UNA RIVOLUZIONE CULTURALE PER RIPULIRE LA
POLITICA
Il degrado di Modica - su cui tutti concordano, di cui tutti parlano e per risolvere il quale nessuno fa niente - ha origini lontane, ed una sua disamina, approfondita e minuziosa, è ormai affidata a coloro che in futuro scriveranno la storia di questa città dal secondo dopoguerra in poi.
Lasciamo dunque la storia a chi verrà dopo di noi e occupiamoci della cronaca.
Abbiamo assistito,
in questi ultimi
anni, alla
devastante esperienza
politica dell'Amministrazione Torchi: sono stati
gli
anni in cui
a palazzo
San Domenico si
respirava l'aria malsana della
che,
giustamente,
Paolo
Borsellino
definì,
in
suo
celebre
discorso,
"bellissima
e
disgraziata".
demagogia,
del
rampantismo
e del nulla ideologico.
Modica è stata
trascinata
nel catastrofico vortice
dell'apparire e della più squallida
superficialità ed è stata
travolta dal
rovinoso turbine
della
cementificazione selvaggia,
degli
avvisi di
garanzia
e
della sconsiderata aggressione alle sue
zone sottoposte al
vincolo
ambientale e paesaggistico.
Avevamo sperato - lo abbiamo scritto molte volte - che qualcosa potesse cambiare con la nuova Amministrazione, considerata la stima che abbiamo per Antonello Buscema, ma, osservando quel che sta accadendo - valga come esempio l'avvilente valzer delle poltrone assessoriali - e quel che è accaduto, ovvero l'accordo - da noi già ampiamente e ripetutamente biasimato - con uno dei principali artefici del decadimento di Modica, non possiamo, ancora una volta, non riconoscere nella nostra terra quanto fu profetico Tomasi di Lampedusa nel descrivere i Siciliani e nel capire come vanno le cose,
Per
quanto riguarda Modica,
dunque, sono cambiati,
solo in
parte
ovviamente, i protagonisti
della
politica,
ma nulla
è realmente
mutato:
i
problemi
decennali
della
nostra
città sono ancora
lì
a ricordarci
che
l'affermazione "per
il
bene della
città",
che
insopportabilmente
condisce
ogni
discorso
di
sindaci,
assessori
e consiglieri,
è soltanto
uno slogan
vuoto
ed
inutile.
La
cementificazione
non
si è arrestata,
il
traffico
veicolare
continua ad essere
infernale, i contenitori
dell'immondizia sono
stracolmi a giorni
alterni,
e
le strade,
ormai
in
condizioni pietose, sono invase,
con
preoccupante frequenza,
da sacchetti orribili
e maleodoranti;
e
intanto
i
dipendenti
del
Comune
e delle
società
ad esso collegate
devono ancora sudare
le proverbiali
sette camicie
per
ottenere il loro sacrosanto salario,
le
nostre
spiagge e
le
nostre campagne sono
rese insicure
dalla
presenza di cani
famelici
(la ferita aperta
dalla tragica fine
del
piccolo
Giuseppe
non
si è certo
rimarginata
nelle
nostre coscienze,
e
il
fatto che il massacro sia
avvenuto nel
territorio limitrofo
di
Scicli non
cambia
naturalmente i termini della
questione) e
le attese per
le
visite
specialistiche nel
nostro Ospedale
hanno ormai raggiunto
tempi biblici:
alla
faccia
della salvaguardia della
salute
dei cittadini!
Questa era la
situazione
all'epoca
dell'Amministrazione
Torchi,
un
Sindaco
che
abbiamo
"politicamente"
odiato con tutte
le
nostre forze;
questa è
la
situazione con l'Amministrazione
Buscema,
un
Sindaco che invece stimiamo
per
la
sua
correttezza
e
per
il
suo
sincero
desiderio
di
voler
fare
davvero
il bene
di
questa
città,
ma che,
a giudicare
da
quanto
abbiamo
finora
detto,
evidentemente
non
è
adeguatamente
supportato
per
poterlo
fare: non
riteniamo,
infatti,
che
tutti
gli esponenti del
suo partito,
né tanto
meno quelli
vicini
a
Minardo,
siano
animati
dalla
sua
stessa
aspirazione
e
non crediamo
che
la
fatiscente
e
disorganizzata
struttura
burocratica
del
Comune
-
sulla
quale,
peraltro,
non
ci
sembra
che
Buscema
abbia
ancora
inciso
in
maniera
risoluta-
possa
essergli
di
aiuto.
