Comune Pozzallo Provincia Modica: questo è l’indirizzo postale che il Sindaco Ammatuna vorrebbe per i suoi cittadini
Dopo l’intervista del Sindaco di Modica Pietro Torchi Lucifera sulla richiesta di ampliamento del territorio comunale avanzata dal Comune di Pozzallo, proponiamo in questo numero una nostra intervista al Sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna sullo stesso argomento.
D: Signor Sindaco, durante il dibattito al Consiglio Comunale di Modica qualcuno ha detto che... “di giorno ci sediamo attorno ad un tavolo per collaborare allo sviluppo del comprensorio e di notte il sindaco Ammatuna lavora per appropriarsi del nostro territorio.”
R: Siamo sempre disponibili a portare avanti una politica comprensoriale, poiché pensiamo che questo tipo di politica porti indubbi vantaggi alle comunità che amministriamo.
Non c'è nessun collegamento tra la promozione di una politica comprensoriale e la rivendicazione di una parte minima di territorio, rivendicazione che rappresenta un atto di giustizia per la città di Pozzallo.
Altri interpretano la politica comprensoriale m maniera poco corretta e indubbiamente distorta, esempio ne è la costruzione di un nuovo mattatoio quando quello di Pozzallo, già funzionante ed in piena operatività, soddisfa le esigenze dell'intero comprensorio ed anche oltre. Pertanto, mi sembra inutile la costruzione di un altro, quando le somme per l'edificazione di questa struttura potrebbero essere destinate ad altro scopo, utile al comprensorio stesso.
Ripetutamente nel passato si è cercato di avere un dialogo con la città di Modica, ma come risposta abbiamo ottenuto un insediamento industriale ubicato ad appena un centinaio di metri dal perimetro urbano delta nostra città, senza che ne fossimo nemmeno informati.
D: Conosciamo i motivi ufficiali che hanno spinto la sua Amministrazione ad avviare questo progetto di ampliamento del territorio comunale di Pozzallo, ma qualcuno sostiene che il suo vero obiettivo è quello di appropriarsi della zona Asi.
R: I veri motivi che portano alla richiesta di ampliamento dei confini territoriali sono quelli di avere la possibilità di ampliare il perimetro urbano, giustificata dal crescente numero di abitanti ed in vista della entrata a pieno regime del porto che certamente inciderà nel far aumentare il numero di insediamenti abitativi e da qui la necessità di accrescere il numero dell'offerta abitativa.
Con la vicina Ispica ci separa una parte di territorio che potrei definire fascia di tolleranza, mentre con Modica, ad ovest e a nord, siamo a diretto contatto. Non è un mistero che il nostro perimetro urbano corrisponde quasi all'intera estensione del nostro territorio. Non rivendichiamo una zona in particolare, come ci si vorrebbe accusare, ma una sorta di fascia di sicurezza e, ritengo giusto, conoscere quanto ci riguarda a pochi metri dal nostro centro urbano.
D: Nelle dichiarazioni dei consiglieri comunali di Modica non mancano neanche i riferimenti storici e da tale ottica si è sostenuto che.... il comune di Pozzallo è figlio di Modica il territorio piccolo è frutto della storia, penso che il sindaco Ammatuna si sia lasciato trasportare da un sentimento di patriottismo municipale....
R: Attingere alla memoria storica non sancisce l'immutabilità delle situazioni socio-economiche sempre in movimento: gli eventi storici dimostrano tutt'al più il continuo evolversi e trasformarsi dalle situazioni di partenza. Pozzallo contava appena 1.200 abitanti nel primo scorcio dell'800, 6.000 abitanti ai primi del '900, quando Modica ne contava all'incirca 48.000. Oggi, Pozzallo ne conta 18.000, il che vuol dire che ha triplicato in un secolo la propria popolazione, mentre Modica ha mantenuto quasi costante tale numero. Il nostro non è, quindi, patriottismo municipalistico ma, piuttosto, una questione quasi di sopravvivenza e soprattutto di giustizia.
D: Sempre durante il dibattito in seno al consiglio comunale di Modica si è sostenuto che la vostra richiesta è politicamente inopportuna, perché produce un danno a Modica senza avere benefici.
