Le vicende legate alla travagliata approvazione della
finanziaria regionale sono state l’ennesima conferma dell’infimo livello
politico e del basso grado di correttezza morale che caratterizzano il governo
regionale della nostra Isola. Il presidente Cuffaro
ha scavato, ancora una volta, un solco profondissimo tra quel che dice e ciò
che fa; ha dimostrato, per l’ennesima volta, quanto poco credibili siano i suoi
atteggiamenti populistici, ed ha palesato, suo malgrado, l’enorme dose di
demagogia che lo avvolge, ogni qualvolta si fa paladino dei bisogni reali e
urgenti di noi siciliani. Come spiegare altrimenti la veemenza e l’ostinazione
con le quali ha affrontato la battaglia perché gli stipendi degli alti
funzionari della Regione non scendessero sotto la soglia delle 250.000 euro. A
titolo di cronaca, ricordiamo che tale soglia, al momento, è ampiamente
superata da Felice Crosta, che guida l’Agenzia delle acque, ma soprattutto da Gabriella
Palocci, ossia da colei che programma la spesa di
Agenda 2000, alla quale, durante le ultime festività natalizie, la giunta
regionale ha pensato bene di elevare il compenso annuo a 500.000 euro: un
miliardo delle vecchie lire! Il fatto è
ovviamente in sé deplorevole, ma, se accade in una regione come la nostra,
diventa scandaloso e intollerabile: per tale motivo, non possiamo non chiederci
per quanto tempo ancora dovremo subire l’onta di essere rappresentati da un
Governatore che, oltre ad essere indagato per i fatti ben noti che tutti
conosciamo, continua, imperterrito, a praticare quella politica clientelare
che, in sessant’anni di storia repubblicana, ha fatto scempio, nella nostra
terra, della giustizia e della legalità. Per tale motivo, non possiamo non
domandarci per quanto tempo ancora dovremo tollerare che sullo scranno più alto
dell’Assemblea regionale segga quel Gianfranco Miccichè, la cui unica
preoccupazione, in vista della finanziaria, è stata quella di salvaguardare gli
incarichi ai giovani professionisti e la possibilità per i Consorzi ASI di
vendere i rustici industriali: a riprova che il clientelismo è una piaga che
difficilmente potrà essere estirpata dalla nostra Isola. Ma stavolta, noi
siciliani non abbiamo attenuanti: questa piaga l’abbiamo democraticamente
voluta e adesso non possiamo che democraticamente tenercela! Consentire ad una
casta di privilegiati di percepire ogni anno oltre mezzo miliardo delle vecchie
lire, in una terra che ha un tasso di disoccupazione altissimo, un reddito
pro-capite di gran lunga inferiore alla media nazionale, che ha ancora oggi
gravi problemi di approvvigionamento idrico ed una realtà infrastrutturale da
terzo mondo è una scelta politica dissennata, ma, soprattutto, è un atto
moralmente riprovevole e diventa addirittura scandaloso, se voluto da chi non
fa mistero di richiamarsi ai valori del cattolicesimo sociale. In Sicilia c’è
un altissimo numero di persone che non sanno come garantire ai figli il
necessario: riteniamo pertanto immorale che Cuffaro,
disinteressandosi della disperazione altrui, impieghi le sue energie per
rimpinguare il portafoglio dei suoi amici miliardari, mentre poliziotti e
carabinieri quotidianamente rischiano la vita per una busta paga miserevole.
