“OPERAZIONE MODICA BENE”
Confessiamo di essere rimasti assai perplessi nell’apprendere che la Camera
Penale di Modica ha emesso “un verdetto” di condanna nei confronti del
Procuratore della Repubblica, Francesco Puleio, per violazione della privacy. La
“condanna” si riferisce alla decisione del Procuratore di divulgare l’impianto
accusatorio, in maniera estremamente dettagliata, dell’indagine che riguarda
imprenditori e ben noti politici locali; il dottor Puleio, infatti, ha deciso di
rendere pubblici numeri di conticorrente e somme di denaro che tra l’ottobre
2003 e il settembre 2007 sarebbero state versate ad amministratori comunali, a
consiglieri provinciali e al deputato Giuseppe Drago (che secondo Puleio
sarebbe stato il promotore e l’organizzatore di questa presunta associazione a
delinquere) per ottenere concessioni edilizie.
Non riusciamo davvero a giustificare la presa di posizione della Camera Penale,
espressa dal suo presidente, Salvatore Poidomani, e dai membri del direttivo:
Ignazio Galfo, Giovanni Favaccio, Francesco Riccotti e Carmelo Scarso. Anziché
stigmatizzare l’operato di Puleio, avrebbero dovuto esprimere apprezzamento per
la sua decisione, giacché questa ha consentito alla cittadinanza di poter
finalmente conoscere, e in modo dettagliato, i fatti per i quali queste persone
sono indagate.
I membri della Camera Penale di Modica, invece di criticare la scelta di Puleio,
che rimane in ogni caso legittima, avrebbero dovuto chiedersi, piuttosto, quali
sono stati i motivi che per lungo tempo hanno impedito che questa indagine
potesse avere il suo naturale decorso.
Non va dimenticato, infatti, che i capi di accusa sono gravissimi: associazione
a delinquere, riciclaggio di denaro e concussione aggravata e continuata. Al
centro della delittuosa vicenda sarebbe stata la Sezione Urbanistica
dell’Ufficio Tecnico del comune di Modica e lo Sportello Unico per le Attività
Produttive del medesimo comune: tangenti, insomma, in cambio di favori nel
rilascio di autorizzazioni amministrative e concessioni edilizie.
Naturalmente, giacché i processi non si fanno nelle piazze o sui giornali, ma
nelle aule dei tribunali, aspettiamo pazientemente di sapere come stanno le
cose, ma, se alla fine dell’iter processuale dovesse arrivare una sentenza di
condanna, crediamo che i modicani non potranno ancora una volta fingere di non
vedere; l’intera città dovrà trarne le necessarie conclusioni politiche e non si
dovrà più tollerare che questi personaggi possano ancora aggirarsi nei palazzi
della politica, perché i loro partiti avranno l’obbligo, legale o morale che
sia, di procedere alla loro espulsione.
Nel contempo, bisognerà attivare tutti gli strumenti atti a favorire l’avvio di
una riflessione collettiva sul degrado della classe politica modicana. Ci
auguriamo, ovviamente, che dell’intervento dei partiti non ci sia bisogno, in
quanto auspichiamo che, in caso di colpevolezza, queste persone siano interdette
per sempre dai pubblici uffici e che siano costrette a restituire il maltolto.
Il nostro discorso, ovviamente, non può non essere ipotetico, giacché in questo
momento deve prevalere il principio della presunzione d’innocenza.
Il dato allarmante è costituito dal fatto che la questione della “casta” è ormai
diventata davvero intollerabile: la scelta della Procura della Repubblica non
andava pertanto biasimata, perché implicitamente ha sancito un principio
sacrosanto, che è quello dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge: al
di là della colpevolezza o della innocenza degli indagati – questo lo
stabiliranno i giudici – il troppo tempo trascorso prima di dare avvio al
processo ha ingenerato il sospetto che non è affatto vero che davanti alla legge
siamo tutti uguali, perché troppo spesso la “casta” appare “un po’ più uguale”
degli altri. Per tale motivo stigmatizziamo l’operato della Camera Penale, che
avrebbe dovuto, piuttosto, congratularsi col Procuratore per aver restituito ai
cittadini modicani un po’ di fiducia nell’operato della magistratura.
