IL SOGNO INFRANTO
Abbiamo coltivato il sogno di una Modica finalmente libera
dall’insopportabile rampantismo in stile berlusconiano, che in questi ultimi
cinque anni ha “regalato” alla nostra città un consiglio comunale popolato da
troppi personaggi intellettualmente mediocri e politicamente incapaci, che
hanno fatto dell’aula consiliare il sito miserevole delle banderuole; il sogno
di una città affrancata dalla purulenta piaga del clientelismo e che si
riappropria finalmente della sua dignità, calpestata e violata, da coloro che
ritengono merce la persona umana, da poter comprare al mercato degli inganni e
delle false promesse. Abbiamo inseguito il sogno di una Modica che desse un
calcio alla vergognosa pratica del nepotismo, che regala la ribalta agli
illustri sconosciuti e che è la negazione della democrazia, della logica e del
vivere civile: la parentela, infatti, si fa criterio per assegnare i meriti, le
qualità politiche e intellettuali e naturalmente le poltrone; una città libera
da potentati economici e consorterie politiche che ne condizionano il corretto
sviluppo, la vita sociale e persino la cultura. Una città che si ribella alla
devastazione urbanistica che ha subito, al traffico infernale in cui è
costretta vivere per l’inerzia e i calcoli politici di una classe dirigente
troppo impegnata a programmare promozioni e carriere per prendere sul serio i
problemi veri e quotidiani della gente. Abbiamo coltivato il sogno di una città
senza sagre paesane e notti bianche, che non deve più subire lo squallido
sciamare di turisti distratti e frettolosi, con le pance piene e le teste
vuote; una città restituita alla sua secolare eleganza che, pur nella
inevitabile dimensione della modernità, si riappropria delle silenziose
atmosfere che le appartengono e che nessuno ha il diritto di annientare col
chiasso di un triviale clima festaiolo, che ha fatto dei modicani un popolo di
marionette, che danzano, su un palcoscenico triste e polveroso, senza più nemmeno
il pudore di nascondere i fili che le muovono. Il sogno di una città non più
soffocata dal proliferare di negozi, banche e centri commerciali, che hanno
fatto scorrere sulle sue antiche strade fiumi di denaro, attirando, come il
miele le api, gli appetiti delinquenziali della malavita: e ciò che prima era
un’oasi di pace e tranquillità, è divenuta un arido deserto dove crescono i
semi del degrado civile e morale. Abbiamo sognato una Modica non più al
servizio del mercato e dello shopping, e riconsegnata, dopo cinque anni di
devastante frenesia, alla sana e produttiva attività degli artigiani e degli
allevatori; una Modica libera da una follia durata cinque anni: quella di poter
essere ciò che mai potrà essere. Una cittadina di provincia non può, per soddisfare
gli interessi elettoralistici di pochi, assumere le connotazioni di una
metropoli, se non pagando un caro prezzo, quello di perdere il suo equilibrio
socio-economico e la sua identità. Abbiamo immaginato una Modica affrancata
dall’individualismo e dalla mentalità egoistica della concorrenza e della
competizione e che sa invece incamminarsi lungo le strade luminose della
condivisione e della solidarietà. Abbiamo coltivato il sogno di una città che
non deve più correre il rischio di poter subire inqualificabili attentati alla
salubrità dell’ambiente e alla bellezza
dei suoi paesaggi, per la manifesta negligenza di chi l’ha amministrata in
questi cinque anni, che hanno visto il trionfo della demagogia e la latitanza
del lavoro serio, concreto, svolto per il bene della città e non per
pavoneggiarsi davanti a telecamere e taccuini. Abbiamo sognato una Modica in
cui non avremmo più assistito al ridicolo e deplorevole valzer degli assessori:
nominati, lodati e licenziati, in una girandola di poltrone che non ha mai
consentito, a coloro che si sono alternati in questo eterno carosello, di poter
operare in piena tranquillità, essendo stati presi, ovviamente, dalla
preoccupazione di salvare la poltrona, fin dall’inizio traballante, sulla quale
si erano accomodati. Abbiamo nutrito la speranza di avere un Sindaco che
preferisse l’essere all’apparire: quello appena riconfermato è stato il sindaco
