PER INTERPOSTA PERSONA
Scriviamo queste note con amarezza e con una dose di
pessimismo che ha ampiamente superato il suo consueto livello: la verità è che
dobbiamo ancora elaborare il lutto, per la definitiva scomparsa di quel tenue
filo di speranza che ci aveva permesso di sognare una Modica libera e
autenticamente democratica, una Modica in cui il non voto – che, date le
circostanze, sarebbe stato l’unico voto d’opinione – potesse trionfare su
quello legato ai favori, al qualunquismo e alle clientele. Riteniamo che il
risultato elettorale nella nostra città non debba essere archiviato troppo in
fretta e con gran disinvoltura. Non si tratta di analizzare i motivi della
batosta elettorale del centro sinistra: lasciamo volentieri questo compito a
coloro che militano in quella coalizione, che, comunque, a nostro parere, non è
certo migliore di quella che ha vinto. Il vero problema è un altro, ma la città
non ha alcuna intenzione di porselo. Distratti dal rumore delle chiacchiere
inutili, smarriti nel traffico diabolico di una città sempre più accerchiata
dal cemento e intossicata dallo smog, perduti negli anonimi spazi dei grandi magazzini, i
modicani sembrano aver perso la sana abitudine di pensare e riflettere. Torchi
e i suoi alleati hanno stravinto e nessuno si chiede il motivo di un successo
così eclatante. Il livello minimo raggiunto nell’analisi politica è
riscontrabile nelle risposte dei suoi sostenitori, per i quali la vittoria di
Torchi è riconducibile alla constatazione che ha fatto molte cose per la città.
Certo, il Sindaco ha saputo vendere come pochi la propria immagine, è stato
abile nel presentare come evento di portata storica persino l’inaugurazione di
una rotonda, ma ciò non può spiegare l’adesione massiccia al suo progetto
generale di sviluppo, che finora, per la città, è stato un autentico disastro.
L’amministrazione appena riconfermata ha sancito l’affermazione di princìpi e
modelli di comportamento politico sicuramente diseducativi per i giovani che
guardano alla politica e al mondo degli adulti. Abbiamo un primo cittadino che
è stato prigioniero dell’immagine e di una deleteria sudditanza politica verso
i partiti che lo hanno sostenuto: come spiegare altrimenti l’inqualificabile
giostra delle deleghe assessoriali? Non appena rieletto, è stato nuovamente
succube degli appetiti famelici della sua coalizione, che ha offerto lo
squallido spettacolo della spartizione della torta. Naturalmente, il nostro
Sindaco, non potendo inimicarsi gli alleati, considerato che mira a Palazzo dei
Normanni, è stato costretto ad usare il bilancino per accontentare tutti e non
scontentare alcuno. E Modica, anziché avere una giunta composta da persone
libere, capaci e competenti nei singoli settori dell’amministrazione, sarà, per
altri cinque anni, governata da uomini che non guardano agli interessi della
città, ma a quelli del partito che ha loro garantito la poltrona, e che presto
dovranno dare il cambio ad altri che scalpitano per potercisi accomodare. Tutto
questo, ovviamente, per il bene della città e per costruire il famoso futuro da
raccontare! Siamo rappresentati, a Roma, da un parlamentare che è il mèntore
del Sindaco, e dunque portatore del suo stesso modo d’intendere la politica; un
novello Socrate, considerato che il signor Buscema, su “I Modicani” dello
scorso 24 Maggio, definisce Torchi un suo discepolo. L’estensore dell’articolo
dimentica, o non sa, che non può esservi discepolo senza maestro. Il nostro
parlamentare sarà anche un abile politico, ma, considerato che a suo tempo ha
già traghettato dalla sinistra alla destra, rivelando pertanto di non possedere
la virtù della coerenza politica e il pregio di restare fedele ad un’idea,
potrà essere tutto, ma non certo un maestro.