Ci auguriamo che la scelta del Procuratore preluda a nuove “operazioni
trasparenza”: il silenzio, infatti, sembra essere sceso su vicende che
riguardano altri due politici modicani. Nello scorso mese di marzo, infatti, un
avviso di garanzia è stato inviato a Paolo Garofalo, per una questione
riguardante non la sua attività politica ma quella professionale, ed in
particolare per quanto concerne l’installazione di microchip a dei cani che
alcuni mesi fa erano stati portati nel suo ambulatorio. In particolare gli
vengono contestati i reati di falsità commessa da pubblico ufficiale in atti
pubblici, truffa, corruzione e omessa denuncia di un reato da parte di un
pubblico ufficiale. Garofalo è accusato di non aver denunciato il cattivo stato
in cui erano tenuti i cani e di aver registrato i cani cui aveva applicato i
microchip a carico di persone diverse, mentre nel suo ambulatorio erano stati
portati da una sola persona. La vicenda è sicuramente meno grave di quella che
segue, ma, considerato che si tratta del presidente del civico consesso, sarebbe
opportuno che al più presto venisse fatta chiarezza.
Ben più grave ci sembra l’altra questione. Nel dicembre del 2009, il deputato
regionale Riccardo Minardo, la moglie Giuseppa Zocco, il presidente del COPAI (
Consorzio per la promozione dell’area iblea) Sara Suizzo e il collaboratore
dello studio tecnico di Minardo, Giuseppe Ruta, sono stati inseriti nel registro
degli indagati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa
, truffa aggravata ai danni dello Stato, estorsione e indebita percezione di
erogazioni a danno dello Stato. La gravità dei reati ipotizzati indusse il
Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale della Guardia di Finanza ad
effettuare delle perquisizioni nel domicilio, nello studio tecnico e nella
segreteria politica del deputato regionale. Anche di questa vicenda non si è più
saputo nulla!
Dalla “casta”, naturalmente, non possiamo più attenderci niente di buono, e che
di casta si tratta lo dimostra il fatto che le ben note vicende giudiziarie del
deputato Drago, che continua illegittimamente a frequentare Montecitorio, erano
giunte all’esame della Giunta delle Elezioni della Camera dei deputati nei
primissimi giorni dello scorso mese di febbraio, e, a quanto ne sappiamo, non ci
pare che Drago sia stato ancora convocato dalla Giunta. Siccome questa potrebbe
anche decidere di privarlo del posto in Parlamento (anche se, a dire il vero,
ci sembra assai improbabile che questo avvenga!), anche questo silenzio conferma
che l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, in Italia, è una
chimera e temiamo che lo resterà ancora per tanto tempo, almeno che questo Paese
non si svegli da un letargo che dura ormai da troppo tempo.
Non ci resta che sperare, dunque, che il Procuratore della Repubblica,
infischiandosene delle critiche, informi dettagliatamente i cittadini modicani
anche su queste due altre vicende: le sentenze, come abbiamo già detto, le
emettono i Tribunali, ma in una democrazia i cittadini hanno il sacrosanto
diritto di conoscere, e in tempi brevi, la statura morale di coloro che li
governano!
La chiusura domenicale del Corso Umberto nelle ore antimeridiane
UNA BOLLA DI SAPONE O UN CONCRETO SEGNALE DI DISCONTINUITA’ ?
Su “La Pagina” del 28 aprile ho scritto: “E’ ovvio che il turismo è importante
per Modica, ma se questo, insieme al commercio, diventa la stella polare della
città lo sviluppo di quest’ultima diventa fittizio”. La questione relativa alla
pedonalizzazione del centro storico e le polemiche che ne sono seguite
dimostrano, infatti, in maniera inequivocabile, che il commercio è ormai
diventato l’essenza di questa nostra città: insomma è l’attività mercantile che
fa essere Modica ciò che è. Tutto questo è aberrante dal punto di vista
filosofico, destabilizzante sotto il profilo sociale e squallido
dal punto di vista morale.
Sul problema del commercio a Modica ho scritto innumerevoli molte, ed anche
adesso sono consapevole, considerato quel che dirò, che sarò accusato di nutrire
poca simpatia per i commercianti: ovviamente ciò non è assolutamente vero. Il
commercio, naturalmente, è un elemento fondamentale delle dinamiche
socio-economiche di una città; il problema, come più volte ho scritto, è che a
Modica, nel periodo dell’amministrazione Torchi, nel gestire tale problema si è
spesso smarrito il senso della misura.
L’iniziativa della giunta Buscema di avviare la sperimentazione per la
pedonalizzazione del centro storico nelle ore mattutine della domenica è
lodevole e va sicuramente incoraggiata. I miei coetanei certamente ricorderanno
quando, intorno alla metà degli anni Settanta, a causa della cosiddetta
“austerity”, i cittadini italiani trascorsero delle splendide e indimenticabili
domeniche.
