IL DESERTO SU CUI CAMMINIAMO

                                               

 

Dobbiamo confessare che guardare Modica, oggi, ci amareggia e ci rattrista: non è soltanto la politica, infatti, ad infangare l’immagine e l’essenza di questa città straordinaria: maestosa nell’armonioso disegno dei suoi palazzi e delle sue chiese; solenne nel suo aristocratico retaggio di antica capitale. Il degrado dei costumi, la diffusa povertà culturale, il deserto, sul quale mestamente camminiamo e la cui aridità si è insinuata nei meandri più nascosti delle nostre coscienze, rendendole impassibili e anonime: tutto ciò – unitamente a una politica che ha perso il nobile scopo del servire l’altro per acquisire il volgare fine di essere servita e riverita – costituisce il pesante fardello che tormenta coloro che non hanno ancora rinunciato alla speranza del riscatto. Diceva il grande poeta tedesco Holderlin: “Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando pensa”; ebbene, noi vogliamo perseverare nei nostri sogni e non arrenderci alle fredde regole del trionfante pragmatismo, che in modo subdolo e vile sta impadronendosi dell’essenza che ci fa uomini, trasformandoci in manichini senz’anima e senza vita. Modica è stata defraudata della politica nella sua più nobile accezione; l’arroganza del denaro ne condiziona metodi e obiettivi e ne piega gli esiti ai suoi squallidi ed egoistici interessi; equivoci personaggi ne hanno fatto lo strumento col quale s’illudono di trarsi fuori dalla loro mediocrità intellettuale e dalla loro meschinità morale. Essa è diventata come un triste e polveroso palcoscenico sul quale si muovono, come inerti burattini, mestieranti senza scrupoli in cerca di quattrini e di notorietà. E’ su questo palcoscenico che si decide di fare scempio della città e delle più elementari norme del buon governo e della democrazia: è nel nome di questa scellerata concezione della politica che vengono violate persino le aree sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici; che un ex vice-sindaco può conquistare la poltrona di Difensore Civico, col risultato, esilarante e drammatico al tempo stesso, di una politica che dovrà controllare se stessa; che si compie il  perenne fluire di assessori uscenti, subentranti, dimissionati e defenestrati, che sta coprendo di ridicolo l’intera cittadinanza.  Modica vive nella sciocca illusione d’essere più ricca e non s’accorge che la triviale opulenza ha in sé il germe della futura povertà: quella del “ Sentire”, quella che ti strappa il cuore e che toglie a una città l’orgoglio del passato, il sapore delle sue antiche e nobili tradizioni, che la conduce in una landa desolata, dove i suoi abitanti, divenuti anonima folla, rimpingueranno le tasche dei cambiavalute e dei mercanti, come nell’antico tempio di Gerusalemme, a riprova di un’umanità senza memoria, che nulla sa imparare dal passato e che non sa discernere il sacro dal profano. Nel nome di questa ostentata e scurrile opulenza, si fa scempio della solidarietà e del rispetto della dignità umana, costringendo le persone a estenuanti turni di lavoro persino nei giorni di festa; nel nome del dio-profitto, questa città è diventata un triste agglomerato di enormi supermercati, sontuose gioiellerie ed elegantissime banche: