NOTTE DI NATALE

Nell’aria, gravida di gelo, di questa notte, unica e mirabile, vediamo aleggiare, ancora una volta, le sembianze di fantasmi senza volto: sono i pagliacci di sempre, che portano addosso gli stracci dell’impostura e le maschere di una insopportabile ipocrisia; vediamo levarsi in cielo il fumo, opaco e grigio, dell’eterno inganno. Noi sappiamo che in questa notte, sull’erba ancora madida di brina, si muove una stanca carovana di attori e mendicanti, a intraprendere le tortuose strade che conducono all’inaccessibile utopia. Noi sappiamo che in questa notte – rivestita di un miraggio seducente, malinconico e struggente – un rogo impietoso brucerà le umane chimere e assisteremo, tristemente, ad una scena sempre uguale; in silenzio ascolteremo i versi eretici e bugiardi degli eterni commedianti, che spargeranno, con esecrabile superficialità, il seme dei buoni intendimenti e delle pie intenzioni.
In questa notte, che può far luce nell’oscurità dei nostri cuori e delle nostre menti, vedremo l’Amore e la Giustizia librarsi in cielo e fra le nuvole correre incontro all’infinito. Per un attimo, gusteremo la speranza che possano solcare il cielo per sempre, e, come pioggia benefica, rendere fertile di altruismo e solidarietà “quest’atomo opaco del male”. Ma sappiamo, ahimè, che alle prime luci dell’alba, come sempre, annegheranno fra le onde tempestose dell’oblio, in un “eterno ritorno dell’uguale” che smorza, nella gola, l’urlo della nostra ribellione all’ineluttabile compimento dell’avverso destino. Noi sappiamo che in questa notte, incantevole e fredda, risorgeranno gli Ideali che da troppo tempo giacciono - sotto una coltre di polvere e fango – nei meandri più nascosti della coscienza umana, e che anch’essi svaniranno al primo chiarore della gelida aurora.
Noi sappiamo che in questa notte, ebbra di sogni e di speranze, non saliremo sulla giostra delle vane promesse, non finiremo nel vortice del volgare frastuono; noi c’incammineremo sulle strade impervie che conducono al silenzio, con la speranza d’incontrarvi la Luce che rischiara le tenebre, e, con essa, la Verità – scomoda e difficile -  nascosta nella profondità del nostro essere, e cioè che Cristo non è in vendita e non si lascia comprare da coloro che vivono nel lusso e nello sfarzo e che usano i poveri per tacitare le loro miserabili coscienze, da coloro che si recano al tempio come andassero al teatro, da coloro, infine, che mascherano la cattiveria, che alberga nel loro animo di Farisei, con il loro finto sorriso e con il loro ripugnante pietismo.
Noi nutriamo la speranza d’incontrarLo nella solitudine del nostro io e di guardare in faccia la faticosa verità: è salendo sulla nostra croce, quella che ogni giorno ci angoscia e ci tormenta, che possiamo dare un senso a questa Notte Santa; è l’unica strada per dirci Cristiani senza sentirci usurpatori. In questa notte, in cui l’Infinito squarcia il velo del finito, in cui l’Eterno infrange le catene del tempo, Cristo è come un faro che illumina la notte, e consente ai naviganti di non restare prigionieri fra le onde. In questo nostro mondo, in cui il tempo è scandito dai rintocchi delle perversioni e delle banalità, come un lampo nella nebbia, questa Notte illumina e ci richiama all’autenticità: l’uomo non è che un granello di sabbia negli sterminati spazi dell’universo. Che si spogli, dunque, della sua albagia, che rinunci alla sua ridicola smania di grandezza e si abbandoni, finalmente, nelle braccia dell’Onnipotente: nell’accettazione della nostra finitudine sta il coraggio di essere uomini!

