Gennaio 2008

La casta degli intellettuali modicani, epurazioni, zii nipoti, disprezzo e violenza

Il prof. Domenico Pisana, nella serata del 6 dicembre scorso, in occasione del Dialogo su "Cultura e [o] è politica" al Palazzo della cultura, commentando il contenuto dell'"Intervista a Terzo Occhio", con espresso riferimento al linguaggio "violento" di Terzo Occhio, ci ha posto la domanda: "se la parola non è un mezzo  efficace per cambiare il clima, il passo successivo quale è... le mani ... il fucile ... la guerriglia?".

La domanda, a noi che siamo corresponsabili del contenuto dell'Intervista a Terzo Occhio, non ci crea quell'imbarazzo o disagio, che il Pisana forse pensava, pensa e penserà di provocarci.

Ogni problema ha una sua tendenza naturale a risolversi e, quindi, noi alla domanda del Pisana ci chiediamo se il passo successivo all'inefficacia della parola possa mai essere mai una eterna ed infinita ripetizione della "parola".

Non siamo così ipocriti da obbedire alla logica del culturalmente corretto e delle malefiche teorie dei buonisti, secondo le quali è vietato dire che la naturale conseguenza del "male al potere" è la violenza.

Tra l'altro, dicendo questo noi non operiamo una scelta scellerata ma semplicemente affermiamo che in tali situazioni la violenza è la naturale, logica, unica e possibile conseguenza.

Questa nostra affermazione non è neanche una nostra congettura, bensì un postulato che ci consegna la storia.

Ma perchè lo Stato stesso non usa all'infinito la "parola", nei confronti dei suoi cittadini meno probi, anziché applicare sanzioni pesantissime, quando non fa scattare le manette?

E la rivoluzione francese, quella sovietica e le altre della quale è punteggiata la storia dell'uomo, furono il trionfo della becera antipolitica "grilliana" sulla armoniosa politica al potere, o furono la normale reazione ad una violenza di altro tipo?

Discutere sul concetto di violenza non è cosa semplice. Ogni esemplificazione è pericolosa perchè l'origine della violenza è problematica. Infatti, la violenza è sempre motivata come una reazione ad un'altra violenza. Ed è proprio qui che risiede la sua problematicità perchè la percezione della violenza, cui si intende o si deve reagire, è individuale o di clan ed è strettamente legata al proprio modo di essere  e sentire.

Spesso la violenza non è neanche imputabile ad un fatto specifico oppure a questo o quell'atteggiamento, ma ad un clima generale che quell'atteggiamento evoca e materializza.

Se la violenza è reazione diviene ovvio che si pone anche un problema di proporzione perchè a livello culturale, non giuridico, siamo in presenza di legittima difesa.

E' partendo da queste considerazioni che ci chiediamo quale è la vera natura della pretesa che l'alternativa al male al potere sia "la Pisaniana parola ripetuta all'infinito".

E' possibile riconoscere in tale pretesa la madre di tutte le violenze che hanno fatto la storia?

La violenza, abbiamo scritto è  un problema di percezione individuale o di clan.

Perchè trovare sparsi  in uffici, sottoscala e magazzini di comuni e provincia, pacchi di libri acquistati dal Comune o dalla Provincia, per esempio di scrittori e poeti iblei, non deve avere una carica di intrinseca violenza almeno pari a quella che si attribuisce a coloro i quali manifestano un severo e deciso disprezzo per chi si rende attore di un simile attentato alla cultura ed ai soldi pubblici?

Dovremmo stare attenti ad usare le parole giuste e pacate, porgere un piccolo rimbrotto, un buffetto, nei confronti di poeti e scrittori che tentano di autocrearsi personaggi ed intellettuali scrivendo, essi stessi,  le recensioni per i loro libri da far firmare agli altri appartenenti alla costituenda "casta degli intellettuali modicani"?

Certo non è ammissibile che si minacci di morte un Giorgio Cavallo perchè sarebbe il "depositario della cultura modicana", ma ci sembra violenza culturale avere da ridire su chi contesta tale autorevolezza culturale; è questione di proporzione, dicevamo. Carissimo Domenico, non si può fare confusione tra dissenso e violenza, tra disprezzo e violenza, tra violenza e forza, tra violenza culturale e violenza legale.

Tra il disprezzo e la violenza esistono moltissimi livelli intermedi.

