Gennaio 2005

 

Come una voce proveniente dalla nostra storia. Onore al Presidente del Consiglio Comunale.

 

In occasione del concerto di fine anno l’aula consiliare, per una sola sera, purtroppo, si è liberata delle meschinità che di norma navigano nascoste  tra le parole che alcuni consiglieri lanciano nell’aria, inquinandola. Il merito è da attribuire al Presidente del Consiglio Comunale Enzo Scarso, che mai come in questa occasione ha esercitato il ruolo di “autorità impersonale”, quando nel presentare il concerto ha letto alcuni brani di Alberoni riprese dalla sua rubrica (Corriere della Sera 20 dicembre 2004). Non ci sembra ozioso riscrivere qui quelle parole, perché abbiamo la speranza (velleitarietà?) che esse potrebbero provocare, in alcuni consiglieri comunali benefiche crisi di coscienza.

…nell'essere umano,-legge il Presidente Scarso- in tutti gli esseri umani,… c'è sempre anche un bisogno profondo di andare al di là del presente, del quotidiano, del conflitto, del disordine, della volgarità e del cinismo.

C'è, e rinasce sempre, l'esigenza di qualcosa per cui oggi non abbiamo più una parola, ma che un tempo chiamavamo «spirituale». Che non vuol dire «buono», «sociale», «solidaristico», o «umanitario». … Lo spirituale è ciò che va al di là del tumulto del presente, dell'utile, del calcolo, della avidità di successo e di potere, per raggiungere ciò che è superiore, puro, essenziale, sublime.

Il grande artista, il grande scrittore, il grande musicista, il grande… non potrebbero creare nulla se non potessero lasciare il mondo quotidiano ed entrare in questa regione dove incontrano l'ordine e la semplicità”

Stiamo attribuendo un particolare valore all’avvenimento, perché da un elementare raffronto tra quanto avviene normalmente nella nostra aula consiliare (comizi, ingiustizie, perseguimento di interessi di parte, arroganza, mediocrità, ecc.) e quanto è avvenuto in tale occasione si dovrebbe dedurre, che esiste un livello “altro” che a moltissimi consiglieri è decisamente sconosciuto: una ignoranza incolpevole, del tipo “Mio Dio perdona loro che non sanno quello che fanno”.

Alberoni ha concluso scrivendo: … esiste, nel fondo del nostro animo, uno spazio dove, possiamo entrare in rapporto con la divina semplicità dell'essere. Un luogo in cui possiamo ogni tanto rifugiarci, purificarci, ritrovare la pace ed uscire più puliti e più forti. Senza di esso scivoleremmo verso un vuoto ed una aridità insopportabili.

Leggendo questa conclusione noi ci chiediamo se nel tentativo di aumentare i “luoghi” dove …rifugiarci, purificarci, ritrovare la pace ed uscire più puliti e più forti…non si possa inserire un evento annuale, che potrebbe coincidere anche con il concerto di fine anno, che preveda  nel rispetto di un protocollo approvato dal consiglio comunale l’intervento di una “entità esterna” al Consiglio comunale ed all’Amministrazione, che in maniera impersonale e disincantata con la consapevolezza di svolgere un ruolo di alto giudizio, come un magistrato giudicante, costringesse i consiglieri comunali ed l’Amministrazione ad una salutare riflessione. Una sorta di “messaggio del Presidente della Repubblica”, pensiamo, ad esempio, sulla falsariga della “Opposizione di Sua Maestà”, ad un rapporto “Opposizione del Conte di Modica”, da far divenire, nel tempo, un atteso ed impegnativo giorno di riflessione fuori da ogni logica di parte. Come una voce proveniente dalla nostra storia, dai nostri padri…

 

 

Voltiamo pagina

Anno nuovo vita nuova. E’ banale, spesso un luogo comune, la solita promessa di cambiare.  Ci accodiamo anche noi a questo coro dicendo che abbiamo deciso di mutare forme e sostanza nel nostro impegno politico-culturale che con questa rubrica portiamo avanti.

Abbiamo intenzione di non cedere più, confessiamo che qualche volta (rare per fortuna) è avvenuto, a nessuna forma di autocensura e di favorire il principio evoliano di non opporsi a che  “…cada tutto ciò che è destinato a cadere”.

Per noi non esisteranno più cose da fare o cose che questo consiglio comunale ha fatto o ha promesso di fare, che questa Amministrazione ha fatto o ha dichiarato di fare, che questa opposizione ha detto di fare o ha promesso di fare.

Non cadremo in questa trappola. Per noi esistono solo atteggiamenti mentali, modi di essere, culture espresse con gli atti approvati.

Noi assumeremo come unità di misura e di valutazione il vecchio e noto buon senso del buon padre di famiglia, la coerenza culturale e politica oltre che di partito o meglio la fedeltà ad un sistema di pensiero, la contraddizione tra essere e fare, tra giusto o ingiusto tra brutto e bello, e, per dirla come  “Terzo Occhio”, tra ostentazione e sobrietà.