e noi degli utili idioti al servizio degli interessi altrui. Modica – ma in questo caso il problema riguarda l’intero Occidente - non ha più cultura, perché le nuove generazioni s’illudono di possederla cliccando un tasto sul computer, quest’idolo del nuovo millennio che offusca la mente e inaridisce il cuore. Quanto è triste il constatare che il ticchettìo dei tasti sta soffocando il piacevole e ineffabile rumore dello sfogliare lentamente le pagine di un libro. Lo studio accurato, metodico e profondo - grazie al quale possiamo oggi vantarci di quei nostri concittadini, dal Campailla all’Ottaviano, che hanno dato lustro alla nostra Modica, e senza il quale non può sorgere l’edificio della Cultura e del Sapere – lo vediamo mestamente soccombere e andare alla deriva, smarrito fra i diabolici simboli dell’informatica; umiliato da intellettuali indegni, perché sacrificano la loro libertà sull’altare del potere economico o ideologico; calpestato da ignoranti che si credono sapienti e da coloro la cui insipienza è direttamente proporzionale alla loro certezza che la cultura s’invera nell’allestire dibattiti e tavole rotonde.  Noi non dobbiamo permettere che il grande contributo che Modica ha dato all’Occidente, nelle Lettere, nella Filosofia, nella Medicina e nell’Arte, venga oggi disperso e dilapidato, da una classe dirigente che non vuole e non può perpetuare la grande tradizione culturale della nostra città, che sta correndo il rischio di essere ricordata, in un prossimo futuro, come la città del cioccolato e di una inventata e scadente giostra medievale. Ma il più grande inganno è quello di credere che quanto finora detto sia la causa del degrado in cui viviamo, mentre ne è l’effetto. Tutti i mali che affliggono Modica – e più in generale la cosiddetta “civiltà occidentale” – sono figli di un gigantesco imbroglio che da tanti, troppi anni viene perpetrato sulla nostra pelle, con una capillare e perversa pianificazione. Un’ambigua consorteria, al servizio di obsolete  ideologie e di smisurati interessi economici, è riuscita a forgiare a proprio piacimento le menti e i sentimenti di intere Nazioni, devastando il loro presente e compromettendone il futuro. Ha convinto gli uomini che l’Onore, la Lealtà, la Coerenza, la Dignità, l’Altruismo e la Spiritualità sono soltanto un inutile reperto del passato: ma rinnegando questo, non è possibile costruire il futuro. Ha organizzato il trionfo della tecnica, dell’economismo e del pragmatismo, rendendoci, così, delle pedine, da muovere a piacimento sullo scacchiere dei loro progetti e dei loro oscuri interessi. Noi possiamo analizzare la crisi che vive la nostra città, possiamo scriverne e parlarne, ma sarà difficile poterla superare finché non capiremo che quei valori, che ci hanno convinto a considerare desueti, sono quelli che invece hanno forgiato da oltre due millenni l’uomo occidentale. Se non avremo il coraggio di saperli riaffermare, nella famiglia e nella scuola, innanzitutto, non potremo mai avere nella nostra città una politica trasparente e onesta, un’economia della solidarietà e non dell’egoismo, una cultura basata sul Sapere e non sull’improvvisazione. Se vogliamo la rinascita di Modica, dobbiamo curare le cause e non gli effetti della crisi che l’attanaglia.