 

Giuseppe Ascenzo

 

 

                                  LACRIME DI COMMOZIONE

 

 

Il clima natalizio, si sa, crea nei comuni mortali l’illusione di essere più buoni, e questo sogno, come sempre accade in questo periodo dell’anno, produce l’insopportabile carosello dei buoni propositi e delle pie intenzioni. Si tratta, ovviamente, di un imbroglio: tutti lo sanno, ma preferiscono autoingannarsi e finiscono per credere sul serio di essere diventati altruisti, comprensivi e tolleranti. A noi tocca, ancora una volta, andare controcorrente e non certamente per il gusto di andarci, ma perché il nostro pessimo carattere, da una parte, e il rifiuto di prenderci in giro, dall’altra, non ci consentono di far nostro il buonismo oggi tanto in voga, e pertanto perseveriamo, anche adesso, nel denunciare l’incoerenza, le contraddizioni e la superficialità che, purtroppo, a Modica, non vanno mai in vacanza, nemmeno a Natale. Non essendo stati colti, dunque, dal virus della bontà ad ogni costo, e sostenuti dalla forza che ci deriva dall’essere uomini liberi e dal desiderio inarrestabile di raccontare ai nostri lettori come le cose realmente stanno, riprendiamo, ancora una volta, la nostra battaglia in nome della verità, della chiarezza e della trasparenza. Due i fatti, in quest’ultimo periodo, che ci hanno indotto a fare alcune riflessioni che adesso esponiamo con la nostra consueta “cattiveria”, mitigata, però, da un velo di commozione, che i nostri lettori certamente ci perdoneranno, non appena verranno a conoscenza di quanto stiamo per raccontare. Per ben due stagioni – estate e autunno – abbiamo apprezzato i continui interventi del consigliere Militello con i quali ha criticato, talvolta anche duramente, l’operato della Giunta Torchi, che, lo ricordiamo, è espressione della coalizione alla quale egli stesso appartiene. Dobbiamo confessare che abbiamo ammirato quest’uomo, che ha dovuto sopportare, tra l’altro, il peso di una continua presenza sulla stampa locale e l’onere pesantissimo di una costante visibilità. Ci ha davvero commosso la sua azione politica, giacché non è da tutti attaccare con coraggio gli alleati, non è da tutti mandare a quel paese la logica di schieramento, pur di mettere al centro della propria azione il bene della città. La nostra commozione ha raggiunto l’apice nel momento in cui abbiamo appreso che Militello, pur di dare il suo contributo al riscatto di Modica, ha persino accettato di entrare in giunta: e tutti sappiamo quanti sacrifici e quante rinunce comporti il difficile e delicato ruolo di Assessore. A proposito dell’operato di Drago e del fatto che si sia dovuto fare da parte per far posto a Militello, registriamo un’autentica perla che si nasconde fra le pieghe di questa autorevole dichiarazione di Nino Minardo: “ Un lavoro difficile in un assessorato difficile contraddistinto da competenza e correttezza che ha prodotto risultati importanti ed eccellenti”. Ciò che ci commuove, nella dichiarazione del Commissario cittadino di Forza Italia, è la sua capacità di elevarsi al di sopra delle parti, di sottrarsi, anch’egli, alla logica dell’appartenenza; non possiamo, inoltre, non apprezzare la sua realistica analisi della situazione politica modicana, che si evince dall’attribuire all’ex assessore al bilancio il conseguimento di risultati importanti ed eccellenti; infatti, come tutti sanno, la situazione finanziaria dell’Ente è florida, i dipendenti comunali sono mensilmente pagati con ammirevole puntualità, all’orizzonte non si profila alcun inasprimento fiscale e nessun debito grava sulle solidissime casse di Palazzo San Domenico. Ma torniamo alla

 

