Dialogo: 20 Febbraio 2009
L’UNTO DEL SIGNORE
Modica: finalmente una politica
di altissimo livello
In questi ultimi giorni la politica modicana ha
vissuto il suo dramma: Tato Cavallino ha abbandonato il PDL e poi, nel giro di
quattro giorni, ha cambiato opinione e vi ha fatto ritorno.
Sono stati quattro giorni di interrogativi angoscianti per l’intera cittadinanza
che, in preda allo smarrimento e all’afflizione, si è chiesta, attonita, il
perché di tale gesto, e sono stati giorni di autentico tormento, con i nostri
concittadini preoccupati per il futuro della nostra città, ben sapendo che una
figura politica come quella di Cavallino è determinante per il futuro di Modica.
Ma, per fortuna, della vicenda si è fatto carico Nino Minardo, il quale, oltre
ad essere l’enfant prodige della politica modicana (la definizione è nostra e
dunque, essendovi affezionati, ci si perdoni se ne facciamo largo uso) in questo
caso ha dimostrato di essere anche un diplomatico di razza: a quanto pare, il
ritorno del figliol prodigo alla “casa madre” è merito suo, giacché è stato lui,
dall’alto della sua lunga militanza partitica e delle sue non comuni doti
politiche, a vigilare sull’incontro di Cavallino con il gruppo consiliare del
PDL, che si è concluso felicemente a
“tarallucci e vino”.
Dobbiamo confessare che, nell’apprendere certe notizie, di cui ora diremo, un
senso di compassione – da intendere nel suo senso etimologico, ovviamente – ha
fatto capolino nel nostro animo: abbiamo infatti saputo che uno dei migliori
politici modicani era costretto a subire imposizioni e mortificazioni sul posto
di lavoro – Cavallino è un dipendente dell’Istituto autonomo case popolari – dal
suo presidente Giovanni Cultrera, legato al Movimento per l’Autonomia e dunque a
colui che si crede “ il reuccio” della politica iblea; così è stato infatti
definito dal PDL Riccardo Minardo.
Alla compassione, poi, è subentrato un sentimento di serenità e, perché no,
anche di commozione, quando abbiamo appreso del suo ritorno nel PDL, ma
soprattutto che il trànsfuga vi faceva ritorno con l’assicurazione che il suo
partito lo avrebbe “protetto” dalle angherie subite dal Cultrera.
Diciamoci la verità: siamo un po’ tutti preoccupati per l’uso del termine
“protezione”: dobbiamo aspettarci quanto prima una guerra fratricida in
provincia?
Una guerra tra fratelli, certamente, e non soltanto perché nei due schieramenti
in campo vi sono due fratelli di sangue (Saro e Riccardo) ma perché, al di là
delle apparenze e delle sigle che cambiano, un legame forte e indissolubile lega
l’MPA e il PDL, ed è la comune matrice democristiana.
Avremo una nuova “notte dei lunghi coltelli ? “
Allora, il contrasto coinvolse Rohm ed Hitler, ma la notte che si profila in
terra iblea farà impallidire quella che insanguinò la Germania; qui, infatti,
sono il lotta due giganti della politica: lo zio Riccardo e il nipote Nino.
Noi non possiamo non sollecitare i nostri Lettori a formulare voti affinché la
resa dei conti sia scongiurata e che nessuno dei due contendenti sia messo da
parte: Modica attraversa la più grave crisi dal secondo dopoguerra e non può
permettersi di fare a meno dell’uno e dell’altro, alla luce della loro totale
dedizione alla città e delle loro altissime capacità politiche.
Non possiamo non condividere ciò che dice Nino Minardo e cioè che lo IACP è
diventato un mero strumento elettorale e non un istituto a beneficio della
gente. Non possiamo non apprezzare la sua coerenza: egli, infatti, può affermare
questo a testa alta, perché a Modica, invece, la Multiservizi e la Rete Servizi,
per anni legati al suo schieramento politico, non sono mai state carrozzoni
clientelari, ma sono state istituite al solo scopo di beneficare la gente.
Forte di questa certezza, il Minardo, giustamente, stigmatizza l’Istituto
diretto dal Cultrera.
Il fatto che quest’ultimo sia in quota MPA, e dunque amico dello zio, e che lo
stesso Minardo (Nino) abbia dichiarato che quello di Cultrera “è un incarico
politico sottratto a Forza Italia”, potrebbe far pensare che al Minardo nipote
non freghi nulla dello “strumento elettorale” e di “beneficare la gente”, ma che
tutto questo bailamme sia stato creato per togliere il posto ad un esponente del
movimento per l’Autonomia ed assegnarlo ad uno del PDL, possibilmente della sua
stessa corrente.