 

Giuseppe Ascenzo                                

 

                                                       IL GRANDE BLUFF

 

Ancora una volta, la cronaca squarcia il velo delle falsità e mette a nudo il grande bluff portato in scena, ormai con cadenza quotidiana, da questa Amministrazione che non è in grado di amministrare nulla, nemmeno se stessa, come dimostrano le ultime vicende legate alle dichiarazioni dell’assessore Portelli e alle dimissioni dell’assessore Scucces. Sono anni che sopportiamo gli stucchevoli autocompiacimenti di questa Amministrazione, per i grandi cambiamenti, in meglio naturalmente, che essa avrebbe prodotto nella nostra città. Non sappiamo se, tra questi, sono inclusi anche la spaventosa voragine nel bilancio comunale e l’avvilente proliferare di coloro che, in consiglio comunale, cambiano casacca con la stessa disinvoltura con cui ci si cambia d’abito.  Cambiare opinione  non è certo un fatto disdicevole, ma una cosa è mutare idea dopo anni di riflessioni e valutazioni, un’altra convertirsi, all’improvviso, ad un’idea diametralmente opposta a quella nella quale si è creduto per un’intera vita. Quando i tempi del cambiamento sono troppo repentini e lo spazio che separa le due idee è pari a 360 gradi, è legittimo il sospetto che il processo di revisione e maturazione non c’entri per niente. Gli artefici di queste giravolte praticano, semplicemente, la poco nobile arte dell’opportunismo. Sono anni che l’Amministrazione al governo cerca di convincere i modicani che essi vivono nel “migliore dei mondi possibili”, quello che Voltaire definirebbe “ il buon paese dell’Eldorado”. Ma, come dicevamo all’inizio, ci pensa la cronaca, a volte drammatica, a smascherare il bluff.  Il primo Dicembre, un pensionato modicano, Giorgio Nigro, è morto a causa di un infarto: la vicenda, naturalmente, ha lasciato nello strazio i parenti;  a noi ha lasciato un grande senso di amarezza e di sdegno il fatto che l’ambulanza sia arrivata quando ormai per il nostro concittadino non c’era più nulla da fare. Non potremo mai sapere, naturalmente, se un suo più tempestivo arrivo gli avrebbe potuto salvare la vita, ma quanto accaduto riapre comunque una ferita mai rimarginata, che è quella relativa alle modalità di intervento del 118. Il nostro concittadino, infatti, è stato colto da malore in via Marco Aurelio, al quartiere Sacro Cuore, ma, giacché l’ambulanza dotata di rianimazione mobile è quella di Modica Alta, è stata questa ad essere stata allertata. Non c’è chi non noti l’aspetto paradossale della vicenda: il poveretto ha avuto il malore mentre era nello stesso quartiere in cui si trova l’Ospedale, ma ha dovuto attendere un mezzo di soccorso proveniente dall’altra parte della città. Con un sentimento di profonda indignazione non possiamo non far rilevare, per l’ennesima volta, la nostra totale disistima  per questa maggioranza, che, distratta dalle estenuanti lotte di potere per la spartizione delle poltrone, non può ovviamente impegnarsi per la risoluzione dei problemi veri e concreti coi quali quotidianamente la città deve fare i conti. Noi non sappiamo, ovviamente, e lo abbiamo già detto, se un tempestivo intervento del 118 avrebbe salvato la vita allo sfortunato pensionato, ma è un fatto gravissimo che la famiglia dovrà vivere con il tormento di un simile dubbio. A noi tocca convivere, invece, con una disastrosa gestione della Sanità. Nonostante il Sindaco – e di questo gli diamo volentieri atto – da tempo conduca una lodevole battaglia per cercare di sanare le gravi disfunzioni che affliggono la sanità iblea, questa continua ad essere gestita, purtroppo, con criteri ragionieristico-imprenditoriali  che risultano inevitabilmente inappropriati quando ci si deve  confrontare con problemi che attengono alla sfera più intima della persona, come quelli del dolore e della sofferenza. Nel ribadire la nostra approvazione dell’operato del Sindaco sulle questioni relative alla Sanità, non possiamo però non stigmatizzare il fatto che egli persevera nel trascurare un problema che mai smetteremo di sottoporre alla sua attenzione: ci riferiamo al traffico sempre più caotico nel quale siamo costretti a vivere per le inadempienze della sua Amministrazione. Se si dovesse accertare, infatti, che il ritardo dell’ambulanza è stato dovuto anche alla disastrosa situazione della viabilità cittadina, la protesta ufficiale che egli intende giustamente fare per quanto accaduto al nostro sfortunato concittadino dovrebbe essere inoltrata anche al suo assessore alla viabilità e ai signori capigruppo di questo inefficiente consiglio comunale, che, a quanto pare, si ostinano a non esprimere un parere sul fantomatico piano del traffico. Per quanto ci riguarda, non riusciamo ancora a comprendere per quale motivo, in una giunta comunale come la nostra, nella quale da sempre, per quanto riguarda le deleghe assessoriali, va in scena il valzer delle poltrone, quella del signor Aprile – certamente l’assessore più inadempiente dell’Amministrazione Torchi – non soltanto non è mai crollata ma nemmeno vacilla. E’ notorio che noi condividiamo assai poco della politica attuata da Torchi, sia nella forma sia nella sostanza, ma non abbiamo difficoltà a riconoscergli, nel contempo, delle discrete capacità amministrative, che purtroppo, a nostro parere, non sono state positivamente sfruttate, in buona parte perché ha dovuto amministrare con la giunta più instabile dell’intera provincia. Sappiamo, naturalmente, che questo viavai di assessori non è stato da lui imposto ma subìto, ma proprio per questo avrebbe già dovuto da tempo dimettersi:  non avendolo fatto, egli legittima il sospetto di aver anteposto la poltrona all’interesse collettivo. La nostra speranza è che la prossima Amministrazione, di qualunque colore sia, ci risparmi un altro grande bluff: i problemi  (che ovviamente non sono soltanto quelli di natura sanitaria) siano essi piccoli o grandi – come quello del quale ci siamo occupati in questo articolo – non vanno mai nascosti sotto una coltre di ostentato e inutile ottimismo, ma vanno affrontati e possibilmente risolti.

