Questa Amministrazione ha impiegato otto anni ma finalmente ci ha annunciato l'inizio del futuro
Prima delle feste di Natale, firmato dal Sindaco e dall'Amministrazione comunale di Modica un manifesto formulava a noi Modicani gli auguri con un "Il futuro è cominciato" documentato da sei fotografie riproducenti altrettante realizzazioni.
Per prima cosa riteniamo che finalmente il Comune ha intrapreso la via della massima economia (raccoglie anche le briciole) perché questo manifesto non facendo alcun riferimento al Santo Natale potrà essere impiegato anche a Pasqua e perché no… anche nei Natali e Pasque dei prossimi otto anni perché tale è il tempo che questa Amministrazione ha impiegato per realizzare alcune delle opere nel manifesto indicate.
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Noi non siamo abituati a togliere meriti; nel nostro caso non sarebbe neanche possibile perché per togliere meriti occorre che qualcuno ne abbia, e questa Amministrazione non ne ha.
Le uniche opere significative indicate nel manifesto sono quattro (Ex foro boario, teatro, Palazzo di giustizia, campo sportivo), ed è veramente sintomatico che per completare il manifesto questa Amministrazione non ha trovato di meglio da indicare che lo svincolo di Carpintieri ed una piazza sconosciuta a moltissimi e comunque priva di particolare pregio.
La realizzazione delle quattro opere più significative possono essere apprezzate solo se si fa riferimento alla più fallimentare mediocrità. Intendiamo chiarire, infatti, che i quattro progetti ostentati risalgono come inizio attorno al 1980 e deve essere chiaro che come tempi di realizzazione gli otto anni delle Amministrazioni Ruta sono di gran lunga superiori ai dodici anni precedenti quando la media di durata dei sindaci era di sette mesi.
Quindi cari amministratori conservate questo manifesto, perché se i modicani vorranno imbalsamarvi al potere sarà buono anche per i prossimi otto anni. Trascorso tale tempo forse ne potremo vedere uno in cui saranno riportati il macello, il piano regolatore, lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e … poi… per completare non è difficile aggiungere tre paesaggi qualsiasi…
In otto anni anche la più banale delle Amministrazioni avrebbe fatto le stesse cose… comunque grazie lo stesso considerato che vi riconosciamo la capacità di fare peggio e non lo avete fatto… e questo si è un vero merito.
Natale: Novità dai commercianti, conferme da questa Amministrazione, delusioni dalla chiesa
Come tutti gli anni abbiamo assistito allo sforzo dell'Amministrazione comunale di addobbare la città per creare l'atmosfera natalizia.
Per la prima volta abbiamo visto la creazione di piccole aree di verde con alla base cartelli pubblicitari.La novità non è passata inosservata e viene in maniera egregia sintetizzata in una frase del presidente dell'Ascom Sergio Alfano che fa la differenza tra due visioni del mondo antitetiche "… noi intendiamo prendere le distanze da altri che hanno fatto delle scelte diverse quali l'utilizzo di piante e materiali non esistenti sul posto, né tantopoco quello di collocarvi dei cartelli pubblicitari …" (Natale a Modica inserto de La Sicilia del 20 dicembre 2000). Noi ci auguriamo che questa bellissima testimonianza del presidente dell'Ascom segni l'inizio di una palingenesi culturale nel modo di concepire il commercio che non può essere dominato solo dalla demonia del denaro.
Noi vorremmo aggiungere anche che non abbiamo mai compreso perché non si debba progettare un piano di verde urbano per rendere le piazze, gli slarghi e spartitraffico più belli sempre e non solo per Natale o per l'arrivo del giro d'Italia.
Ovviamente tutto ciò non ci meraviglia perché è in linea con la cultura di questa Amministrazione secondo la quale, come per le panchine terapeutiche, tutto ciò che costa poco è bello o quanto meno è buono…Immaginiamo se è gratis.
Si vede però che la cultura di questa Amministrazione trova anche proseliti se è vero, come appare vero, che nella scalinata di San Pietro sono state poste delle piante con la pubblicità sotto e nessun prelato si è lamentato, ammesso che non sia stato interpellato il responsabile della chiesa.
Questo fatto non è isolato
ed a livello culturale acquista una dimensione più grave se si tiene conto che
a Franco Battiato (che con la sua presenza ha creato un bellissimo movimento
nel centro storico) che
pure ha un grande
repertorio di musica sacra è stato consentito di cantare, all'interno della
chiesa di San Giorgio oltre a tante canzoni profane, la più pagana (seppure
bellissima) delle composizioni attualmente in commercio "L'Era del cinghiale
bianco", quando pochi anni fa alla Ricciarelli a Catania era stata impedito di
cantare musica classica in chiesa perché divorziata.
