Dialogo: 20 maggio 2009
IL SONNO DELLA RAGIONE
Sulla mediocrità culturale della classe politica
modicana scriviamo da anni, per cui non è il caso di farne un’ulteriore analisi.
Ciò che possiamo fare, giacché lo riteniamo utile per aprire gli occhi ai tanti
nostri concittadini ormai narcotizzati, ogni qualvolta se ne presenta
l’occasione – e vista la statura politica dei nostri parlamentari, di alcuni
assessori e di tanti consiglieri, si presenta assai spesso – è quello di
evidenziare gli atteggiamenti contraddittori, le dichiarazioni incoerenti e le
argomentazioni che lasciano trasparire la pochezza culturale dei singoli.
A febbraio, ad esempio, ci siamo occupati di Tato Cavallino, perché avevamo
intuito che i suoi continui interventi in Consiglio comunale non potevano essere
il frutto di una sua improvvisa conversione alle battaglie ideali – il
personaggio, lo diciamo con franchezza, non ci sembra particolarmente votato a
questo modo d’intendere la politica – ma che erano soltanto il mezzo per
ottenere maggiore visibilità sulla stampa locale, per preparare con cura il
colpo di scena che poi puntualmente è arrivato.
Cavallino, infatti, abbandonò improvvisamente il PDL, perché, a suo dire, aveva
un modo di fare politica non più conciliabile col suo, salvo poi rientrarvi nel
giro di pochissimi giorni: il tutto, e lo scrivemmo, al solo scopo di alzare il
prezzo per rimanervi, e la mossa diede i suoi frutti, perché, se ricordiamo
bene, è poi finito in qualche commissione regionale.
Adesso, aspettiamo al varco il capo gruppo dell’UDC, Paolo Nigro: questi pare
stia percorrendo lo stesso itinerario del suo collega Cavallino. Da mesi, ormai,
staziona permanentemente sulla cronaca locale. Qualunque osservazione, anche la
più inutile e demagogica, risulta funzionale al suo obiettivo. Parla di tutto e
si occupa di tutto, assumendo i toni del politico di razza e soprattutto sembra
aver scambiato il suo ruolo di capo gruppo nel Consiglio comunale di una
cittadina della provincia siciliana con quello del suo omologo che siede in
Campidoglio.
Tale atteggiamento lo ha spesso condotto a rilasciare dichiarazioni che dal
punto di vista politico potrebbero suscitare solo ilarità, se non riguardassero
la nostra città, sommersa da un oceano di guai che ci hanno lasciato in eredità
lui e i suoi amici politici.
Come si dovrebbe reagire, infatti, dinanzi a costui che, pur di dire qualcosa,
raccomanda all’amministrazione Buscema di “parlare meno e agire in silenzio”.
Nella foga di parlare, pur di parlare, non s’accorge della situazione quanto
meno paradossale in cui si va a ficcare, visto che poi aggiunge “ci vuole un
vero piano di risanamento finanziario del Comune”. Come può questo signore
sollecitare qualcuno a parlar meno e agire in silenzio, lui che non fa altro che
parlare e soprattutto che appartiene ad una coalizione che ha sostenuto Piero
Torchi, ovvero il politico che non ha mai agito in silenzio e che anzi, al
contrario, ha inaugurato a Modica la politica spettacolo. Come può costui
invocare il risanamento finanziario dell’ente, lui che appartiene ad una
coalizione
che quell’Ente, dal punto di vista finanziario, lo ha distrutto.
Non contento, il capo gruppo dell’UDC definisce ibrida l’attuale maggioranza e
si avventura in analisi dalle quali traspare la sua convinzione di ritenersi un
politico navigato: a noi sembra, ancora una volta, che Nigro ritenga di trovarsi
in un posto in cui non è: crediamo di fargli cosa utile rammentandogli che si
trova a Modica, a palazzo S. Domenico, e non a Roma, a palazzo Chigi.
A noi, la maggioranza che governa Modica non piace – e la lettera che ci ha
indirizzato il Sindaco sullo scorso numero di Dialogo lo dimostra – perché è
veramente ibrida.
Ma questo lo possiamo dire noi, che nella nostra vita non abbiamo mai cambiato
bandiera: abbiamo soltanto attenuato di molto, come è giusto che sia,
l’estremismo dei nostri anni giovanili. Ma non può dirlo Nigro, che si trova in
una coalizione non meno ibrida di quella che critica.
Proprio in questo caso, in cui occorrerebbe addentrarsi in profonde analisi
politiche, il capo gruppo tace!
Non è del tutto improbabile che egli sconosca le storie e i valori del partito
in cui milita e di quelli che frequenta. Cosa potrà mai essere più spuria di
un’alleanza tra Fini e Bossi, o fra quella che il suo partito – che si dichiara
cattolico: Dio abbia misericordia di loro! – per tanto tempo ha intrecciato col
partito azienda, laico, liberale, liberista e filo capitalista (la separazione,
infatti, non è certo avvenuta per contrasti ideali).
Vedremo, comunque, se l’interventismo di Nigro avrà gli stessi esiti di quello
del consigliere Cavallino. Questa, cara Lettori, è la nostra classe politica:
smettiamola di prenderci in giro sul riscatto di Modica e sul suo futuro; finché
il livello politico e culturale di coloro che frequentano il Palazzo sarà
questo, è bene essere consapevoli che stiamo ancora precipitando verso il fondo
del baratro. Ma la tragedia ancora più grande è rappresentata dal fatto che
coloro che hanno politicamente ed economicamente distrutto la nostra città
possono permettersi di dire simili assurdità, e, a parte sporadiche eccezioni,
tutti tacciono, come se questo rientrasse nel novero delle cose normali, e a
furia di considerarle tali, la città non s’accorge più di nulla e sprofonda
sempre più nel sonno della ragione.
