Febbraio 2004
Più d’una volta, in quest’ultimo periodo, abbiamo sottolineato il sempre più crescente degrado della vita politica nazionale e, di riflesso, di molte amministrazioni locali gestite dalle stesse forze politiche che governano a livello centrale..La crisi della politica non è dovuta alla cosiddetta fine delle ideologie-ai benefici effetti di tale fine, tra l’altro,non crediamo affatto-ma al declino di quei valori morali senza i quali la politica si configura soltanto come occasione di rimpinguare il proprio conto in banca e di soddisfare la propria smania di protagonismo e di affermazione personale.Noi non ci illudiamo di trovare delle tensioni ideali nella Lega e in Forza Italia: la prima in quanto esasperazione di un egoismo padano, certo non molto diffuso ma comunque presente, che affonda le sue radici in una concezione materialistica della vita, che si esaurisce nel binomio produzione-guadagno; la seconda perché emanazione di un progetto, altrettanto egoistico, di un signore che vuole fare dell’Italia il palcoscenico sul quale recitare quotidianamente la commedia- della quale è al tempo stesso attore,regista e ideatore- del brillante imprenditore che trasformerà il Paese in un’azienda funzionante, efficiente e produttiva.Ci rammarichiamo, invece, nel constatare come le altre forze politiche di maggioranza stanno dilapidando un patrimonio di esperienze e di ideali che invece avrebbero dovuto gelosamente conservare e promuovere e nel quale ritrovare l’orgoglio della loro appartenenza e le fondamenta sulle quali edificare il loro futuro.Ci riferiamo ovviamente all’UDC, espressione di quel cattolicesimo liberale che vanta una storia illustre, e che dall’Ottocento in poi è stato esaltato da personaggi di grande levatura intellettuale e di indiscussa integrità morale.Il richiamo ai principi del liberalismo cattolico dovrebbe conferire all’UDC un’ attenzione costante al valore della concretezza, della solidarietà, ad ascoltare attentamente i richiami della coscienza,in termini di rettitudine, coerenza ed onestà. E ci riferiamo, naturalmente, anche ad Alleanza Nazionale, per criticarne non la svolta storico-politica, opportuna e necessaria, ma quella economica, che l’ha resa un partito senz’anima e senza obiettivi: accantonata l’idea della socializzazione delle imprese, dimenticata la centralità delle categorie produttive, messo da parte il progetto di un capitalismo controllato, abbandonato il grande obiettivo della solidarietà e dell’attenzione ai ceti deboli della società, ha finito per essere fagocitata dal suo potente alleato, diventando quindi sostenitrice di politiche neoliberistiche e neocapitalistiche che non producono condizioni di solidarietà ma oscene discriminazioni sociali ed economiche. Vorremmo ricordare, infine, il Partito Repubblicano, che in alcune amministrazioni, come ad esempio nella nostra Provincia, sostiene i governi di centrodestra. Ricordo che agli inizi di Febbraio i due consiglieri dell’Edera al consiglio provinciale di Ragusa hanno dichiarato di essere pronti ad aprire ufficialmente la crisi per il mancato ingresso di un esponente del PRI nella giunta Antoci, denunciando quindi il mancato rispetto degli accordi sottoscritti nel mese di Ottobre dai partiti di maggioranza. Spiace vedere un partito di così antiche e nobili origini, che nella sua lunga storia è stato guidato da uomini di altissimo spessore morale e intellettuale, si pensi a La Malfa e Spadolini, ridotto ad elemosinare briciole di potere. Alla provincia il problema più impellente sembra essere pertanto quello del rimpasto e della logica ,mai finita, della spartizione del potere; a Ragusa - anche l’amministrazione di centro sinistra non è messa poi così bene - l’attività preponderante è quella di occuparsi della lettera del Sindaco agli alleati che organizzano agguati, per non parlare dei socialisti : anche loro infatti rivendicano un posto al