DIALOGO 20 Marzo 2009

 

                            LA SINDROME DI STOCCOLMA

 

L’ espressione “ Sindrome di Stoccolma” fu usata, per la prima volta, da Conrad Hassel, agente speciale dell’FBI, in relazione a quanto avvenne nella capitale svedese, nell’agosto 1973, quando due rapinatori tennero in ostaggio per sei giorni quattro impiegati in una banca: una volta liberati, i sequestrati mostrarono grande solidarietà nei confronti dei sequestratori ( una degli ostaggi, addirittura, instaurò con uno dei banditi una relazione sentimentale)  a tal punto che al processo testimoniarono in loro favore.
Con tale sindrome, pertanto, si intende quel particolare stato psicologico che induce la vittima a nutrire sentimenti positivi nei confronti del suo aguzzino. Alla luce degli ultimi avvenimenti di politica locale, noi crediamo che tale sindrome abbia colpito il sindaco Buscema e di ciò diremo più avanti.
Prima di addentrarci in questa analisi, però, riteniamo utile fare alcune precisazioni. Abbiamo sempre nutrito molta stima, sul piano personale, per Antonello Buscema, ritenendolo un uomo onesto e leale; anche se non condividiamo le sue posizioni politiche, che sono distanti dalle nostre, 
e non apprezziamo l’ambiente cattolico da cui proviene, che ha una visione del Cristianesimo assai lontana dalla nostra.
Abbiamo salutato con entusiasmo la sua candidatura. Ci sembrava la persona giusta per porre fine al disastro politico e amministrativo compiuto da Torchi, troppo condizionato, a nostro parere, dal suo referente politico a livello nazionale, troppo attento a curare la sua immagine e quella della città e che ha affossato il bilancio comunale come nessuno dei suoi predecessori aveva mai fatto. Dopo tale rovinosa esperienza, abbiamo coltivato la speranza che con Buscema potesse realizzarsi la vera rinascita di Modica: non quella superficiale realizzata da Torchi - che ha prodotto soltanto  alienazione, si pensi ai tanti che si sono convinti di vivere in una metropoli, vittime del più gretto provincialismo, che è quello di voler apparire a tutti i costi non provinciali – ma una rinascita autentica, che si può avere soltanto quando si sa costruire l’avvenire edificandolo sui costumi, sui valori e sugli ideali della comunità cui si appartiene.
La nostra speranza è crollata da tempo: è caduta nel momento in cui Buscema ha deciso di non andare da solo al ballottaggio. Se avesse vinto, lo sappiamo, avrebbe avuto contro la maggioranza del civico consesso che gli avrebbe reso la vita impossibile; ma in tal caso avrebbe potuto parlare ai suoi concittadini, mettere il consiglio comunale con le spalle al muro e uscire a testa alta dal Palazzo, mentre i modicani avrebbero saputo a chi attribuire l’ingovernabilità della loro città. Se avesse perso, avrebbe dimostrato un lodevole disprezzo per la poltrona e un ammirevole attaccamento ai suoi ideali personali e politici.
L’alleanza con Minardo, ossia con uno dei massimi artefici dell’attuale disastro, ha tolto credibilità a questa Amministrazione e, ovviamente, ha ridotto i suoi spazi di manovra e le sue possibilità di imprimere alla politica modicana un autentico cambiamento di rotta.