commozione, che, come si è intuito, è la protagonista indiscussa di questo nostro articolo. Nonostante Militello faccia parte di quel gruppo di forzisti che riconoscono come loro leader lui, Nino Minardo, ovvero l’enfant prodige della politica modicana, quest’ultimo – che, come tutti sanno, non ha fatto nulla per procurare a Militello una poltrona assessoriale – sembra rattristato per questo ennesimo cambio. D’altronde, pensando, il Minardo, esclusivamente al bene della sua città, com’è suo costume, è evidentemente preoccupato; teme, probabilmente, che il nuovo assessore possa non essere all’altezza del precedente. Sfidiamo chiunque a dire che non sia commovente il distacco che Minardo mostra nei confronti delle beghe di partito, nei riguardi della spartizione delle poltrone, e che non sia ammirevole la sua totale e sincera dedizione alla città e ai modicani tutti.
Ma c’è un secondo fatto che è riuscito a toccare le corde della nostra commozione: riguarda le dichiarazioni di Giovanni Scucces, Assessore ai Lavori Pubblici e quelle dei vertici  del Consorzio Polo Commerciale di Modica, in occasione della presentazione della nuova campagna pubblicitaria del Polo Commerciale, ovvero “L’isola che c’è”. Il presidente Carpentieri ha dichiarato: “ Mentre nelle altre aree nascono negozi sempre più impersonali, noi proponiamo come valore aggiunto la nostra dimensione umana”. Alla lacrimosa affermazione del presidente si è aggiunta l’altra, non meno commovente, della direttrice, Marisa Giunta, la quale ha dichiarato: “ Al centro di tutto abbiamo messo la persona attorno alla quale si costruisce la nostra dimensione commerciale” Tutti sappiamo, infatti, che, fin dai tempi della sua nascita e poi nell’età del suo consolidamento, quella comunale,  la classe mercantile si è sempre contraddistinta per il suo intento, che è stato quello, non di organizzare affari e accumulare quattrini, ma di perseguire il nobile scopo di servire il prossimo. E difatti, il nostro Polo Commerciale non è un mercato ma un luogo di beneficenza. I dipendenti spartiscono gli utili coi proprietari, le domeniche sono sempre santificate con l’astensione dal lavoro e i lavoratori, come nella celebre Utopia di Tommaso Moro, non vengono impegnati per più di sei ore lavorative al giorno: il resto, lo trascorrano nei sollazzi e nei divertimenti. I nostri lettori ci perdoneranno per questo diluvio di emozioni alle quali non abbiamo saputo resistere. Come non commuoversi, infatti, pensando ai tanti filantropi del nostro Polo Commerciale, cui non frega niente degli affari, giacché al centro di tutto hanno messo la “persona”. Intenerisce il cuore pensare che il bene altrui, per costoro, è assai più importante del loro portafogli. Ma, ancor più della Giunta e di Carpentieri, abbiamo ammirato l’assessore Scucces, il quale ha dichiarato che al Polo Commerciale, nel periodo natalizio, saranno sospesi i lavori per il rifacimento della rete idrica, in modo tale che lo shopping e i primi saldi non debbano subire l’onta degli ingorghi e della polvere. I malpensanti non potranno non fare la seguente osservazione: i suoi concittadini ogni  santo giorno dell’anno sono costretti a inghiottire polvere, respirare veleno e  patire i disagi dovuti a semafori, deviazioni, buche e modifiche alla segnaletica, ma a Dicembre e Gennaio, assolutamente no, perché in quei mesi occorre garantire gli affari alla categoria prediletta dall’Amministrazione Torchi. L’atteggiamento di Scucces sembrerebbe dunque imperdonabile, perché discriminante, ma non è così. Fra tutti egli è quello che ci ha commosso di più: forse per una sorta di pudore nel manifestare l’affetto per i suoi concittadini o forse per una sua ritrosia al facile consenso, egli ha scelto un atteggiamento per così dire evangelico. Ha deciso di fare il bene nel silenzio e nell’oscurità. Il contentino ai commercianti è stato il mezzo per conseguire un fine assai più nobile: consentire ai suoi concittadini – quelli che transitano per il Polo Commerciale e che sono ormai agonizzanti -  di poter respirare almeno per due mesi all’anno. Come dicevamo all’inizio, a Natale tutti vogliono sentirsi un po’ più buoni e il nostro Assessore ha deciso di non fare eccezione.
E adesso, in preda alla commozione, scioglietevi in lacrime anche voi!

 

  Giuseppe  Ascenzo

              

 

 

              UNO SPETTRO S’AGGIRA PER LA PROVINCIA IBLEA

 