L’ispettore Raciti, in quel giorno maledetto del
derby, dunque in una situazione ad altissimo rischio, avrebbe guadagnato, come
supplemento, l’astronomica cifra di 12 euro! Chissà se il nostro Presidente
avrà provato vergogna e si sarà interrogato sull’opportunità di queste sue proposte
indecenti. E’ evidente che egli non ha alcuna diretta responsabilità sulla
misera paga delle Forze dell’Ordine – essendo queste alle dipendenze dello
Stato – ma non c’è dubbio che queste situazioni di ingiustizia dovrebbero
indurre ad assumere iniziative ispirate a ben altra sensibilità e ad evitare
decisioni che possono risultare offensive nei confronti di una categoria a
rischio e non adeguatamente remunerata. Per fortuna, 28 deputati della
maggioranza – non sappiamo se per un’improvvisa crisi di coscienza o se per
qualche fine meno nobile – nel segreto dell’urna, hanno voltato le spalle al
Presidente e pertanto hanno consentito all’opposizione di bloccare alcune norme
della finanziaria, concepite col solo scopo di perpetuare privilegi e
clientele. Il signor Cuffaro ha dovuto pertanto
rinunciare ad innalzare ulteriormente gli stipendi d’oro, ha dovuto ingoiare il
rospo della soppressione di molti “enti inutili” e della riduzione dei rappresentanti della
Regione nei consigli d’amministrazione. Ma, in questa poco edificante vicenda,
il Governatore è riuscito a superare se stesso: non ci aspettavamo, ovviamente,
che andasse a Canossa col capo cosparso di cenere, ma era legittimo attendersi,
da un politico che ricopre un ruolo istituzionale così elevato, un maggiore
rispetto delle regole democratiche. La sua reazione alla sconfitta è di quelle
che fanno rabbrividire: abbandonare l’aula e minacciare le dimissioni è segno
di una tracotanza politica che dovrebbe indurre ad una profonda riflessione
tutti quei siciliani che lo hanno votato. Affermare, dopo la sconfitta, di aver
già trovato un accordo coi partiti che gli consentirà di riproporre
all’assemblea regionale le norme democraticamente bocciate è l’ulteriore
conferma che la politica arrogante della vecchia classe dirigente democristiana
dell’Isola non è mai scomparsa: di quella Cuffaro è
figlio, a tutti gli effetti. Per tale motivo, l’unica sua coerenza non può che
essere quella dell’incoerenza. Mentre
scriviamo, apprendiamo la notizia che
Giuseppe Ascenzo
UNA MOLTITUDINE SENZA VOCE
Apprendiamo da “Il Giornale di
Sicilia” del 27 Gennaio che il neoassessore alla Pubblica Istruzione del Comune
di Modica, Simona Lo Bello, si è fatta promotrice, recentemente, di una
iniziativa in sé lodevole, ma che, per i motivi che esporremo oltre, non ci
sentiamo di condividere. Si tratta della consegna, a tutte le scuole
dell’obbligo della nostra città, del celeberrimo “ Diario di Anna Frank”.
L’iniziativa va inserita, naturalmente, nel quadro delle molteplici attività promosse, a tutti i
livelli, per celebrare
Riteniamo doveroso ricordare i 5 milioni di contadini che si
erano arricchiti a seguito della politica economica varata nel ’21, deportati,
con le loro famiglie, nei lager della Siberia e della Russia settentrionale e
nel giro di pochi anni sterminati dal freddo, dagli stenti o dalle armi
“proletarie” del regime. Ed è giusto non dimenticare tutti coloro che perirono
nel periodo delle “grandi purghe”(1934-1938): milioni di esseri umani fucilati
senza nemmeno conoscere i loro capi d’imputazione. Troviamo davvero ripugnante
che intellettuali, storici, registi e giornalisti abbiano steso su quelle
vittime il velo della dimenticanza. Per meschine logiche di appartenenza si è
giunti a classificare i morti: per quelli trucidati in Germania o in Polonia è
stato sancito il perenne ricordo, per quelli massacrati nell’Unione Sovietica è
stato decretato l’oblio. Non crediamo possano esistere parole in grado di
definire la grettezza intellettuale e la bassezza morale di coloro che sono
stati artefici o complici di una simile infamia. Chiudiamo queste nostre riflessioni con un
accenno all’episodio che le ha suscitate: il prossimo anno, l’Assessore alla
Pubblica Istruzione di Modica, chiunque egli sia, regali alle scuole della
nostra città un altro libro, da scegliere tra quelli che si sono occupati dei
lager siberiani; noi ci permettiamo di suggerirne, fin d’ora, uno che ci sembra
davvero illuminante: “ Una giornata di Ivan Denissovic”
di Solgenitsin. Non per dimenticare Anna Frank, naturalmente, ma soltanto per
dare la parola, finalmente, alla moltitudine senza voce di altri oppressi. E’
una questione di par condicio: non quella ridicola della politica, ma quella
drammaticamente seria della Storia, dell’Etica e della Civiltà.