sole; il loro partito è ancora fuori dalla giunta nonostante gli accordi pre-elettorali della coalizione. A Modica, invece, ne parlerò più avanti in modo più dettagliato, va in scena la politica spettacolo. E così, mentre i nostri amministratori comunali e provinciali, sono occupati in “così alte e nobili attività”, la gente, nella nostra provincia, rischia la vita, e talvolta la perde, per le disfunzioni che la politica si guarda bene dal risolvere. Non sappiamo, e forse non lo sapremo mai, se un intervento più celere avrebbe potuto salvare la vita di Rosa Vona, la giovane donna di Monterosso colpita da ictus la notte del 1 Febbraio.Ciò che sappiamo è che l’intervento lo si è dovuto effettuare al Civico di Palermo, constatata la “indisponibilità”(!)del centro neurochirurgico di Catania e che Monterosso, come Giarratana, non ha in dotazione nemmeno un’ambulanza, che, in casi di necessità, vi deve giungere da Chiaramonte; ma l’aspetto ancor più grave è che nelle due cittadine montane manca un medico specializzato per le emergenze e se il malcapitato di turno riesce a salire sull’agognata ambulanza dovrà compiere il viaggio fino all’ospedale più vicino in compagnia del solo autista. Per tale motivo condividiamo la decisione dell’onorevole Gurrieri d’intraprendere un’iniziativa parlamentare per istituire un reparto di neurochirurgia in provincia di Ragusa.
La spettacolarizzazione della politica, altro cancro che sempre più la corrode, ha avuto il suo momento di grande protagonismo a Modica, in occasione della presenza del Presidente della
Camera Casini, per la inaugurazione del nuovo Tribunale. I tombini della città sono stati sigillati, i cassonetti della immondizia sono scomparsi ,un impressionante schieramento di forze dell’ordine ha chiuso in una morsa i cittadini, frastornati dal rombo degli elicotteri e dal suono delle sirene: insomma,un’atmosfera apocalittica che per un giorno ha trasformato Modica nella Baghdad degli iblei. Sessantamila persone costrette a vivere una giornata di disagi per un avvenimento che avrebbe potuto essere gestito in modo più discreto e meno appariscente. Sappiamo bene quanto sia difficile chiedere maggiore discrezione a questa amministrazione che dal giorno del suo insediamento ha sempre fatto esattamente il contrario, ma stavolta ritengo che si sia davvero sfiorato il ridicolo.E’ ovvio che occorreva garantire il massimo della sicurezza, ma, con tutto il rispetto per l’on.Casini e per la carica che ricopre, sembrava davvero che a Modica stesse per arrivare il Papa o il Capo dello Stato, ma soprattutto sembrava che tale avvenimento avesse come palcoscenico una grande e pericolosa metropoli, e non una tranquilla cittadina di provincia. Abbiamo l’impressione che, ancora una volta, l’amministrazione Torchi abbia trovato il modo per sopravvalutare se stessa e autoconferirsi un’importanza che obiettivamente non ha: è appena il caso di ricordare che Palazzo San Domenico non è il Campidoglio. Riteniamo che un sano ridimensionamento sarebbe salutare per i politici che amministrano la città della contea e per noi cittadini che subiamo la loro indisponente autoesaltazione. Concludiamo queste nostre riflessioni con la speranza -in verità non ne nutriamo molta- che le forze politiche possano finalmente abbandonare le sterili e inutili pratiche della cosiddetta prima repubblica e possano ritrovare l’orgoglio delle loro radici, svolgendo la loro attività politica senza mai perdere di vista gli ideali ai quali sostengono di richiamarsi. Provino sul serio a liberare la politica dalla lottizzazione, dalla spettacolarizzazione e dal protagonismo e cerchino di risolvere i problemi urgenti della nostra provincia: basterebbe evitare il ripetersi di episodi come quello che ha visto come sfortunata protagonista la giovane donna di Monterosso, per poter affermare di aver fatto qualcosa di utile e di profondamente umano per la collettività.
