Le dimissioni di Paolo Garofalo da
Presidente del Consiglio Comunale di Modica
LA CIVICE ASSISE, I CANI E I MICROCHIP
Le dimissioni di Paolo Garofalo da presidente del
Consiglio comunale di Modica, a seguito degli attacchi subiti dal consigliere
Nino Gerratana, sono l’ennesima conferma che sono nel giusto coloro che da anni
denunciano il livello assai mediocre che la politica ha raggiunto nella nostra
città. Per quanto riguarda Gerratana, riteniamo che, con i suoi attacchi al
presidente del civico consesso – “Purtroppo va ammesso che è incapace di
svolgere il ruolo di presidente. L’unico ruolo in cui riesce ad eccellere
è quello di microchippare (sic!) i cani “ - abbia veramente
oltrepassato i limiti della normale dialettica democratica, che a volte può
anche essere aspra, ma non deve mai sfociare nell’offesa, per il rispetto che è
dovuto ad ogni persona, ed ancor più quando l’altro ricopre una carica
istituzionale.
Gerratana, tuttavia, non è che la punta di un iceberg che da anni ondeggia
sull’oceano della politica modicana, e sul quale, prima o poi, finirà per
schiantarsi la nave sulla quale viaggiano i cittadini di questa martoriata
città. Gerratana, infatti, come la maggior parte dei suoi colleghi, ha il torto
di trovarsi nel posto sbagliato, ma la sua colpa è, per così dire, “veniale”,
perché tutti, anche coloro che talvolta hanno cadute di stile o che non sono
particolarmente attrezzati sul piano culturale, aspirano ad emergere e
guadagnare prestigio. Il peccato “mortale”, invece, è commesso dai nostri
concittadini che, da tempo, mostrano di non possedere una coscienza politica, e
quindi “spediscono” nel civico consesso personaggi che umanamente potranno anche
essere persone irreprensibili, ma che sono inadatti sul piano politico e
fragili su quello culturale.
Gli intrighi, i compromessi, i cambi di casacca sono lo specchio di una classe
politica che non ha i requisiti per governare e rappresentare una città come
Modica, che, per ovvi motivi, meriterebbe una classe dirigente ben diversa, ed è
invece costantemente offesa da politici avvisati, indagati, condannati e da
consiglieri che non trovano di meglio che parlare di cani e microchip, in
un’aula che dovrebbe assistere a discorsi di ben altra levatura politica e
intellettuale.
Se il modo deplorevole in cui tanti presunti politici nostrani intendono la
politica ci preoccupa, la loro impudenza ci irrita. Si pensi ai frequenti
interventi sulla questione morale da parte del consigliere Paolo Nigro, il quale
sarà anche una persona dal comportamento ineccepibile, ma, come già ho avuto
modo di far notare, appartiene ad un partito che, quanto meno in Sicilia, quando
si affronta tale questione, farebbe bene a nascondersi o alle dichiarazioni di
Giorgio Aprile – il più assenteista fra i consiglieri comunali di Modica - che
più d’una volta si è permesso di criticare l’attuale situazione del traffico
nella nostra città, cercando di far dimenticare che è proprio con lui che il
traffico, a Modica, è diventato caotico ed infernale, e che da assessore alla
viabilità dimostrò una gigantesca incapacità amministrativa.
Il consigliere Gerratana, e come lui tanti suoi colleghi dell’opposizione, si
ostinano a parlare di regolamenti e procedure, per cui ci sembra condivisibile,
ma solo in parte, come vedremo, l’analisi di Vito D’Antona – capogruppo
consiliare di Sinistra Democratica – quando sostiene che questa spasmodica
attenzione sugli aspetti formali e non contenutistici dell’attività consiliare,
oltre a far perdere tempo prezioso al Consiglio, è stata in verità lo strumento
per colpirne il presidente.Si può infatti stigmatizzare il fatto che
l’attenzione ai criteri e ai regolamenti abbia assunto, da parte
dell’opposizione, dei livelli esasperati, ma non può, tuttavia, essere taciuto
il fatto che Garofalo, nell’espletare il suo ruolo di presidente della civica
assise, abbia mostrato delle carenze non indifferenti. Il fatto che, oltre agli
esponenti dell’opposizione, egli sia stato criticato anche dal segretario
generale, non ci sembra un dato da sottovalutare. Garofalo, infatti, nella
seduta consiliare in cui ha subito la pesante critica di Gerratana, ha
consentito la discussione su due atti che in quella occasione non dovevano
essere affrontati. Il primo, ossia la mancata attivazione dell’acquedotto in
contrada Zappulla, non era un ordine del giorno, non era una mozione e nemmeno
un’interrogazione; per quanto riguarda il secondo, la proposta di modifica al
regolamento Tarsu, non poteva essere affrontato giacché, al riguardo, nulla era
stato depositato presso l’ufficio di segreteria della Presidenza, con
l’aggravante che il relativo incartamento è stato consegnato a Garofalo dal capo
gruppo del PDL durante la seduta del consiglio: non c’è dubbio che un simile
modo di procedere si presta a numerose e differenti critiche. Le osservazioni di
Gerratana, dunque, possono essere biasimate nel metodo, un po’ meno nel merito!
