Accade nella politica modicana

                                 LA NOTTE IN CUI TUTTE LE VACCHE SONO NERE

 

Vorrei sottoporre ai Lettori una mia riflessione sul recente attacco di Riccardo Minardo all’Amministrazione Buscema: non è la prima volta che ciò accade e probabilmente non sarà l’ultima. Sarebbe facile lasciarmi prendere dal compiacimento di aver visto giusto, quando più di una volta ho ricordato a Buscema di essere caduto in quella che io continuo a ritenere una trappola: il nostro Sindaco ha sempre risposto che senza l’alleanza con il Movimento per l’Autonomia non avrebbe potuto governare la città. Infatti, anche se fosse stato eletto Sindaco, senza l’appoggio di Minardo, non avrebbe poi avuto la maggioranza in Consiglio comunale e pertanto la sua Giunta sarebbe stata condannata al totale immobilismo.
Ciò è sicuramente vero, ma io ritengo che non ha alcun senso e alcuna utilità governare la città sotto il costante ricatto di Minardo e dei suoi assessori. Meglio lasciare!
 Il tono perentorio usato dai suoi alleati autonomisti non può essere accettato dal Sindaco: se ciò accade vuol dire che ci troviamo dinanzi ad un primo cittadino che non gode di piena autonomia decisionale. Proprio mentre invio al giornale queste note, leggo, quasi incredulo, la risposta di Buscema:  “ Queste dichiarazioni confermano la pressoché totale sintonia con cui la Giunta e l’intera coalizione stanno lavorando (…) e non poteva essere altrimenti visto il confronto franco e leale (sic!) che c’è sempre stato” ! A questo punto, sarebbe il caso che questa Amministrazione si decidesse a fare finalmente chiarezza: che Minardo faccia il Sindaco e Buscema il suo vice!
Lo stesso, deprecabile  atteggiamento è stato assunto da Giancarlo Poidomani, il quale,  come coordinatore del Partito Democratico, continua ad usare toni concilianti con chi attacca dall’interno l’attuale Amministrazione, al solo scopo di mettere in chiaro, di tanto in tanto, che Buscema può occupare quella poltrona finché non ostacola i programmi e gli obiettivi di Minardo!
Sulle critiche del Movimento per l’Autonomia c’è poco da dire: siamo alla schizofrenia politica!
Esso è come l’assoluta identità degli opposti di Schelling, che giustamente Hegel definì “ la notte in cui tutte le vacche sono nere”!
Considerata la venerazione che il suo leader nutre per San Pio da Pietrelcina, probabilmente l’intero Movimento s’illude di possedere anch’esso il dono dell’ ubiquità: è l’unico movimento politico che sta al governo e nello stesso tempo attacca quel governo con la veemenza di chi è convinto di starne fuori!

 

 

 

 

 

 

 

                   

               I  “POPOLARI PER LA SICILIA” :  L’APOTEOSI  DELL’OVVIO

 