Allora vivevo a Siracusa, e ricordo Ortigia senza smog e senza chiasso. L’unico,
piacevole rumore era quello del vocìo delle persone, che finalmente avevano
ritrovato il gusto di incontrarsi e parlarsi e quello dei bambini che giocavano
spensierati nelle piazze e sulle strade del centro storico aretuseo. La stessa
aria di tranquillità e di festa si respirava anche in periferia e la città
acquistava finalmente un volto nuovo: i cittadini, infatti, si riappropriavano
di uno spazio quotidianamente invaso da quei contenitori di latta in cui
trascorriamo gran parte del nostro tempo e che ci isolano ancora di più; come se
non bastassero le altre, innumerevoli situazioni che hanno distrutto il dialogo,
i rapporti epistolari, la conversazione e il piacere di incontrarsi.
Passare alcune ore della domenica passeggiando serenamente sul corso Umberto,
incontrando amici e conoscenti, e portare i propri figli o i propri nipoti a
giocare per le strade o i vicoli del centro, è un fatto che ha delle
implicazioni di grande rilievo sul piano sociale e culturale.
La città non può rinunciare a tutto questo per la solita pretesa di alcuni
commercianti di anteporre i loro interessi al benessere dell’intera comunità. E
mi fa molto piacere che alcuni esponenti del Movimento autonomo dei commercianti
(MAC) abbiano preso le difese dell’Amministrazione, criticando la posizione
dell’ASCOM che pare abbia chiesto al sindaco “l’immediata revoca” del
provvedimento.
La posizione dell’Associazione commercianti è da stigmatizzare quanto meno per
tre motivi. In primo luogo, mi sembra legata ad una considerazione
intellettuale preconcetta, che sta nel coniugare, sempre e comunque, il successo
negli affari col traffico veicolare; ed è da questa convinzione, infatti, che è
derivata la loro opposizione alla istituzione dei sensi unici nella via Sacro
Cuore e nella via Resistenza Partigiana. Non riesco davvero a comprendere come
si possa pensare che la caotica circolazione veicolare in corso Umberto possa
determinare un maggior numero di clienti, e non rendersi conto che ciò può
avvenire se si verifica esattamente il contrario, ovvero quando i cittadini e i
turisti percorrono a piedi la principale via del nostro centro storico ed hanno,
quindi, maggiori occasioni di fermarsi in un bar per un caffè o un aperitivo.
Se poi fosse vera la questione che la pedonalizzazione penalizza gli affari – e
questo è il secondo motivo di critica - la posizione dell’ASCOM, derivante
dall’ esasperazione della logica del profitto, mi sembra moralmente assai
discutibile. Nessuno, ovviamente, mette in discussione la giusta ricerca del
guadagno, ma non credo che l’eventuale perdita di alcune decine o di poche
centinaia di euro possa condurre sul lastrico delle attività commerciali ben
avviate. A volte, bisogna avere il coraggio di guardare al di là del proprio
orticello e di saper coniugare gli affari con il bene della collettività.
Il terzo motivo per cui non condividiamo la tesi dell’Associazione commercianti
è quello su cui tante volte ho scritto. E’ bene che, una volta per tutte, questa
categoria si renda conto che viviamo in una società democratica che non prevede
oligarchie di sorta. Le isole pedonali sono ormai un dato di fatto in tante
città d’arte italiane: non è possibile che a Modica siano i commercianti a
stabilire se ciò vada fatto o meno, così come mi sembra inaccettabile che
debbano essere loro a stabilire i sensi unici da adottare in città. Mi rendo
conto che non è facile rinunciare ad un potere ormai acquisito – altra
deprecabile eredità dell’Amministrazione Torchi – ma è bene che se ne facciano
una ragione. Mi auguro che l’Amministrazione Buscema voglia eliminare per sempre
questa anomalia e proseguire sulla strada intrapresa.
La speranza è che non finisca tutto in una bolla di sapone e che si dia
finalmente, in modo concreto, un segnale di discontinuità con la disastrosa,
precedente Amministrazione.
Una città non può crescere sotto il profilo sociale e civile finché l’intera
cittadinanza dovrà sottostare alle pretese di una ristretta minoranza: nella
fattispecie, tre o quattro esercenti che pretendono di imporre la loro volontà,
procurando, tra l’altro, un danno non soltanto a tutti i loro concittadini, ma
anche al turismo, che non sarà certo incentivato dal rumore, dallo smog e dalle
autovetture, guidate, come purtroppo è ormai consuetudine, con arroganza e
maleducazione.