Noi in altra occasione abbiamo scritto che non siamo in perfetta sintonia con lo spirito di "Vaticano II", forse non lo comprendiamo per nostri limiti interiori ma francamente non vi è nulla in queste evoluzioni e/o disattenzioni della chiesa che ci impedisce di pensare che potrà venire il tempo in cui Gesù bambino possa essere vestito da Armani e calzare sandaletti Valrosse.. E nessuno per questi pensieri si permetta di accusarci di essere blasfemi: non siamo disposti a tollerarlo.
Il Presepe di Santa Venera
Abbiamo visitato il presepe vivente di Santa Venera e ci siamo convinti che è la parte della città più vocata ad accoglierlo. Senza nulla togliere agli ottimi realizzatori artistici riteniamo che i luoghi hanno avuto una incidenza fondamentale nella riuscita della rappresentazione.
Molto spesso queste pigre amministrazioni comunali, nel tentativo di creare motivi di attrazione turistica copiano malamente iniziative intraprese altrove e così aumentano le sagre dell'olio e della ricotta, le fiere di vario genere (una per ogni quartiere come i mercatini rionali) perchè non richiedono consistenti finanziamenti e/o particolari sforzi amministrativi ed organizzativi e permettono ai vari amministratori di esibirle come iniziative di animazione sociale e, nei giorni di faccia tosta, come iniziative che incrementano il turismo e l'occupazione.
La prova è data dalla Giostra dei Chiaramonte sempre una scopiazzatura di altro che ha fatto la fine che con questa direzione politica non poteva non fare.
Eppure non dovrebbe essere difficile intuire che le iniziative possono attecchire solo quando esse sono espressione della cultura e della storia delle nostre genti e del suo territorio.
Questo a nostro avviso dovrebbe segnare il limite delle analisi di questo tipo che ci fa comprendere perché è stata soppressa la Giostra ad opera di una cultura politica che è l'erede di chi tempo fa proponeva di creare uno stabilimento termale a Modica, oppure creò l'Azasi che in tanti anni ha prodotto come risultato finale gli attuali ventuno impiegati dispersi, alla Fantozzi, in enormi e deserti uffici che non producono, ammesso che lo abbiano mai fatto, nulla.
Il presepe di Santa Venera ha tutti gli elementi vocazionali per superare tale limite e farlo divenire una solida espressione della comunità modicana e dei luoghi, da proporre anche nei circuiti turistici nei livelli che man mano e senza forzature degenerative, riuscirà a guadagnarsi. In questa ottica ci permettiamo di avanzare una proposta operativa:
· Il presepe di Santa Venera deve divenire un fatto culturale e quindi sottratto all'Assessore allo spettacolo ed allo sport per affidarlo a quello della cultura;
· Costituzione di un gruppo permanente di studio sul presepe che abbia come scopo di risvegliare il gusto di una appena sopita arte presepiale in un campo caratterizzato da una costante oscillazione tra religiosità e teatralità;
· Affidamento dell'approntamento del presepe ad un a delle associazioni teatrali;
· Individuazione chiara della responsabilità artistica;
· Rendere permanente e stabile nel tempo tutta la struttura e le destinazioni. Siamo decisamente contrari al presepe itinerante nei vari quartieri: sopravvivono e si affermano fino a diventare "mitici" solo le manifestazione regolate in maniera rigida;
· Trasferimento delle varie scenografie e botteghe del Museo Serafino Amabile Guastella in alcune delle grotte che fanno parte delle strutture del presepe con la previsione di una loro possibile fruizione nei tempi normali come Museo ed un loro inserimento nel sistema presepe nel periodo natalizio.
Può esistere lo spettacolo senza la cultura?
Le osservazioni espresse sul presepe di Santa Venera e sulle iniziative prese per creare il clima natalizio hanno una origine comune che possiamo individuare nell'assenza di una politica culturale.
L'aver separato lo spettacolo dalla cultura a livello assessoriale è di per se sufficiente a dimostrare come questa Amministrazione non abbia una politica culturale.
Avere una politica culturale significa orientare tutta l'attività artistica e culturale secondo criteri di armonia e di organicità e non si ha politica culturale quando non si realizza una direzione unitaria o quando si ha la pretesa di interessarsi del teatro e dell'università e ritenere non culturale la realizzazione del presepe di Santa Venera o la proposta di questa o quella associazione culturale.
Se non fosse così si
dovrebbe pensare o che l'Assessore Carpintieri chiede orientamenti
all'Assessore
Barone per gli aspetti
culturali delle sue iniziative o che quest'ultimo non considera degne della
sua attenzione le iniziative culturali dell'Assessore Carpintieri non
potendosi immaginare uno spettacolo che non sia anche e profondamente cultura.
