RICACCIAMO NELL’ANONIMATO I MESTIERANTI DELLA
POLITICA
Dobbiamo confessare che l’approssimarsi della competizione
elettorale per l’elezione del Sindaco e del nuovo Consiglio comunale di Modica
ci tiene non poco in apprensione, non per la sorte dei candidati, ovviamente,
della quale poco ci importa, ma per quella che attende la nostra città.Tutte le
elezioni amministrative - al di là del solito fiume di retorica che travalica,
come sempre, gli argini del buon gusto e del buon senso – rivestono sempre
molta importanza, giacché toccano da vicino il nostro vivere quotidiano, ma
quelle che si svolgeranno nel prossimo mese di Maggio riteniamo siano decisive
per la storia di Modica. Stavolta si tratta di decidere quale futuro vogliamo
costruire per la nostra città, quale strada vogliano che essa percorra, non
soltanto sotto il profilo socio-economico, ma soprattutto dal punto di vista
umano. Ed è questa la peculiarità che conferisce alle prossime elezioni un
significato che trascende il dato squisitamente politico, che resta
naturalmente importante e che non intendiamo sicuramente sottovalutare. In
questi anni abbiamo duramente criticato l’Amministrazione Torchi, e non
intendiamo tediare i nostri lettori riproponendo il lunghissimo elenco delle
motivazioni che ci hanno indotto a biasimare con forza l’operato del Sindaco
uscente. Non intendiamo, pertanto, denunciare, attraverso una minuziosa sequela
di fatti, le tantissime promesse non mantenute e i gravissimi fallimenti della
sua amministrazione. E’ inutile nascondercelo: ci troviamo a un bivio, e
guardando in ambedue le direzioni non riusciamo a intravedere la luce; siamo
avvolti da una totale oscurità! E la salvezza non sta nel prendere l’una o
l’altra via, ma nella speranza che ci illumini un improvviso bagliore e che ci
permetta di evitarle. Fuor di metafora: se ci incamminiamo sulla strada che
conduce all’Amministrazione uscente, rischiamo di compromettere, e stavolta per
sempre, il futuro di Modica. La nostra città, infatti, esce stremata da questi cinque
anni di pessimo governo, ma se la gettiamo, per altri cinque, tra le braccia di
questo centrodestra, dai leaders ai loro amici e portaborse, la conduciamo ad
un abbraccio che potrebbe risultare letale. Lo spettacolo poco edificante
offerto in questi anni dal centrodestra continua, naturalmente, in piena
campagna elettorale: basti pensare alla “faida politica” nella famiglia
Minardo. La candidatura alla Provincia dello zio e del nipote sta ovviamente
alimentando malumori all’interno del partito, a tal punto che Moltisanti,
presidente del Consiglio comunale di Ispica e collaboratore di Leontini ha dichiarato: “ Questa campagna elettorale
si sta sempre più trasformando nello svolgimento delle primarie in casa Minardo
che hanno completamente occupato ed
usurpato il partito”. L’onorevole Riccardo predica l’umiltà, e tuttavia, non
contento di sedere a Montecitorio vuole occupare un posto anche a Via del
Fante; il nipote Nino auspica il rinnovamento della politica, e tuttavia, non
contento d’aver ottenuto la presidenza del Consorzio autostradale siciliano,
vuole guadagnare anch’egli un posto alla Provincia. Possibile che i modicani
non si rendano conto che il bene della città è per costoro l’ultimo dei loro
pensieri? Noi abbiamo il dovere morale di non riconsegnare Modica alla logica
antidemocratica del nepotismo, alla pratica deleteria del clientelismo, alla
politica del sottogoverno e delle ambizioni personali, alla volgare
consuetudine del cambiare casacca, alla miserevole girandola degli assessori,
attuata nel totale disinteresse per le capacità e le competenze dei prescelti e
nel pieno interesse, invece, degli appetiti dei singoli e dei loro partiti di
riferimento. Noi abbiamo il dovere civile di non riconsegnare la città a coloro
che ne hanno fatto un gigantesco mercato, a chi non ha impedito che si tentasse
di compiere, nel suo territorio, un vero e proprio scempio ambientale e
paesaggistico. Non possiamo e non dobbiamo riaffidare la nostra città a chi ha
fatto dello sfrenato liberismo la bandiera della propria azione politica,
dimenticando che una città sopravvive non se viene immersa nella palude della
competizione e dell’egoismo, ma se è alimentata dall’acqua trasparente del
dialogo, del confronto e della solidarietà. Non possiamo riconsegnare la città
a chi, come il presidente Enzo Scarso, si ritiene orgoglioso di aver coordinato
un Consiglio “ qualificato, ordinato, rispettoso, maturo, responsabile e
politicamente lungimirante”. Alla città virtuale amministrata da Torchi si è
aggiunto, adesso, il Consiglio Comunale virtuale presieduto da Scarso! In ugual
modo, sebbene per motivazioni diverse, temiamo d’intraprendere la strada che
conduce a quelle forze politiche che sostengono Buscema. Confessiamo, infatti,
di non fidarci di tale coalizione. In questi cinque anni di Amministrazione
