Alcuni giorni fa abbiamo avuto il privilegio di aver conosciuto personalmente “Terzo Occhio” con il quale abbiamo programmato il calendario degli incontri per la realizzazione dell’intervista che abbiamo annunciato nello scorso numero.
Nella massima e reciproca stima e franchezza abbiamo deciso di scegliere insieme l’avvocato che darà al libro intervista il “Pronto si stampi”. Abbiamo convenuto di ricorrere al parere dell’avvocato perché per scuotere la melassa che caratterizza la classe politica modicana, è necessario un attacco diretto e personale ad alcuni personaggi del potere economico e politico modicano e, pur non volendo rinunciare a tutto quello che deve essere detto perché i modicani sappiano quanto sta dietro il paravento della politica, vogliamo evitare di sconfinare nella ingiuria o diffamazione a mezzo stampa.
Per quanto riguarda il Movimento politico “Quelli che non nominerebbero mai un parente assessore”, del quale siamo portavoce, abbiamo convenuto che non sarà oggetto delle nostre chiaccherate.
Il giorno 2 dicembre Auditorium affollato al Palazzo della cultura in occasione della presentazione di “Aspettando la politica”, ultima fatica del prof. Domenico Pisana.
I relatori (troppi) chiamati a parlare del libro, come per tacita intesa hanno ignorato, il libro di Pisana. Solo i professori Barone e Colombo hanno reso onore all’autore. Il primo con giustissime osservazioni sul titolo scelto ed il secondo con un intervento ‘alto’ sul concetto di politica. Tutti gli altri non hanno trattato il tema del libro.
Il dott. Cannata, direttore di Video Mediterraneo, ci ha raccontato dello spirito della sua rubrica “Punto di vista” e Don Cerruto ha nominato Domenico Pisana solo per rimproverarlo di aver abbandonato la dottrina sociale della chiesa piegandosi alla logica del mercato (scusate se è poco per un cristiano come Domenico Pisana).
Ma chi ha battuto ogni record è stato il prof. Rando che è riuscito a trattenere i presenti per almeno mezz’ora su Carmelo Ottaviano, senza mai nominare né l’autore, né il titolo del libro e meno che mai, neanche alla lontana, l’argomento del libro stesso. A quanto sembra diviene sempre più manifesto che al presidente della scuola di filosofia “C. Ottaviano” la direzione culturale su di lui esercitata dal suo patron, in una pur bella trasmissione su una televisione locale, sta producendo effetti negativi.
Dopo avere atteso invano anche una sola parola del prof. Rando sul libro di Pisana, ha chiuso la serata un intervento genuino, semplice e spontaneo della ragazza giornalista Bonino, che sollecitata dal suo collega Iacono, ha praticamente detto che la politica non vi è bisogno di aspettarla perché è già presente e si è manifestata in tutta la sua valenza morale nel “vergognoso episodio Carpentieri-Minardo” (le virgolette sono nostre).
Solo le parole ed i concetti espressi dal prof. Colombo avevano individuato una possibile contiguità tra cultura e politica ed era necessario sradicare una simile pericolosissima erbaccia. Il problema veniva affrontato dal nostro Sindaco che per evitare che si confondesse la cultura con la politica ha chiuso la serata dicendo direttamente o indirettamente che Pisana non ha nulla da aspettare perché la politica, la nuova politica, è già arrivata e si chiama consociativismo. E’ quel nuovo modo di operare che consente al Torchi di affermare che avrebbe potuto ripetere le stesse cose che poco prima aveva detto il prof. Barone.
L’assenza “per improvvisi impegni istituzionali” del programmato intervento dell’On. Drago ci ha privato di un livello “più alto” per affermare l’imperativo categorico della classe politica attuale che vuole, proprio come necessità operativa, la più netta incompatibilità tra cultura e politica.
L’On. Drago fu antesignano di questo consociativismo con il tentativo di essere rieletto presidente della regione una volta con il centro destra ed una volta con il centrosinistra.
E’ quella politica in cui “ci si deve incontrare su ciò che unisce e non su ciò che disunisce” come a dire il trionfo della banalità perché tali sono gli argomenti che possono unire due visioni del mondo fieramente contrapposte.
E’ in base a tale “postulato” che l’ateo comunista materialista si incontra con la visione religiosa e spirituale della vita del cristiano solo perché entrambi mirano a tutelare nella maniera massima le fasce più deboli. Che volete che sia la differenza tra un credere e non credere?
Anche il ruolo dell’informazione, per come lo ha definito l’esponente dell’UDC diviene funzionale al consociativismo: il giornalista deve anche scrivere delle cose che l’Amministrazione realizza.
E’ rilevante che qualcuno ci chiarisca quali sono i doveri ordinari dell’Amministrazione oppure dobbiamo ringraziare l’Amministrazione del fatto che viene riempita una buca sulla strada?
Noi consideriamo irresponsabile lo svuotamento del conflitto politico ovvero la messa al bando delle “questioni importanti” nel timore che esse possano produrre lacerazioni. In verità attraverso lo svuotamento del conflitto politico si persegue un obiettivo più produttivo, ovvero la riduzione della politica in amministrazione per produrre una ecumenica ‘pace sociale’ e con essa disaffezione e disinteresse.
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Il titoletto che abbiamo dato a questo”pezzo” è la frase con la quale un nostro carissimo amico ha sintetizzato la “presentazione” del libro di Domenico Pisana.