R:Non è assolutamente vero che la nostra richiesta produca danno per la città di Modica, per questo non la riteniamo inopportuna. Mi chiedo quali danni produce alla città di Modica? Lo spieghino chiaramente. In realtà l'attuale stato delle cose produce un grave danno solo alla città di Pozzallo, mentre la nostra proposta apporta, come è ovvio, vantaggi per Pozzallo, mentre rimangono inalterati gli interessi della città della contea
D:Lei ha dichiarato.... Siamo disposti al dialogo e, nell'ipotesi estrema siamo pronti a trattare la rideterminazione dell'ampliamento escludendo in ogni caso la zona a ridosso del centro abitato... Significa che potreste accontentarti di meno territorio?
R:Lo ripeto e ribadisco ancora: siamo aperti al dialogo e al confronto civile e pacato. Se la nostra rivendicazione venisse accolta, Pozzallo rimarrebbe sempre il comune più piccolo della provincia di Ragusa. Il Comune di Modica da 290 kmq. perderebbe appena 34 kmq., mentre il Comune di Pozzallo passerebbe da 14 a 48 Kmq. In ogni caso il territorio di Pozzallo sarebbe meno di 1/5 del territorio di Modica.
D:Sulla scorta di quali elementi lei afferma che il timore manifestato dal sindaco di Modica circa la diminuzione degli abitanti sotto la soglia del 50.000 abitanti è manifestamente infondato.... Ha fatto fare un censimento?
R:Secondo dati a nostra disposizione, la popolazione interessata a tale ampliamento non arriva a 500 unità. Se facciamo un pò di calcoli, vediamo come Modica, attualmente, ha una popolazione di più di 52 mila abitanti. Con l'ampliamento del nostro territorio, Modica non scenderebbe mai al di sotto della temuta soglia dei 50 mila abitanti, come lamentato dal Sindaco Torchi. Lo sottolineo ulteriormente: se tale ipotesi si dovesse verificare, ma sono sicuro che non accadrà, siamo pronti a discuterne insieme nel comune interesse delle due città.
D:Il consigliere comunale di Modica, Frasca Caccia si è chiesto sei lei non abbia in animo dì raccogliere, se non lo ha già fatto, una sorta di malcontento dei residenti nelle zone interessate. Quali sono gli elementi che dovrebbero farle vincere il referendum che necessariamente dovrà essere indetto?
R:Non vi è dubbio alcuno che i residenti delle zone interessate hanno più rapporti con la città di Pozzallo piuttosto che con quella di Modica. Faccio solo un esempio: il trasporto scolastico per i bambini della fascia dell'obbligo residenti in queste frazioni limitrofe a Pozzallo che, puntualmente, ogni anno, il comune di Modica, ci sollecita di prestare per consentire loro la frequenza nelle nostre scuole. E' solo un esempio che spiega la convenienza che hanno queste persone a passare sotto la giurisdizione del nostro comune, piuttosto che rimanere con quella di Modica.
D: Abbiamo constatato che la proceduta da lei attuata rispetta quella prevista dalla legge regionale, sappiamo che esistono organi partitici a livello provinciali che avrebbero dovuto consentire un coordinamento sull'argomento: tutto fa pensare, insieme anche alle assemblee di cittadini da lei organizzate nel marzo di quest'anno, la prima delibera consiliare e quant'altro che la vostra richiesta non fosse un mistero. Perché non avete pensato di coinvolgere subito il Comune di Modica in maniera formale?
R: La questione dell'ampliamento del territorio risale a diversi decenni fa, ma i buoni propositi e le giuste intenzioni di allora sono sempre state mortificate dall'assenza di uno strumento legislativo che consentisse concretamente di portare a buon fine tale iniziativa. Ora, grazie ad una legge votata dalla Regione nel dicembre del 2000, su sollecitazione di un numeroso gruppo di sindaci di piccoli comuni della Sicilia, ci sono le condizioni legali per poter avviare un procedimento di ampliamento dei confini territoriali.