Anche a Modica è ormai presente il movimento politico “Popolari per la Sicilia”, presieduto, a livello regionale, dal nostro concittadino Antonio Borrometi. Lo diciamo con franchezza: non se ne avvertiva la mancanza!
L’Italia del dopoguerra, ormai è chiaro – quanto meno per coloro che non hanno ancora perso la sana abitudine di pensare con la loro testa e non con quella del loro padrino mafioso o politico – è più mefitica di una cloaca. La corruzione dilaga in ogni settore della società civile; corrotti e condannati siedono impunemente nel parlamento, nelle assemblee regionali e nei consigli provinciali e comunali; la vita di questo Paese è involgarita quotidianamente da un popolo che ha perduto da tempo i più elementari principi della moralità: di quelli relativi all’identità nazionale è stata persa addirittura la memoria.
Non intendiamo, ovviamente, in questa sede, fare un’analisi esaustiva del perché l’Italia repubblicana sia stata ridotta ad un cumulo di macerie: ci limitiamo, pertanto, a porre in risalto quelle considerazioni, fra le tante, che ci sembrano più rilevanti. E’ ovvio che quando un Paese è allo sbando le colpe non stanno mai da una sola parte, ma quelle della vecchia Democrazia Cristiana ci sembrano così macroscopiche che non possono essere taciute: basti, per tutte, la connivenza che alcuni suoi esponenti siciliani ebbero con la mafia. Lo sdegno per tale contiguità, sfociata spesse volte in vera e propria complicità, è reso ancora più grande dal fatto che si trattava di un partito che si ispirava ufficialmente al Cattolicesimo.
In un Paese malato come il nostro, dunque, ci risulta insopportabile l’idea che ci siano ancora persone disposte a perdere tempo per fondare partiti e movimenti: si pensi ai vari Di Pietro, Lombardo e Rutelli. Adesso, per quanto in un contesto assai meno ampio, ci si mette anche Borrometi! La conferenza stampa con cui il movimento è stato presentato a Modica ha sancito il  trionfo della retorica e dei soliti luoghi comuni: abbiamo appreso che Borrometi e i suoi – notizia di straordinaria originalità!  - intendono porre in primo piano i problemi relativi all’ordine pubblico, alla creazione di posti di lavoro e all’aiuto alle imprese e che intendono elaborare proposte e soluzioni per la collettività. L’apoteosi dell’ovvio, com’è facile vedere! Ma quale partito o movimento avrebbe detto oggi cose diverse da quelle dette dall’ex deputato?  Borrometi e i suoi collaboratori ci dicano piuttosto per quali motivi, dette da loro, queste cose dovrebbero essere più credibili!
Le affermazioni degli esponenti di questo nuovo movimento lasciano intravedere l’assoluta mancanza di progettualità politica, di volontà innovativa, di slanci ideali, che si esplicita in fastidiosi  luoghi comuni: abbiamo così avuto da Salvatore Cassarino, coordinatore cittadino del Movimento, l’annuncio – sconvolgente! -  che Modica ha tantissimi problemi e che loro, i Popolari per la Sicilia, sono pronti a dare il loro contributo; siamo stati resi poi edotti, da Enzo Rizza, su una rivelazione davvero sorprendente,  e cioè che questi nuovi salvatori della Patria non vogliono guardare al passato e che le loro idee guardano al futuro, e abbiamo scoperto, infine, - notizia cui è sicuramente interessata l’intera cittadinanza! -  che Giovanni Favaccio si ispira agli ideali di Sturzo e La Pira e che si rammarica per il fatto che ormai si siano smarriti!
Non abbiamo mai condiviso le idee di don Sturzo ma nutriamo stima per l’uomo – la stessa cosa non possiamo dire per La Pira - ma occorre non dimenticare che il richiamo al prete di Caltagirone non impedì alla Democrazia Cristiana di inquinare in modo indelebile la politica e l’etica di questo Paese. Al contrario di Favaccio, noi, e lo diciamo da cattolici, ringraziamo il Padreterno per il fatto che questi ideali siano andati perduti,  perché il diavolo e l’acquasanta non possono convivere e quando ciò accade il disastro è inevitabile, come la storia italiana dell’ultimo cinquantennio ha ampiamente dimostrato.
Noi che per abitudine pensiamo male – è l’unica cosa su cui siamo d’accordo con Andreotti, e questo ai Popolari per la Sicilia non dovrebbe dispiacere – abbiamo il sospetto che quest’ennesimo movimento sia nato per soddisfare  l’aspirazione di Borrometi a riacquistare un po’ di visibilità nel tentativo di riguadagnare una qualche posizione politica. Da questo punto di vista la cosa ci lascia ovviamente indifferenti; ciò che ci infastidisce, al di là delle banalità politiche che il Movimento esprime, è il fatto che rende ancora più confusa una situazione, come quella modicana (della Sicilia non ci occupiamo, giacché non riteniamo che il Movimento possa avere qualche riscontro elettorale fuori dalla nostra città)  che avrebbe invece bisogno di chiarezza e di rompere con un passato che non vuole passare. Modica non  ha alcun bisogno di uomini ormai ai margini della vita politica ed animati dall’ambizione di tornare alla ribalta.
Il movimento di Borrometi è come una donna vecchia, cui basta un po’ di cipria e di rossetto per ritenere di essere tornata giovane e avvenente, ma è soprattutto l’ennesima conferma che a Modica non esiste una classe politica che sappia elaborare un progetto veramente antagonista, per liberare la città dai lacci dei potentati economici, dallo squallido spettacolo dei voltagabbana, dai condannati che continuano a stare a Montecitorio, dai democristiani riciclati a destra e a sinistra, dai compagni, rimasti comunisti nel cuore e nella mente, ma convertiti – per gli allocchi! – ai principi della libertà e della democrazia.
Ci vorrebbe un’impresa titanica per liberare la città da queste catene. Non pretendiamo certo che sia Borrometi a farlo, ma che Modica debba anche occuparsi della vacuità del suo progetto politico, ci sembra davvero troppo. Riesumare, poi, sotto altre spoglie, il cadavere della Democrazia Cristiana ci sembra un’operazione inutile, visto che purtroppo sopravvive sotto altri simboli e altre bandiere