Sono le analisi dei soliti malpensanti. Chi, infatti, ha seguito, in questi
anni, la travolgente ascesi politica del Minardo, sa bene che un progetto del
genere gli è estraneo, perché l’unico motivo per cui ha deciso di fare politica
– visto che quello economico è ovviamente da escludere - è stato quello, assai
lodevole, di servire la sua gente.
Per quanto riguarda Cavallino, bisogna apprezzare anche lui. Ogni volta che ha
cambiato casacca non lo ha fatto – come ritengono i soliti maligni – per trarne
un qualche vantaggio, ma perché convinto che il suo girovagare per l’emiciclo
dell’aula consiliare prima o poi lo condurrà ad occupare lo scranno giusto, che
gli consenta finalmente di consacrare la sua vita al benessere dei suoi
concittadini.
Adesso i soliti malpensanti penseranno che quanto è avvenuto sia stata solo una
messinscena; la fuga e il rientro farebbero parte di un piano elaborato con
cura: alzare il prezzo della sua permanenza nel PDL. Non è così. Il fatto è che
Cavallino si sentiva insicuro e perseguitato da Cultrera e aveva bisogno di
ritrovare un partito che avesse il calore umano del focolare domestico:
avendo ritrovato tutto ciò vi ha fatto rientro. Tutto qui!
D’altronde, lui è un istintivo, lo ha recentemente dichiarato: “ io faccio
politica con lo stomaco e questo nel PDL non lo si poteva fare”. Certo, è
naturale chiedersi come sia possibile che adesso, a distanza di quattro giorni,
lo si possa invece fare.
Ma anche per questo c’è una spiegazione: se lui può cambiare opinione nell’arco
di così poco tempo perché il suo partito non potrebbe fare altrettanto? I
miracoli sono sempre possibili, soprattutto quando si tratta di un partito che
ha alla sua guida “ l’unto del Signore”.
La Pagina: 28 Febbraio 2009
A Modica siamo giunti davvero alla frutta
DOVREBBERO TACERE E INVECE PARLANO
In questi anni non abbiamo mai fatto mancare le
nostre critiche ai politici modicani, non certo per il gusto di biasimare,
sempre e comunque, le scelte e le azioni di cui si sono resi protagonisti, ma
per una motivazione etica che è stata ed è quella di ridestare le coscienze
assopite dei nostri concittadini. Non ci siamo riusciti, né noi, né altri che,
come noi, da anni conducono la medesima battaglia: ne prendiamo atto, con
rammarico!
Abbiamo cercato di dimostrare ai modicani che sono amministrati da persone la
cui mediocrità politica è devastante, che affossano quotidianamente la
democrazia e la meritocrazia ricorrendo alla deplorevole pratica del nepotismo e
del peggiore clientelismo, che hanno cambiato e continuano a mutare casacca,
segno della loro incapacità di vivere nell’autenticità ideale, sempre pronti,
quando cambia il vento, ad issare nuove bandiere.
Ne abbiamo messo in evidenza l’arroganza, l’incompetenza e la facciatosta, ma
non è servito a nulla: ad ogni competizione elettorale, le solite facce, dai
manifesti che deturpano la città, ci guardano ammiccanti e sorridenti – mentre
sotto di loro appaiono le solite frasi melense – con cui ci promettono mari e
monti e soprattutto di essere pronti al “sacrificio”. Per il bene di Modica,
naturalmente! Il sacrificio, ovviamente, è proporzionale alla poltrona che si
andrà ad occupare: il più pesante da sopportare è quello che conduce a Roma o a
Palermo, perché in questo caso “immolarsi” per la propria città significa
affrontare indicibili sofferenze che derivano dal mettersi in tasca,
mensilmente, migliaia e migliaia di euro.
Riteniamo che adesso la misura sia veramente colma!
Non crediamo che la città possa ancora sopportare, ad esempio, i Minardo: zio e
nipote. Quest’ultimo, proiettato di colpo ai vertici della politica, si permette
anche di criticare l’Istituto autonomo case popolari di Ragusa perché, a suo
parere, è diventato “un mero strumento elettorale”; lui che appartiene ad una
coalizione che a Modica di carrozzoni clientelari ne ha tenuto in vita più
d’uno. Questo signore, che non ha mai spiegato ai suoi concittadini per quale
motivo, da perfetto sconosciuto, abbia potuto presiedere l’Azienda turismo di
Ragusa, il Consorzio autostradale siciliano e infine la Fondazione Federico II
di Palermo; che non ha mai spiegato ai modicani come ha fatto, da perfetto
sconosciuto, ad essere stato inserito, alle ultime politiche, in posizione
“blindata” nella lista del PDL, che gli assicurasse la certezza di essere
eletto; questo signore, finché non dirà ai suoi concittadini come abbia fatto ad
ottenere tutto questo, dovrebbe avere il buon gusto di tacere. E invece
pontifica, dall’alto della sua inesperienza politica. Critica a destra e a manca
e si atteggia a politico di lungo corso: lui che, per la sua giovane età, non ha
conosciuto la politica “alta”, per la quale, in questa nostra Italia, i giovani
erano disposti anche a rimetterci la vita, e l’elenco di coloro che ce la
rimisero purtroppo è assai lungo. Lui, che ha conosciuto solo la politica degli
slogan e dei sorrisi ebeti di Berlusconi, la politica delle giacche, delle
cravatte e dei luoghi comuni, la politica senza slanci ideali e senza valori,
dovrebbe tacere. E invece parla!