La nostra proposta, che si è voluto fosse una proposta unitaria ed equilibrata, è scaturita da un lavoro di presentazione e di consultazione della città e successivamente è stato informato il comune di Modica, anche se questo non era per noi un obbligo. Non è una proposta rigida, ci tengo ancora a dirlo, ma modificabile.
D:E' veramente convinto che la sua città nei decenni ha sempre subito scelte scellerate di chi ha paragonato il suo territorio ad una pattumiera, insediandovi impianti industriali a ridosso del suo centro abitato? Non pensa che questa scelta fosse anche condizionata dal nascente porto di Pozzallo e che comunque fosse anche vantaggiosa per il comune di Pozzallo?
R:Sono convinto Pozzallo abbia subito nel passato scelte scellerate da altri determinate. Non è vero, per caso, che alcune attività industriali siano state ubicate a ridosso dell'abitato, quando potevano benissimo essere collocate a qualche chilometro di distanza da Pozzallo. Come interpretare la proposta di insediamento di una discarica vicino Pozzallo, quando Modica possiede un territorio immenso?, Perché si è realizzato un impianto di depurazione dei reflui fognari alle porte di Pozzallo? L'elenco dei misfatti potrebbe ancora continuare.
D: Quando rimprovera al consiglio comunale di Modica di avere assunto una posizione municipalistica che rimane fine a se stessa, lei pensa a qualche altro ruolo che potrebbe esercitare Modica? Se si quale?
R: Mi sono meravigliato e sono rimasto amareggiato dalla posizione municipalistica assunta dal Consiglio Comunale di Modica, che sulla questione ha usato indubbiamente toni assai poco corretti. Mi sarei aspettato tutt'altro dalle determinazioni assunte dal Consiglio Comunale di Modica, da me considerata una città guida del comprensorio, che dovrebbe ambire ad avere una funzione più alta e propositiva e non certamente far scendere il livello del dibattito e confronto ad una sorta di litigio con i comuni vicini.
D:Lei ritiene possibile per Modica esercitare una funzione di guida dell'intero comprensorio, che corrisponde alle popolazioni dell’attuale bacino del polo commerciale di Modica che per tale aspetto diviene sintomo di una vocazione. Quali sono le condizioni che porterebbe a questa funzione di Modica?
R:Modica è stata da sempre una città comprensorio, deve esserlo sempre di più. La presenza del polo commerciale, la presenza di un tribunale, la presenza di istituzioni sanitarie e culturali e buon per ultimo anche istituzioni universitarie ne fanno il naturale riferimento per l'intero comprensorio, comprendente i comuni di Pozzallo, Scicli e Ispica. Però Modica deve assumere a pieno titolo tale ruolo di città guida, guardando e trattando gli altri comuni con pari dignità.
D: Avrebbe problemi a lottare con Modica per tentare di realizzare la provincia di Modica che comprendesse anche Ispica, Scicli, Rosolini, Pachino e Portopalo?
R: Non solo non avrei problemi, ma sono stato io, alcuni mesi fa, a proporre l'istituzione della provincia di Modica, comprendente anche i comuni del comprensorio e della zona sud est della provincia di Siracusa.
Questa proposta non è stata ben accolta dalla classe politica dirigente del Comune di Modica. Ciò mi ha meravigliato ma anche deluso. E' proprio questa funzione che Modica dovrebbe avere: pensare in grande e non in uno spirito di competizione municipalistica con altri comuni, ma una battaglia comprensoriale che porterebbe indubbi vantaggi economici per Modica e gli altri comuni vicini. Modica è una città che ha le carte in regola per intestarsi questa battaglia che può portare solo vantaggi. Mi azzardo a dare un consiglio agli amici modicani: “uscite dalla mentalità rinunciataria e fatalista, assumete un ruolo dinamico e rivendicate per la vostra città e il suo comprensorio l'istituzione di una nuova provincia siciliana dinamica socialmente, culturalmente ed economicamente.”
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Il Sindaco Ammatuna con molta calma ha ribadito le ragioni della sua Pozzallo alla richiesta di ampliamento. Noi notiamo che sia Torchi che Ammatuna sono mossi da un profondo amore per la propria città che non può essere confuso con il viscerale “municipalismo” in nessuna direzione. L’amore per la propria città è vero solo quando la sua grandezza è pari al rispetto che si ha dello stesso sentimento dei cittadini delle altre città, ecco perché siamo convinti che più si litigherà su questo più ci si incontrerà.
