IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO
Alla fine dello scorso mese di Ottobre il vicesindaco
Carpentieri si è recato a Perugia, in rappresentanza dell’Amministrazione
comunale, in occasione dell’Eurochocolate del
capoluogo umbro, dove alcuni produttori del cioccolato modicano, stando alle
cronache, hanno visto i loro stand letteralmente presi d’assalto. Il nostro
assessore allo Sport, Turismo e Spettacolo ha dichiarato, in perfetta sintonia
con lo stile enfatico dell’Amministrazione Torchi: “ Eravamo di fronte a più di
un milione di persone e devo dire che il nostro cioccolato è andato a ruba;
graditissimo a tutti, come sempre”. A noi ha sempre dato fastidio che i
cittadini modicani abbiano dovuto pagare gli innumerevoli viaggi che i nostri
amministratori hanno compiuto, anche all’estero, nel nome del cioccolato, ma in
questo momento, e più avanti ne
spiegheremo i motivi, la trasferta del nostro vicesindaco è stata assolutamente
inopportuna; se poi, oltre alla sua, i cittadini modicani hanno pagato, come riteniamo probabile, anche
quella dei produttori presenti a Perugia, allora siamo veramente di fronte ad
un’Amministrazione che ha perso il senso della misura e che mostra una
deplorevole e allarmante insensibilità verso i gravissimi problemi che
assillano la città. Ci riferiamo ai dipendenti delle cooperative che si
occupano dei servizi sociali del Comune e che non hanno ancora percepito gli
stipendi relativi a ben otto mesi del corrente anno. La situazione è ovviamente
insostenibile, perché la mancata erogazione dei salari determina situazioni
familiari di grande difficoltà e di grave precarietà; si tratta, infatti, di
persone che vivono del loro stipendio e che meriterebbero ben altra
considerazione da coloro che occupano le stanze che contano a Palazzo San
Domenico, percependo ben altri emolumenti, e, fatto ancor più grave, troppo
spesso immeritati, alla luce dei disastri di cui sono responsabili. In questi
giorni, siamo venuti a conoscenza di storie personali e familiari che dovrebbero
essere sconosciute ad un Paese civile. Tempo fa, su questo stesso giornale,
scrivemmo di Modica oltraggiata, offesa ed umiliata: pensavamo, sbagliandoci,
di aver toccato il fondo, ed invece la nostra città sembra andare verso un
declino inarrestabile; è ormai senza difese, in balia dell’egoismo e
dell’impassibilità. Ci si rallegra e ci si compiace perché Modica è stata
proclamata patrimonio dell’Umanità e certamente lo merita per le sue bellezze
architettoniche e paesaggistiche, ma ciò non può costituire l’elegante facciata
con la quale coprire la sporcizia di un edificio pericolante e fatiscente.
Anziché pavoneggiarci, dovremmo arrossire di vergogna per una città che diventa
ogni giorno più insensibile e dove l’umanità viene sepolta sotto una coltre di
gelida indifferenza. Se questa consapevolezza non maturerà in ciascuno di noi,
sarà davvero arduo, per questa città, intraprendere il lungo e faticoso cammino
della risalita. Questa Amministrazione ci ha tolto persino l’orgoglio di
sentirci modicani. E come potremmo, dinanzi alle lacrime di un dipendente
comunale che ha trovato il coraggio di parlare degli enormi sacrifici e delle
tante rinunce che è costretto a fare lui e la sua famiglia e che trema al
pensiero che gli usurai, già da qualche tempo, bivaccano nei pressi del Comune,
alla ricerca del disperato che incappi nella loro rete infame ed immorale. Il
bilancio comunale è al collasso – al punto che molti esercizi commerciali non
accettano più i buoni pasto dai dipendenti comunali, considerato che il Comune
deve ancora rimborsare quelli degli anni passati - e tante famiglie modicane sull’orlo della
disperazione, ma l’Amministrazione comunale, come sempre, non sembra
preoccuparsene più di tanto e persevera nell’errore con gran disinvoltura,
dimentica del fatto che errare è umano, perseverare diabolico. E difatti, sul
“Giornale di Sicilia” del 5 Novembre, il nostro Sindaco osa definire
all’avanguardia la sua Amministrazione, per cui non possiamo non chiederci se
Torchi è il Sindaco di Modica come realmente è o di Modica come egli immagina
che sia. Come spiegare altrimenti l’incensamento della sua Amministrazione, che
in questi anni non ha fatto altro che dilapidare il pubblico denaro con inutili
feste e con sagre paesane. Giustificare, come ha fatto il Sindaco, il dissesto
finanziario del Comune con la mancata erogazione dei fondi regionali e
nazionali è l’ennesimo atto di un’ostinata volontà di non ammettere i propri
errori; il taglio ai finanziamenti è un problema che riguarda tutti gli Enti
locali, e non ci pare che tutti abbiano un bilancio disastroso come il nostro.