Inoltre, la violenza non è la fase ultima del disprezzo ma dell'odio e dichiarare decisamente il proprio dissenso, con l'uso dei necessari aggettivi qualificativi per chi ostenta cultura passeggiando, come una soubrette, sul palco di un teatro, per presentare un libro, non può sollecitare odio ma sorriso e compatimento... in qualcuno disprezzo, mai violenza.

Poniamo, per esempio, che un Sindaco (ed alcuni suoi amici pennivendoli della politica) pone il veto alla presenza di un elemento nella delegazione di un partito "amico" nella riunione in cui deve avvenire la spartizione delle vacche (alias nuovo e democratico organigramma). Poniamo che il "Veto" è motivato dal fatto che questo "epurato" scrive senza peli sulla lingua su un giornale senza peli sulla lingua

Poniamo che questo veto il Sindaco non lo avrebbe posto se il partito "amico" avesse avuto un quarto di consigliere comunale determinante per la sua maggioranza,  ci sembra fin troppo ovvio, sempre per esempio, che utilizzare l'aggettivo "vile" per definire un simile comportamento non potrebbe essere classificato criminogeno, essendo il significato che il Dizionario della lingua italiana attribuisce a tale ipotesi comportamentale.

Questa "epurazione" può suscitare odio ed in chi?

Chi ha letto con profitto l'intervista a Terzo Occhio non può non ammettere che questi comportamenti in essa sono definiti semplicemente segni di mediocrità, ecco perchè il semplicismo del Pisana ci delude, essendo evidente che il Pisana oltre che essere contro la violenza, ed in questo è anche in nostra compagnia, è anche contro ogni forma di impersonale, franco e deciso dissenso o se si vuole disprezzo. Additare l'"Intervista" come esempio di violenza appare azzardato. Certo non nascondiamo che noi non porgiamo l'altra guancia, ma dopo aver concesso la prima ci sembra davvero troppo chiederci di stare li buoni senza neanche consentirci di continuare a manifestare tutto intero il nostro disprezzo.

Il professore Pisana sbaglia perchè conosce solo la dicotomia odio amore e ci meraviglia che non voglia ammettere, da cattolico, che quel "perdona loro perchè non sanno quello che fanno" può anche legittimamente suscitare sentimenti di un sano disprezzo educatore, una sorta di disincantato ed impersonale sentimento di compatimento, che per ciò stesso certamente non può essere definito amore ma meno che mai odio.

In conclusione, riteniamo che la domanda di Domenico Pisana nei fatti banalizza un problema tremendamente serio che va studiato scrupolosamente ed in termini scientifici.

 

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La domanda di Domenico Pisana ci ha sollecitato di getto questa risposta ma ci ha anche fatto mettere in cantiere uno studio in cui dare sostanza ad un nostro "Che fare?"

Lo dobbiamo ai nostri lettori ed alla nostra onestà intellettuale, perchè se ci opponiamo alla teoria della "Pisaniana parola ripetuta all'infinito", dobbiamo pur spiegare cosa altro sia possibile oltre alla violenza diretta che il Pisana ci vorrebbe attribuire e che noi, invece, ripudiamo in maniera assoluta.

Una cosa possiamo subito anticipare: la violenza si alimenta di odio e noi non ne conosciamo la sostanza. L'odio tresca più con gli interessi di parte, individuali e di famiglia che con la cultura, e noi abbiamo la presunzione di muoverci in quest'ultimo mondo. L'odio presuppone un uguale modo di essere tra le due parti in lotta, ecco perchè può scatenarsi, tra simili, ecco perchè, carissimo Domenico Pisana, l'odio è più facile che prenda sostanza tra uno Zio che depenna i candidati consiglieri comunali del Nipote ed un Nipote che di contro per dimostrare la sua potenza nei confronti dello zio ed esibire la sua forza di capofamiglia nei confronti dei suoi "amici dipendenti", impone (democraticamente si intende), i depennati come assessori.

Lo stesso potremmo dire al Sindaco dell'esempio che abbiamo illustrato prima: Provi il Sindaco ad epurare uno della sua stessa sostanza politica, politicante e di parte e vedrà cosa gli succederà. Fino a quando epurerà persona di altra sostanza, potrà guardarsi allo specchio è gongolare della vittoria ma ciò potrà avvenire in quello "specchio" in cui non esiste scontro tra onore, dignità, correttezza e viltà, perchè non se ne percepisce la sostanza.

 

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Il potere ci mette la vasellina del "La notte bianca", di "Eurochocolate", del "Calcio saponato", del "Presepe di sabbia"...hei...voi Modicani! ...a voi dico!... voi Modicani ...cosa ci mettete?