UNA DEMOCRAZIA  INCOMPIUTA

 

          Non più alimentata dall’acqua della Ragione e della Scienza, la Democrazia,
                         a Modica, è diventata come una pianta rinsecchita e sterile

 

Nel nostro articolo dal titolo “La pericolosa involuzione della democrazia” pubblicato su Dialogo di Marzo 2007, ci siamo occupati della grave involuzione democratica che, da alcuni anni, caratterizza la vita politica della nostra città, sostenendo che la democrazia, a Modica, non rientra in nessuna delle due categorie, quella religiosa e quella scientifica, che rappresentano le due fondamentali impostazioni alle quali questa può essere fatta risalire. Nel precedente articolo, riteniamo di aver dimostrato che la democrazia, nella nostra città, non ha alcun fondamento cristiano; in questo cercheremo di provare che essa non ha nemmeno una base scientifica. Per rendersi conto della veridicità di quanto affermiamo, basta valutare con attenzione le riflessioni di alcuni intellettuali del secolo scorso che si sono posti il problema di rifondare la democrazia, riedificandola sulle solide fondamenta della scienza. Non possiamo non prendere in considerazione, innanzitutto, lo Strumentalismo dell’americano John Dewey. E’ sufficiente citare la seguente sua considerazione per notare la distanza siderale che separa la sua concezione della democrazia dalle modalità con cui questa viene realizzata e vissuta nella nostra città. Scrive Dewey: “ La democrazia è discussione del tutto libera; è un metodo che permette di discutere ogni finalità; è dibattito senza fine; collaborazione, partecipazione e finalità congiunte”(1). Come dire l’esatto contrario di quanto avvenuto a Modica durante l’Amministrazione Torchi: non ci pare, infatti, che il dibattito, il confronto e la partecipazione siano stati al centro dell’attività politica della giunta Torchi. Non possiamo ovviamente citare, in questa sede, tutti i fatti che comprovano la nostra tesi – ma siamo in grado, in qualunque momento, di farne un dettagliato elenco – ma alcuni sono talmente eclatanti, che certamente saranno ancora presenti nella  memoria collettiva: dal difensore civico, che ha visto la politica prevaricare sulla società civile, al piano triennale delle opere pubbliche, che vide il civico consesso – che in una società democratica non può e non deve mai perdere la centralità che gli spetta – escluso dal dibattito con la giunta provinciale, dalla continua ed avvilente rotazione degli assessori, frutto della logica non democratica della spartizione delle poltrone, alle fiere e alle sagre realizzate non tenendo in alcuna considerazione il parere della cittadinanza, la cui parte pensante ha dovuto subire la volgarità, il cattivo gusto e i disagi di questi eventi, promossi e realizzati per soddisfare le esigenze elettorali dei promotori. Ciò è esattamente il contrario di quel che dovrebbe accadere in una società autenticamente democratica; questa, infatti, non è mai una società pianificata, in cui si realizzano disegni finali imposti dall’alto e che si affidano alla forza fisica o psicologica per ottenere che ad essa ci si conformi; una vera società democratica non è mai pianificata dall’alto, ma è chiamata costantemente a pianificarsi: solo così può “ liberare l’intelligenza attraverso l’interscambio e la cooperazione”. La democrazia è quel modo di vita dove “ tutte le persone mature partecipano alla formazione dei valori che regolano la vita degli uomini associati” (2). Nella nostra città, invece, in questi cinque anni, i modicani non hanno partecipato a un bel niente ed hanno dovuto subire l’imposizione di una deleteria concezione della vita, quella fondata sulla venerazione del denaro e del mercato, dello spirito concorrenziale ed egoistico, della mentalità aziendalistica e materialistica, che costituiscono la pesante eredità che la giunta Torchi lascia alla cittadinanza, dopo cinque anni di promesse non mantenute e di fallimenti, alcuni dei quali gravissimi: si pensi alla voragine nel bilancio comunale e alla insostenibile situazione della viabilità. Anche alla luce del Razionalismo Critico di Popper, l’involuzione della democrazia modicana si manifesta in tutta la sua allarmante pericolosità. Potremmo mai sostenere, come afferma il grande filosofo austriaco, che a Modica la democrazia è “ conservazione e continuo perfezionamento di determinate istituzioni, in modo particolare di quelle che offrono ai governati la possibilità effettiva di criticare i propri governanti e di poterli sostituire “ ? (3) Certo, sul piano formale questa possibilità non ci è sicuramente negata, ma naturalmente occorre andare al di là della forma e cogliere la sostanza: probabilmente, anche a Modica, molti sono convinti di poter sostituire attraverso il libero esercizio del voto coloro che detengono il potere. La realtà, purtroppo, non è così semplice come appare. Coloro che sono convinti di questo dovrebbero interrogarsi sul perché  certi personaggi politici sono di fatto inamovibili, a tal punto che alcuni fra loro campano grazie alla politica. Non c’è dubbio  che tutti i cittadini esercitano liberamente il diritto di voto, ma non siamo affatto sicuri che tutti siano veramente liberi nell’esprimere le loro preferenze. Tale libertà è compromessa dalla