Piano triennale delle opere pubbliche
Le ultime cronache della politica locale relative al Piano triennale delle opere pubbliche sono la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, delle lacune operative e delle carenze ideali dell’attuale amministrazione comunale, che sempre più assomiglia ad una nave priva del nocchiero e che trasmette ai cittadini l’allarmante sensazione di navigare a vista. Troppe le incongruenze e le scorrettezze che hanno caratterizzato l’intera vicenda. Come si sa, il piano triennale messo a punto dalla giunta provinciale aveva destinato scarsissime risorse al territorio modicano, e, cosa ancor più grave, nessuna per il turismo, l’agricoltura e il commercio, ovvero i settori trainanti dell’economia locale. Le ingiuste e immotivate decisioni del governo provinciale hanno addirittura generato una sorta di opposizione trasversale, in virtù delle critiche espresse dall’UDC, da Alleanza Nazionale e dai Democratici di sinistra. Insomma, soltanto Forza Italia ha manifestato di gradire quanto deliberato dalla giunta provinciale. E qui non possiamo fare a meno di ricordare l’infelice sortita del vicesindaco nonchè senatore Minardo, il quale ha sentenziato:”Chi tenta di minare le fondamenta di un palazzo per farlo cadere rischia di rimanerne prima vittima”. L’affermazione di Minardo appare arrogante dal punto di vista politico e assai discutibile da quello morale. Le critiche espresse dal consigliere Gerratana non ci convincono, ma ancor meno la difesa appassionata del consigliere di forza Italia Iabichella, che sembra davvero arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di emendare l’intervento del senatore e di offrirlo all’opinione pubblica in una veste più presentabile. E’ difficile, infatti,non interpretare le parole del vicesindaco come un tentativo di condizionare gli alleati con lo spauracchio della crisi. E’ una nostra interpretazione, ovviamente, ma abbiamo la presunzione di credere che sia ampiamente condivisa. Se cosi è, non soltanto siamo di fronte ad una desolante caduta di stile ma ad un atteggiamento politico assolutamente inaccettabile, poiché inconciliabile con quei principi democratici e pluralistici ai quali tutti dobbiamo tener fede, in modo particolare chi ricopre
incarichi pubblici a livello nazionale. Il già citato consigliere di Forza Italia sostiene che l’intervento del senatore Minardo “tendeva ad invitare i compagni di coalizione a ponderare attentamente gli interventi di natura politica prima di rilasciare dichiarazioni alla stampa”, ciò infatti aveva determinato, sostiene il vicesindaco, un attacco all’assessore modicano presente nella giunta della Provincia e di riflesso alla sua stessa persona e persino agli assessori dell’UDC e al presidente provinciale. Le osservazioni di Iabichella, non sappiamo ovviamente se esprimono una sua personale valutazione o riferiscono una eventuale giustificazione di Minardo, esplicitano una idea della politica che non è meno grave di quella
legata alla prima eventualità presa in esame. Che Forza Italia, per sua stessa natura, considerate le sue origini aziendali, non abbia mai avuto e tuttora non ha un’idea della politica come servizio e che l’umanesimo sia una categoria che non può rientrare nella sua logica, che è quella del mercato e degli affari, ciò lo abbiamo sempre saputo; quindi non ci stupisce più di tanto che non sappia elevare il proprio sguardo oltre il confine dei suoi interessi e che ponga i vantaggi della berlusconiana squadra al di sopra dei bisogni e delle necessità della città che amministra. Ancora una volta questa amministrazione si rivela prigioniera dell’apparenza; non importa che le diverse componenti della maggioranza non si trovino d’accordo su un problema così importante come quello di cui ci stiamo occupando: ciò