dell’immagine, dell’apparenza e dell’ottimismo a buon mercato, che in quanto
tale è inutile e insignificante. Il nostro sogno è svanito e con esso la
speranza che la nostra città possa risorgere dalle sue macerie. Abbiamo sperato di vivere in una città senza
cafoncelli vestiti a festa, con orrende e sgargianti cravatte e con l’immancabile
cellulare, che, accompagnandosi al potente di turno, coltivano l’illusione di
essere buoni a qualcosa; abbiamo sperato di liberarci di questa nube tossica
che da cinque anni avvelena la città coi fumi del servilismo, dell’incoerenza e
della superficialità. Noi apprezziamo, di Antonello Buscema, le doti
dell’onestà, della serietà e della correttezza morale, che un po’ tutti gli
riconoscono, ma non essendo, la coalizione di centro sinistra che lo ha
sostenuto, migliore di quella uscente e appena riconfermata, abbiamo il fondato
sospetto che, se avesse vinto, le sue qualità umane sarebbero rimaste nel mondo
delle buone intenzioni, soffocate da una coalizione che non ha saputo fare
l’opposizione, che troppo volte è sembrata compiacente con le decisioni della
maggioranza e che annovera nelle sue fila personaggi politici che soltanto una
buona dose di sfacciataggine permette di presentare all’opinione pubblica come
mezzo di rinnovamento politico e come strumento di una valida e credibile
alternativa. La sconfitta del centro sinistra non è dunque un dramma, ma la
vittoria plebiscitaria di Torchi e della coalizione che lo ha sostenuto è senza
dubbio una tragedia. Questa testimonia, infatti, che il popolo modicano non
anela al proprio riscatto morale e civile, è lieto di sguazzare nella pantano
del clientelismo, è felice di vivere nella mediocrità, e, come un cane alla
mensa del padrone, s’accontenta di raccogliere le briciole che questi, di tanto
in tanto, lascia cadere per tenerlo a cuccia. In questi cinque anni abbiamo
toccato il fondo della palude, quella della mediocrità politica e della
decadenza civile: nei prossimi che ci aspettano, la sua acqua melmosa ci
sommergerà tutti!
Giuseppe Ascenzo
I
SEGNI DELLA SCONFITTA
In questi anni, come i nostri lettori sanno, non abbiamo
risparmiato critiche all’Amministrazione di centro destra che ha governato
Modica. Abbiamo sempre cercato, per il bene della città, di denunciare i limiti
culturali dell’attuale maggioranza: essa riflette, d’altronde, la crisi che
tale coalizione vive a livello nazionale. Una crisi di credibilità. Quale
attendibilità può avere, infatti, un partito-azienda come Forza Italia, che non
è nato certo per un’esigenza propositiva, ma soltanto per impedire – anche se
ciò è certamente legittimo – che l’allora PCI potesse avere il controllo del
Paese, essendo divenuto il primo partito d’Italia, dopo che la magistratura
aveva letteralmente spazzato via la
DC e il PSI, per la storia, ormai ben nota, dei finanziamenti
illeciti, ma risparmiato il PCI, che intanto incassava tranquillamente quelli
provenienti dall’ex Unione Sovietica. Un partito, Forza Italia, senza valori e
ideali, un gigante di cartapesta al servizio del mercato e di uno sfrenato
liberismo, che riempie il portafogli di banchieri, finanzieri e grandi
imprenditori e impoverisce sempre più le fasce più deboli della popolazione.
Quale credibilità può avere Alleanza Nazionale, sorta dalle ceneri di un
partito che invece trovava negli ideali la sua stessa ragion d’essere, che
sosteneva il patriottismo, la socializzazione e l’anticapitalismo; un partito,
Alleanza Nazionale, che ha svenduto un patrimonio di idee per il classico
piatto di lenticchie, compiendo una degradante giravolta di 360 gradi, e
ritrovandosi, così, sostenitore del liberismo, del federalismo e ammiratore
della più iniqua democrazia dell’Occidente. Ci riferiamo, ovviamente, a quel
modello americano che una stampa servile non cessa di esaltare, dimenticando
che quel modello, quando cresce e avanza, lascia per strada le vittime del suo
individualismo e del suo esasperato egoismo, che sono le minoranze etniche
ancora umiliate e bistrattate e i poveri, che non potendo permettersi le
salatissime assicurazioni sanitarie – lodevole esempio di alta democrazia!