presenza di potentati economici in grado di orientare decine di migliaia di voti, dal clientelismo che distrugge la libertà di coscienza con l’arma dei favoritismi e dei ricatti; dall’esprimere il proprio voto senza guardare al valore intellettuale e all’integrità morale di colui che si vota, dal nepotismo, infine, che probabilmente è la piaga più purulenta nella vita politica della nostra città: un autentico schiaffo alla democrazia! Ci sembra poi improbabile un parallelismo tra la democrazia modicana e quella vagheggiata da Popper, quando sostiene che la società aperta si configura come “ una società basata sull’esercizio critico della ragione umana, come una società che non solo tollera ma stimola, attraverso le istituzioni democratiche, la libertà dei singoli e dei gruppi in vista della soluzione dei problemi sociali” (4). La relazione ci sembra assai improbabile alla luce della totale mancanza di attenzione che l’amministrazione Torchi ha avuto nei confronti della Cultura .Anche quando, talvolta, essa sembra aver avuto un qualche spazio, non l’ha mai ottenuto per motivazioni ad essa inerenti: insomma, non è mai stata un fine ma un semplice mezzo, sacrificata  anch’essa sull’altare del commercio, del turismo e della gastronomia. L’unica cultura che ha trionfato a Modica  in questi ultimi cinque anni è stata quella dei quattrini! Ma senza Cultura, non è possibile che una società, come auspica Popper, possa fondarsi sull’esercizio critico della razionalità e possa stimolare la vera libertà dei cittadini. E’ triste dover constatare che questa Amministrazione, nei modicani, è riuscita a stimolare soltanto l’appetito: i nostri concittadini hanno ingurgitato chili di tumazzu, fave cottoie e cioccolato, e così facendo hanno riempito le pance e svuotato i cervelli. La volgarità di tutto questo è talmente evidente che riteniamo superfluo soffermarci oltre. Popper auspicava la società aperta; a Modica abbiamo edificato quella chiusa, perché incapace di determinare un ricambio della sua classe politica, che ha rivestito la città coi panni di un misero provincialismo che non tutti colgono: cosa c’è di più provinciale, infatti, dell’aver paura di esserlo e del voler mostrare ad ogni costo di non esserlo. Una città come Modica non ha bisogno di frotte di turisti che riempiono di cioccolato le loro bocche e le loro tasche, involgarendo con la loro presenza un gioiello di storia, di arte e di cultura. Modica deve accogliere chi viene per ammirarla e non dimenticarla: e se i commercianti non faranno affari d’oro, confessiamo che non ce ne importa proprio nulla. Prendiamo in esame, infine, il Neopositivismo Giuridico di Kelsen, il quale, partendo dal presupposto che l’assolutismo metafisico – ossia la pretesa che esista una verità e che sia conoscibile – conduce all’assolutismo, ritiene che la democrazia debba essere  puramente formale e il suo unico fondamento debba essere il consenso di tutti, cioè la libertà e l’uguaglianza di tutti gli individui. “ Non so, né posso dire – egli scrive - che cosa è la giustizia, quella giustizia assoluta di cui l’umanità va in cerca. Devo accontentarmi di una giustizia relativa e posso soltanto dire  che cos’è per me la giustizia. Poiché la scienza è la mia professione, la giustizia è per me quell’ordinamento sociale sotto la cui protezione può prosperare la ricerca della verità” (5). Lo spirito scientifico rappresenta dunque un aiuto inestimabile per la crescita della società, perché determina nell’essere umano il rispetto e l’amore per la verità, e questo fa sì che la coscienza morale non sia mai messa a tacere e che l’istinto non prevalga sulla razionalità. Che tutto ciò non sia presente nella nostra realtà locale è un dato incontrovertibile. Una società edificata sulla Ragione e la Morale non potrebbe mai generare dei mostri: questi esseri spregevoli, invece, si rigenerano come i tentacoli di una piovra e stanno stritolando la nostra città, finita in una voragine che al momento appare insormontabile. La trivialità e la stupidità del divertimento ad ogni costo, la superficialità dell’apparire, la tracotanza del possedere, l’opportunismo del cambiare casacca, la tristezza e la volgarità del portaborse, la meschinità di chi s’inchina al potente di turno sono la conferma che a Modica l’istinto ha finito per soffocare l’anelito alla conoscenza e alla rettitudine morale.  Al di là delle differenze, che certamente ci sono tra coloro che vedono nella Scienza lo strumento per una rifondazione positiva della società, tutti concordano sul fatto che il Relativismo debba essere considerato la “ conditio sine qua non” della democrazia: è da questo che nasce quel Pluralismo delle idee, delle concezioni e dei valori che l’Amministrazione Torchi ha distrutto, nel momento in cui ha governato Modica con un solo ed unico obiettivo: far crescere a dismisura la circolazione del denaro. E tutto ciò mentre il Sapere  s’inaridiva,  la memoria del passato s’infiacchiva e il legame coi valori che ci fanno uomini diventava sempre più fragile e inconsistente. Mentre Torchi era intento a far lievitare il volume di affari dei commercianti, la sua città, come direbbe Vico, tornava all’età della barbarie. A noi il compito di uscirne, e d’incamminarci verso la difficilissima risalita!