Questa Amministrazione non ha favorito la nascita dei vari organi previsti dallo Statuto comunale che istituzionalizzano l'agire delle associazioni culturali prevedendo consulte, forum e pareri che sarebbero di grande aiuto per realizzare un progetto culturale ampio chiaro e quanto più possibile condiviso.
Tutto questo permette il proliferare di un permanente stato di conflittualità tra i vari gruppi che si interessano di cultura a Modica, ognuno dei quali cerca sponsor politici anche fuori dalla nostra Città che alimentano un clima fatto di auto-incensamenti, grandi denigrazioni, reciproche bassezze e contestazioni nel quale clima anche i migliori hanno operato pesantissime cadute di stile.
Questi scenari, piaccia o non piaccia, sono misuratori e per certi aspetti assegnano responsabilità precise all'Assessore alla cultura. Non vi è dubbio, infatti, che una direzione autorevole di una definita politica culturale non può prescindere dall'avere un preciso quadro di tutte le realtà culturali della città e delle reali potenzialità dei relativi promotori ed aderenti che consentirebbe di orientarli promovendo sinergie, evitando duplicazioni e gratificando l'attivismo di un immenso patrimonio umano secondo un progetto ben chiaro ed intrinsecamente valido (ad esempio il tabellone della stagione teatrale 2000-2001 ci sembra che lo sia).
Noi abbiamo come Assessore alla cultura un professore universitario che in tale qualità ha dimostrato una grandissima preparazione, ci dimostri ora di essere anche un ottimo promotore culturale perché non è vero che la prima qualità assorbe la seconda, come non è detto che un grande campione di calcio debba poi essere un ottimo allenatore o un ottimo direttore sportivo: sono più numerosi i casi contrari.
Non esiste un solo motivo valido perché si separi lo spettacolo dalla cultura, lo rifiuta anche la moderna organizzazione per obbiettivi che invece auspicherebbe di liberare l'Assessore alla cultura dalle responsabilità tecnico-burocratiche come la riparazione dei termosifoni di una scuola con la previsione di un assessorato per i servizi tecnologici e logistici, considerato che la riparazione di un termosifone pone gli stessi problemi a prescindere dell'assessorato di pertinenza.
Noi siamo certi che i destinatari del nostro messaggio conoscono bene il problema, avendo per anni elaborato ed attuato le tesi Gramsciane sul come perseguire e mantenere l'egemonia culturale nella società civile, dimostrino con i fatti una maggiore democrazia permettendo alle associazioni libere di dare il loro libero contributo ad una chiara e precisa politica culturale attraverso gli organi previsti dal nostro Statuto comunale, rinunciando al più utile (sempre gramscianamente) affidarsi al non istituzionalizzato che non richiede dimostrazione di coerenza e/o di finalizzazione alla luce del sole.
Mauro Cavallo e le nostre Tradizioni
Avevamo chiuso questa nostra carta bianca, in grandissima parte dedicata a temi culturali con il pessimismo che accompagnava la constatazione dell'assenza di una politica culturale, quando il 3 gennaio 2001 Mauro Cavallo, ci ha ricordato che la vera cultura è fuori dalla politica, deliziandoci con la recita di alcune delle sue poesie in dialetto siciliano raccolte in un volume che in quella sera veniva presentato nei locali dello studio di Via Ritiro n. 5. Presentato dal titolare dello studio Ignazio Monteleone, Mauro Cavallo, che provvedeva fra una poesia e l'altra ad inumidire la gola con un sano vino locale, ci ha fatto rivivere antichi ricordi. Mauro Cavallo scrive e recita poesie da una decina di anni. Lo conoscono i suoi amici e un discreto gruppo di persone che si sono trovate sulla sua strada negli ultimi anni.
La sua è una poesia d'istinto, dettata da pensieri, idee e impulsi vitali che vengono da lontano. Il linguaggio è carico di elementi altamente espressivi. E' una poesia, come Ignazio Monteleone ha scritto nella presentazione del libro, da ascoltare e da vedere; l'elemento dialettale non è da cercare solo nella parola ma anche nell'intonazione e nel modo di porsi al pubblico anche visivamente. Mauro Cavallo è stata una scoperta non solo per chi come noi non lo conosceva ancora. Un'altra scoperta è stata quella di vedere riunita a Modica, in un posto e in una situazione che non avevano i crismi dell'ufficialità, tanta gente e tanta gente entusiasta della serata e di questo poeta un po' naif, colto ma non erudito, che ha recitato per un paio di ore non facendo neanche affiorare l'idea di tedio che a volte accompagna serate di questo genere.
(chiuso il 09 gennaio 2001)
Carmelo Modica