Torchi, non abbiamo affatto apprezzato le modalità con cui questo
centrosinistra ha interpretato il suo ruolo di opposizione. Troppo spesso, in
Consiglio comunale, le forze che lo compongono non hanno avuto il coraggio di contrapporre
alla demagogia del centrodestra una visione del mondo alternativa; sovente ha
manifestato una deplorevole arrendevolezza ed un’opposizione strumentale che
non ha prodotto alcunché di positivo per la nostra città. Avremmo voluto vedere
un’opposizione costruttiva, proponente e alternativa ed invece la sua azione
politica è stata sterile e troppo spesso si è concretizzata nell’inutile
rimprovero, all’Amministrazione al governo, di essersi attribuita il merito di
aver portato a compimento progetti elaborati da altri; basti per tutti
l’esempio della contestata fontana di piazza Rizzone: viene elevato a motivo di
vanto ciò che dovrebbe essere, invece, motivo di vergogna. Perché mai dovremmo
fidarci di una coalizione che in Consiglio comunale ha offerto anch’essa,
talvolta, lo spettacolo poco edificante del cambiare bandiera. Un Consiglio
comunale che non ha fatto nulla per dare alla città, dopo oltre mezzo secolo,
un nuovo piano regolatore, determinandone, così, uno sviluppo caotico e
selvaggio. Non ricordiamo, da parte
dell’attuale opposizione, dei gesti eclatanti, delle vigorose denunce, delle
manifestazioni che coinvolgessero la cittadinanza per dire basta ai misfatti
compiuti dall’Amministrazione al governo. Certo, le critiche, effettuate nel
civico consesso, sono state fatte, ma sono stati episodi di routine nell’ambito
della normale dialettica democratica tra maggioranza e opposizione. Dinanzi ai
danni giganteschi prodotti da questa maggioranza, avremmo avuto bisogno di
un’opposizione che criticasse gli avversari a causa del loro operato e non
mossa dall’unico intento di prenderne il posto; un’opposizione che avesse
veramente a cuore le sorti della città e non le proprie. Oltre al danno di una
maggioranza politicamente incapace, abbiamo dovuto subire anche la beffa di
un’opposizione protesa egoisticamente a programmare il suo futuro, anziché far
di tutto per porre un argine al declino politico, morale e civile della città.
In questi cinque anni avrebbe dovuto costruire intorno a sé un consenso autentico,
che avrebbe potuto ottenere se avesse gridato forte la sua diversità politica e
morale rispetto all’Amministrazione al governo, se alle logiche devastanti che
hanno guidato le forze al governo avesse contrapposto i valori della coerenza e
della trasparenza: abbiamo il timore che l’opposizione si sia trovata nell’impossibilità di farlo, perché
consapevole che se andasse al potere sarebbe incapace di essere autenticamente
alternativa a coloro che attualmente lo detengono: le recenti dichiarazioni di
Buscema, che nel complesso ha valutato positivamente l’attività di questo Consiglio comunale –
certamente il peggiore nella storia della città – ne sono la conferma. Gli uni
e gli altri, insomma, sono figli di quella cultura politica che ha fatto
dell’Italia dell’ultimo sessantennio
Giuseppe Ascenzo
QUELLA
LACRIMA SUL VISO
Dobbiamo confessare ai nostri lettori che stiamo vivendo
questa vigilia elettorale con commossa partecipazione. Ciò che tocca le corde
del nostro animo, suscitandoci sentimenti di commozione e gratitudine, è il
constatare che oltre cinquecento nostri concittadini sono animati da un amore
immenso e gratuito per la nostra Modica; una dedizione e un altruismo che
credevamo ormai spenti. Abbiamo dovuto ricrederci! Non possiamo tacere
l’emozione che ci assale ogni qualvolta ci soffermiamo a meditare sulla
profondità delle frasi che campeggiano sui manifesti elettorali, accanto alle
facce sorridenti e ammiccanti di tutti coloro che sono disposti ad immolarsi
per il bene della città: e come si potrebbe restare indifferenti dinanzi a
pensieri così elevati da fare impallidire i più grandi pensatori del nostro
Occidente! Quel che ci consola e rassicura, e che ci fa sperare in futuro
migliore, è la certezza che nessuno di loro sta spendendo tempo e denaro nel
tentativo di trovare un lavoro che non ha o nella speranza di iniziare una
carriera politica che domani, chissà, potrebbe essere foriera di grandi
benefici in termini di potere e di quattrini. Nessuno di loro, e lo ribadiamo,
sta spendendo energie per conquistare, un giorno, una qualche poltrona, che gli
consenta di sistemare parenti, amici e amici degli amici. Nossignori! Questo stratosferico numero di candidati a
trenta posti di consigliere comunale ha qualcosa di eroico: ci ricorda,
infatti, l’epopea risorgimentale. Ci è capitato, infatti, più d’una volta, di
scorgere nelle loro facce, amene e rassicuranti – come in una sorta di
trasfigurazione - i volti dei vari Mazzini, Pellico, Menotti, Pisacane;
d’altronde, perché meravigliarsi: quelli rischiarono o diedero la vita per
Giuseppe Ascenzo