IL RIMPASTO E LE POLTRONE

 

 

 

 

A quanto pare, entro il mese di settembre sarà effettuato il rimpasto in seno alla giunta Busce­ma. Di questo rimescola­mento delle deleghe as­sessoriali a Palazzo San Domenico se ne parla già da alcuni mesi ed ha co­stituito, in quest'estate umida e afosa, l'argo­mento di cui maggior­mente si è discusso, in assenza di una vera cro­naca politica che nella stagione estiva, come si sa, è assai spesso lati­tante.

Abbiamo sempre stigma­tizzato i rimpasti nella giunta Torchi: se ne fece­ro talmente tanti che ne perdemmo il conto! Il fatto che, al contrrio di quanto accadeva per Torchi, abbiamo stima per Buscema, tanta come persona, un po' meno co­me politico, non p esi­merci dal riservare a' lui le stesse critiche che allora non facemmo man­care a colui che conti­nuiamo a ritenere il peg­gior sindaco che Modica abbia avuto. In una sua civilissima replica, sul mensile Dialogo dell'aprile 2009, in risposta ad un nostro articolo, pubblicato  sullo stesso giornale il mese precedente, l'attua­le sindaco testualmente scriveva: "Appare chiaro che il suo è più un pre­giudizio che un giudizio allorché afferma di aver perso la speranza sulla mia sindacatura già sin dal ballottaggio e quindi prima di vedermi all'ope­ra".

Si riferiva alla nostra de­lusione scaturita dalla sua alleanza con Riccardo Mi­nardo.

Adesso, però, l'annuncia­to rimpasto non è un evento frutto della nostra fantasia, è un dato di fat­to e pertanto le nostre valutazioni non vanno inserite nel quadro nebulo­so dei pregiudizi, ma in quello limpido e chiaro dei giudizi, proprio perché ci troviamo dinanzi a un dato politico inequivocabi­le.

Un elemento assai sconfortante è rappresetato dal fatto che l'immi­nente rimpasto dimostra l'inconsistenza della pre­sunta diversità del centrsinistra: non possiamo certamente credere che quando questi squali idi caroselli li faceva Torchi erano legati alla spartizine delle poltrone, mentre adesso che li fa Buscema dipendono dalla neces­sità, come afferma Gian­carlo Poidomani, di effet­tuare "una nuova riper­tenze, un nuovo sprint per aggredire altre emer­genze e problematiche di cui soffre da anni il Co­mune di Modica". Le pa­role del coordinatore 'cit­tadino del PD sono in pa-

lese contraddizione con queste sue altre afferma­zioni infarcite di retorica:

"In questi dodici mesi tutti hanno lavorato dando il massimo, sacrificandosi e mettendo gli interessi del­la città in primo piano. Tutti adesso hanno dato la propria disponibili a restituire le proprie delghe".

Ci spiace ripeterei, ma come allora lo chiedem­mo più volte a Torchi in occasione degli innume­revoli rimpasti che carat­terizzarono la sua sindcatura - non ottenendo mai, ovviamente, alcuna risposta - lo chiediamo adesso a Poidomani: co­me mai degli assessori, che hanno dato il massi­mo, che si sono sacrifica­ti per l'ormai famoso "be­ne" della città, che hanno dimostrato non solo com­petenza ma anche abne­gazione, non sono però adatti a garantire il nuovo sprint, ad aggredire le emergenze, ecc. ecc.  Poidomani e Buscema spieghino alla cittadinaza quali sono le compe­tenze e le qualità umane di coloro che subentre­ranno. Dimostrino, in altre parole, in maniera inequi­vocabile, che i subentran­ti danno maggiori garan­zie degli estromessi (non abbiamo più l'età, ovvia­mente, per credere alla favola della loro disponi­bilità a restituire le rispet­tive deleghe). Se non sono in grado di fare questo, abbiano la bontà di tacere e di am­mettere che bisogna sa­crificare gli attuali asses­sori perché altri scalpita­no per guadagnare l'ago­gnata poltrona e perché occorre accontentare tutti, per una mera questione di correnti e di amicizie: alla faccia delle emergen­ze "di cui soffre da anni il Comune di Modica". Ciò per quanto ri­guarda le sostituzioni; per quel che concerne la ri­modulazione delle dele­ghe, non v'è dubbio che questa è in palese con­traddizione con le comptenze p volte riconsciute agli attuali asses­sori. Che il rimpasto lo voglia Minardo è naturale, rientra nel suo modo di intendere la politica, quel­la che non smetteremo mai di combattere con le uniche armi che posse­diamo: quelle del libero pensiero e quelle di scri­vere ciò che pensiamo, visto che non abbiamo padroni. Buscema e Poi­domani, però, hanno illu­so i cittadini, perché han­no costruito la loro vittoria elettorale puntando sulla presunta discontinuità con la precedente amministra­zione: il futuro rimpasto, invece, traccia una delu­dente linea di continuità con l'amministrazione Torchi, che tanti guai ha pro­curato alla nostra cit. Buscema, Poidomani e gli altri esponenti della coalizione di centrosini­stra si trovano impigliati in un'eclatante contraddi­zione e in una situazione poco edificante: o il cen­trosinistra è simile al cen­trodestra (la destra di Berlusconi e quella "cosa" indefinibile e ibrida creata da Fini, ovviamente) op­pure si sta inchinando al diktat di Riccardo Minado, che addirittura - come apprendiamo da " Il Gior­nale di Sicilia del 30 ago­sto - ha già annunciato i nomi dei suoi futuri as­sessori, infischiandosene degli appelli alla collegialità fatti dal PD e dai suoi alleati: nell'uno e nell'altro caso, non possiamo non constatare, con profonda amarezza, che ii riscatto di Modica non è ancora incominciato.