Per quanto riguarda i modi, l’unico riferimento sarà il codice penale, quindi non bloccheremo le nostre parole nella palude dell’ipocrisia e tutto ciò che sarà mediocre tale sarà chiamato, tutto ciò che è vergognoso tale sarà definito. Trasferiremo nel campo politico  termini come maleducato, non puntuale, arrogante, atteggiamento da bullo, atteggiamento da bambino, ipocrita che oggi sembrano abbiano esclusiva valenza nella società civile.

Il linguaggio sarà limpido e chiaro e quando apparirà violento sarà il fatto ad esserlo.

Qualcuno ci dirà: perché questa dichiarazione di intenti?.

Due ordini di motivi. Il primo è che vogliamo favorire quel movimento che sta nascendo attorno all’iniziativa di “Terzo occhio” sulla Giunta Ombra ed il secondo, in via principale, è perché non è più sopportabile non stigmatizzare in maniera adeguata una maggioranza in consiglio comunale che offende coloro i quali vogliono seguire le vicende del nostro Municipio con violenze all’intelligenza comune ed alla democrazia ed una opposizione che non trova i modi per opporsi a tale mai visto scempio,.

Noi non ci riteniamo presuntuosi e comunque cercheremo il confronto contando sul fatto che la nostra opinione non vale meno di chi ritiene che con una certa quantità di voti un asino possa trasformarsi in cavallo.

Combatteremo la tecnica del sistema che si affida al silenzio per ottenere l’oblio sui fatti che gli vanno a genio e, quindi, ci sforzeremo di usare la poco nobile arma della pedanteria ripetendo per esempio l’accusa di maleducazione fino a quando gli interessati non reagiranno o, se sono uomini, porranno le loro scuse.

***

Abbiamo ricevuto alcune e-mail con le quali ci viene rimproverato di trattare argomenti minori anziché argomenti importanti come il piano regolatore, il traffico,  i rifiuti solidi urbani, il piano regolatore.

Ma cosa vorreste che scrivessimo su questi argomenti?

Vi è qualcosa ancora da dire: problemi sui quali sono passati vent’anni di amministrazioni di tutti colori.

Ma scusate:è per caso un argomento minore parlare della cultura e degli atteggiamenti mentali che producono questa misera amministrazione?

Il piano regolatore non si risolve per una sua intrinseca difficoltà cui potremmo dare una mano con nostri suggerimenti, oppure non si risolve perché autentici approfittatori, e forse ladri di regime, mestano i loro traffici da venti anni?

Risulta a qualcuno, da qualche dibattito in consiglio comunale, in tutti questi anni (venti) che esiste uno scontro politico e culturale sul modo di concepire la vita in città tra due o tre schieramenti?

 

Colleghi! prima caliamoci le brache e poi faremo pressioni perché il Commissario dia le giuste indicazioni per diminuire il danno ambientale.

Cominciamo da subito ad applicare le regole che abbiamo prima enunciato. Il consiglio comunale del 29 dicembre doveva discutere la richiesta di ampliamento di un centro di rottamazione di Frigintini per la cui definizione la legge prevede una dichiarazione di assenso da parte del consiglio comunale: la maggioranza si dichiarava a favore dell’assenso la opposizione contraria e comunque in subordine chiedeva che la pratica venisse corredata da un non previsto, ma possibile, parere di qualche organo tecnico.

Si sviluppava, così, una discussione che metteva a nudo carenze fondamentali di questo consiglio comunale.

La prima veniva subito, ma solo accennata, dal prof. Barone ed è l’incapacità dei consiglieri di maggioranza, di cogliere la differenza tra politica [ovvero: sensibilità, modo di sentire, giudizio popolare] e visione tecnico-burocratica [ovvero: giudizio  di legittimità giuridica ed aderenza a norme e procedure].

E’ noto che per il consigliere comunale la legge, che fino a poco tempo fa faceva fare la prova di scrittura e lettura, ormai superata dall’introduzione dell’obbligo scolastico, prevedeva  come unico requisito quello di saper leggere e scrivere, ed  in democrazia non potrebbe essere diversamente. E questo perché il consigliere comunale è chiamato ad esprimere sempre e solo giudizi politici e non tecnico-giuridici o amministrativi. Per questi giudizi non politici la legge prevede i pareri tecnici di chi ha competenza per esprimerli.

Invece, i nostri hanno sciorinato disquisizioni di carattere giuridico e normativo del quale la maggior parte dei consiglieri non ha titolo alcuno per interloquire rinunciando, invece, ad esprimere quello che la regola della democrazia gli chiede e cioè il giudizio politico.