 

Giuseppe Ascenzo

                                       

 

 

                                                                                   

 

                                                     GRAZIE SIGNOR SINDACO

 

 

Grazie a lei signor Sindaco e alla sua Amministrazione, per aver regalato alla nostra città, in questi cinque anni, un piano regolatore che ne ha impedito la cementificazione selvaggia; per averla resa, pertanto, sempre più vivibile e a misura d’uomo: una città che, grazie alla sua Amministrazione, costituisce oggi, dal punto di vista urbanistico, il fiore all’occhiello dell’intera provincia. Grazie per averla dotata di spazi verdi e soprattutto per aver realizzato, così come promesso in campagna elettorale, un meraviglioso parco sulla collina di Monserrato, che, grazie all’ammirevole solerzia della sua girevole e variopinta giunta, è stata finalmente liberata dalla sporcizia e dal proliferare di dannose e antiestetiche antenne. Grazie per aver realizzato ampi marciapiedi, che oggi consentono a noi modicani di poter passeggiare nella zona nuova della città senza correre il rischio di essere travolti da frettolosi e indisciplinati automobilisti. Grazie a lei signor Sindaco e alla sua efficientissima amministrazione, per aver saputo affrontare, in questi anni, con efficacia e determinazione, la sempre più allarmante situazione del traffico; grazie per l’impegno profuso nel regolamentarlo ed impedire così ai suoi concittadini di essere quotidianamente assaliti da una devastante crisi di nervi. Giacché non ci risulta che lei sorvoli la città in elicottero, ma che, come tutti noi, l’attraversi servendosi di un mezzo a quattro ruote, avrà sicuramente constatato i benefici prodotti dalla sua azione di governo e sarà pertanto lieto ed orgoglioso di aver impedito che il traffico veicolare trasformasse la sua città in una bolgia. Grazie, per la lungimiranza e per l’attenzione dimostrata verso tutti noi, nell’aver assunto la decisione di migliorare ulteriormente la circolazione stradale scegliendo proprio il periodo natalizio per far bucare le principali arterie del quartiere più popoloso della città. Grazie a lei signor Sindaco e al suo Assessore alla viabilità, per aver fatto sì che i cittadini di questa città abbiano potuto mantenere – anche negli anni del vostro governo – l’educazione e la disciplina che li hanno sempre caratterizzati. Avendo impedito che il traffico trasformasse Modica in un inferno, a voi va riconosciuto un merito che resterà indelebile nella storia della città: grazie a voi, infatti, i modicani sono rimasti educati e disciplinati, come lo erano cinque anni fa; non disturbano la quiete pubblica suonando a più non posso i clacson delle loro autovetture, non si scambiano  occhiate minacciose e soprattutto rispettano la segnaletica e il codice stradale con encomiabile diligenza. Siamo sinceri: avendo lei sostenuto, nel suo programma elettorale, di voler cambiare questa città e avendo più volte affermato, durante il suo governo, di averla cambiata in meglio, avevamo il timore che ciò potesse determinare un mutamento anche nei suoi concittadini; per fortuna ciò non è avvenuto, e, come cinque anni fa – sicuramente anche lei lo avrà constatato – la loro educazione civica è rimasta immutata se non addirittura migliorata. Riteniamo giusto, inoltre, ringraziare lei e la sua Amministrazione per aver salvaguardato le aree del nostro territorio sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici, impedendo pertanto