La presa di posizione di Torchi, dunque, è assai discutibile, ma diventa
paradossale nel momento in cui, il nostro Sindaco, che in quanto primo
cittadino è il maggiore responsabile di questo disastro, decide, addirittura,
di vestire i panni della vittima. E’ giusto che ciascuno si assuma le proprie
responsabilità. L’oculata gestione del bilancio è stata infatti sacrificata
sull’altare della propaganda e della ricerca del consenso, e ciò ha significato
anteporre le proprie ambizioni politiche ai reali bisogni della città e alle
più urgenti necessità dei cittadini. Ma, come si suol
dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio! Ricordiamo, a conferma di quanto
abbiamo detto, che decine di famiglie modicane da mesi non percepiscono una
lira, con il concreto rischio di finire in mano agli strozzini, e i nostri
amministratori continuano a viaggiare a spese della collettività e a gongolare
perché il nostro cioccolato è andato a ruba e alcuni commercianti hanno fatto
affari d’oro. Povera Modica, e meschini noi se alle prossime elezioni non
avremo la determinazione di mandarli tutti a casa!
Giuseppe Ascenzo
HALLOWEEN, UNA NOTTE CHE CI SARA’ SEMPRE ESTRANEA
Anche questa volta, come purtroppo accade ormai da alcuni
anni, la ricorrenza dei defunti è stata profanata dalla cosiddetta “ notte di
Halloween”. Bande di ragazzini, che la follia di una notte ha trasformato in
autentici teppisti, hanno devastato i muri della città, sporcato le vetrine dei
negozi, ricoperto di uova marce le
autovetture parcheggiate nella principale via del centro storico e danneggiato
alcuni contenitori della nettezza urbana. Si tratta di atti vandalici che vanno
ovviamente stigmatizzati; atti di violenza urbana che esprimono la
maleducazione degli adolescenti d’oggi, cui tutto è concesso da genitori
incapaci di educarli e che si ritengono moderni ed evoluti nel tirar su i loro
ragazzi seguendo la logica del permissivismo e del soddisfacimento di ogni loro
capriccio. Non s’accorgono, costoro, che un simile comportamento non è affatto
l’espressione di una mentalità aperta e progressista, ma è, al contrario, la
manifestazione di una deleteria grettezza mentale, che sacrifica il contenuto
sull’altare dell’apparenza: si ritiene più importante, infatti, il non apparire
retrogradi che il consegnare ai figli un messaggio educativo che non può
esaurirsi nel fare concessioni, perché ha bisogno anche del momento
autoritario, che si esprime nell’imporre divieti e proibizioni, che sono
anch’essi indispensabili ai fini di garantire ai figli un corretto ed armonioso
sviluppo psichico e mentale. Tali comportamenti vandalici sono sicuramente
inqualificabili e da biasimare con forza, eppure non sono loro i maggiori
responsabili della profanazione di un giorno come quello del 2 Novembre; tali
comportamenti, tra l’altro, possono essere anche estirpati alla radice,
attraverso un’equilibrata educazione, ed evitati con un’adeguata repressione.