Uno spettro s’aggira per la provincia Iblea: lo spettro del Consorzio Universitario in mano ad un Consiglio d’Amministrazione costituito da deputati e senatori della nostra provincia. Abbiamo voluto parafrasare l’incipit del famoso “Manifesto” di Marx ed Engels, perché, seppur modificato – per i due filosofi tedeschi, infatti, lo spettro aveva una connotazione positiva, trattandosi del Comunismo – ci è sembrato adatto ad esprimere il nostro stupore e la nostra preoccupazione per l’eventualità che ciò possa avvenire. “ Tutte le potenze della vecchia Europa – così proseguivano gli autori del celebre “Manifesto” – si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro: papa e zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi”. Ebbene, noi crediamo che contro lo spettro, che qualcuno ha osato definire  il super consiglio d’amministrazione, sia necessario che al più presto si formi una salda coalizione che abbia la forza di ricacciare lo spettro nella dimensione che gli compete: quella dell’immaginazione e dell’oscura irrealtà. E’ bene che la società civile si mobiliti per evitare quella che sarebbe un’ennesima arroganza della politica, un’ulteriore prova della sua insaziabile sete di potere. E’ da decenni che ci tocca subire la tracotanza di una politica che ha letteralmente sfasciato il Paese, proprio a causa della sua intollerabile pretesa di spartirsi ogni cosa; ci riferiamo a Enti, Istituzioni, Organizzazioni, che, in un Paese normale, quale l’Italia non è più, sono lo strumento attraverso il quale, liberamente, la società si esprime e si realizza, e che in Italia, invece, costituiscono l’inestricabile labirinto del sottogoverno. E’ a causa di quest’autentica vergogna che in Italia, e in misura maggiore nella nostra Sicilia, ci ritroviamo ingegneri, architetti, e quant’altro, ai vertici di molte aziende sanitarie: una situazione che, per taluni aspetti, potremmo definire comica, se non si riferisse ad un settore così serio e delicato come quello sanitario. La classe politica italiana, i cui difetti tutti conosciamo, è, come se questi non bastassero, afflitta da un delirio di onnipotenza: è come gli insopportabili “tuttologi”, ovvero come quei sapientoni privi di sapienza, perché credono di sapere e in realtà non sanno alcunché. L’Università, nonostante viva una crisi ormai decennale, è pur sempre un luogo di Cultura, e sarebbe opportuno che deputati e senatori ne restassero fuori, per tre ordini di motivi. Il primo è di natura per così dire pratica. I loro impegni – quelli istituzionali a Roma o a Palermo, e quelli che è meglio non avessero, ci riferiamo alla loro assidua presenza nelle città di provenienza, con lo scopo di curare i loro interessi, quelli dei loro amici e di spartire cariche e poltrone – non potrebbero loro consentire di svolgere con continuità un compito certamente importante come quello di consigliere d’amministrazione in un consorzio universitario. Il secondo motivo è di carattere morale. Considerati i privilegi da nababbi di cui godono – al di là dello scandaloso stipendio di 14 mila euro al mese – sarebbe certamente poco opportuno che rimpinguassero ulteriormente i loro portafogli; anche se non dovessero percepire denaro, sarebbe comunque biasimevole che altro potere si aggiungesse a quello che già posseggono. Il terzo motivo è di ordine culturale. E’ vero che il loro ruolo di consiglieri d’amministrazione non inciderebbe direttamente sull’attività didattica dell’Università, ma dal punto di vista dell’immagine questa non ne trarrebbe certo alcun beneficio. Premesso che quanto stiamo per dire non va interpretato come un riferimento personale ai deputati e ai senatori della nostra provincia, non c’è dubbio che costoro, però, sono espressione della nostra politica nazionale e regionale e non c’è dubbio che la politica, infarcita di corruzione, nepotismo e clientelismo, ha ormai raggiunto un degrado difficilmente sanabile: la politica, pertanto, da chiunque in questo momento fosse rappresentata, non potrebbe dare all’Università alcun contributo in termini di serietà e di credibilità. Per questo, riteniamo estremamente importante che ne stia fuori.  Un’ultima considerazione vogliamo riservarla al sindaco di Modica, il quale, non avendo, dal punto di vista politico, il senso del limite e della misura, all’idea che il consorzio universitario sia retto da deputati e senatori si è lasciato andare all’entusiasmo. Non sappiamo se per motivi di carattere personale o generale. Ma, nell’uno o nell’altro caso, Torchi continua a deludere. Nel primo caso, il suo entusiasmo potrebbe derivare dal fatto che non svolgendo egli altra attività che quella politica – in questa è ormai totalmente immerso e in questa risiede il suo futuro – un giorno, divenuto deputato o senatore, anche per lui potrebbero aprirsi le porte di qualche importante Consorzio. Come ebbe a dire l’enigmatico Andreotti, a pensare male si fa peccato, ma assai spesso s’indovina. Nel secondo caso, il suo entusiasmo sarebbe non solo deludente ma oltremodo preoccupante: per l’ennesima volta, Torchi dimostrerebbe che per lui non è la politica che sta al servizio della società civile, ma è quest’ultima che deve sottostare al potere politico, sopportandone l’arroganza e l’invadenza.

 

Giuseppe Ascenzo