che si tentasse di distruggerle costruendo kartòdromi e di inquinarle con  impianti nocivi. E come non ricordare, poi, il regalo più bello e più funzionale che la sua Amministrazione ha voluto elargire alla città: ci riferiamo, ovviamente, alla magnifica fontana dello “Stretto”; orgoglio di noi tutti, autentico monumento all’eleganza, la cui sontuosa architettura ha oscurato i meravigliosi palazzi e le splendide chiese della città. Grazie per aver indirizzato la sua azione di governo al potenziamento dell’artigianato, dell’agricoltura e dell’allevamento, per aver speso tutte le sue energie per promuovere lo sviluppo della sua città tramite l’ammodernamento della sua tradizionale economia; grazie per non averla snaturata, questa città, per non aver consentito che venisse integralmente trasformata, e per aver impedito, dunque, che il sano spirito imprenditoriale che per secoli l’ha caratterizzata fosse soffocato dalla logica del profitto ad ogni costo; grazie, per aver lottato affinché Modica non diventasse un anonimo e immenso mercato, dove non c’è posto per la solidarietà e dove la logica degli affari distrugge i sentimenti e inquina persino le relazioni umane. Grazie, signor Sindaco, per l’oculata gestione del bilancio. Grazie, a lei e alla sua giunta,  per non aver sprecato il pubblico denaro in eventi inutili – feste, sagre e false giostre medievali -ma utilissimi per intercettare voti nelle competizioni elettorali, consentendo così ai dipendenti comunali di percepire il loro salario non soltanto in maniera costante ma soprattutto con lodevole puntualità. Grazie ancora, a lei e ai suoi assessori, per l’ammirevole attenzione dimostrata nei confronti degli studenti modicani. Grazie per i vostri incontri e per la vostra testimonianza, perché ha offerto a noi docenti l’occasione per offrire ai nostri ragazzi un esempio concreto della politica dell’efficienza e del buongoverno. Non possiamo non esprimere, in questa occasione, una lode particolare al Consiglio Comunale della nostra città, perché, in questi cinque anni, gli alunni modicani hanno potuto vedere concretizzati, nel civico consesso, alcuni tra i valori che cerchiamo loro di trasmettere in modo forte e risoluto: la coerenza, la lealtà e il disinteresse. Grazie, da parte di tutti i ragazzi della sua città, per aver realizzato, come promesso, un impianto sportivo in ogni quartiere di Modica, e grazie, soprattutto, dagli abitanti di Treppiedi nord, per non essere stati dimenticati e per aver visto risolti, grazie all’efficienza e alla sensibilità della sua Amministrazione, tutti i gravi problemi che rendevano quel quartiere una vera disgrazia per chi aveva avuto la sventura di viverci e un’autentica vergogna per coloro i quali avrebbero dovuto provvedere a risanarlo. Ma, per fortuna, adesso tutto è stato risolto e la sua giunta lo ha trasformato in un vero e proprio paradiso terrestre. Grazie, infine, per la sua ricandidatura; è vero che, grazie alla sua azione di governo, Modica ha raggiunto probabilmente, per quanto riguarda la qualità della vita, livelli altissimi, ma certo qualche problema, seppur insignificante, ancora sussiste: sapere che quasi certamente lei sarà, per altri cinque anni, alla guida della città, ci riempie di speranza, perché siamo certi che anche quel problema di poco conto sarà eliminato. Grazie, per l’ottimismo che la sua ricandidatura ha fatto germogliare in tutti i suoi concittadini, anche in quelli che erano affetti da un tenace e inveterato pessimismo.

 

Giuseppe Ascenzo