 

Giuseppe Ascenzo

 

1) J. Dewey   “Democrazia e Educazione”,  La Nuova Italia, Firenze 1974

2) J. Dewey     Ibidem

3) K. Popper  “La società aperta e i suoi nemici”, Armando, Roma 1974,
4) K. Popper    Ibidem

5) K. Kelsen    in: Reale-Antiseri “Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi”

                            La Scuola, Brescia 1983, Vol 3°, pp. 394-396

 

                         LA RICOMPOSIZIONE DELLA DICOTOMIA

 

Le motivazioni che stanno alla base delle nostre critiche alla classe politica che amministra Modica sono talmente numerose che non possiamo elencarle, se non a rischio di occupare per intero le quattro pagine del giornale, ciò che, tra l’altro, l’amica Luisa Montù non ci permetterebbe mai di fare. I motivi per i quali critichiamo da anni l’Amministrazione Torchi sono tra l’altro noti, avendoli più volte esplicitati nei nostri articoli; ma ce n’è uno, in particolare, che non smetteremo mai di segnalare ai nostri lettori, perché è legato ad un atteggiamento che ci risulta oltremodo insopportabile: si tratta della deleteria abitudine del nostro Sindaco – se ciò egli lo faccia in modo consapevole o meno non lo sappiamo – di assumere dei comportamenti che hanno la conseguenza di fare apparire i suoi concittadini come persone dalla memoria corta e, ancora peggio, prive della capacità d’intendere e di volere. Per dimostrare la veridicità di quanto sosteniamo, abbiamo scelto – il ventaglio delle opzioni è ovviamente vastissimo – gli episodi di aggressione al territorio, che hanno riguardato alcune contrade della nostra città. Tutti ricordiamo, non avendo ancora perduto la memoria e conservando, per fortuna, il ben dell’intelletto, lo scempio che stava per essere compiuto in contrada Zimmardo, dove avevano già preso avvio i lavori per la realizzazione del cosiddetto kartodromo, lavori che, tra l’altro, avevano già causato l’abbattimento di molti alberi di carrubo e di ulivo. “ Una pena incredibile –  ha scritto  in un suo articolo di due anni fa Carmela Giannì – viene dalla devastazione dei muri a secco che tracciavano la strada della consortile che da secoli testimoniava un accesso dell’uomo che con la natura dialogava. Questa cancellazione di antica traccia, e l’impatto sul contesto intatto e selvaggio, è lo stupro di una vergine”. Tutti rammentiamo, per lo stesso motivo di prima, l’altra vittima destinata a subire anch’essa un’aggressione, da parte di un’Amministrazione che sarà ricordata per la sua imperizia e per la sua perniciosa superficialità: ci riferiamo  a Cava Gisana, il cui destino era quello di essere devastata da un impianto di Biomassa; altro esempio della lungimiranza politica dell’Amministrazione Torchi. Ricordiamo ai nostri lettori, tanto per non dimenticare, che le concessioni date dal Comune,  per la costruzione sia del kartodromo sia dell’impianto di biomassa, non riguardavano sperdute e insignificanti zone della campagna