Nel momento in cui inviamo il pezzo al giornale non sappiamo come questa vicenda
andrà a finire; è probabile che quando i Lettori lo leggeranno il consiglio avrà
di nuovo un presidente, ma, indipendentemente dall’esito, qualche considerazione
riteniamo sia possibile farla.
Per quanto riguarda Garofalo, comprendiamo naturalmente il suo risentimento per
gli attacchi subiti, ma le motivazioni da lui addotte per giustificare
l’abbandono della carica istituzionale che ricopriva ci convincono poco: la
presenza, per quanto “inquietante”, come lui la definisce, del consigliere
Gerratana, non può “ far venir meno le condizioni di serenità e soprattutto
di democrazia all’interno del consiglio comunale”.
Le dimissioni del presidente Garofalo hanno rivelato, a nostro parere, due
atteggiamenti riprovevoli. Il primo è legato al fatto che non è riuscito a
tollerare le critiche ricevute: quando queste sono particolarmente pesanti si
può ricorrere nelle opportune sedi, ma non sono un valido motivo per abbandonare
una carica istituzionale e poi fanno nascere il sospetto che, in quanto
presidente, Garofalo si ritenga “intoccabile”. Il secondo è assai più spiacevole
del primo: il presidente di un civico consesso non può infastidirsi quando ad
essere attaccato è lui e rimanere quasi impassibile quando lo è invece un
consigliere: ricordiamo ancora tutti quanto accaduto in consiglio comunale lo
scorso 21 maggio, quando Drago, Pitino, Cavallino ed altri “aggredirono” ed
insultarono il consigliere Nino Cerruto, al quale Garofalo negò persino la
possibilità di riprendere la parola e quindi gli proibì, di fatto, la
possibilità di replicare.
Garofalo ha dichiarato che le sue dimissioni sono irrevocabili: ci aspettiamo
che mantenga fede a quanto annunciato; caso contrario confermerebbe quanto detto
da Gerratana, ovvero che lo ha fatto
“ per farsi riproporre candidato alla carica e farsi rieleggere per
poter dire di essere il presidente di tutto il consiglio”. In questo caso,
da questa vicenda, ne uscirà bene la coalizione di maggioranza, ma molto male
Garofalo. Se quest’ultimo, invece, non sarà riletto, sarà legittimo pensare che
il “caso Gerratana” sia stato utilizzato per dare la presidenza a qualcun altro,
secondo la logica perversa che prima o poi tutti devono gustare l’ebbrezza di
sedere sulle poltrone che contano. In questo caso, da questa vicenda, ne uscirà
male Garofalo, e malissimo la coalizione cui appartiene.
Ancora una volta, comunque, dobbiamo registrare l’avvilente degrado nel modo
d’intendere la politica, quel degrado che non ci stancheremo mai di denunciare.
Abbiamo appena appreso, infatti, dagli organi d’informazione, che Garofalo è
disposto ad accettare un’ eventuale ricandidatura: le dimissioni, come si vede,
nell’arco di dieci giorni, sono diventate revocabili. Ogni commento, a questo
punto, ci sembra davvero superfluo!
Ciò che in definitiva emerge da questa vicenda, al di là delle dimissioni di
Garofalo, è l’ipocrisia che a nostro parere caratterizza l’attuale maggioranza.
Se quella precedente viveva di apparenza e di retorica, quella attuale sventola,
in modo costante e fastidioso, la bandiera del buonismo – che ovviamente è cosa
ben diversa della bontà – e quella di una presunta omogeneità e coesione, che
invece non c’è, all’interno della coalizione: basti pensare che, in occasione
del già citato episodio di Cerruto, l’MPA si guardò bene dall’emettere un
comunicato di ferma condanna nei confronti dei suoi “aggressori”. Le lacerazioni
tra l’MPA e il resto della maggioranza – ampiamente previste – sono già emerse,
tra l’altro, in occasione delle critiche di Minardo a Buscema ed è fisiologico
che emergeranno ancora. Quel che inoltre ci irrita è che l’attuale coalizione al
governo non perde occasione per sottolineare la sua differenza dalla precedente,
alla quale si ritiene alternativa.
Peccato che le parole siano smentite dai fatti!
Le accuse infamanti ( che non significano ovviamente colpevolezza) continuano,
si pensi alle ultime vicende giudiziarie riguardanti Riccardo Minardo (e che
adesso non ci si venga a parlare di differenze e non si cerchi di fare dei
distinguo: se si è alleati, lo si rimane nella buona e nella cattiva sorte!); il
carosello delle poltrone assessoriali non si è fermato, la cementificazione
della città non si è arrestata, la situazione disastrosa delle strade è
addirittura peggiorata, e, per finire, abbiamo assistito ancora una volta allo
spettacolo demenziale della Notte Bianca.
Che Iddio ci aiuti!