L’altro parlamentare della coalizione è stato protagonista, alla vigilia
delle elezioni, di un gravissimo atto di tracotanza politica – il depennamento
di cinque candidati dalla lista del suo partito – e, non contento di occupare
una poltrona a Roma, ha deciso, per il bene della città, naturalmente, di
occuparne una anche a Ragusa. Il nipote, alla sua prima candidatura, raccoglie
dodicimila voti, ottiene poi la presidenza del Consorzio autostradale siciliano
e, come d’incanto, nell’arco di un paio d’anni, guadagna la qualifica di indiscusso
leader di Forza Italia nella nostra provincia. Alla faccia dell’esperienza e
della meritocrazia! Abbiamo poi avuto
alcuni assessori che hanno mostrato un’allarmante incapacità amministrativa,
primo fra tutti quello alla viabilità, che è rimasto al suo posto per cinque
anni pur non avendo fatto niente: come premio per la sua manifesta inefficienza
è stato ovviamente riconfermato. Decretando la vittoria del centro destra,
Modica ha dunque premiato l’apparenza, la sudditanza, l’incoerenza,
l’arroganza, il nepotismo e l’inefficienza. Naturalmente, ci siamo soffermati
sul centro destra, essendo questa la coalizione che ha governato la città negli
ultimi cinque anni, e pertanto è ovvio che, avendo avuto maggiore visibilità
dell’altra, sia stata maggiormente esposta alle critiche. Ciò, però, non può
far passare sotto silenzio che c’è un’altra Modica, quella che non ha vinto, ma
che ha votato per una coalizione che annovera, fra i suoi esponenti, personaggi
cui dobbiamo lo scempio del nostro centro storico, anni di inadempienze e
inefficienze, che portano anch’essi – come quelli del centro destra – la
gravissima responsabilità di non aver dotato la città di un piano regolatore
che si aspetta ormai da mezzo secolo; una coalizione nella quale militano incalliti voltagabbana,
autentici professionisti dell’incoerenza. Il problema, come i lettori hanno
sicuramente capito, non è se sia migliore il centro destra o il centro
sinistra, ma il degrado della politica italiana, qualunque sia il suo livello –
nazionale, regionale o locale – e la sua colorazione ideologica. La coalizione
che ha vinto – e non sarebbe stato diverso se a vincere fosse stata l’altra –
non è che la proiezione di ciò che i modicani vogliono essere. Il degrado della
politica è lo specchio della nostra società malata. Siamo noi che, da tempo,
abbiamo rinunciato all’essere nel nome dell’avere, che non sappiamo più
ascoltare l’altro perché infatuati di noi stessi, che non siamo più in grado di
condividere i timori e le ansie di chi ci sta accanto. Siamo noi che abbiamo
dimenticato la solidarietà, credendo di poterci realizzare attraverso
l’individualismo della competizione, che abbiamo messo da parte il valore
intramontabile della coerenza, perdendo la dignità ogni qualvolta siamo stati
disposti a cambiare opinione pur di ottenere un qualche vantaggio. Noi,
inebriati di potere, e che pratichiamo l’arte più ignobile che esista, quella
di essere forti coi deboli e deboli coi forti. Siamo noi che possediamo una
maschera per ogni circostanza, che programmiamo e pianifichiamo persino
l’amicizia, che organizziamo beneficenze fregandocene dei poveri, mossi
dall’unico scopo di ottenere qualche minuto di stupida notorietà. Noi, disposti
a dare la mano a qualcuno, ma a condizione di poter poi passare alla cassa, a riscuotere
il premio. Anziché vergognarci di ciò che siamo diventati, viviamo invece
nell’autocompiacimento. Il responso delle urne era incerto, ma ciò che noi
abbiamo fatto nel segreto della cabina elettorale era sicuro e già scritto: ci
siamo dati la preferenza, abbiamo deciso, ancora una volta, di votare per noi,
di collocare al potere noi stessi e ciò che siamo: sebbene, per interposta
persona!
Giuseppe Ascenzo
I
CAVERNICOLI DEL XXI SECOLO
Sullo scorso numero de
Giuseppe Ascenzo