Giuseppe Ascenzo
IL PARADOSSO ( DIMOSTRATO SECONDO
L’ORDINE GEOMETRICO )
Giacché, in vista delle prossime amministrative, che
decideranno da chi questa martoriata città sarà governata nei prossimi cinque
anni, ci siamo assunti l’onere, da taluni certamente non gradito, di dare il
nostro modesto contributo al risveglio di tanti nostri concittadini
narcotizzati da cinque anni di tumazzu, fave cottoie, cioccolato, giostre e notti bianche, non possiamo
esimerci, per l’ennesima volta, dal ricordare loro le affermazioni paradossali
del sindaco Torchi e del suo méntore, l’on. Drago, grande manovratore della
politica modicana. L’assurdità di quanto essi vanno da tempo sostenendo, i
nostri lettori la potranno dedurre alla fine delle argomentazioni che stiamo
per esporre. Abbiamo deciso, per l’occasione, di procedere seguendo un metodo geometrico-deduttivo già utilizzato in parte da Cartesio,
apprezzato da Hobbes ed estremizzato da Spinoza; parafrasando quest’ultimo,
abbiamo deciso di definire il nostro metodo “ Il Paradosso, dimostrato secondo
l’ordine geometrico”. Così come, posto un triangolo, necessariamente ne
discendono definizioni, assiomi e dimostrazioni, così, poste le affermazioni di
Drago e Torchi, ne deriveranno, con assoluto rigore logico-matematico, le
conseguenze, cosicché i modicani di quelle affermazioni ne potranno valutare il
grado di coerenza e di veridicità. Questo metodo, inoltre, come già aveva
intuito Spinoza, consente un distacco emotivo dall’oggetto della trattazione.
Al grande filosofo olandese ciò servì per occuparsi con obiettività di
tematiche di altissimo spessore teoretico, come Dio, l’uomo, il mondo e la
morale; al sottoscritto – sia detto col massimo rispetto – di questioni di
tutt’altro spessore: d’altronde, né Torchi né Drago, ne siamo certi, avrebbero
l’ardire di collocare ciò che dicono e fanno sullo stesso piano dei grandi
problemi metafisici coi quali da sempre l’uomo pensante ha dovuto misurarsi. E
veniamo ai fatti. In questi cinque anni di Amministrazione Torchi – varata con
la “benedizione” di Drago e tenuta in vita dalla sua forza politica - è “cresciuta”
a dismisura la maleducazione dei modicani. Ciò è facilmente verificabile da
tutti coloro che hanno la sventura di tuffarsi in quella bolgia infernale che è
il traffico cittadino: e di ciò è responsabile la giunta Torchi, giacchè – e questo è un dato incontrovertibile – cinque
anni fa la situazione non aveva i tratti allarmanti di oggi. E’ evidente che il
nostro Sindaco non ha dirette responsabilità sull’aumento della circolazione
veicolare, che in questi anni è cresciuta dappertutto, ma il non aver fatto
assolutamente nulla per porvi un qualche rimedio è una colpa indelebile nella
sua esperienza amministrativa. In questi cinque anni di Amministrazione
Torchi-Drago è altresì “cresciuta”, a dismisura, la maleducazione dei nostri
ragazzi: gli atti vandalici – una vera e propria guerriglia urbana – compiuti
la sera della Domenica di Carnevale hanno rappresentato per molte famiglie un
incubo, a tal punto che mestamente hanno dovuto fare ritorno a casa. Anche in
questo caso, naturalmente, la colpa non è da attribuire al Sindaco, ma tuttavia
non possiamo non rilevare che tali episodi sono nati e si sono moltiplicati in
questi ultimi cinque anni. Ed è nell’arco di questi cinque anni che sono
drammaticamente “cresciuti” lo spaccio e la diffusione della droga – l’Operazione antidroga “Overtime”,
che ha portato in questi giorni a condanne per oltre 26 anni, è del 14 Aprile
del 2004 – e il degradante fenomeno del favoreggiamento e dello sfruttamento
della prostituzione: l’Operazione “ Privèe” è del 9