Ciò che maggiormente ci preoccupa è il vuoto culturale dal quale essi nascono e
nel quale si sviluppano.La notte di Halloween,
infatti, è un evento legato ad una tradizione di origine celtica che non ci
appartiene; è l’espressione di quella cultura anglosassone che ci ha ormai
colonizzati, e la colpa di ciò è in
buona parte nostra, perché frutto della nostra provinciale esterofilia. Dopo
essere stati linguisticamente colonizzati, dopo aver assorbito gran parte della
mentalità “americana”, ci inchiniamo persino dinanzi alle zucche e alle
streghe, vittime di un’emulazione che è avvilente nella sua stupidità e
mortificante nella sua squallida volgarità. Siamo certi che una tale idiozia
non sarebbe mai attecchita in una città come Modica, dalle solide tradizioni
umanistiche e dalle profonde radici cristiane, se essa, come il resto del
nostro Paese, non fosse stata privata, in questi sessant’anni di storia
repubblicana, del suo legame col passato, nel nome di un falso progresso che
non si è nutrito di un’autentica volontà riformatrice ma di una logica devastante:
quella di costruire il futuro sulle ceneri del passato. Come direbbe lo storico
tedesco Ernst Nolte, abbiamo sacrificato
Giuseppe Ascenzo
DALL’UOMO MARKETING ALLA CITTA’ SHOPPING
Lo scorso 15 Novembre, i rappresentanti del Comune, della
Provincia, della Confeserfidi e della Banca della
Contea di Modica, tutti insieme, appassionatamente, hanno ufficialmente
presentato l’iniziativa “Vacanze di Natale 2006”: si tratta della solita
campagna promozionale che utilizza il Natale per far lievitare il volume di
affari dei commercianti modicani. Antonio Aurnia, uno
degli organizzatori, ha dichiarato:” Grazie alla lungimiranza e alla capacità
dei commercianti (…) oggi la città si è aggiudicata il primato di Città dello
shopping”. In occasione di Eurochocolate 2005, il patron della manifestazione, Eugenio Guarducci definì il nostro sindaco “ un uomo
marketing”: non sappiamo se Torchi ne sia rimasto gratificato o offeso;
noi rimanemmo perplessi e preoccupati,
come oggi ci inquieta pensare che il tratto distintivo di noi modicani sia
quello di girare per negozi e fare acquisti. Su questo argomento abbiamo già
scritto molto e pertanto non è nostra intenzione tediare i lettori con le
nostre considerazioni sul danno irreparabile che la santificazione del denaro e
degli affari sta arrecando alla nostra città, sul piano etico e su quello
civile. E’ evidente, quindi, che questo genere di iniziative non ci convince e
chi legge ne conosce perfettamente i motivi. Se ne parliamo ancora è perché
vogliamo affrontare l’argomento da un’ottica diversa dalla consueta. Che i
commercianti pensino ad incrementare i loro affari è legittimo e non abbiamo
nulla da obiettare; ciò che invece ci infastidisce è lo strapotere che hanno
conseguito nella nostra città, grazie ad un’Amministrazione politica che si è
sempre piegata ad ogni loro volere e ad ogni loro capriccio. E’ intollerabile,
infatti, che si faccia scempio della dimensione democratica del vivere civile.