che conta è che la cittadinanza non conosca i dissidi all’interno della maggioranza. Ancora una volta la forma prevale sulla sostanza e la falsità prevarica sulla verità. Anziché capire le motivazioni che generano divisioni persino nel gruppo di maggioranza,il senatore Minardo -questo è il pensiero che gli attribuisce Iabichella- appare preoccupato esclusivamente che nessuno della sua fazione subisca attacchi e critiche e tanto meno lui, ovviamente. Il degrado della politica,in questo caso, si fà davvero macroscopico e l’attuale maggioranza mostra d’aver perfettamente assimilato i metodi e lo stile di colui che da anni denuncia il “teatrino della politica”, del quale invece fa parte a pieno titolo, sebbene nel gratificante ruolo del burattinaio. La decisione del Sindaco, poi, di escludere il consiglio comunale dall’incontro
con la giunta provinciale è grave dal punto di vista istituzionale ed è lo specchio di una concezione distorta della politica. La maggioranza è chiamata ad amministrare la città non ad assumere i tratti d’una consorteria che gestisce le vicende cittadine ignorando le convinzioni altrui e soprattutto il parere di quasi tutto il consiglio comunale. La maggioranza governa, legittimamente, perché ha ottenuto un numero maggiore di consensi democraticamente espressi, ma non esprime le idee e le istanze dell’intera collettività:questa è una prerogativa che spetta alla civica assise nella sua interezza, perché in essa sono rappresentati gli interessi, le idealità e gli obiettivi di tutta la cittadinanza. Se la città, attraverso il consiglio comunale, aveva espresso il suo giudizio negativo sull’operato della giunta provinciale, è con l’intero consiglio che Antoci e la sua giunta avrebbero dovuto discutere e confrontarsi. La decisione del sindaco di circoscrivere l’incontro con l’amministrazione provinciale entro l’ambito della maggioranza rivela una deleteria tendenza alla sopravvalutazione del proprio ruolo e di quello dei partiti che lo sostengono. In altri termini, il vertice del 26 Gennaio ha espresso la pretesa dell’amministrazione comunale di conoscere le motivazioni che avevano indotto quella provinciale a maltrattare la città di Modica, ed invece tali motivazioni andavano comunicate e spiegate all’intera cittadinanza, ossia al consiglio comunale, che, in una democrazia rappresentativa come la nostra, è l’unico organo istituzionale deputato a rappresentarla. Pensavamo che i principi elementari della politica fossero noti a coloro che ci governano; evidentemente dobbiamo ricrederci anche su questo. Ma l’aspetto più avvilente dell’intera vicenda sta, paradossalmente, nella sua positiva e festosa conclusione. Quanto accaduto ci ricorda le poco edificanti sceneggiate del nostro governo nazionale; le minacce di Bossi, i risentimenti di Fini, le liti, le incomprensioni: poi tutto si conclude a tarallucci e vino, dopo l’intervento taumaturgico del grande mediatore. Certo il contesto è diverso, l’ambito è di gran lunga più ristretto, ma il sistema è identico. Ogni dissidio è stato sanato, ogni difficoltà appianata, e il piano triennale riscuote adesso, miracolosamente, unanimi consensi da tutte le forze della maggioranza. I notabili di partito, a vertice concluso, hanno dichiarato: ”Abbiamo felicemente ripristinato una logica ed una volontà di collaborazione tra comune e provincia”; il che non è per niente vero, giacché tale logica e tale volontà non ci appartengono, perché espressione di una prevaricazione che ha offeso l’intera città. E’ la logica di due amministrazioni dello stesso colore politico, una logica che è stata mossa da un solo scopo e da un unico obiettivo: siamo stati bravi e meritiamo un grazie dalla cittadinanza intera.
L’unica speranza che ci resta è che quel grazie non arrivi mai!
Riti satanici. Perché.
