I miei quattro lettori sanno che a noi della mancata scerbatura delle strade non ce ne frega nulla perché la vera politica è altro. Ci sembra come spalmare, ci ha suggerito un amico medico, una pomata su un Epitelioma cutaneo (tumore della pelle). La cosa più grave è che si sta sempre più metabolizzando questo mediocre e devastante modo di fare politica fino al punto di non conoscerne un altro. La cultura del grande fratello, che provoca più “consensi politici ed esistenziali” di milioni di spot, alimentando la “cultura dell’ignoranza” contro ogni riferimento alto consente di trasmettere nell’immaginario collettivo il pensiero che questo è l’unico modo di intendere il governo.
Noi non vogliamo rassegnarci ecco perché questo mese proponiamo due antibiotici, il primo ce lo fornisce Alessandro Baricco.
«Dire e insegnare che la guerra è un inferno e basta è una dannosa menzogna. Per quanto suoni atroce, è necessario ricordarsi che la guerra è un inferno: ma bello. Da sempre gli uomini ci si buttano come falene attratte dalla luce mortale del fuoco. Non c'è paura, o orrore di sé, che sia riuscito a tenerli lontani dalle fiamme: perché in esse sempre hanno trovato l'unico riscatto possibile alla penombra della vita. Per questo, oggi, il compito di un vero pacifismo dovrebbe essere non tanto demonizzare all'eccesso la guerra, quanto capire che solo quando saremo capaci di un'altra bellezza potremo fare a meno di quella che la guerra da sempre ci offre. Costruire un'altra bellezza è forse l'unica vera strada verso una pace vera. Dimostrare di essere capaci di rischiarare la penombra dell'esistenza, senza ricorrere al fuoco della guerra. Dare un senso, forte, alle cose senza doverle portare sotto la luce, accecante, della morte. Poter cambiare il proprio destino senza doversi impossessare di quello di un altro; riuscire a mettere in movimento il denaro e la ricchezza senza dover ricorrere alla violenza; trovare una dimensione etica, anche altissima, senza doverla andare a cercare ai margini della morte; incontrare se stessi nell'intensità di luoghi e momenti che non siano una trincea; conoscere l'emozione, anche la più vertiginosa, senza dover ricorrere al doping della guerra o al metadone delle piccole violenze quotidiane. Un'altra bellezza, se capite cosa voglio dire.» (Alessandro Baricco, Repubblica 14 settembre 2004)
Questa “altra bellezza” invocata da Baricco contro la guerra ci appare un raro modo per indicare che esistono altri sistemi, oltre quelli politicamente corretti, per analizzare le vicende umane. Questo primo antibiotico di Baricco ci sembra un ottimo scenario analitico per introdurne un secondo a noi più vicino illustrato da Terzo Occhio quale chiave di analisi altra del politicume modicano. Scrive Terzo Occhio. «Quale migliore enunciazione di un programma è la nomina del proprio figlio assessore o di un fratello ignaro di politica segretario regionale di un partito? Occorrono particolari riflessioni per comprendere i progetti e gli obiettivi di simili nomine? (…) Sarà la foglia di fico di una “libera lista civica” a coprire il progetto di qualche piccolo Berlusconi nostrano che dopo aver migrato dal compianto dott. Rizza all’abbraccio con i fascisti, dopo aver distrutto la grammatica italiana e dopo aver messo una buona parola per fare incontrare capezzoli e capezzali sta avviando un rampollo di famiglia sulla sua stessa strada? (…) Qualcuno aspetta forse il programma di questo rampollo ? Non vi dice nulla di programmatico il constatare che ha fatto l’assessore alla sinistra e poi alla destra (…) Ma cos’altro deve dire la sinistra di programmatico, considerato che nel solco delle migliori tradizioni, che la videro accettare il voto dell’odiato (accusato di ogni malefatta) senatore Minardo al loro primo presidente del Consiglio, ora si appresta ad accogliere rampolli ed ex sindaci scrittori?. Modicani ma che c..zo volete ancora che vi dicano di più esplicito questi indegni eredi di Meno Viola? (…)» (Terzo Occhio in Dialogo aprile 22005)
Questa magnifica istantanea di alcune famiglie modicane, delle quali non è difficile identificare i casati, non è stata scattata da Terzo occhio per sollecitare un semplice sorriso, ma se ciò fosse avvenuto noi la riproponiamo, invece, come antidoto contro chi vuole usare il cittadino modicano come utile idiota per legittimare la dittatura del denaro e della mediocrazia.