La Pagina: 28 maggio 2009
L’IDRA DI LERNA
Nel nostro ultimo articolo su “Dialogo” abbiamo
scritto che, avendolo fatto per anni, non è più il caso di occuparci della
mediocrità della classe politica modicana in generale, ma che, per aprire gli
occhi ai nostri concittadini ormai narcotizzati, può essere utile, oggi,
evidenziare, di volta in volta, la mediocrità politica e culturale dei singoli.
Per tale motivo, ci siamo rioccupati di Tato Cavallino e occupati di Paolo Nigro.
Adesso, riteniamo utile porre la nostra attenzione sul segretario provinciale
dell’UDC, Pinuccio Lavima, nella speranza che le nostre considerazioni possano
dare un piccolo contributo al risveglio civile di questa nostra città. Le nostre
riflessioni nascono dagli ultimi avvenimenti, che, per l’ennesima volta, vedono
coinvolti in problemi giudiziari esponenti dell’UDC, un partito che non prova
alcuna vergogna nel dichiarare la sua ispirazione cristiana, considerato che
detiene il triste primato di essere il più corrotto d’Italia, probabilmente, di
Sicilia, sicuramente.
Si tratta di un partito – ma in questo è in affollata compagnia di tutti gli
altri – di inveterati voltagabbana; ma su un punto dimostra però una coerenza
che gli altri non possono vantare: non ha mai tradito la madre che lo ha
partorito, e come la vecchia DC si barcamena tra corruzioni, concussioni e
malaffare.
Basti pensare a Giulio Andreotti: gli italiani sono stati convinti, grazie ad
un’ informazione manipolata, che il “divo” sia stato assolto, mentre in realtà
la sentenza ha confermato le sue connivenze con la mafia, e il democristiano
Andreotti non ha pagato soltanto perché i reati da lui commessi sono caduti in
prescrizione. Ovviamente, questo signore dal comportamento
“corretto e trasparente”
è stato premiato con il laticlavio a vita. Sempre a Palazzo Madama siede un
altro galantuomo, il democristiano, poi esponente di spicco dell’UDC nazionale,
nonché ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, sebbene interdetto dai
pubblici uffici e nonostante sia stato condannato per aver favorito singoli
esponenti dell’organizzazione mafiosa palermitana.
Ma l’UDC persevera nella sua politica
“trasparente e anticlientelare” con una
coerenza “commovente” e una tenacia “ammirevole”. In questi ultimi giorni altre
“perle” hanno impreziosito la sua storia: l’assessore regionale Antonello
Antinoro è indagato per voto di scambio e il deputato Nino Dina lo è per
concorso esterno in associazione mafiosa.
Sarà naturalmente la Magistratura a stabilire se siano o meno colpevoli, ma
ancora una volta i nostri politicanti mancano di buon gusto, non avvertendo
l’opportunità di dimettersi e mostrando, come sempre, un disgustoso attaccamento
alla poltrona.
E infine, il deputato Peppe Drago, condannato in via definitiva all’interdizione
perpetua dai pubblici uffici per non aver documentato in che modo spese i fondi
riservati al presidente della Regione, quando una decina d’anni fa ricoprì tale
prestigioso incarico. Egli, in occasione delle sue dimissioni da presidente del
Consorzio universitario ragusano, ha dichiarato di non essere attaccato alle
poltrone, eppure anche lui si guarda bene dal lasciare quella di Montecitorio,
anzi pensa di ricorrere alla Corte di giustizia europea, commettendo, a nostro
avviso, un errore, che è assai grave perché commesso da un deputato nazionale,
che è quello di mostrare poco rispetto per la sentenza emessa da un Tribunale
del suo Paese nel più alto grado di giudizio.
Lasciare la carica di deputato sarebbe doveroso, anche in considerazione del
fatto che a Ottobre dovrà affrontare un altro processo nella sua città, e con
lui Torchi, Floriddia (ancora l’UDC!) ed altri.
A questo punto i nostri Lettori si saranno chiesti: e Lavima?
Ebbene, noi li invitiamo a valutare con attenzione ciò che abbiamo scritto e
poi a leggere, con altrettanta attenzione, ciò che il segretario provinciale
dell’UDC ha dichiarato, a proposito della condanna di Drago, sul suo partito. Un
partito “ che continua a interpretare le istanze del
territorio,
in un dibattito politico che ha
bisogno dei valori di equilibrio e moderazione (…). Consideriamo una parentesi,
seppur triste della giustizia italiana, le vicende di queste ore (…) Nulla può
distruggere un’esperienza politica esaltante (sic!) che ha determinato la
crescita della provincia di Ragusa negli ultimi vent’anni (…) Le vicende di
queste ore ci convincono ancor più della bontà dell’iniziativa politica del
nostro partito”.
Cosa mai potremmo aggiungere a simili dichiarazioni? Noi non ci aspettavamo
certo che Lavima denigrasse il suo partito, ma troviamo paradossale che, anziché
chiudersi in un decoroso silenzio, addirittura lo esalti, e troviamo
assolutamente inopportuno che tessa le lodi di un partito i cui guai con la
giustizia sono all’ordine del giorno.
Si renderanno conto i modicani, prima che sia troppo tardi, della mediocrità
politica di coloro che a Modica, come in Provincia, occupano delle poltrone
sulle quali, se vivessimo in una società politicamente matura, non si sarebbero
mai potuti accomodare?
Sembra incredibile, ma questo Paese è ancora nelle mani della Democrazia
Cristiana, che è simile a quel mostruoso serpente che viveva nella palude di
Lerna e le cui teste sebbene tagliate non smettevano di ricrescere.