Lo zio, che non ha mai brillato in simpatia, adesso è diventato davvero
insopportabile. Disquisendo sul dissesto finanziario del Comune – anche se non è
stato ufficialmente dichiarato sappiamo tutti che c’è – si è permesso di dire
che la vecchia amministrazione ha lasciato “Gerusalemme distrutta”
C’è da restarne sbalorditi!
Il deputato Riccardo Minardo è stato, in quell’ amministrazione, vicesindaco per
tre anni, Enzo Scarso, attuale vicesindaco e politicamente uomo di Minardo, è
stato per sei anni presidente del consiglio comunale, Paolo Garofalo, che
presiede l’attuale Consiglio, e anche lui esponente dell’MPA, è stato assessore
nella giunta Torchi e così un altro autonomista, quel Cerruto che è stato
assessore con Torchi e adesso lo è con Buscema.
Ebbene, anziché recitare il “mea culpa”, l’MPA replica in tal modo alle critiche
ricevute: “ Nessuno ha mai negato la presenza in seno all’amministrazione
Torchi. Anzi, chi c’era ha scelto di non esserci più per non legittimare scelte
politiche che hanno logorato le istituzioni”. Peccato che questi signori,
diventati nel frattempo autonomisti, abbiano dimenticato di spiegarci per quale
motivo ci hanno messo sei anni per accorgersene! Tale dichiarazione è l’ennesima
conferma di quella mediocrità politica di cui parlavamo: pensavano, con quanto
detto, di tirarsi fuori dall’imbarazzo e invece non hanno fatto altro che
aggravare la loro posizione, che rimane paradossale e frutto di deprecabili
scelte opportunistiche.
Per quanto riguarda Riccardo Minardo egli è senz’altro tra i maggiori
responsabili del disastro e si erge a giudice degli altri. Lui, che con la
religione – sebbene a modo suo – ha una certa familiarità, considerato che
invoca spesso la Madonna e Padre Pio, non sa che è un grave peccato guardare la
pagliuzza nell’occhio del fratello mentre una trave è presente nel suo!
Ancor più del nipote, dovrebbe star zitto. E invece parla! Parla anche Peppe
Dago e dichiara che a lui non interressa discutere di poltrone o incarichi; e
difatti lui, con la sciagurata decisione di far eleggere Torchi sindaco, come
tutti sanno, non c’entra nulla!
Lui, che porta la responsabilità di aver amministrato Modica per sei anni,
insieme, e certamente più del suo ex pupillo, ed è dunque primo responsabile
del dissesto finanziario e del degrado politico della città, non tace, ma anche
lui parla, anche lui pontifica. Per il bene della città, si capisce!
E parla anche Torchi, colui che ha iniziato, politicamente, la devastazione
della città, con la sua politica dell’immagine e dell’apparire, dei riflettori e
delle interviste. Lui che svuotava le casse comunali per organizzare giostre,
sagre e fiere d’ogni tipo per mere finalità elettoralistiche, mentre il comune
non aveva già una lira.
E’ stato durante la sua amministrazione che ha avuto inizio il calvario dei
dipendenti comunali con spaventosi ritardi nei pagamenti degli stipendi; quello
dei fornitori dell’Ente che non vedevano saldati i loro crediti, quello degli
operatori ecologici, e la lista potrebbe naturalmente continuare.
Invece di stringere la cinghia, l’allargava per organizzare sciocchezze. Ce lo
ricordiamo raggiante per l’Eurochocolate o perché Modica balzava agli onori
della cronaca nazionale per il cioccolato, e intanto la città precipitava sempre
più nel baratro.
Ricordiamo le sue dichiarazioni di sconfinato amore per la città, salvo poi
abbandonarla, per tentare fortuna a Palermo, nella più assoluta precarietà che
lui stesso aveva creato, facendo vivere Modica, per ben sei anni, in un clima di
perenne campagna elettorale.
Un capitano che per primo abbandona la nave, quando questa sta per affondare,
dovrebbe chiudersi nel silenzio, per il resto dei suoi giorni. E invece parla.
Persino lui!
Parla Minardo zio e pontifica Minardo nipote; pontifica Drago e parla Torchi:
parlano gli artefici del disastro, e intanto Modica, come una nave alla deriva,
affonda, sotto la guida di un nocchiero che, forse, non ha ancora capito con
quanta cura è stata pensata e preparata la trappola in cui è finito.