E’ di questi giorni la notizia che gruppi di adolescenti modicani, in piena notte, si riuniscono per celebrare riti satanici. L’allarme è stato lanciato da qualche sacerdote giustamente preoccupato per la gravità dell’episodio. La questione è stata sollevata in occasione dell’ultimo consiglio pastorale cittadino; a tal proposito, confessiamo che ci preoccupa la posizione assunta dal vicario foraneo, che, nel tentativo di non creare allarmismi, rischia di sdrammatizzare il caso e pertanto di determinarne una pericolosa sottovalutazione. Da tempo sosteniamo, e lo abbiamo ripetutamente scritto, che questa città sta vivendo un preoccupante declino, determinato da una totale assenza di valori e di qualificanti punti di riferimento; un declino che sta soffocando le sue più sane energie e che la sta trasformando in una città senz’anima, prigioniera dell’immagine e della superficialità. Non vorremmo che in questa, come in altre simili vicende, si compisse l’errore, purtroppo assai frequente, di scambiare l’effetto con la causa: non sono i riti satanici o i sempre più frequenti episodi di microcriminalità che si registrano nella nostra città a produrre il male; ma è quest’ultimo, quando lo si sottovaluta e lo si lascia libero di attecchire e proliferare, che produce eventi nocivi e ignominiosi..E’ evidente che questi fenomeni sono lo specchio del malessere diffuso che vivono le giovani generazioni: per tale motivo le cause assumono una connotazione generale che trascende l’ambito locale, ma , come vedremo, quest’ultimo non riveste certo un ruolo di secondaria importanza, potendo acuire o mitigare il disagio giovanile.Dopo la caduta del muro di Berlino, tutti, giustamente, abbiamo esultato per il crollo di ciò ch’era stato, per anni, il simbolo drammatico dell’odio e della divisione, e, in seguito, abbiamo salutato come evento benefico e liberatorio la fine delle cosiddette ideologie, e, per quello stupido bisogno di uniformarsi al comune sentire, non ci siamo resi conto che tale fine – che è stata certamente positiva per le sue ripercussioni in ambito storico-politico- ha tolto alle nuove generazioni valori, ideali e progetti e ha loro impedito di possedere quella cultura politica senza la quale è davvero difficile maturare la consapevolezza del loro ruolo di uomini e di cittadini. Per quanto riguarda l’Italia, l’operazione Tangentopoli(sulla natura politica di tale operazione credo che ormai siamo quasi tutti d’accordo)ha eliminato dalla scena due grandi partiti di massa che, nonostante le loro colpe e le loro debolezze, possedevano pur sempre delle nobili idealità e un valore non indifferente in termini di progettualità politica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli ex fascisti e gli ex comunisti non sappiamo più in che direzione vadano e cosa veramente vogliano ; gli ex democristiani e gli ex socialisti si sono furbescamente riciclati nei due poli e il partito-azienda è divenuto l’arbitro indiscusso della vita politica nazionale. La conseguenza è che i nostri giovani, senza più ideologie e con un panorama politico che vede come protagonisti fuorusciti, riciclati, voltagabbana d’ogni sorta, sembrano non dare alcuna importanza alle problematiche politiche, ai dibattiti, ai confronti, non comprano i quotidiani e non mostrano alcun interesse per le questioni sociali: vivono di cellulari e computer, mentre Biscardi e il Grande Fratello imbottiscono le loro menti di parole vacue e di immagini superficiali. Un compito assai importante potrebbe e dovrebbe averlo la scuola: ma i docenti devono quotidianamente lottare per riappropriarsi del loro ruolo, considerati i tentativi effettuati per porli in condizione “di non nuocere”. I ministri dell’Istruzione, che in questi anni hanno retto il mondo della scuola, hanno sempre messo al primo posto i loro obiettivi politici e non certo gli alunni: si pensi al decreto Berlinguer sull’insegnamento della storia:l’imposizione dello studio del solo Novecento nelle classi quinte delle superiori si è rivelata senza dubbio un’abile mossa, con la quale si è sacrificato, guarda caso, lo studio approfondito dell’età medioevale, che finisce stritolata tra il biennio e il triennio della scuola superiore, privando così gli alunni di un’analisi approfondita