–sono costretti troppo spesso a rimetterci la pelle, nell’indifferenza del
“civilissimo” popolo americano. Quale attendibilità può avere la
Lega Nord, un partito folcloristico – si
pensi alle grandi adunate sui prati della “Padania” a sorseggiare le acque
“benedette” del Po – e che nasconde il progetto più egoistico e volgare che mai
sia stato concepito nel nostro Paese: che la “Padania” si tenga i suoi
quattrini e gli altri anneghino pure nelle loro difficoltà! La Lega rappresenta gli
interessi della peggiore borghesia italiana, per la quale gli affari sono il
fine della vita e il profitto ciò che le da senso. Una Weltanshauung che non
può che provocare un senso di disgusto in chi crede nella sacralità della vita
e in chi ritiene che il pensiero, e non i quattrini, possa elevarci al di sopra
delle bestie. Che credibilità può avere l’UDC, erede di quella Democrazia
Cristiana che certamente molto ha fatto per lo sviluppo dell’Italia, che doveva
risorgere dalle macerie del secondo conflitto mondiale. Ma il prezzo che la DC ha fatto pagare agli
italiani per realizzare tale sviluppo è stato altissimo: dalle contiguità,
talvolta addirittura complicità, con la malavita organizzata al becero
clientelismo disinvoltamente praticato dalla stragrande maggioranza dei suoi
esponenti; dal trasformismo ideologico e politico ai turpi compromessi con chi
era portatore di una visione della vita, atea e materialistica, assolutamente
antitetica alla sua. Un partito che osava definirsi cristiano e che era pronto,
tuttavia, a scendere a patti col diavolo, pur di conquistare prebende e
poltrone. Gli eredi di costoro hanno l’ardire di presentarsi agli italiani come
coloro in grado di rinnovare la politica nazionale! A Sinistra non si sta
peggio, ma certamente non si sta meglio! Basta pensare al Presidente del
Consiglio, quel Prodi che fin dagli anni novanta fu presentato all’opinione
pubblica –troppo spesso distratta, dunque meglio approfittarne – come l’uomo
nuovo della politica italiana: lui, uomo di De Mita e democristiano doc,
artefice dello sfacelo dell’IRI. Il centro sinistra, oggi, è un mondo di
voltagabbana, tale da far concorrenza a Fini, che di questa categoria è
l’indiscusso leader. Basta pensare a Rutelli, laico, verde, ambientalista e
radicale, diventato assiduo frequentatore di sagrestie, sostenitore
irriducibile del verbo episcopale, insomma un uomo buono per tutte le stagioni.
