Scienze Matematiche? Quanti iscritti avrebbe avuto? Non è infinitamente meglio che la Comunità sovvenzioni un Corso di Scienze capaci di elevare il livello dei discorsi nei bar? O si deve parlare solo di calcio? Non è forse vero che il primo locale aperto dopo l’istituzione del Corso è stato un bar apposito per gli studenti? Dove vuole arrivare Modica se nega l’evidenza?

Modica dice che il Corso è molto costoso per le casse del Comune. Oltre a rinvoltolarsi nel suo errore, egli vuole ignorare volutamente che il Corso non è costato una lira prima ed un euro dopo, perché il Comune non ha mai pagato un centesimo.

In fine, credo non possa essere trascurato il beneficio indubbio goduto dal Municipio per avere a stipendio dipendenti non più motivati dalla mera raccomandazione del padrino politico, ma laureati nelle scienze delle quali i loro datori di lavoro (sempre pro tempore) risultano perfettamente all’oscuro.

E se divenisse generale la co-scienza che governare è meglio che fottere, non crede Modica che le nostre reni ne trarrebbero vantaggio? O lui è rimasto a quelle da spezzare alla Grecia dove si presero un fracco di legnate?

Lo spazio non mi consente altri voli, ma a Modica direi di godersi quello che ha ora e di succhiarselo come un lecca lecca, gustandolo lentamente, perché la frana deve ancora venire, ed essa avrà la velocità inarrestabile di un’idiozia generale così travolgente che, adesso, nemmeno la sua mente riesce a concepirla. E dopo non potrà più concepirla perché, Modica e la gente, non avranno più mente intelligente, né diligente, né dirigente. Ma si salverà il ceppo del corpo docente, perché sempre va, senza se e ma, se fa o non fa e sa o non sa, ma sta, sempre da un’altra parte. (Terzo Occhio in Dialogo novembre 2008)

 

stralcio

[…] Quale sermone di etica democratica può dispensare dal suo pulpito alle masse depresse un professore universitario che invia ad un nutrito gruppo di suoi studenti la seguente e-mail: "Per le elezioni del rappresentante degli studenti al Consiglio di Facoltà, che si terranno giorno 16 ottobre: nella Facoltà di Scienze Politiche a Catania e nella Facoltà di LIngue aRagusa per quelli di Modica, mi permetto di segnalarvi la candidatura di i un ragazzo in gamba: [omissis]. Grazie e saluti a tutti."(Abbiamo trascritto l’e-mail come ci è pervenuta, compresi gli errori di digitazione; della serie: quando il dito è più veloce della mente. L’omissis invece è nostro).[…] In Noi, facili profeti delle reti dei poteri vieti e dei veti di professori analfabeti. (Terzo Occhio in Dialogo marzo 2009)