Aprile del 2004. E’ durante l’Amministrazione Torchi che Modica, per la prima
volta, nella sua civilissima storia, ha dovuto innalzare le barricate per
difendersi da un fenomeno delinquenziale che le era sconosciuto: in
quest’ultimo, periodo, infatti, sono nati e poi “cresciuti”, in modo
esponenziale, i furti negli appartamenti, che tanta apprensione stanno creando
all’intera comunità cittadina. Ribadiamo, ancora una volta, che, non essendo
stati colpiti da un’improvvisa forma di cretineria acuta, non ci sfiora nemmeno
l’idea di porre una relazione tra l’Amministrazione
Torchi e questi fenomeni così degradanti. Ciò che rimproveriamo al nostro
Sindaco, al suo potente sostenitore e alla Giunta – e per taluni aspetti alla
gran parte del Consiglio Comunale – è di aver diffuso una visione della vita e
di aver avuto dei comportamenti che non hanno aiutato le altre realtà della
società civile – famiglie, scuola, parrocchie, associazioni – a porre le
premesse per scoraggiare l’affermarsi di un degrado che ci auguriamo possa essere
ancora arginato. Quando la politica dimostra di essere schiava dei potentati
economici non può che allontanare i giovani dall’impegno e dalla
partecipazione; se si lancia il messaggio che il portaborse prevale sempre su
chi invece vorrebbe affermarsi volendo e potendo contare soltanto sulla sua
intelligenza e sulla sua integrità morale, non può che avvenire una
dissociazione tra la politica e la parte onesta della società civile: e non
occorre essere dei sociologi per comprendere il danno incalcolabile che questo
produce nel tessuto sociale della città. Quando si cambia casacca dall’oggi al
domani, e anziché arrossire di vergogna si va a riscuotere il premio dal nuovo
padrone, si insinua nelle menti dei ragazzi, soprattutto in quelle dei più
giovani, la consapevolezza che l’incoerenza, l’opportunismo e la faccia tosta
sono di gran lunga più redditizi della lealtà, del pudore e della coerenza.
Quando un’Amministrazione, per cinque anni, si fa portatrice di una concezione
materialistica della vita, ponendo il denaro come unico criterio per misurare
la “crescita” della città, essa ha arrecato alla stessa un danno enorme,
ingenerando nei giovani una misera concezione dell’esistenza umana,
vanificando, altresì, il lavoro di quei tanti genitori responsabili che per
fortuna ancora esistono, dei docenti e di tutte le agenzie educative, siano
esse laiche o religiose. Giunti alla fine delle nostre argomentazioni e
coerenti col metodo di analisi che abbiamo adottato non ci resta che trarne le
conseguenze. Durante il recente Congresso cittadino dell’UDC, l’on. Drago ha
dichiarato che Modica, oggi, è una città sicura; non ritenendo che Drago dica
delle bugie, delle due l’una: o l’onorevole non ha le idee chiare su cosa
voglia dire la parola Sicurezza, e la cosa sarebbe preoccupante, o non è
informato su quanto accade nella sua città, e questo, se è grave per qualsiasi
cittadino, diventa “paradossale” per un parlamentare che la sua città è
chiamato a rappresentarla! Per quel che riguarda Torchi, considerato che non
perde occasione per ricordarci che grazie a lui Modica è cambiata e soprattutto
che è stata protagonista di una “crescita” senza precedenti, il “paradosso” che
caratterizza le sue argomentazioni assume livelli iperbolici. Per uscirne
basterebbe completare la sua ricorrente affermazione con un’aggiunta, piccola,
ma al tempo stesso di straordinaria rilevanza: è vero, in questi cinque anni
Modica è “cresciuta”, nel degrado morale, nella maleducazione e nell’inciviltà.
Altri cinque anni così e sarà spacciata. Per sempre!
Giuseppe Ascenzo