modicana, ma due aree soggette a inedificabilità  assoluta, essendo queste sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici. Per tali fatti, alcuni funzionari del Comune amministrato da Torchi sono attualmente imputati nel processo davanti al Collegio penale del Tribunale di Modica. Errare è umano, ma, come dice un antico detto, perseverare è diabolico! Ed infatti, un altro scempio è in atto, nell’indifferenza generale, in un’altra bellissima contrada modicana, contrada Cella, a metà strada tra contrada Aguglie e Pozzallo.  In questo splendido angolo di mondo - come ha recentemente scritto, in un suo articolo, Nino Spadaro -  caratterizzato da una splendida vegetazione e da una varia e ricchissima fauna “ è piombata come un falco la Colacem aprendo una cava per l’estrazione della roccia calcarea (…) Un disastro! Hanno sventrato la collina, praticando in essa una ferita a cui purtroppo non penso si possa rimediare facilmente”. Come fa rilevare lo stesso Spadaro, l’Ufficio Tecnico comunale ha dichiarato che è tutto in regola e che la Colacem è in possesso di regolare autorizzazione: “ in pratica possono continuare a distruggere un ambiente senza che nessuno si prenda la briga di intervenire”. Anche in questo caso, il Comune di Modica ha autorizzato! E mentre si autorizza quest’altro scempio, il nostro Sindaco si scopre all’improvviso ambientalista, ed esulta perché la Giunta Regionale ha deliberato di bloccare le trivellazioni nel Val di Noto per la ricerca di idrocarburi. Abbiamo cercato in tutti i modi di capire l’ambiguità dell’atteggiamento di Torchi, di comprendere i motivi per i quali il nostro Sindaco autorizza lo sventramento delle nostre colline e la distruzione della flora e della fauna e, nello stesso tempo, si fa paladino della loro salvaguardia, se a minacciarle sono le trivellazioni, che, comunque, avrebbero un impatto ambientale meno disastroso di quello che il Comune da lui guidato avrebbe determinato con le sue scellerate autorizzazioni. Non riuscendo a spiegarci questa lampante dicotomia nell’atteggiamento del Sindaco, ci è sorto un dubbio, e cioè che, sotto sotto, ancora una volta, si può spiegare il tutto con le sue ambizioni politiche. La notorietà di Cella, Cava Gisana e contrada Zimmardo, infatti, non va oltre i confini del territorio modicano: le trivellazioni nel Val di Noto hanno invece avuto, giustamente, una notorietà non solo a livello provinciale, ma anche regionale e addirittura nazionale, ed inoltre, a tutto ciò, non sono interessati soltanto i modicani, ma tutti coloro che vivono nel collegio elettorale che deciderà, fra qualche tempo, quali politici locali siederanno, per cinque anni, a Palermo, nell’ambita Sala d’Ercole. A questo punto, all’improvviso, la dicotomia si è ricomposta, e noi, finalmente, abbiamo capito!

 

Giuseppe Ascenzo

                               

 

 

                                  QUEL LUOGO SOPRA IL CIELO

 

