ORA SI PARLA DI SATANISMO

 

Dire “ avevamo ragione” è poco elegante e non ci piace, ed è per questo che, sebbene più d’una volta avremmo avuto l’occasione di dirlo, ci siamo sempre astenuti dal farlo: questa è la prima volta che lo diciamo e ci auguriamo che possa essere l’ultima. Su questo giornale, esattamente due anni fa, fu pubblicato un nostro articolo nel quale esprimevamo la nostra preoccupazione per il fatto che gruppi di adolescenti della nostra città si riunivano in piena notte per celebrare riti satanici: in quella occasione manifestammo la nostra perplessità circa la posizione allora assunta dal vicario foràneo della nostra città, il quale, per non creare allarmismi, rischiava, a nostro parere, di sdrammazizzare il caso, col rischio di determinarne una pericolosa sottovalutazione. Adesso, dopo le dichiarazioni di un sacerdote, riguardanti la presenza, a Modica, di almeno tre sette sataniche, anche il Vescovo non ha potuto fare a meno di intervenire. Constatiamo, purtroppo, che anche lui – dopo aver ammesso che in tante diocesi ci sono presenze di questo tipo – ritiene opportuno non creare allarmismi. Non condividemmo allora, e non condividiamo oggi, questo inspiegabile timore d’ogni sorta di allarmismo. Non è nostra intenzione addentrarci nella problematica del satanismo, sia perché non è nostro costume disquisire su fenomeni sui quali non abbiamo una specifica competenza, sia perché lo riteniamo un prodotto dell’ignoranza e della più gretta superstizione. Il fenomeno ci interessa solo dal punto di vista antropologico e sociologico, per i suoi risvolti gravemente nocivi per la crescita civile di una comunità cittadina e per l’equilibrato sviluppo psichico dei nostri ragazzi, giacchè sono soprattutto loro i protagonisti e le vittime di questa perversione spirituale. Detto questo, vorremmo soffermarci su ciò che più d’ogni altra cosa ci interessa e ci preoccupa: ci riferiamo all’atteggiamento della gerarchia ecclesiastica, che, nonostante le preoccupate denunce di coraggiosi sacerdoti, continua a gettare acqua sul fuoco, persevera nel ridimensionare un fenomeno del quale forse non si colgono le nefaste conseguenze sulla vita del singolo e della collettività, probabilmente perché la vicenda viene circoscritta all’ambito religioso. Non mettiamo in discussione, ovviamente, le buone intenzioni del Vescovo e del Vicario Foràneo di Modica, ma riteniamo semplicemente che questa ossessione di non creare allarmismi, e dunque di non turbare la tranquillità e la quiete della collettività, è poco confacente al messaggio evangelico e al ruolo che la Chiesa è chiamata a svolgere nella società. Viviamo in un’epoca che vuol nascondere il male, le brutture, la malattia e la morte, dove tutto è falsamente edulcorato, dove l’imperfezione non è ammessa. Siamo vittime della più grande alienazione che la storia ricordi; mai il semplice apparire ha dominato come oggi il mondo: siamo diventati un’accozzaglia di utili idioti al servizio degli oscuri manovratori delle nostre vite. Tutti belli, sani, ricchi e rifatti; inconsapevoli d’essere sacrificati sull’altare di un falso e interessato ottimismo, dietro cui si cela il diabolico obiettivo di rendere l’uomo schiavo del sesso, dello shopping e del lusso: una massa amorfa e priva di coscienza, non più fine ma strumento, e che annega nelle acque putride e malsane di una blasfema trinità: l’affare, il denaro e il mercato; contro questo male, Cristo, nel tempio, non ebbe timore di creare allarmismi e non esitò persino ad essere violento. Abbiamo il dovere di strappare la maschera a questa odiosa falsità che ci circonda; abbiamo l’obbligo morale di riappropriarci della consapevolezza perduta, ma per far questo occorre il coraggio di guardare in faccia il male: fingere di non vederlo non aiuta la società e non aiuta noi stessi. Se a Modica sono presenti delle sette sataniche, facciamo in modo – e in primo luogo la Chiesa – che il fenomeno emerga dalle tenebre in cui si trova: non per morbosa curiosità o per rallegrarci, ipocritamente, di non esserne coinvolti, ma per interrogarci e scoprire in che modo e in che misura ne siamo anche noi responsabili.