Per quanto ci riguarda noi vogliamo lasciare il contenuto delle due interviste alla riflessione dei consiglieri comunali di Modica e Pozzallo e faremo di tutto per alimentare la nascita di una visione di comprensorio capace di superare la semplice logica della concertazione che di solito è incentrata solo su considerazioni di carattere economico o comunque di interessi materiali per mirare ad un livello di integrazione più profonda ed organica che si alimenti nelle comuni radici storiche e nello stesso modo del sentire.
Solo per comodità possiamo parlare di Provincia di Modica, anche se non ci piace molto e ci piacerebbe che questo processo si avviasse subito organizzando in tempi molto rapidi un consorzio tra i comuni già indicati quale strumento operativo dove inserire tutta la concertazione sui problemi in comune e quale tavolo capace di avviare via via quel processo di integrazione sempre più completo ed organico.
Il sentimento di appartenenza alla provincia di Ragusa diminuisce sempre di più in tutto il comprensorio modicano e ciò è alimentato sia da una competitività che il sistema richiede sempre di più che impone delle scelte di campo, sia dalle profonde radici storiche comuni che le città del comprensorio modicano hanno fra loro e ,che per certi versi non esistono con le altre città della provincia. Per quanto ci riguarda, e riteniamo che il sentimento sia condiviso, noi consideriamo distanti Comiso e Vittoria e, dopo tanti anni non riconosciamo alcuna Leadership a Ragusa che tra l’altro non sembra capace di esercitarla. Con molta calma e molta compostezza trasformiamo questo comune sentire in provvedimenti.
Riprenderemo l’argomento in termini operativi.
Sentirsi snocciolare per buoni 15 minuti di seguito l’elenco delle ditte del centro storico, attraverso vari altoparlanti posti su Corso Umberto, tutte unite in uno interessato lancio augurale al popolo di Modica, frammezzato da musiche tradizionali del Santo Natale inquinate da “blasfemi” messaggi pubblicitari ci ha consentito di apprezzare in maniera ancora più sublime le bellezze del presepe della Cava d’Ispica che si sviluppava in un itinerario magico in un armonioso incontro tra una religiosità tutta da riscoprire ed antiche tradizioni che mantengono vive le radici gratificando anche l’anima.
I due luoghi, Corso Umberto e Cava d’Ispica, in tale occasione hanno marcato due mondi: da un lato la violenza del nichilismo più assoluto e dall’altro i ritmi naturali del tempo e la perfetta integrazione dell’uomo tra terra e cielo.
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Un vero successo il presepe di Cava d’Ispica: 20.000 persone hanno visitato il presepe con una organizzazione che, per il contesto dei luoghi, è stata impeccabile creando un vero problema a margherite ed olivastri in genere che non avendo nulla da dire hanno lamentato i lunghi tempi necessari per entrare nel percorso presepiale o la distanza in cui erano costretti a lasciare l’auto rispetto all’ingresso, o ancora, abbiamo colto un ex consigliere comunale che si lamentava perché a circa trecento metri dall’ingresso non vi era illuminazione.
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Nonostante tutto sia andato bene noi riteniamo che per produrre effetti duraturi e territorialmente più vasti, anche gli eventi vanno istituzionalizzati e per fare ciò occorre un livello scientifico ed una politica complessiva e costante, ed, ancora, molta pazienza. Vogliamo dire che non era al livello del nostro ma anche quello organizzato, con pochissimi mezzi, nella valle della Madonna della Scala in Noto è stato molto suggestivo e lo è stato perché tali sono i luoghi.
Dobbiamo convenire che come luoghi suggestivi non esiste solo la cava d’Ispica; ne consegue, quindi, che se si vuole pianificare un evento che gratifichi i modicani può andar bene così ma se si vuole suscitare ed organizzare un evento che cominci a superare i limiti territoriali occorre intervenire con professionalità e scientificità. Questa via ci sembra l’unica considerato che se si continua su questa strada potremo essere i migliori degli ultimi e non certamente ambire a mete molto più alte che abbiamo il dovere di tentare di perseguire pensandola alla grande: meglio essere accusati di velleitarismo che di meuse mosce.