Siamo rimasti esterrefatti nel vedere la città tappezzata di manifesti del PDL che accusano l’attuale Amministrazione di essere la responsabile del dissesto finanziario della città. Evitiamo di confutare questa infamia: dimostrare la falsità e l’inconsistenza di simili affermazioni sarebbe oltremodo facile, e a noi non piace essere forti con chi è troppo debole. Noi, semplici cittadini, possiamo permetterci un simile atteggiamento, ma un Sindaco no!
Sindaco e assessori avevano il dovere di reagire con fermezza ad una provocazione che sarà pure demenziale, ma alla quale, gli ingenui – e in questa città sono tanti – potrebbero anche credere.
Non contento della mancata reazione, Buscema invita Nino Minardo e Peppe Drago, per esporre loro le sue strategie amministrative.
E’ come se i familiari di un moribondo, per tentare di guarirlo, chiamassero al suo capezzale coloro che poco prima l’avevano avvelenato. E’ una scena surreale! Ma soprattutto, ci sembra che il Sindaco abbia commesso un errore imperdonabile; coloro che lo hanno votato, infatti,  gli hanno dato un mandato preciso e inequivocabile: farla finita, una volta per tutte, con la demagogia di Torchi e Drago, con la politica edulcorata e plastificata di Forza Italia, con l’allegra e sciagurata gestione delle finanze comunali, con lo strapotere dei commercianti, con la cementificazione selvaggia che ha fatto di Modica un’immensa colata di cemento. Chiedere la collaborazione di Drago e Minardo, a noi sembra un  tradimento del suo elettorato.
Ed è a questo punto che tiriamo in ballo la sindrome di Stoccolma, perché non riusciamo a trovare un’altra spiegazione all’assurdità di quanto avvenuto. Né Drago né Minardo, ovviamente, sono  degli aguzzini, ma è fuor di dubbio che di Buscema sono acerrimi “ nemici” e che il loro unico intento è quello di sbarazzarsene, politicamente, s’intende!
Prima dell’incontro col sindaco,  Minardo aveva dichiarato: “ Ascolterò attentamente quanto Buscema avrà da esporci. Non ho preconcetti né posizioni prestabilite”. Tre giorni dopo il confronto,  il suo partito attacca Buscema riproponendo  le solite accuse, ossia quelle di  non aver posto in essere alcuna proposta positiva per uscire dall’emergenza finanziaria, e di aver soltanto intimorito i dipendenti, i creditori e tutta la città avanzando l’ipotesi del dissesto finanziario. Lo stesso ha fatto l’UDC: “ Diciamo no a questa Amministrazione perché è palese l’incapacità amministrativa per mancanza di idee e progetti”.
Coloro che il Sindaco ha invitato al capezzale della nostra città, gravemente ammalata, sono fra quelli che hanno organizzato la trappola (ci si perdoni l’autocitazione). Fra non molto, costoro torneranno, col piglio e l’arroganza di sempre: Torchi ha già dato inizio alle grandi manovre, con la sua frequente presenza sulla stampa e nelle televisioni locali.  Gli affossatori di Modica torneranno nel Palazzo e la cittadinanza – sempre più inebetita – li accoglierà come i salvatori della Patria, mentre l’incolpevole Buscema – e non Torchi – sarà ricordato come il Sindaco del dissesto!
Il nostro Sindaco, dunque, accoglie cordialmente i responsabili dello sfascio, li rende edotti su ciò che intende fare e ne ascolta persino i consigli. Sono evidenti i segni della sindrome!
Uno stato psicologico preoccupante, ma che, se colpisce un Sindaco, diventa addirittura allarmante: possiamo costruire mura, innalzare barricate, ma se il primo cittadino solidarizza con chi ha mostrato ampiamente di non amare Modica,  ma di volerla semplicemente usare, la nostra città rimarrà indifendibile!