Ma questo contesto non può diminuire i meriti di Domenico Pisana che ci ha donato un libro di immediata, piacevole e scorrevolissima lettura che pur con un titolo decisamente bugiardo rispetto al contenuto, è capace di sollecitare salutari riflessioni.
“Aspettando la politica” viene interpretata normalmente un’attesa della politica con la “p” maiuscola, considerando, di conseguenza, quella in atto, “bassa politica” oppure “politica con ‘p’ minuscola”. Luogo comune che fa il paio all’altra masturbazione intellettuale della politica “...che non si attende ma si fa”.
Noi interpretiamo il titolo del libro del Pisana nel suo significato letterale, ovvero assenza della politica perché sarebbe sciocco attendere qualcosa che dovesse in qualche forma, anche degradata, essere presente.
Ovviamente riconosciamo che ogni dominio è caratterizzato da modi di essere nobili e degradati ma nel dominio politico riteniamo che non possono esistere forme degradate che meritino la definizione di azione politica.
Sostenere la esistenza di una politica con la ‘p’ minuscola ha l’obiettivo di dare dignità al malaffare ed alla delinquenza politica che è fatta di precise violazioni alle leggi penali e differisce dalla delinquenza comune solo per il fatto che il delinquente politico si muove in scenari di violazioni di legge che sono divenute un costume accettato o tollerato.
In tali contesti non vi è un solo “favore” del politico che non si realizzi attraverso una precisa violazione di una norma di legge oppure di una norma etica.
E’ questo il momento in cui, come un noiosissimo copione, ci viene rivolta l’accusa di inseguire una utopia.
Ebbene si! noi perseguiamo l’utopia. L’utopia è concretezza perché costringe l’uomo a superarsi e ad inseguire un orizzonte irraggiungibile. Costringe l’uomo a volare alto come l’aquila e non a razzolare come le galline. L’utopia ci insegna a non accontentarci, a sfruttare il meglio delle nostre capacità e dei nostri sentimenti. L’utopia ha come riferimento l’assoluto e non l’”onorevole tipo”: impasto perfetto dei sentimenti, “valori”, interessi più mediocri e decadenti. L’utopia non raggiunge mai l’orizzonte ma in questo suo volerlo raggiungere lascia nel suo cammino il massimo realizzabile.
Un obiettivo alto esalta; un obiettivo mediocre dà risultati meschini e banali.
Noi consideriamo la politica l’esito di una cultura o meglio di una visione del mondo [weltanschauung] ovvero l’esito di uno sguardo integrale di una visione unitaria che coinvolge momenti teorici ed atti pratici nel loro essere sintesi di astrazione e concretezza. Quello "sguardo" che anche quando si concentra su cose singole, rimanda ad una prospettiva globale.
O, ancora, luogo dove la persona vede rinnovarsi ogni volta la possibilità di cogliere il mondo non nella sua genericità materialmente superficiale o cerebralmente astratta, bensì nella sua unità concreta.
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Ritorneremo sul libro di Pisana al quale, comunque, suggeriamo, sin da ora, l’organizzazione di un forum pubblico cui non ci dispiacerebbe partecipare, per ridare quella dignità al suo libro che nella serata del 2 dicembre è stata inquinata, sottraendo l’argomento alla politica politicante ed ai suoi maggiori esponenti.
Nel frattempo Domenico Pisana darà una risposta al titoletto di pagina 28 dove, dopo aver annunciato “La sinergia con l’On. Drago e il sen. Minardo”, non ne scrive per niente. I modicani, infatti, sono curiosi di conoscere quali sinergie hanno posto in atto, fra loro, i nostri due parlamentari oltre a quelli delle reciproche accuse nel mercato delle vacche che ha caratterizzato rimpasti nella Giunta, attribuzione di incarichi e prossime elezioni regionali e nazionali.
Sulla scia di Berlusconi, che propose ai vertici della Fiat di sfruttare il prestigio del nome “Ferrari”, per rilanciare nel mondo l’azienda torinese, sembra che il nuovo presidente della Modica-Multiservizi voglia cambiare la ragione sociale della Multiservizi in “Seconda Azasi” [SA]. Con tale provvedimento i nuovi vertici dell’Azienda ritengono di sfruttare il prestigio della vecchia Azasi che in tanti anni fu quella che meglio delle altre aziende siciliane riuscì a massimizzare il rapporto Costo (per la collettività) – Benefici (per raccomandati, telecomandati, portaborse e tirapiedi).
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Sembra che per creare ed alimentare un sano spirito di corpo tra gli appartenenti alla multiservizi è stato affidato l’incarico di redigere e musicare un inno della multiservizi.
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Dopo aver constatato la somiglianza tra la ‘M’ rossa dei “battaglioni Mussolini” e quella della Multiservizi un comitato di base è stato creato all’interno della Multiservizi per vigilare su tutte le iniziative dei vertici dell’azienda, particolare attenzione sarà posta alle scelte che riguarderanno il colore delle camicie...
"I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelli che in regime democratico si chiamerebbero di sinistra. Su ciò non può esserci nessun dubbio:noi siamo i proletari in lotta contro il capitalismo. Se questo è vero, rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è assurdo.Lo spauracchio vero, il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta viene da destra".
(Al comunista, ammesso che se ne trovi uno, che indovinerà l’autore di questa dichiarazione resa il 22 aprile 1945, regaleremo personalmente un abbonamento al DIALOGO).