Vediamo di spiegarci ancora meglio. Tanti eventi che caratterizzano molte città, dal Palio di Siena al Carnevale di Viareggio o a quello di Acireale o altri ancora, hanno una tradizione ed un rapporto con la cultura locale fortissima perché ne evidenzia le peculiarità oseremmo dire il genius loci.
Questo non deve bloccarci nell’assumere iniziative del genere ma ci deve far capire due cose:
la prima che occorre un approccio scientifico in ordine con le nostre tradizioni, indole e natura;
la seconda che occorre progettare per tempi che superano quelli dei mandati politici ed amministrativi.
Non certamente come ha fatto la sinistra che non rispettando nulla di tutto questo ha scopiazzato con la Giostra dei Chiaramonte epiche epopee, forse estranee al nostro passato ed alla nostra natura, estraneità confermata, quando in una delle Giostre effettuate, ricorderete, cadde un cavaliere e la paura della direzione politica di allora fu tale che suoi altissimi esponenti cominciarono a frenare i cavalieri dicendo una enorme bugia “Andate piano perché il tempo non conta ai fini della classifica”. Ve lo immaginate un palio di Siena col Sindaco che grida di andare piano.
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Noi riteniamo, quindi, che il successo del presepe di Cava d’Ispica deve farci avvertire la necessità di uno studio accurato che preveda:
1-La istituzionalizzazione del presepe in un tentativo diretto a recuperare non solo l’aspetto scenografico, ma anche quello strettamente religioso, coinvolgendo le strutture eclesiali;
2-Scelta del luogo più vocato a “ricevere” il Presepe: vocazione che deve essere attenta sia alla scientificità del presepe (è noto che il presepe ha dei canoni precisi che se si vuole istituzionalizzare non si possono no rispettare), sia ad altre esigenze meno divine;
3-Inserimento dell’evento in un contesto culturale organico.
Noi riteniamo che per quanto riguarda il luogo anche il presepe vivente di Santa Venera deve essere rivalutato, anche perché avvertiamo, e lo faremo in un prossimo articolo, che per Cava d’Ispica deve essere possibile un progetto più ampio valido tutto l’anno. Pensiamo ad uno studio di fattibilità di un “sistema autosufficiente” che nel pieno rispetto delle norme dettate dalla Soprintendenza possa far rivivere la valle andando anche oltre ad un concetto di museo, sembrandoci l’ambiente ideale per un insediamento ecocompatibile ed autosufficiente che potrebbe essere utile per un progetto di una comunità di recupero e nel contempo sperimentare modelli di sviluppo alternativi, con un grande obiettivo politico: togliere ai sinistri pretese e presunzioni e spingerli giù dai tetti dei gulag sovietici dai quali continuano a gridare al mondo il loro essere i depositari di certe sensibilità sociali.
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Il successo del presepe di Cava d’Ispica realizzato attraverso le migliori sinergie tra provincia e comune, dopo la questione del piano regolatore ribadisce l’importanza dei rapporti comune-provincia-regione-governo centrale che tanto scandalo suscita nel fronte ulivista. Questa questione che ricordiamo in campagna elettorale suscitò in un dibattito alla domus di San Pietro una violenta reazione della sinistra quando la sua utilità venne richiamata dall’allora candidato Sindaco Torchi merita riflessioni più organica.Venne in tale occasione evocata una lesa democraticità del principio come a voler rimproverare che se non vinceva il polo a Modica da Palermo attraverso il Polo al governo si poteva tentare di ostacolare finanziamenti per Modica.
E’ tempo che questa sinistra venga svergognata sul piano delle idee di fondo senza timori di nessun genere.
Come si può negare che sul piano realizzativo una visione politica uguale tra assessori che entrano in relazione produce migliori risultati e maggiore efficienza?
Perché se si sostiene l’utilità della omogeneità politica è consequenziale immaginare che se essa non si realizza sarà attuata un’opera di ostruzionismo contro gli interessi della propria città?