Ma può un assenso o un dissenso basarsi solo sulla valutazione della correttezza giuridica o procedurale? Ma che bisogno avrebbe un atto di essere verificato nella sua legittimità da una pletora di consiglieri comunali (geometra, ragionieri estetisti, artigiani ecc) ignorantoni di cose giuridiche, fra tanti avvocati del comune, segretari comunali o capiservizio?

Qualcuno poi più ignorantone ha sentenziato che la dichiarazione di assenso richiesta era un atto dovuto; concetto molto impegnativo che veniva completato, in una sorta di gara anche di scarsissimo buon senso, dall’altro ignorantone secondo il quale  il consiglio comunale “…deve dare solo un assenso e non una autorizzazione”: da arrossire.

E se fosse così, a cosa servirebbe questo assenso?  E se l’assenso del consiglio comunale dovesse essere preceduto dal parere di qualche altro ente più o meno tecnico, il consigliere comunale su cosa dovrebbe esprimersi: su ciò che sente lui o su ciò che ha sentenziato quell’ufficio?

Signori consiglieri della maggioranza questo prova solo che non conoscete cosa significhi dare un giudizio politico

Il consigliere Nigro raggiungeva il parossismo dicendo, con altre parole: colleghi prima caliamoci le brache e poi faremo pressioni perché il commissario dia le giuste indicazioni per diminuire il danno ambientale. Infatti, non può significare altro il pretendere di dare prima l’assenso (un giudizio politico) e poi invadere le competenze del commissario senza nessuna competenza specifica su un argomento tecnico-giuridico.

Noi non intendiamo entrare nel merito della dichiarazione ma vogliamo dire che in questo caso il consigliere comunale, in una democrazia vera, deve avere il coraggio delle sue azioni dichiarando: Io conosco la zona, ho fatto un sopralluogo e ritengo che questo ampliamento possa realizzarsi e quindi dò il mio assenso perché chi mi ha votato lo ha anche fatto perché conosce il mio modo di essere, ed ha fiducia nei miei giudizi.

Ma vi è ancora di peggio perché qualcuno facendoci ricordare il concetto che servi si è dentro,  ha detto: “il nostro parere è tutelato da un ente sovraordinato”. Pensate un consigliere non sa che il governo del territorio e la sua tutela è uno degli obiettivi fondamentali del consiglio comunale, si pensi al grande potere che ha con lo strumento del piano regolatore. Ma solo un consiglio comunale fiacco e smidollato può pensare di far passare sul proprio no la decisione di un ente sovraordinato con interventi sul proprio territorio senza un’azione energica di contrasto.

Sovraordinato significa gerarchia e dipendenza ed il consiglio comunale, in particolare, non è sott’ordinato a nessuno ma solo alla legge. Siete voi consiglieri della maggioranza, come abbiamo scritto la volta scorsa, che siete sott’ordinati a qualcuno e, di certo, lo siete quando rifiutate l’autonomia perché da essa scaturisce la responsabilità: vi scagliate tutti contro il vecchio podestà che obbediva ma ne cercate sempre uno.

La perla finale, però, ci sembra debba appartenere a quel presidente di commissione che propenso al voto favorevole in commissione si astenne perché voleva meglio vedere la pratica?

E’ vero, però, che tale merito non  è definitivo perché erano assenti alcuni consiglieri che certamente si sarebbero battuti per fare peggio ancora, ecco perché chiediamo al Presidente del consiglio comunale che quando si aprono livelli così alti di discussione rimandi il consiglio comunale in modo che possano parteciparvi tutti i consiglieri comunali, altrimenti qualcuno potrebbe raggiungere, nei demeriti, primati immeritati.

Anche la sinistra non ci è piaciuta perché doveva essere mantenuto l’impegno di abbandonare l’aula: di Aventini la storia ne racconta uno, perché unico fu il personaggio che lo provocò ed irripetibili le circostanze.

L’Aventino è uno strumento democratico di battaglia politica perché esistono occasioni quando il votare contro è insufficiente a manifestare un dissenso e, quindi, ci vuole altro. Vogliamo dire che un fiero e convinto “no” può opporsi ad un “si” altrettanto sentito e fiero; un fiero “no” contro un mediocre “si” è trascinato nella mediocrità. Per questo la mediocrità doveva essere isolata e lasciata li da sola ad esibirsi in quell’ultimo parlare cicalecciato, penoso, vergognoso, inconcludente, minimale e da uggia, posto in atto da alcuni consiglieri comunali che al rumore delle loro parole accompagnavano un sorriso strafottente, il sorriso dei furbissimi, che con la loro grande capacità dialettica stavano compiendo l’alto compito di fare arrivare altri consiglieri comunali perditempo in aula consiliare per realizzare quel numero legale necessario per approvare l’atto; stavano compiendo quell’alto gesto da consegnare, alla storia, da esibire agli amici ed agli amici degli amici ma anche alla latteria e a che detiene il telecomando, ma perché no, anche impresa da raccontare ai nipotini.