Più osserviamo le vicende della politica modicana e più ci convinciamo che l’Amministrazione al governo vive in una sorta di Iperuranio platonico, insomma, in quel “luogo sopra il cielo” dal quale i nostri amministratori non possono – e probabilmente non vogliono – avere una percezione chiara di quanto avviene nella realtà sottostante, che poi, ovviamente, non è altro che la città che dovrebbero amministrare. La recente crisi all’interno della maggioranza ha consentito di aprire uno squarcio nelle stanze che contano, a Palazzo San Domenico, dal quale abbiamo potuto osservare – per l’ennesima volta – l’indecoroso spettacolo di una politica che non sa andare oltre l’avvilente richiesta di maggiore visibilità e lo spettacolo miserevole dei questuanti alla ricerca di comode e redditizie poltrone. Come tutti sappiamo, l’unica decisione, che l’Amministrazione, davanti a questo ennesimo teatrino, è stata in grado di prendere, è stata quella di non decidere e di rinviare la resa dei conti al prossimo mese di Marzo, come se in quel mese, per incanto, i nostri politicanti dovessero smettere di litigare per le poltrone e, come folgorati sulla via di Damasco, diventare all’improvviso dei politici, preoccupati soltanto di fare gli interessi della loro città. Questo rinvio della soluzione ci ricorda tanto la strategia, cui ricorreva spesso il Giolitti, e che era quella, nelle situazioni particolarmente difficili e delicate, di non usare il pugno di ferro, per non esasperare quelle situazioni, in attesa che decantassero da sole. Giolitti, però, sebbene mosso dall’unico obiettivo di fare i propri interessi, aveva il buon senso di farsi momentaneamente da parte: sperare che lo facciano i nostri politicanti è ovviamente un’utopia, giacché nulla, per loro, è più sacro dell’agognata e conquistata poltrona; pertanto rassegnamoci al fatto che difficilmente toglieranno il disturbo!  Il lettore ci perdoni di aver accostato un grande statista – il fatto che a noi, meridionali, non sia stato ovviamente mai simpatico, non intacca le sue indiscusse doti politiche – agli attuali amministratori modicani: lungi da noi l’idea di riconoscere loro un pur minimo grado di capacità politica e di efficienza amministrativa. La città sta letteralmente soffocando nei debiti; la Finanza ha avviato le attività investigative e di controllo, ponendo la sua attenzione soprattutto sull’attività dell’Ufficio Urbanistica e dello Sportello Unico, considerato che le richieste di concessioni edilizie, regolarmente presentate, talvolta svaniscono nel nulla e che non tutte le pratiche vengono espletate con la stessa celerità: per alcune, l’iter è abbastanza spedito, per altre, i tempi assumono dimensioni bibliche: questo si evince dalla pubblica denuncia presentata, lo scorso anno,  da un tecnico e che ebbe una vasta eco sulla stampa locale. Nel mirino della Finanza, anche l’Ufficio Ragioneria: i fornitori, infatti, lamentano delle irregolarità nei criteri di pagamento; pare, infatti, che nel liquidare le spettanze ai fornitori, non si sia tenuto conto delle date di consegna delle fatture. E, intanto, gli operatori ecologici non sanno più a quale santo votarsi, per poter riscuotere con regolarità il loro legittimo salario. E’ dovuta intervenire addirittura la Chiesa – nella persona di don Salvatore  Cerruto, della Curia di Noto – per assicurare che la chiesa locale si farà portavoce dei loro disagi. Non ci resta che sperare che la sua voce autorevole possa scuotere le coscienze dei nostri politicanti, insensibili ai bisogni di coloro che faticano ad arrivare a fine mese, e sempre pronti, invece, a sprecare il denaro pubblico per inutili e volgari festicciole, al solo scopo di ottenere consensi e portare altri quattrini nelle tasche dell’unica categoria verso la quale, fin dal suo primo insediamento, quest’ Amministrazione ha dimostrato una preoccupante sudditanza, che non ci stancheremo mai di denunciare. Com’è facile notare, non c’è certamente da stare allegri! La mancanza d’allegria, naturalmente, la percepiamo noi, comuni mortali, che abitiamo, come direbbe Pico della Mirandola, “negli infimi gradi di questo mondo”. Coloro che calpestano, invece, i verdi prati della platonica “Pianura della Verità”, trascorrono i loro giorni in armonia e letizia e non s’accorgono del marcio che quaggiù sommerge i loro simili. E’ per tale motivo, che dopo la finta soluzione della squallida crisi delle poltrone, l’on. Drago osa dichiarare: “ La coalizione rimane un valore e la compattezza ricercata e ritrovata nel documento finale, va dimostrata su un pacchetto che sancirà il rilancio economico-finanziario di palazzo San Domenico e dell’intera città.” Egli ha inoltre affermato che ciò che conta è la compattezza, e non avere un assessore in più o uno in meno. Confessiamo di essere veramente preoccupati. Dopo le dichiarazioni di Drago siamo stati assaliti da un dubbio inquietante. Forse non abbiamo capito nulla: siamo noi quelli che vivono in quel magnifico “luogo sopra il cielo”!

 

 

Giuseppe Ascenzo