IL MARCIUME È OVUNQUE

       La politica è diventata il luogo dell'ignoranza, dei compromessi e del malaffare

 

 

Tra le tante teorie demenziali che circolano nella società odierna ce n una particolarmente insopportabile, ed è quella di coloro che ritengono che la critica debba essere sempre e necessariamente "propositiva": come dire che non si possono stigmatizzare le scelte altrui, soprattutto quelle politiche, se nel contempo non se ne propongono altre ritenute migliori. E'evidente che una simile sciocchezza deriva dalla mancanza di strumenti intellettuali idonei .ad effettuare un'analisi logica e critica delle proprie convinzioni, ed è, nello stesso tempo, il prodotto di un deleterio conformismo, visto che quest'idea si è ormai insinuata nel cervello di molti. D'altronde, è confortante pensare e parlare come tutti, anziché avere il coraggio di andare controcorrente, pur di non accettare compromessi politici, intellettuali e culturali.

Se poi la critica, oltre a non essere "propositi va", è anche generalizzata, scatta

immediatamente, come un riflesso condizionato, l'accusa di qualunquismo. E qui gli accusatori rivelano la loro scarsa conoscenza della lingua italiana, non essendovi alcuna relazione tra la critica e il qualunquismo. Chi è infatti il qualunquista? E' colui "che professa o dimostra indifferenza nei confronti degli impegni e dei problemi del momento, specialmente problemi politici o sociali" (Cfr. Devoto-Oli, Vocabolario della lingua italiana, Le Monnier, 2008): il qualunquista, dunque, è totalmente antitetico a colui che fa critica, in qualunque modo la faccia, perché questa scaturisce non dall'indifferenza ma da una costante attenzione ai fatti e ai problemi. Certamente i Lettori si staranno chiedendo come mai ci stiamo occupando del qualunquismo. Ce ne interessiamo perché si tratta di un'accusa che direttamente, o indirettamente, e dunque in maniera ipocrita, qualche volta è stata mossa a noi, a qualcun altro che la pensa come noi, e agli anonimi componenti del gruppo "Terzo Occhio", dei quali condividiamo quasi sempre critiche ed argomentazioni. Nella logica distorta di chi ci muove quest'accusa, tutti noi saremmo qualunquisti perché la nostra critica è attuata a 360 gradi.

E' giunto pertanto il momento di chiarire come stanno effettivamente le cose!

Se tutto ciò che ci circonda è marcio, occorre avere il coraggio di dirlo, ed è un atteggiamento mentale assai discutibile quello di coloro che negano che oggi l'immondizia sia dappertutto, e che frniscono per abbandonare i sentieri sicuri del reale per incamminarsi sulle vie immaginarie del virtuale, convincendosi, così, dell'esistenza di àmbiti politici limpidi e puliti, pur di schierarsie di illudersi in tal modo di essere "propositivi". Non è colpa nostra se il marciume è ovunque, se la politica è diventata il luogo dell'ignoranza, dei compromessi e del mal affare. Se criticare tutto questo e denunciarlo con forza vuoi dire essere qualunquisti, ebbene, che si sappia: noi siamo orgogliosamente qualunquisti!

Se condannare forze politiche che si ritengono superiori alle altre per ideali e progetti, ma nella pratica manifestano la stessa inadeguatezza politica dei loro avversari, che mostrano la medesima incapacità di sapere elaborare progetti di ampio respiro, che rivelano la stessa e indecorosa abitudine di cambiare casacca, la stessa e indegna consuetudine di fare in modo che tutti gli amici della coalizione, prima o poi, debbano gustare l'ebbrezza di sedere su una poltrona assessoriale; se condannare tutto ciò è qualunquismo, ebbene, che si sappia: noi siamo orgogliosamente qualunquisti!

Coloro che per scarsa conoscenza della lingua italiana, o per malafede, associano la critica a tutto campo al qualunquismo, dimostrano, altresì, dei limiti anche sul piano concettuale: confondono, infatti, l'essere alternativi con l'essere antagonisti. Chi oggi crede nell'alternativa, e cioè che i mali del nostro Paese e della nostra città si possono risolvere sostituendo uno schieramento politico con un altro, non riesce ad interpretare la società in cui vive e manifesta l'esigui del suo orizzonte ideale e politico. Non avendo fatto tesoro degli insegnamenti di Galilei, il quale aveva compreso che restando all'interno di un sistema (la terra) non era possibile, senza un punto di riferimento esterno (il sole), capire se il nostro pianeta si muovesse o meno, coloro che ci criticano non si rendono conto che possono ritenersi alternativi finché vogliono, ma restando organici al istema, vivranno nell'illusione che basta cambiare cavallo per vincere la corsa!

Noi vogliamo porre in alto la bandiera dell'antagonismo: occorre uscire da una visione gretta e parziale della politica, saper guardare oltre la siepe delle convinzioni personali, e pertanto inevitabilmente piccole e limitate, e saper volare alto. Bisogna scalare la montagna e raggiungere la vetta, perché solo da lassù si può osservare la valle nella sua interezza. Fuor di metafora: è necessario saper guardare dall'esterno il sistema politico, sociale ed economico in cui viviamo, per coglieme le bassezze e le meschinità. Non sono le coalizioni che dobbiamo cambiare, ma è il sistema che va rifondato. Chi non capisce questo non si rende conto di essere vittima di una sorta di totalitarismo intellettuale: non riesce ad ammettere, infatti, che possa esistere un sistema diverso da quello in cui crede, e pertanto diventa portatore di una visione dogmatica della società e della politica.

Il vero intellettuale non è mai organico e non è colui che necessariamente deve schierarsi: l'intellettuale autentico è colui che sa farsi coscienza critica della società in cui vive e opera. Se pensare tutto questo vuoi dire essere qualunquista, ebbene, che si sappia: noi siamo orgogliosamente qualunquisti!

Noi lo siamo, se ciò vuoi dire non avere padroni che ci suggeriscono ciò che possiamo e ciò che non possiamo scrivere, se significa gustare ogni giorno il profumo della libertà e il gusto impagabile di poter criticare tutti coloro che fanno del male al nostro Paese e alla nostra città, a causa della loro malafede o della loro incapacità, infischiandocene se le loro idee sono vicine o lontane dalle nostre, se significa non subire il meschino condizionamento di dire sempre bene degli amici e sempre male dei nemici, se vuoi dire, kantianamente, uscire dallo stato di minori intellettuale e guadagnare l'assoluta indipendenza della ragione.

A coloro che si ritengono alternativi e rimangono intrappolati nelle sabbie mobili di un sistema corrotto e putrefatto, lasciamo volentieri il compito di proporre rimedi e soluzioni. Noi qualunquisti ci teniamo l'antagonismo e la libertà, con la consapevolezza che coloro che si ritengono buoni, puri e alternativi rimarranno impigliati nella ragnatela di questo sistema degradato, e con la certezza che prima o poi il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà prevarranno, e allora, forse, raccoglieremo i frutti della nostra battaglia.