Parafrasando Lenin - e la cosa, chi ci conosce lo sa bene, non ci esalta - non ci resta che porci la domanda: "Che fare?". Noi non abbiamo, ovviamente, la presunzione di sapere tutto ciò che
occorrerebbe fare per salvare Modica, abbiamo invece la convinzione che se i partiti - il discorso naturalmente vale per la nostra città come per l'Italia intera - osservassero alcune regole nella compilazione delle liste, in occasione delle competizioni elettorali, forse qualcosa potrebbe veramente cambiare nel nostro Paese e nella nostra città: la condizione preliminare per poter applicare le regole di cui adesso diremo è che l'Italia diventi un Paese veramente democratico, perché non lo è e non lo sarà fin quando i cittadini non potranno realmente scegliere i loro rappresentanti, visto che coloro che dovranno essere eletti sono già stati scelti dai vertici del partito o della coalizione.
Immaginiamo quale rivoluzione attueremmo se i segretari dei partiti - a livello nazionale e regionale - e i loro coordinatori - a livello locale - fossero messi sotto la tutela di Probiviri, e come tali inattaccabili sotto il profilo del prestigio e della pulizia morale, col potere dato ai secondi di poter cacciare i primi in qualsiasi momento, qualora non fossero più ritenuti degni di ricoprire quella carica. Immaginiamo, se si impedisse ai disoccupati - quelli che sono tali per scelta, e ce ne sono tanti - di poter fare politica e trasformare questa da arte nobilissima di servire gli altri a strumento per "sistemarsi", per guadagnare quattrini continuando a non fare nulla e per rubare, così da poter mettere da parte il gruzzolo per il tempo delle vacche magre, perché non si mai!
Immaginiamo, se le porte della politica venissero chiuse agli ignoranti, che, in quanto tali, non possono dare alcun contributo al progresso culturale della città (o dello Stato), e che ricorrono assai spesso ad atteggiamenti arroganti, per nascondere i complessi d'inferiorità che li affliggono. Immaginiamo, se a tutti coloro che ricoprono una carica politica - dal deputato nazionale e regionale all'assessore provinciale, dal sindaco all'assessore comunale - fosse dato uno stipendio pari a quello che percepivano svolgendo il loro lavoro (più un rimborso spese, naturalmente): siamo certi che in poco tempo i palazzi della politica si svuoterebbero e, come per incanto, nell'animo di quasi tutti si spegnerebbe la fiamma della loro "passione politica".
Immaginiamo, se tutti i condannati in via definitiva venissero scaraventati fuori dai palazzi della politica dove siedono indegnamente. Immaginiamo, se tutti coloro che hanno ricevuto avvisi" di garanzia fossero costretti a dimettersi e fosse loro consentito di poter tornare a fare politica - con un adeguato risarcimento, ovviamente - solo quando fosse stata provata la loro innocenza.
Questa è la rivoluzione che auspichiamo ! Finché la fedina penale immacolata, la pulizia morale, la cultura, il distacco dal denaro, il disprezzo per ogni forma di clientelismo e di nepotismo non saranno le condizioni imprescindibili per diventare consigliere comunale, assessore, sindaco o deputato, continueremo ad illuderei che cambiando gli uomini o le coalizioni modificheremo il nostro Paese o la nostra città: senza la rivoluzione culturale che abbiamo descritto non salveremo l'Italia e non salveremo Modica!
LA DESTRA, BERLUSCONI E LA FRITTATA
Ho letto con attenzione ed interesse l'articolo "Lo zabaglione e la frittata
del lodo"
di Ezio Castrusini,
pubblicato sullo
scorso
numero de La Pagina.
Devo
confessare
di averlo trovato un po' troppo di parte nel descrivere
le vicende legate al lodo Alfano e alla reazione del nostro premier.
Mi
sembra
doveroso,
innanzitutto,
sgombrare il
campo da ogni equivoco:
non ci
tengo affatto ad essere scambiato per
un berlusconiano.