Una sinistra, quella italiana, che ha cambiato troppe volte nome, ma che
mantiene intatta nel suo DNA l’esecrabile strategia della demonizzazione
dell’avversario politico: si pensi alle modalità adottate per liberarsi
dell’odiato Berlusconi: prima attraverso la via giudiziaria, adesso
risuscitando la vecchia storia del conflitto d’interessi. Dimenticano, questi
signori, che in democrazia l’avversario lo si batte prendendo più voti di lui:
qualunque altro metodo è illegale e moralmente deprecabile. La sinistra che
tiene al laccio Prodi è la stessa che lanciava monetine a Craxi, reo di
accettare illeciti finanziamenti al suo partito, mentre fiumi di denaro, in
modo non certo trasparente, dalle fredde stanze del Cremlino affluivano in
quelle delle Botteghe Oscure. Adesso, cercano di far dimenticare agli italiani
la storia dalla quale provengono: quella che nascondeva all’Occidente i
misfatti di Stalin – che ha sulla coscienza un numero di morti tale da far
impallidire quello provocato dal carnefice tedesco – e che tacque
vergognosamente quando in Ungheria, nel ’56, l’Unione Sovietica mandò il suo
“aiuto fraterno” a quel gran farabutto di Kadar, che costò la vita a Nagy, e
che portò alla tristemente nota “normalizzazione”. Quella stessa sinistra che
non fu del tutto compatta nel condannare l’altro, ben noto “aiuto fraterno”
inviato a Praga nel ’68 e che stroncò il sogno di Dubcek di costruire un “comunismo
dal volto umano”. E che dire dei vari Diliberto e Bertinotti, cioè di quella
estrema sinistra che ancora oggi innalza un vessillo nel cui nome sono stati
massacrati senza pietà milioni di esseri umani. Una falce e martello che
grondano sangue e che in un Paese civile non troverebbero mai diritto di
cittadinanza in un luogo, il Parlamento, che dovrebbe essere il tempio di ogni
democrazia. Questi signori, che oggi si sono autoconferiti la patente di
garanti e tutori della democrazia, sono gli stessi che urlavano nelle piazze il
loro odio per le forze dell’ordine: fa rabbrividire il pensiero che oggi, il
signore dalla erre moscia, rappresenta la terza carica dello Stato, quello che
lui voleva abbattere nel nome dei proletari,
che tuttavia non ha mai frequentato, preferendo i comodi e confortevoli
salotti dell’alta borghesia romana. Questi signori sono quelli che danno
lezioni di democrazia e, nello tesso tempo, si pensi al comunista Diliberto,
vanno a trovare l’amico Fidel, che, come tutti sanno, è un campione della
democrazia e della tolleranza! Sappiamo,
naturalmente, che sia al centro destra, sia al centro sinistra, qui a Modica,
non possiamo attribuire queste colpe e non possiamo caricarli di una
responsabilità così pesante, che appartiene ai vertici e alla storia dei
partiti nei quali si riconoscono, anche se forse non mancano, nell’una e
nell’altra coalizione, persone che hanno condiviso quegli itinerari politici;
mentre è certo che non mancano, anzi abbondano, coloro che più d’una volta
hanno disinvoltamente cambiato bandiera. Tuttavia è a quel mondo che guardano,
sono quelli i loro leaders di riferimento e se potessero ne prenderebbero
volentieri il posto. Certamente qualcuno ci accuserà di qualunquismo. Ma se ciò
significa disprezzare quel che la politica italiana è diventata, se vuol dire
condannare coloro che vogliono derubarci della nostra civiltà – dalla filosofia
greca al diritto romano, dalla spiritualità ebraica all’umanesimo cristiano –
per costruire un mondo dove si venera il materialismo, non importa se di
matrice socialista o capitalista, un mondo che non sa più distinguere ciò che è
naturale da ciò che è contro natura; se significa tutto questo, allora, in tal
caso, siamo noi che orgogliosamente ci attribuiamo la qualifica di qualunquista.Non
sappiamo, nel momento in cui scriviamo, se, quando apparirà questo nostro
articolo, saranno già noti i risultati delle elezioni amministrative: sappiamo,
invece, che non ci saranno – o non ci sono stati – vincitori, perché tutti sul
volto, avremo – o abbiamo – i segni
della sconfitta!
Giuseppe Ascenzo
IL MERCATO DELLA MALATTIA
La vicenda della pensionata modicana cui è stato detto di
attendere ben quattro mesi prima di poter effettuare una colonscopia presso
l’Ospedale “Maggiore” di Modica è l’emblema di quel degrado civile del nostro
Paese che da anni non ci stanchiamo di denunciare. La nostra città,
naturalmente, non fa eccezione, e la
Sicilia, ancora una volta, si conferma il fanalino di coda
della sanità italiana, nonostante le trionfalistiche e demagogiche
dichiarazioni di Cuffaro, che farebbe un regalo al buon gusto, all’eleganza e
alla politica, se decidesse, considerato anche l’aggravarsi della sua situazione
giudiziaria, di togliere finalmente il disturbo. Tali disfunzioni sono
certamente il sintomo di una sanità, quella siciliana in special modo,
devastata dalla piaga di un pluridecennale clientelismo: basti pensare a tutti
quei managers, non medici, che grazie agli appoggi politici sono stati posti ai
vertici degli Ospedali e delle Aziende sanitarie; basti pensare a quanto
accaduto nel palermitano, dove le cliniche private, come quella di Aiello a
Bagheria, hanno in questi anni usufruito di stratosferici rimborsi dalla
Regione siciliana, mentre nel settore pubblico mancavano soldi, medici e
attrezzature. A Modica, il problema, così come dichiarato da Elia, direttore
sanitario dell’Ospedale, sarebbe connesso all’esiguità del personale. Crediamo
sia legittimo domandarsi che cosa finora è stato fatto per porvi rimedio. Al di
là di queste intollerabili disfunzioni, ciò che maggiormente ci amareggia, e
nel contempo ci dà la misura di quanto degradata sia la società in cui viviamo,
è il constatare che il denaro ha assunto ormai le sembianze di una vera e
propria divinità, sul cui altare si è disposti a compiere qualsiasi sacrificio,
anche quello della salute dei cittadini, e, talvolta, persino della loro vita.