 

 

 

HO FATTO UN SOGNO. MA GUARDA UN PO’ CHE SOGNO!

 

 

 

In una di queste ulti­me notti ho fatto un brutto sogno: i sogni, di solito, rimangono confi­nati nella parte p rcondita del nostro anmo e di norma svanscono con le prime luci dell'alba. Stavolta, però, non è stato così. Sia il contenuto manifesto, quello che Freud defini­va la scena onirica, sia quello latente, mi hanno perseguitato e tuttora ancora mi opprimono, benché siano passate quarant'otto ore dall'in­cubo. Per quanto riguar­da la decisione di ren­derlo pubblico, nasce dal fatto che l'oggetto del sogno non riguarda soltanto me ma l'intera cittadinanza. Non mi re­sta dunque che raccon­tarlo.

Era un grigio e nu­voloso giorno di settem­bre, un fastidioso vento sollevava in aria i sac­chi d'immondizia che da giorni erano accatastati accanto ai contenitori per l'ennesimo sciopero dei netturbini, quando i modicani, esterrefatti, appresero una notizia da fare impallidire ache quelle di carattere nazionale e internazinale: Saro e Riccardo Minardo si erano ricon­ciliati!

Cosa sarebbe successo adesso? Questa era la domanda che albergava nella mente di tutti i miei concittadini e nella mia. E il Sindaco, avrebbe resistito a un'onda d'urto di tali di­mensioni?

Poi, tutti fummo assaliti come da un torpore, in attesa di assistere alt'e­voluzione degli eventi, come fossimo consape­voli che, comunque, nulla avremmo potuto fare per cambiarne il corso!

Durante la notte suc­cessiva alla ritrovata ar­monia, dovette sicura­mente. accadere qualcosa; i particolari ci sfug­gono, perché si perdono nella nebulosa dimen­sione del sogno: Busce­ma, infatti, recandosi, come ogni mattina, a Palazzo S. Domenico, trovò il suo ufficio erme­ticamente chiuso. Provò a chiedere spiegazioni a dirigenti e semplici im­piegati, che rintracciò alla Latteria per la pri­ma delle tante pause­caffè della giornata, ma non trovò alcuno dispo­sto a dargliele. Alla fine, da solo, riuscì a scopri­re che il suo ufficio era stato spostato, ma non in un'altra stanza dell'e­dificio, bensì in una vecchia masseria di una contrada modicana: ho provato a ricordarne il nome, ma nonostante gli sforzi, non mi sovvie­ne: lui sì che se n'è an­dato alle prime luci del­l'alba!