Non lo
sono mai stato,
e chi
ha
avuto la bontà di leggere quanto ho scritto in
questi
anni su La Pagina e su Dialogo sa benissimo
che
nutro
per il
"burattinaio
di
Arcore"
-
mi si perdoni
l'autocitazione
- poca stima e pochissima simpatia;
tra
l'altro,
non mi capita
quasi mai di condividere
le sue idee politiche,
per
il
semplice
motivo che io sono di destra e lui no! Anche Castrusini,
come del resto la maggioranza degli italiani,
cade
nell'equivoco
di considerare Berlusconi un uomo di
destra: il nostro capo del governo non lo è,
come non lo sono
mai stati e non lo sono tutti
coloro che hanno militato nel partito-azienda
da lui
fondato; come non lo sono mai
stati e non lo sono
quelli politicamente nati
in Alleanza
Nazionale (anche se alcuni in quel partito lo sono stati);
come non lo sono mai stati e
non
lo
sono coloro che si abbeverano alle sorgenti del
Po.
Il PDL.
non è una coalizione di destra per il
semplice
motivo
che è fondata su valori
ed è mossa da
ideali che sono antitetici
a quelli di destra. All'unità nazionale,
principio di
altissimo valore,
si preferisce una visione separatistica della
società,
che
si esplica
nell'auspicato
Federalismo,
voluto,
per
meri
fini
economici,
dalla borghesia
"padana".
Lo Stato che interviene nell'economia
per imporre un'equa politica fiscale e che guarda
alla
socializzazione come arma per contrastare
le
gigantesche
ingiustizie prodotte dal capitalismo viene sacrificato
sull'altare
della
legge del libero
mercato e di
uno sfrenato
liberismo
che rende sempre più
grande il divario tra chi vive nella
ricchezza
e chi
sopravvive
nella povertà.
E non si dimentichi, inoltre,
che di questa coalizione, definita di
"destra",
fanno parte coloro che disprezzano il tricolore,
che, ancora
oggi,
per
un
autentico uomo
di destra,
è un simbolo da difendere a qualsiasi prezzo.
Sono ancora tante,
naturalmente,
le
"cose"
di destra che non trovano spazio nel PDL:
si pensi al senso dello Stato,
alla dirittura morale,
alla difesa della tradizione, al senso dell'onore,
al
culto del
dovere
e della coerenza.
Il PDL non è che
un
pezzo
- l'altro
sta
nel
PD - della vecchia Democrazia Cristiana,
che,
ben lungi dall'essere defunta, è viva e vegeta sotto altre
spoglie,
ed ancora
s'ingrassa alla mensa delle due più grandi coalizioni
politiche italiane:
nell'uno e nell'altro
schieramento,
infatti,
non
mancano vecchi esponenti
ed epigoni di quel partito che ha
inquinato
in maniera indelebile la vita politica
nazionale.
La destra
cui mi riferisco,
ovviamente,
è
quella
che
Fini
ha svenduto
per
il
classico piatto di lenticchie, anche se in questo caso si tratta di legumi
assai appetitosi
e
molto
redditizi.
Ma
il
PDL non
ha
nulla
in
comune
nemmeno con la vecchia destra
di
matrice liberale: è estremamente difficile,
infatti,
conciliare la visione elitaria della politica con il
populismo del nostro premier;
i tanti, autentici signori che
militavano
nelle
'file del PLI
con i tanti parvenu del
PDL,
le cui giacche
e cravatte non riescono a celare assai spesso la rozzezza e l'ineleganza
che li
contraddistinguono; il culto dei
diritti civili,
che faceva parte,
per
così
dire,
del DNA del Partito Liberale con l'arroganza
e l'intolleranza
più volte manifestate dagli uomini della
Lega e da quelli
del
partito-azienda.
Ho fatto questa lunga premessa
perché
mi
premeva sottolineare che
il PDL,
che indebitamente
si qualifica
come coalizione di centrodestra, non è,
come
ho già detto,
che una riedizione del peggiore
centrismo.
Tutto
ciò,
ovviamente, non può non tornare utile al centrosinistra:
considerato che anche quest'ultimo, in buona parte,
nasce da una
costola
della vecchia DC,
gli è assai conveniente
tacere
sul centro e insistere sulla destra. La lunga premessa è stata fatta anche per ribadire che,
alla
luce
di quanto ho scritto
in
passato e di quanto sto scrivendo adesso,
nessuno può ragionevolmente pensare
che
io
possa avere
simpatie
berlusconiane.
Tuttavia,
dinanzi all'articolo di Castrusini,
non posso
non
difendere
il
nostro
capo del
governo,
giacché le argomentazioni svolte mi sono sembrate troppo unilaterali.
Scrive Castrusini:
"Sicuramente
il premier ha volontariamente omesso di citare
questa consuetudine dei giudici costituzionali
..”.