 

 

 

 

La Pagina: 28 Marzo 2009

 

                                      IL BUONISMO E IL GARANTISMO

 

Il piccolo Giuseppe Brafa se n’è andato per sempre, dilaniato da un branco di cani randagi. Mentre ancora sanguinavano i cuori affranti dei genitori e della sorella, iniziava l’inevitabile e becera azione di sciacallaggio. La volgare ricerca del responsabile di questa morte assurda ha prevalso sulla sacralità del silenzio; il frastuono delle dichiarazioni e delle testimonianze, come sempre accade in questo nostro Paese da tanti anni in balìa di se stesso, ha soffocato le coscienze, tacitando la riflessione individuale, l’unica che, in casi come questo, può aiutarci a capire il senso di ciò che accade, e preservarci dal vortice dei luoghi comuni e dell’ipocrisia.
Noi non intendiamo affatto sottovalutare la necessità che siano individuati i responsabili di questa tragedia: sarà la magistratura a decidere dove finiscono le colpe del custode dei cani e dove iniziano quelle di chi gliene aveva dato l’affidamento, e a tal proposito, ci chiediamo come sia stato possibile dare in custodia decine di cani ad una persona che, a giudicare dal comportamento avuto con le forze dell’ordine  (contro le quali ha aizzato gli animali) , non ci pare sia molto equilibrata.
Possibile che nessuno se ne sia accorto?
Sarà la magistratura, infine, a stabilire dove finiscono le responsabilità del Comune di Scicli e dove iniziano quelle della Regione Sicilia che ha impiegato ben sedici anni per attuare una norma così importante come quella sul randagismo.
Si trovino, dunque,  i responsabili e li si faccia pagare duramente. Ma il problema, a nostro avviso, sta altrove. Occorre guardare al di là degli accadimenti e delle responsabilità contingenti e capire che la fine atroce di questo bambino risiede in un clima culturale che non è più tollerabile, quel clima di buonismo ipocrita, che ormai si è insinuato in tutti i settori della società politica e civile, che ha finito per narcotizzare il nostro popolo, a tal punto che è ormai normale scambiare la vittima col carnefice.
E’ per colpa di questo imperante buonismo e di un esasperato garantismo che un negoziante, dinanzi ad un rapinatore armato, non deve reagire, perché, qualora lo faccia, e malauguratamente il galantuomo che lo sta rapinando muore, per lui si spalancheranno le porte dell’inferno. E’ per colpa di tutto questo che un poliziotto o un carabiniere deve prima farsi sparare addosso e poi – se ha la fortuna di essere ancora vivo – può rispondere al fuoco: anche in questo caso, se disgraziatamente ci scappa il morto, inizieranno accuratissime indagini e l’uccisore, che rischia quotidianamente la vita per un misero salario, se gli andrà bene finirà sotto inchiesta.
E’ per colpa di tutto questo che se un delinquente stupra una bambina, qualche giorno dopo, la piccola – che ha subito l’orrenda violenza e alla quale la vita è stata distrutta per sempre -  dovrà subire anche l’onta di vederlo passeggiare tranquillamente, magari nella stessa strada dove ha compiuto il suo atto abominevole.
E’ per colpa di tutto questo che se un cane morde un bambino e il genitore gli assesta un calcio, corre il rischio di essere denunciato dall’animalista di turno che non tollera l’oltraggiosa pedata.
E’ per colpa di tutto questo che si vogliono costringere gli italiani ad accogliere stranieri d’ogni sorta, anche quelli che si mettono al volante, con addosso i fumi dell’alcol e della droga, e lasciano sull’asfalto, abbandonati, le loro vittime innocenti: anche con questi criminali occorre,  naturalmente, essere buoni e tolleranti!
E’ per colpa di tutto questo, infine, se ancora oggi tanti cristiani, fra cui molti italiani, vengono spesso massacrati nei paesi musulmani e noi qui in Italia, visto che dobbiamo essere tolleranti e buoni, ricambiamo la cortesia costruendo moschee, che fra non molto saranno più numerose delle nostre chiese.
Questo è il clima in cui siamo costretti a vivere, ed è un clima che ha l’odore nauseante dell’ipocrisia, perché dietro l’apparente buonismo e l’esteriore garantismo si cela un egoismo gretto e volgare. Se il negoziante aggredito, la bambina stuprata, il passante investito, il bambino azzannato avessero lo stesso sangue di questa schiera di buonisti e garantisti, siamo certi che tutti, ma proprio tutti, si convertirebbero, di colpo, alla “cattiveria” e alla “intolleranza”. E’ facile fare i buoni quando le vittime nemmeno le conosci; un po’ meno quando ti appartengono!
Se non la smettiamo di alimentare questo clima ipocrita in cui viviamo, se non la finiamo di aver paura di dire ciò che pensiamo perché temiamo il giudizio altrui, l’aria che respiriamo finirà per avvelenarci così tanto che l’intossicazione diventerà irreversibile.
E’ questo clima che ha ucciso il piccolo Giuseppe.
Per quanto riguarda il branco, che si era già reso protagonista di altre aggressioni, andava abbattuto senza alcuna esitazione.  Giustamente, don Salvatore Cerruto, che ha celebrato i funerali del piccolo Giuseppe Brafa, ha detto: “ Accadono cose strane, abbiamo fatto gli animali idoli, invece dobbiamo tornare alla dimensione, alla grandezza e alla dignità dell’uomo”.
Riflessioni che, considerato il clima in cui viviamo, sono destinate a cadere nel vuoto, tanto è vero che, dinanzi ad una tale tragedia – alla quale occorre aggiungere quella che ha colpito la giovane turista tedesca -  la LAV,  l’ENPA, e gli Animalisti italiani  hanno trovato il coraggio di dichiarare: “ Non è giusto né risolutivo scaricare le colpe su un gruppo di cani senza accettarne le responsabilità esclusivamente umane nella gestione del fenomeno randagismo”.
 Per farli contenti, proporremo di assegnare all’intero branco “il premio bontà”.
Se dei cani vengono colti da un raptus omicida la colpa è degli uomini. Bene! Da oggi sappiamo che quando un uomo, senza alcun motivo, sterminerà la sua famiglia, la colpa sarà stata dei cani.
Sappiamo che con quanto detto ci tireremo addosso le ire di tutti coloro che genericamente abbiamo definito buonisti. Confessiamo che la cosa non ci preoccupa!
La nostra impermeabilità alle loro critiche sarà il nostro modo, non ipocrita, di piangere la morte del nostro piccolo concittadino e di onorarne il ricordo, con la collera che solo noi “cattivi” siamo in grado di nutrire!