Le decisioni di questa categoria, infatti, hanno delle ricadute sulla vita
dell’intera cittadinanza e questa non ha alcuna possibilità di opporvisi. Si
tratta di una categoria che travalica sistematicamente il limite delle sue
competenze, che non dovrebbe andare oltre quello di decidere come addobbare le
vetrine dei propri negozi, ed invece, con l’immancabile avallo della giunta
Torchi, stabilisce indirettamente come debba svolgersi il traffico veicolare – incidendo, pertanto, sulla qualità della vita
in città – può trasformare una strada in un mercato, allietato, si fa per dire,
da improvvisati e sconosciuti musicisti e può addirittura imporre ai cittadini
l’obbrobrio di due enormi tazzine da caffè su una rotatoria nella principale
arteria del Polo commerciale. Quest’anno, poi, crediamo si toccherà il fondo:
tutti insieme, appassionatamente, hanno deciso di rappresentare Modica come un
set cinematografico che riprende il famoso film (Vacanze di Natale) di Boldi e
De Sica, noti, come tutti sanno, per il buon gusto e la signorilità, per la
profondità delle loro riflessioni e per le loro battute improntate ad
indiscussa eleganza! Che Modica, in questi ultimi anni, si sia involgarita in
modo preoccupante lo abbiamo scritto innumerevoli volte, ma constatiamo
amaramente che più passa il tempo e sempre più esigua ci appare la possibilità
di porre un freno a questo avvilente degrado. Ma ciò che è maggiormente
sconcertante in questa vicenda così poco edificante è che i promotori di questa
iniziativa hanno l’ardire di mischiare il sacro col profano: intendiamo
riferirci alla ormai consolidata abitudine di condire qualunque evento, anche
il più offensivo della tradizione civile di questa città, con il solito accenno
alla sua arte e all’immancabile barocco. Quale relazione possa esistere tra
l’arte, una delle più alte espressioni dello spirito umano, e i quattrini, gli
affari e i film di Boldi e De Sica, Dio solo lo sa! Ma il fatto che tale
correlazione abbia ormai assunto una frequenza quasi quotidiana la dice lunga
su quanto terreno abbiamo perso, in questi anni, in termini di sviluppo
culturale, di crescita civile e di sensibilità sociale. Vorremmo, inoltre,
sottolineare che questa iniziativa, come tante altre, non soltanto offende il
buon gusto e la innata signorilità dei modicani, ma, cosa ancor più grave, ne
mortifica i sentimenti religiosi, per fortuna ancora assai radicati nella
nostra città. Noi non abbiamo nulla in contrario che nel periodo natalizio la
città si riempia di luci e di colori; anzi, è uno spettacolo che ci è assai
caro, sia perché in sé piacevole, sia perché risveglia in noi gli
indimenticabili ricordi dell’infanzia, ma una città, a Natale, non può essere
ridotta soltanto a luogo di shopping e, per usare ancora le parole di Aurnia, a “ un vero e proprio parco turistico, punto di
attrazione e centro di grande appetibilità”. Sono espressioni che ci
rattristano e che ci danno la misura di come la mentalità affaristica sta
trionfando sulle macerie di quei valori alti che stiamo perdendo. Pur correndo
il rischio di essere tacciati di fare della retorica e del moralismo, non ci
sentiamo di tacere un sogno che coltiviamo da tempo: vorremmo che almeno una
volta, nella nostra città, coloro che ne decidono le sorti si riunissero non
coi commercianti, per pianificare gli affari e per fare di Modica la città
dello shopping, ma coi rappresentanti della Chiesa locale e delle tante
associazioni di volontariato, per promuovere, pur nel clima lieto e
nell’ambiente luminoso del Natale, una serie di iniziative volte a recuperare
l’autentico significato di questo evento straordinario, che non può emergere
nella sua autentica essenza senza un richiamo alla fede e alla solidarietà.
Sappiamo, purtroppo, che non sarà così. L’anonima folla, come sempre, spenderà
i suoi quattrini e acquisterà di tutto: felice di non pensare e di illudersi di
aver comprato qualche spicciolo di felicità. E mentre gli ammalati resteranno
soli nella loro sofferenza, i vecchi nel loro abituale abbandono e i poveri sperimenteranno
come sempre l’indifferenza umana, avremo anche il coraggio, dopo esserci
“elegantemente” abbuffati di cibo e di regali, di recarci alla Messa di
mezzanotte, per compiere l’ultimo atto di una insopportabile ipocrisia.
Giuseppe Ascenzo