di un’epoca che, dopo due secoli di menzogne di stampo illuministico, si stava finalmente riscoprendo nella sua ricchezza filosofica, ideale e spirituale. Anche la signora Moratti, naturalmente, nonostante i suoi discorsi sulla centralità dell’alunno, sta costruendo una scuola che, al contrario di ciò che si afferma in un bugiardo spot televisivo, viene imposta dall’alto, senza il parere e il consenso dei docenti, dei genitori e degli alunni, con l’obiettivo di creare futuri manager per le aziende del privato o generazioni incolte da manipolare a piacimento . Berlinguer e la Moratti, in ogni caso, sono i principali responsabili del degrado della nostra scuola, avendo determinato il ben noto e nefasto passaggio dal sapere al saper fare e dalle conoscenze alle competenze, con la conseguenza che la scuola fatica a svolgere il suo ruolo naturale, che è quello di istruire e di educare, rendendo dunque sempre più difficoltosa la crescita umana e intellettuale dei nostri giovani. Ma torniamo alla nostra città .Credo che solo uno sprovveduto non si sarebbe accorto che da qualche tempo il bel giocattolo sembra essersi rotto: mi riferisco a quel sapore di genuinità e di onestà che da sempre ha costituito il fiore all’occhiello della nostra provincia .Gli atti vandalici, lo sfruttamento della prostituzione, i furti di ogni genere, lo spaccio di sostanze stupefacenti: quello dei riti satanici è soltanto un altro abominevole anello che si aggiunge alla già lunga e deleteria catena descritta. Siamo dinanzi ad un autentico smarrimento delle coscienze, che, purtroppo, nella maggior parte dei casi, riguarda le fasce giovanili della popolazione modicana. Meglio dunque aprire gli occhi e prenderne atto: la presunta diversità dei nostri ragazzi si sta rivelando un mito; come i loro coetanei di tutta Italia vivono la crisi politica e ideale che da tempo avvolge l’intero Paese. Le famiglie modicane sono in maggioranza caratterizzate da una sana laboriosità e da una indiscussa onestà, oltre che, in molti casi, da una profonda religiosità: tutto ciò ci rende fiduciosi sulla loro capacità di trasmettere ai figli valori pregnanti e autentici e di intervenire proficuamente là dove fosse necessario. La scuola è certamente chiamata ad arginare i fenomeni di devianza , e, nonostante la pessima direzione a livello ministeriale, certamente fa il massimo- e non lo diciamo per spirito corporativo ma perchè quotidianamente lo constatiamo- per dare ai nostri ragazzi ideali e motivazioni, per trasmettere cultura e senso civico. I nostri amministratori, però, sono chiamati a fare la loro parte: mentre Modica è sgomenta per questi strani riti che animano le notti cittadine, sindaco e vicesindaco sono a Milano per propagandare un video clip sulle immagini della città, a proporre il solito barocco e la consueta gastronomia. La smettano di additare ai giovani modelli di vita intrisi di materialismo e di apparenza: i più piccoli e i più fragili potrebbero convincersi che il valore di una città è direttamente proporzionale ai suoi monumenti, al flusso turistico e ai suoi prodotti gastronomici, finendo così per conferire valore all’infausta tesi di Feuerbach e convincersi che”l’uomo è ciò che mangia”. I nostri amministratori hanno il dovere morale di non distruggere ciò che le famiglie e la scuola costruiscono: chiudano pertanto, e per sempre, con l’impostazione che hanno conferito alla loro azione politica.”Lo stand dedicato a Modica - ha detto il senatore Minardo - ha ottenuto grande successo e curiosità(...)la nostra presenza a Milano ci consentirà di qualificare ulteriormente l’offerta per dare risposte concrete alla sempre crescente domanda”. Sarebbe ora che la domanda alla quale prestare attenzione non fosse più quella che arriva dalle squallide leggi dell’economia, ma quella che giunge dalle coscienze dei giovani, che chiedono sicurezza, lavoro, avvenire e che hanno il diritto di vivere in una città magari meno alla ribalta sul palcoscenico nazionale, magari meno invasa dai turisti e dai loro quattrini, ma dotata di un’anima, che possa dar loro fiducia e certezze, e, nello stesso tempo, prepararli ad affrontare la vita futura: quella vera, non quella dei video clip,
delle inaugurazioni e delle fiere gastronomiche.