Stanco ed accaldato ­pur essendo settembre il caldo continuava a  non darci tregua - Bu­scema si recò alla vec­chia masseria ed entra­to scorse, dietro l'ampia scrivania, il volto soddi­sfatto e sorridente di Riccardo Minardo. Che cosa j due ex alleati si dissero non lo so, per il semplice motivo che non lo ricordo. Certo, si può immaginare lo stato d'animo dell'ormai ex sindaco quando vide, nella stanza del suo successore, il suo vice sindaco, Enzo Scarso, che era riuscito a conservare la sua carica e mostrava un atteggimento amichevole e cordiale nei confronti di Minardo,

A questo punto, sa­ranno state le quattro del mattino, mi svegliai, madido di sudore, e lo confesso, mi dispiacque che si era trattato solo di un sogno, ma soltan­to perché ero rimasto vittima della mia vana­gloria: mi dispiaceva, infatti, non poter rinfaccia­re a Buscema di non avermi dato ascolto tute le volte che gli avevo ricordato ch'era stato un errore l'accordo con l'ex senatore. Mi riaddor­mentai con la speranza di scoprire come la sto­ria sarebbe andata a fi­nire, e Morfeo fu con me generoso: quella la scena, quelle situazioni e quei personaggi tor­narono ad animare i miei pensieri notturni. Tutti i consiglieri comu­nali dell'attuale maggio­ranza, esclusi quelli del­l'MPA, si dimisero - il come e il perché ciò av­venne non è dato sapre; d'altronde, si sa che nei sogni non tutto ciò che accade ha una spiegazione logica e ra­zionale - e nell'emiciclo del civico consesso fe­cero il loro ingresso, spavaldi e baldanzosi, tutti coloro che militando nelle file del POL erano stati trombati alle ultime amministrative. L'UOC restò fuori dal consiglio comunale e dalla giunta e Peppe Drago, se­guendo le orme del suo ex pupillo Piero Torchi, anticipò il suo mesto addio alla politica: lo se­guirono, in questo triste viaggio, tutti coloro che per anni lo avevano servito e riverito, e del­,'UOC a Modica non si sentì più parlare. Per quanto riguarda la giunta, fece scalpore il fatto che a Nino Minar­do, pur rimanendo a Montecitorio, furono as­segnati ben quattro as­sessorati! Un evento, sebbene non perfettamente nitido, e ciò trattandosi di un sogno è naturale che possa ac­cadere, ricordo che mi ha procurato angoscia per molte ore: Minardo, il padre di Nino, offrì una cifra stratosferica per acquistare Video Mediterraneo, e Carpen­tieri, dopo una iniziale riluttanza, finì per accet­tare. Passata nelle mani di Saro Minardo, l'emit­tente fu associata a quella del fratello, e il nuovo network, che fe­ce a meno di quei gior­nalisti che non risultaro­no graditi, divenne un colosso in grado di competere con Media­set: Berlusconi, nell'oc­casione, fece di tutto per impedirne la nasci­ta, ma alla fine anche lui dovette arrendersi! Per alcuni giorni Piazza Matteotti vide alternarsi sul palco personaggi ­chi fossero non lo so ­che arringavano la folla e inveivano contro i Mi­nardo che si erano assi­curati il controllo della politica modicana e per­sino dell’informazione televisiva. Dopo qualche tempo, di questi perso­naggi non si seppe più nulla: alcuni passarono addirittura con la famiglia Minardo - il perché non so dirlo - altri prefe­rirono defilarsi e di loro non si ebbe più notizia. Ciò che invece fece ntizia, non solo a Modica ma in tutta l'Isola, fu l'insediamento del nuo­vo consiglio comunale. In quella occasione, il sindaco Riccardo Minar­do, prima di andare ad occupare la sua poltrna, andò ad abbracciare il fratello, seduto fra il numeroso pubblico, per una foto ricordo. Alla domanda dei giornalisti presenti rivolta a en­trambi, per sapere quali erano i loro sentimenti ora che si erano riavvi­cinati, i due fratelli, all'u­nisono, risposero che loro, in verità, non si erano mai allontanati! A questo punto, nove per­sone; che per anni era­no rimaste nell'ombra, si precipitarono accanto ai l\!1inardo: erano i membri del gruppo Terzo Occhio che rivendi­cavano l'esattezza della loro profezia; nel giugno del 2008, infatti, quel che ora stava accaden­do l'avevano predetto nel loro foglio di batta­glia, quello con il titolo "Minardia". Non so quali fossero le intenzioni dei nove, ma dal quel mo­mento l'aula consiliare divenne una bolgia e molti consiglieri tentarono di passare alle. vie di fatto: il mome