Io,
invece,
credendo alla buona fede di Castrusini,
ritengo che egli
abbia involontariamente
omesso di ricordare l'atteggiamento a dir poco discutibile della Corte Costituzionale,
che nel 2004, a proposito del lodo
Schifani,
precisò che non era necessario
ricorrere ad una
legge
costituzionale
- bastava quella ordinaria,
insomma - e sottolineò quali
aspetti
della
legge
avrebbero
dovuto
essere modificati e in quale modo,
ed oggi boccia il
lodo Alfano che ha modificato quei punti
così come voleva
la Corte ma soprattutto perché
ha utilizzato una legge ordinaria così
come la stessa Corte aveva suggerito:
insomma lo ha bocciato nel
2009 perché ha recepito
quei
suggerimenti
che la Corte aveva dato nel 2004!
Premesso che
non
ho.
mai
condiviso né il lodo Schifani né il lodo Alfano,
non mi sento
davvero
di criticare
Berlusconi,
o meglio
mi
sento
di criticarlo
nel metodo ma non certo nel merito.
Si
può
criticare
il modo poco garbato con cui.
ha
reagito, ma non la legittimità delle sue critiche.
Avrei
voluto
leggere
nell'articolo
in questione qualcosa circa la politicizzazione
di buona parte della magistratura italiana.
Berlusconi esagera
nei toni
ma non ha torto.
Certo è difficile,
per
chi sta a sinistra (mi riferisco in questo caso agli eredi del PCI) criticare
la magistratura,
se non altro
per
dovuta riconoscenza:
senza la sua azione,
negli
anni di tangentopoli,
quando
decapitò i vertici
della DC e del PSI sancendo la fine di
quei due partiti,
il PCI (che stranamente
passò
indenne
sotto
le sue forche caudine,
nonostante tutti sapessero che fiumi
di denaro
arrivavano
da
Mosca
con
destinazione
Botteghe
Oscure)
non sarebbe
mai
diventato
il
primo
partito
d'Italia,
anche
se
con l'vvento
di
Berlusconi
tutto
ciò durò lo spazio d'un mattino.
E come si fa a
negare che con Berlusconi
la giustizia
ha spesso funzionato ad
orologeria? L'avviso di
garanzia fattogli recapitare a
Napoli
mentre
presiedeva
un vertice NATO
lo inseriamo
nel
novero degli eventi
casuali? Come mai tanta urgenza?
Si
temeva che da un momento all'altro abbandonasse
il vertice
e tagliasse la corda?
Berlusconi avrà certamente degli
scheletri
nell'armadio,
ma c'è qualcuno
pronto
a giurare che De Benedetti o gli
Agnelli non ne abbiano?
Perché,
l'unico
a subire
centinaia,
o addirittura
migliaia,
di perquisizioni dalla
Guardia
di Finanza
è
stato
lui?
E come mai
prima che scendesse in politica magistrati e
finanzieri
non
si occupavano di
lui?
Gli
scheletri sono tutti uguali,
ma,
evidentemente,
quelli di Arcore
sono
un po'
più uguali degli
altri! Non credo sia condivisibile, inoltre,
il
rimpianto di
Castrusini per
Andreotti,
e mi
tocca
ricordare che questo signore non è stato
assolto
dalle accuse
infamanti che lo riguardano:
se non è andato in galera,
o ai domiciliari
vista
l'età,
non è perché
quei fatti non siano avvenuti, ma perché sono caduti in prescrizione: io ci andrei cauto col "signorile esempio", trattandosi di Giulio Andreotti. Castrusini, infine, sostiene che questo governo col ''principio dell'investitura popolare che tutto giustifica e che su tutto prevale" sta seriamente minando "le fondamenta del principio della divisione dei tre poteri dello Stato che è alla base di ogni democrazia moderna". Mi chiedo: è il governo, espressione di una maggioranza democraticamente eletta, che sta mettendo a rischio la nostra democrazia o è il centrosinistra (coadiuvato da una parte della magistratura e da un grande quotidiano italiano) che sta mostrando disprezzo per le istituzioni democratiche ricorrendo a qualsiasi mezzo per liberarsi di chi è stato legittimato dal popolo a governare? Berlusconi può piacere o non· piacere - a me, come ho più volte ricordato, non piace affatto - ma se la sinistra vuole mandarlo a casa vinca le prossime elezioni: se ci riesce in altro modo non farà che dare ragione al suo avversario quando afferma che possono pure cambiare nome, ma sempre comunisti rimangono!