Come Baricco ritiene che solo una altra bellezza può sostituire la “bellezza della guerra” così Terzo occhio suggerisce un’altro modo di intendere la politica per sostituire la non politica.
Riproponendo questa sua istantanea noi vogliamo indurre alla riflessione ed andare oltre quello che appare; noi vogliamo che ogni modicano mantenga memoria degli impegni assunti dai nostri politicanti; noi vogliamo invitare a conservare i singoli tasselli, le singole dichiarazioni dei nostri amministratori perché solo se si è capaci di mantenere memoria dei singoli pezzi è poi possibile riconoscere, come in un puzzle, il disegno complessivo.
Molte cose scritte da terzo occhio non le condividiamo, ma non abbiamo problemi a dire che addirittura ci entusiasma, invece, la sua analisi complessiva puntualmente confermata dalle dichiarazioni e comportamenti degli esponenti della direzione politica locale.
Quella che segue è una cronologia dei fatti, comportamenti e dichiarazioni che hanno accompagnato il recente (maggio 2005) rimpasto della giunta Torchi la quale dimostra che quanto scrive Terzo occhio non è il frutto di supposizioni o fantapolitica ma la logica deduzione delle dichiarazioni enunciate dai responsabili della politica modicana.
(Giornale di Sicilia del 30 aprile 2005).”Pace ai vertici di forza Italia.Rimpasto nella Giunta Torchi. Azzeramento della squadra amministrativa … C’è un posto anche per Carpentieri”. Come è a tutti noto, ai frequentatori della latteria in particolare, la querelle si era aperta subito dopo la cacciata di Carpentieri dall’APT.
“Rimpasto”: mai tale termine è stato utilizzato in maniera così propria.
(Giornale di Sicilia del 5 maggio 2005).Alleanza Nazionale che aveva ritirato il suo appoggio all’Amministrazione e vorrebbe cambiare un commensale si dichiara subito favorevole al (rim)pasto
(Giornale di Sicilia del 5 maggio 2005). Alcuni Consiglieri comunali di Forza Italia fanno finta di incazzarsi sulla designazione a vicesindaco di Carpentieri: praticamente all’ultimo arrivato non si contesta il posto ma la posizione nella tavolata.
Ma queste sono piccole scaramucce scontate e previste: qualcosa di simile di quelle piccole punture d’estate: che c.zo vogliono questi! Avrà detto qualcuno …
Poi si passa alla fase seria, quella istituzionale si direbbe in maniera solenne:
(Giornale di Sicilia del 14 maggio 2005). “Ritirate le deleghe agli otto assessori”. Commoventi le parole del Sindaco e del segretario del suo partito Lavinia: “si tratta di una riformulazione della giunta municipale decisa congiuntamente con i segretari cittadini dei tre partiti maggiori”, Meno male che i tre segretari cittadini dei tre partiti maggiori (in verità due più uno meno maggiore) erano d’accordo, altrimenti è difficile immaginare cosa sarebbe successo, infatti, tutti a Modica sanno come nulla è possibile muovere nei partiti della maggioranza se Lavinia e Garofalo non sono favorevoli. “Non ci saranno né promozioni né bocciature, non solo per l’alta qualità del lavoro svolto da tutti gli assessori e per il raggiungimento indubbio degli obiettivi programmatici, ma solo valutazioni condivise di ordine amministrativo programmatico nell’esclusivo interesse della città”. “Questa è una seconda fase ma ce ne sarà anche una terza”, precisa Lavinia a chi fosse portato a pensare che la cosa finisce qui. “…l’esigenza di azzerare la squadra assessoriale è nata per rilanciare il programma dell’amministrazione comunale, a due anni dalle nuove elezioni e non tanto per cambiare gli uomini che lo andranno a ad attuare. Ma che altro vogliamo dal momento in cui, sintetizzando, si dice che tutto questo è avvenuto nell’interesse della città; ma poi ci vogliamo rendere conto del privilegio che abbiamo nel disporre di una direzione politica come la nostra che nonostante l’alta qualità del lavoro svolto da tutti gli assessori uscenti e dal raggiungimento indubbio degli obiettivi programmatici, no, non si accontenta e rilancia?
Questa amministrazione non vuole essere efficiente assai ma assalissimo.
(Giornale di Sicilia del 17 maggio 2005) “Escono Frasca e Di Raimondo entrano Carpentieri e Nigro” Il (rim)pasto è stato definito, quindi, mano alle f…
In queste prime immagini appaiono, con chiarezza, nel nostro puzzle i primi disegni di manovre affaristiche esibite come provvedimenti per massimizzare il raggiungimento del bene della città.
