NOI NON CI SCANDALIZZIAMO
La vicenda del presunto lavoro nero a Modica
La vicenda
relativa ai presunti fenomeni di lavoro nero nella nostra città, portata alla
ribalta della cronaca locale dalla denuncia della CGIL, ci induce a fare delle
considerazioni: la prima di natura politica, la seconda di carattere culturale.
Per quel che riguarda la prima, non abbiamo affatto condiviso – e questa non è
certo una novità – la posizione assunta dal sindaco Torchi, il quale, più d’una
volta, ha espresso risentimento e rammarico per l’offesa che le dichiarazioni
del Sindacato hanno arrecato all’intero tessuto commerciale della città. Un
atteggiamento, quello del Sindaco, criticabile sotto il profilo delle
intenzioni e delle conseguenze. L’interesse della città che si governa non lo
si fa certamente difendendone aprioristicamente le diverse realtà – quelle
economiche, nella fattispecie – che ne costituiscono la struttura e le
peculiarità. Giudicare intollerabili e demagogiche le affermazioni della CGIL
ed ergersi ad irriducibile garante della correttezza e della trasparenza degli
esercizi commerciali modicani, prima che queste siano state dimostrate, appare
il frutto di uno sterile campanilismo, che potrebbe tornare utile in campagna
elettorale ma che è sicuramente inutile dal punto di vista politico, giacchè non è coi sentimentalismi o con l’esibizione di un
vacuo attaccamento al campanile che si fanno, in modo concreto ed efficace, gli
interessi della propria città. Esprimere, inoltre, il pieno appoggio alle
realtà imprenditoriali della città, ancor prima che se ne sia accertata
l’integrità morale e professionale, può anche produrre spiacevoli conseguenze:
un Sindaco, che esprime la sua solidarietà a tutta la classe imprenditoriale di
questa città, prima di sapere – lo ribadiamo ancora una volta – se una parte di
essa stia violando la legge e la morale, non dovrebbe mai dimenticare che, in
quanto primo cittadino, egli parla a nome di tutta la comunità che amministra,
se ne fa interprete e portavoce; in rispetto di coloro che non la pensano come
lui, sarebbe auspicabile, in situazioni come questa, che un Sindaco sapesse
scindere i convincimenti personali dalle dichiarazioni pubbliche. Detto questo,
gli diamo però atto di aver fatto, infine, una scelta degna di approvazione: ci
riferiamo alla istituzione, da parte dell’Amministrazione comunale, di un
tavolo tecnico - cui sono stati invitati i rappresentanti dei Sindacati, dell’Ascom, della Confesercenti e del
Polo Commerciale – che avrà il compito di portare alla luce eventuali
situazioni di lavoro irregolare. Per quanto riguarda le considerazioni di
ordine culturale, confessiamo che il problema sollevato dalla CGIL non ci
stupisce. Non praticando arti divinatorie noi non sappiamo se il lavoro nero a
Modica ci sia o meno, ma se ci fosse non ne resteremmo scandalizzati: non
perché lo sfruttamento dei lavoratori ci lasci indifferenti - al contrario, lo
riteniamo moralmente abietto e socialmente ripugnante – ma perché sarebbe la
logica conseguenza del degrado morale della nostra città ( che da qualche anno
non ci stanchiamo di denunciare ) frutto di scelte politiche dettate
dall’opportunismo, dalla propaganda e dal tornaconto personale; mai finalizzate
al bene della comunità e soprattutto prive di quella liberalità senza la quale
è impossibile sollevare lo sguardo dal piccolo giardino dei propri interessi e
proiettarlo al di là della siepe, alla ricerca di nuovi orizzonti - quelli
della dignità, della coerenza e della trasparenza - senza i quali la politica
si fa mestiere e la città se va mestamente alla deriva .Ciò è quello che sta
accadendo a Modica da quando questa maggioranza si è insediata a Palazzo San
Domenico: con questo non intendiamo dire, ovviamente, che tutti i mali della
nostra città sono ad essa riconducibili. Il declino della nostra città risale
ad anni più lontani; basti pensare a quello edilizio, quando si abbattevano
persino le chiese per costruire palazzi che andavano a deturpare uno dei centri
storici più belli della Sicilia. L’amministrazione Torchi – a nostro parere –
ha, come le altre, pochi meriti e molti demeriti; ciò che non riusciamo a
perdonargli è l’aver creduto che il progresso della città potesse realizzarsi
promuovendone esclusivamente lo sviluppo commerciale e turistico: le altre
attività, come quelle culturali (sia quelle serie, sia quelle ridicole) hanno
fatto da contorno al piatto principale, che è stato solo ed esclusivamente il
denaro. Tra Eurochocolate e Feste dei Sapori, Modica
non ha soltanto ingurgitato cacao, tumazzu e fave cottoie, ma si è anche
ubriacata di soldi, luci, macchine e nastrini, coi quali ha soffocato
quei valori che rendono la vita degna di essere vissuta: il dialogo,
l’altruismo, l’amicizia e la solidarietà.