 

 

            

                    UNA GRAVISSIMA E INTOLLERABILE INGIUSTIZIA

 

Dal 4 al 12 Marzo saremo costretti, ancora una volta, a subire l’insopportabile tramestìo e la indisponente futilità di Eurochocolate: una sagra paesana che l’ostinazione dei nostri amministratori e il risalto concessole dalla stampa locale hanno elevato al rango di evento di portata nazionale. I motivi che ci inducono a non dare alcun credito a tale manifestazione li abbiamo già espressi su questo e su altri giornali, e pertanto evitiamo di tediare i nostri lettori esponendoli per l’ennesima volta. Altro è ciò che in questo caso ci preme sottolineare: si tratta della perniciosa incapacità di quest’ amministrazione di liberarsi dall’ansia dell’apparire ad ogni costo e dall’ossessione della quotidiana propaganda, che in questi anni l’hanno confinata nella dimensione della politica virtuale e pertanto nell’ impossibilità di cogliere i veri e gravi problemi della città e di comprendere le esigenze e le necessità dei cittadini.  Inoltratisi in questa sorta di labirinto, fatto di foto, interviste e altre simili sciocchezze, i nostri amministratori vi si sono persi, ed oggi non sanno più recuperare quel sano realismo politico senza il quale è impossibile amministrare una città avendo presenti obiettivi chiari da perseguire; nel caso contrario si naviga a vista, e prima o poi qualche iceberg farà colare a picco la nave e quelle poche cose buone che trasportava. Le lotte di potere, le trasmigrazioni da una parte politica all’altra, le avvilenti richieste di maggiore visibilità, gli inutili e biasimevoli rimpasti nella giunta, le energie sprecate per pianificare carriere politiche più prestigiose e remunerative hanno finito, col tempo, per creare una sorta d’invalicabile barriera tra la città e il Palazzo. I nostri politici, prigionieri di intrighi, alleanze, fughe e tradimenti, non sanno più discernere le priorità dalle frivolezze, le azioni decisive dagli interventi superflui e inefficaci. A noi non resta che constatare gli infausti risultati di quest’ azione politica immersa nelle nebbie dell’evanescenza. Gli operatori ecologici, per l’ennesima volta, sono stati costretti a intraprendere azioni di lotta, per far valere il loro sacrosanto diritto a potere mantenere le loro famiglie, visto che la mancata erogazione degli stipendi è diventata ormai una spiacevole consuetudine; l’impresa, naturalmente, non può più anticipare mensilmente le somme dovute ai lavoratori, considerato che il comune le deve circa ottocentomila euro: troviamo scandaloso che questa amministrazione sperperi ingenti somme di denaro per organizzare Eurochocolate e nello stesso tempo debba contrarre un mutuo bancario per saldare il debito con l’Agesp, in modo tale che i lavoratori alle dipendenze di quest’impresa possano avere quanto loro dovuto. E’ inammissibile sprecare denaro per organizzare una kermesse che ha solo lo scopo di far lievitare gli affari dei commercianti e il bottino elettorale di qualche politico, e constatare che intanto anche le cooperative che forniscono servizi al comune  devono lottare per ottenere le loro legittime spettanze economiche. Mentre i nostri amministratori utilizzano il denaro pubblico per effettuare, anche all’estero, viaggi promozionali per la sagra del cioccolato, centinaia di alunni aspettano il rispristino del servizio di refezione scolastica non più riattivato dopo le vacanze natalizie, gli alloggi popolari di Treppiedi nord, nonostante promesse e roboanti dichiarazioni, subiscono, a causa del maltempo, infiltrazioni d’acqua, e l’umidità dilaga in tutti gli appartamenti e i residenti del rione S. Andrea, nel quartiere Vignazza, sono costretti anch’essi, da troppo tempo, a convivere con infiltrazioni d’acqua causate dalle numerose falle nella rete idrica comunale. Anche in questo caso, nonostante i continui solleciti, l’amministrazione non nulla per la risoluzione di un problema serio ed urgente. E così, mentre gli alunni sono ancora senza un pasto caldo, gli abitanti della Vignazza e di Treppiedi in mezzo all’acqua e gli operatori ecologici costretti ad elemosinare il loro stipendio, per i commercianti  e gli albergatori, invece, si profila all’orizzonte un ragguardevole incremento degli affari: noi riteniamo tutto ciò una gravissima e intollerabile ingiustizia!  Riteniamo – lo abbiamo sempre scritto – che la pessima amministrazione di questa maggioranza non deriva da una deliberata volontà di gestire male il potere ricevuto, ma da una ormai evidente inettitudine politica, nonché – come abbiamo ricordato all’inizio – dall’essere distratta da sterili questioni partitocratiche. Non giovano alla buona amministrazione nemmeno le interferenze nella vita politica locale di deputati e senatori che farebbero meglio ad occuparsi di questioni più attinenti al ruolo politico che ricoprono, e non giovano neppure le ambizioni di personaggi di modesta levatura intellettuale,  che, proprio per tale motivo, non potendo avere consapevolezza della loro mediocrità, con le loro assidue richieste d’ottenere una poltrona, qualunque essa sia, non favoriscono certamente l’azione di governo dell’amministrazione Torchi. L’impostazione economicistico-imprenditoriale che questa maggioranza ha dato alla sua azione amministrativa continua a produrre fenomeni di riprovevole ingiustizia sociale e il crollo, vertiginoso e inarrestabile, di quei valori che danno senso al nostro essere “persona”: primi fra tutti quelli dell’altruismo e della solidarietà.