Abbiamo già scritto che la classe medica italiana, non tutta naturalmente, ha
tradito il giuramento fatto; messo da parte il suo codice deontologico ed ha
scambiato quella che avrebbe dovuto essere una missione – noi non abbiamo
timore di usare ancora questo termine, giacché siamo convinti che tale dovrebbe
essere la professione medica – con un lavoro che non ha più al centro l’uomo –
con la sua malattia, le sue necessità e le sue paure – ma i quattrini. Ci sono
medici ospedalieri troppo impegnati a
programmare carriere e promozioni e poco propensi a mettere la loro
professionalità, ad ogni ora e in qualunque momento, al servizio di chi soffre.
Certo, e ci sembra doveroso sottolinearlo, ci sono medici, anche negli
ospedali, che ancora oggi svolgono il loro lavoro con competenza e dedizione,
ma tanti, forse troppi, sono presi dagli affari, per potersi dedicare con
compassione – nel suo senso etimologico, ovviamente- a lenire le sofferenze
fisiche e psichiche del prossimo. Siamo rimasti esterrefatti nell’apprendere
che la nostra concittadina potrebbe effettuare subito l’esame di cui ha bisogno
se mettesse mano al portafogli: il dio-denaro, infatti, è in grado di fare
miracoli. Lo stesso Ospedale che le ha detto di attendere quattro mesi, se vuol
cavarsela solo col ticket, è pronto a soddisfare anche subito le sue necessità,
a condizione che la paziente sia disposta a sborsare duecento euro. Non
possiamo non confidare ai nostri lettori la nostra amara constatazione:
dobbiamo dedurre , infatti, che qualora un paziente, che ha urgente bisogno di
sottoporsi ad un esame clinico, decide
di presentarsi ugualmente, pur non avendo i mezzi finanziari per pagare, presso
il servizio ospedaliero che lavora a pagamento, egli sarà fermamente invitato
ad andarsene. Un sistema sanitario che discrimina i pazienti in base al conto
in banca è spregevole e ingiusto. Qualunque ingiustizia l’uomo debba subire, in
ogni ambito della vita associata, a causa delle sue scarse disponibilità
economiche, non può che essere ignobile, ma quando ciò riguarda la salute,
oltre che ignobile, diventa infame e oscena. Che negli ospedali convivano un
sistema gratuito e spesso inefficiente e dai tempi biblici ed un sistema a
pagamento velocissimo ed efficiente è una scelta esecrabile, frutto della
continua e persistente demolizione di quello Stato sociale voluta dai
sostenitori del liberismo ad ogni costo, ossia dell’egoismo vestito coi panni
dell’economia. Lo ribadiamo ancora una volta: non è nostra intenzione
criminalizzare in modo indiscriminato l’intera classe medica, anche perché
abbiamo diretta conoscenza di professionisti dotati di grande umanità, ma siamo
anche convinti che la sanità italiana, e
soprattutto quella siciliana, se vuole davvero compiere un salto di qualità,
sotto il profilo umano e morale, deve avere il coraggio di far piazza pulita di
tutte quelle incrostazioni che troppo spesso la rendono un ripugnante “ mercato
della malattia”.
Giuseppe Ascenzo