Il denaro, intendiamoci, non è in sé il male, ma se ne facciamo il faro
che deve orientare la nave della nostra esistenza, questa ne viene mercificata
e noi diventiamo banali, aridi e meschini. Se a Modica si venera il denaro,
come il dio unico e onnipotente, perché dovremmo meravigliarci, quindi, se
qualcuno, pur di averne sempre di più, non si fa scrupolo di ottenerlo
calpestando i diritti e la dignità degli altri!
Giuseppe Ascenzo
LE
ALTE VETTE DELL’IRREALE
Modica e la crisi della
Democrazia
La notizia,
apparsa l’11 Ottobre su “ Il Giornale di Sicilia”, che la nuova lista civica
vicina a Nino Minardo chiede un assessorato al comune
di Modica – e lo chiede al più presto e fino alla fine della legislatura – come
condizione perché essa possa coalizzarsi con Forza Italia alle prossime
amministrative, è di quelle che lasciano a dir poco stupefatti. Lo stupore non
è determinato dal fatto che il giovane rampollo della famiglia Minardo abbia un così distorto concetto della politica:
siamo infatti abituati alle richieste di maggiore visibilità e agli stucchevoli
eufemismi della politica, che permettono di chiamare riequilibrio delle forze o
rilancio dell’azione amministrativa quella che altro non è che la pretesa di
ottenere qualche poltrona. Il giovane Minardo è
comunque in affollata compagnia; da quando l’Amministrazione Torchi governa la
nostra città, le dimissioni e gli insediamenti degli assessori nella sua giunta
sono stati così frequenti e numerosi che, a dir la verità, ne abbiamo perso il
conto: una giunta che ha dato di sé un’immagine che, al di là delle consuete e
inutili autocelebrazioni, ha danneggiato in modo irreparabile la città,
compromettendo, chissà per quanti anni, la sua crescita, in termini di
correttezza politica e di sviluppo del senso civico. Si converrà che lo
spettacolo della girandola degli assessori, che ha caratterizzato la giunta
Torchi, non è stato proprio di quelli edificanti, soprattutto perché
accompagnato dalle immancabili dichiarazioni di stima e apprezzamento, da parte
del Sindaco, agli assessori dimissionati, con il risultato esilarante, da un
lato, e avvilente, dall’altro, di una città, incredula e attonita, che non
capiva – e come avrebbe potuto! – perché il suo Sindaco licenziava gli assessori
dopo averne cantato le lodi. Avendo assistito da anni a questo autentico
teatrino della politica modicana, apparirà chiaro, adesso, perché la richiesta
di Minardo non ci sorprende: essa rientra nella
“normalità”, fa parte di un modo sbagliato, e dunque deleterio, di fare
politica in questa nostra città: quanti nastri tagliati, quante rotonde
inaugurate! E quanto tempo sacrificato sull’altare della propaganda e della
insopportabile ricerca del consenso! Come si può facilmente intuire, il nostro
disincanto dinanzi a questo modo d’intendere la politica è totale, e non
credevamo, in tutta onestà, che potesse accadere qualcosa che fosse ancora in
grado di stupirci: le dichiarazioni del giovane Minardo
hanno fatto il miracolo. Dal reale, degradato e deludente, la politica modicana
si innalza ora fino a raggiungere le alte vette dell’irreale: il giovane
rampollo dei Minardo, infatti, pretende – non
sappiamo se per sé o per uno dei suoi – una poltrona nella giunta. A noi, che
vogliamo restare ancorati alla logica per non cadere nell’irrazionale e che
intendiamo rimanere aggrappati alla realtà effettuale per non precipitare
nell’utopia, viene spontaneo chiederci donde proviene al Minardo
l’autorità per inoltrare una simile richiesta. Non ci risulta, infatti, che
egli ricopra una qualche carica politica che gli consenta di avanzarla: tale
autorità, d’altronde, non può derivare dai molti voti ottenuti nelle ultime
elezioni regionali. In Democrazia, se si viene eletti si diventa rappresentanti
del popolo e nel suo nome si governa o si fa opposizione; se non si viene
eletti ciascuno rappresenta solo se stesso. Una lista civica che si propone
alla cittadinanza chiedendo poltrone non soltanto suscita un senso di
sconfinata tristezza, ma dimostra, altresì, una preoccupante ignoranza delle
più elementari regole della Democrazia: la spartizione delle poltrone è sempre
un fatto sgradevole, ma pretendere di attuarla ancor prima di aver vinto le
elezioni ci sembra l’espressione di un’ arroganza politica che va biasimata e
condannata con forza. Sul perché, infine, Alessandro Pagano, commissario di
Forza Italia per la provincia di Ragusa, debba discutere degli assessori al
comune di Modica con Nino Minardo, lasciamo ai nostri
concittadini il compito di darsi una risposta. Per quel che ci riguarda, non
possiamo non domandarci se la parola Democrazia, nella nostra città, abbia
ancora senso!
Giuseppe Ascenzo