 

 

                                      

                             NOI NON CHIEDIAMO, PRETENDIAMO !

 

E’ passato più d’un mese da quando la famosa lettera -  anonima, ma a quanto pare molto circostanziata, sulle presunte irregolarità nell’Ufficio tecnico comunale -  ha scosso le fondamenta del Palazzo, già rese traballanti dall’incuria e dalla demagogia di un’Amministrazione politicamente incapace, alla quale, se dipendesse da noi, non affideremmo nemmeno la gestione di un condominio. Ebbene, dopo più di un mese, la maggioranza che dovrebbe governare questa città non ha ancora consentito l’istituzione della Commissione d’inchiesta per accertare le eventuali disfunzioni negli uffici tecnici del Comune, per le quali, se non andiamo errati, si è mossa persino la Magistratura. Bene l’opposizione, il cui compito è proprio quello di controllare l’attività della maggioranza, a stigmatizzare l’atteggiamento del partito-azienda, che si permette di rifiutare qualsiasi intervento di verifica; un partito che sempre più ci appare - che padre Pio ci perdoni per il blasfemo accostamento – come una nuova Casa Sollievo della Sofferenza: sempre pronta ad accogliere fuorusciti e voltagabbana afflitti e delusi, che miracolosamente ne riescono combattivi, rampanti e ottimisti. C’è, comunque, in quest’oceano d’incoerenza e opportunismo, un elemento in fondo positivo, ed è la fedeltà: nel rifiutare di verificare se nell’Ufficio tecnico siano state compiute delle irregolarità, il partito mostra una fedeltà totale e assoluta al suo capo, quel novello Napoleone che si sacrifica per noi e intanto salva se stesso e i suoi quattrini depenalizzando il falso in bilancio e modificando la legge sulle rogatorie internazionali. Questo signore, che in occasione dell’ultimo delirio di onnipotenza si è paragonato a Gesù e a Napoleone, ha governato a colpi di maggioranza, infischiandosene del confronto democratico con chi gli si oppone; il suo partito, anche a Modica, ha assunto lo stesso tracotante atteggiamento: elabora un documento “che rifiuta qualsiasi intervento di verifica” nonostante la conferenza dei capigruppo abbia deciso all’unanimità di verificare le eventuali inadempienze dell’ufficio tecnico. Per quanto riguarda l’UDC, il suo atteggiamento è ancora più deplorevole, visto che coi fatti smentisce quanto asserisce a parole. Si dichiara infatti favorevole alla Commissione e intanto i suoi consiglieri abbandonano l’aula per impedirne l’istituzione. Gli eredi della defunta Democrazia Cristiana non smentiscono le loro origini: sappiamo bene, infatti, che la coerenza non è mai stata nel loro DNA, e Dio sa quante volte, in passato, abbiamo dovuto subire le nauseanti prediche antifasciste di democristiani ch’erano stati convinti e autentici fascisti, quali furono, ad esempio, Piccoli, Preti, Fanfani e Moro, la cui tragica fine – che merita ovviamente il massimo rispetto –non può tuttavia oscurare le sue ambiguità e le sue responsabilità nel degrado morale e politico del nostro Paese. Tornando alla nostra città, ci sembra giusto ricordare che il nostro Comune sta affogando in un mare di debiti e che la città è sempre più soffocata da un traffico ogni giorno più caotico: stia sicuro il nostro Sindaco che alle prossime elezioni comunali i modicani gli chiederanno conto e ragione del perché lui e la sua giunta non abbiano mosso un dito per consentire loro di poter muoversi nella loro città senza rischiare ogni giorno una crisi di nervi e un avvelenamento da smog. La mancata istituzione della commissione, pertanto, rappresenta l’ennesima inadempienza, che rende ancor più preoccupante l’azione politica di questa Amministrazione, che ha procurato alla città dei danni incalcolabili, visto che ha generato nei nostri giovani il disgusto per la politica, inquinata dagli opportunisti e dai voltaggabana, dal carrierismo e dal nepotismo. Noi non chiediamo, ma pretendiamo che questa maggioranza istituisca al più presto la Commissione d’Inchiesta; fino a prova contraria viviamo in una Democrazia: la trasparenza non è un gentile omaggio che gentilmente ci viene offerto dall’alto, ma un nostro preciso e concreto diritto. L’ufficio tecnico è un nodo nevralgico nell’amministrazione di una città: pretendiamo di sapere se ha lavorato nel rispetto delle regole.