Quando in una rissa tra compari si riesce ad eliminare le prove dell’avvenuta rissa, ad esempio il ferito o il morto, e si lasciano solo immagini ed identità confuse di quanto è avvenuto nelle menti, di persone sempre più distratte o in qualche modo interessate o conniventi, diviene difficilissimo per gli organi inquirenti ricostruire i fatti.
Per nostra fortuna questa volta abbiamo degli indizi chiari e netti che consentiranno di completare il puzzle e di individuare il… cadavere.
Il Giornale di Sicilia del 17 maggio 2005 titola: Aria di fronda in Forza Italia…. Carmelo Scarso accusa la Casa delle libertà “ di scarsa trasparenza (…) le trattative (…) non sono state svolte né a livello politico né a livello partitico ed hanno tutte le caratteristiche di giochi di imposizione di vertice. Ancora una volta e con lo stesso metodo: prima alla provincia di Ragusa, ora al comune di Modica, ad opera degli stessi personaggi. Il Coordinamento cittadino ed i componenti del consiglio comunale di Forza Italia (…) non hanno potuto fare altro che limitarsi a ratificare tali imposizioni di vertice, sotto pena di delegittimare l’autorevole personaggio che aveva già deciso per loro partecipando a formare accordi, i cui contenuti ancora oggi sono occulti. Non risponde ai canoni della dignità personale e politica mettere il Coordinamento e i consiglieri di fronte al fatto compiuto perché di questo si è trattato. In questo contesto più che nel chiuso di una stanza o di un villico salotto, le responsabilità di ciascuno di noi vanno assunte avanti a tutta la città e nella sede naturale: in seduta pubblica del consiglio comunale”.
Il puzzle che vogliamo offrire ai nostri quattro lettori (sempre che qualcuno nel frattempo non ci abbia abbandonato) è particolare. E’ simile a quei quadri che vendono nei mercatini che apparentemente sembrano delle macchie sparse ma che poi, fissati per alcuni secondi, come per incanto, lasciano apparire il contenuto. Non tutti, pur fissandoli a lungo, a volte, riescono a vederne il contenuto. Il nostro puzzle è simile ecco perché non potrà essere osservato con successo da quella enorme pletora di persone vittime di quel terribile gas soporifero costituito da grande fratello, telenovele straniere, ragazzi pomicianti o aspiranti al pomicio, accuratamente miscelate da quell’immacolato progressista miliardario ed elettore della sinistra e della di lui moglie (scriverebbe l’appuntato) che si chiama Maurizio Costanzo ed iniettato con dosi via via più elevate dalle televisioni di quel “fascistissimo” Belusconi.
Il contenuto del puzzle modicano non potrà neanche apparire a chi non percepisce che quel “ il duce ha sempre ragione” degli anni ’30 non è certamente peggiore del sinistro “ il duce ha sempre ragione” degli anni 2000 che pretende di avere ragione sempre: sia quando nel 2003 (Referendum sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori) il suo invito a non votare venne definita astensione attiva, sia la settimana scorsa quando ha definito diseducativo ed antidemocratico l’invito a non votare fatto dalla destra per il referendum sulla fecondazione assistita.(*)
Ripercorrendo la carrellata che abbiamo prima sintetizzato appare chiaramente come l’avvocato Scarso è determinante nel dare sostanza e volti nello scenario generale per cui, come non è difficile individuare il distruttore della grammatica italiana di Terzo Occhio, non sembra difficile collocare nel nostro puzzle il “villico salotto”, i “vertici che impongono” ed i “contenuti oggi ancora occulti”.
Vi è, inoltre, un personaggio che diviene uno strumento necessario all’affresco dell’avvocato Scarso ed è il consigliere servo e teleguidato che tanto fece imbestialire il consigliere Nigro (ora neo assessore: complimenti!) e che fu oggetto di una animata seduta del consiglio comunale e di un nostro Carta Bianca.
Il ferito o morto? Anche questo è identificato. E’ al centro del nostro puzzle:la democrazia; gli è ancora vicina una entità con il pugnale che gronda sangue, ma nessuno reagisce, nessuno chiama il medico, si continua a chiedere la scerbatura delle strade oppure la convocazione urgente del consiglio comunale per un approfondito dibattito sulla crisi politica amministrativa (Giornale di Sicilia del 17 maggio 2005).
Pensate un sistema che riesce tranquillamente a fare scempio delle Istituzioni sarebbe in crisi? I mistero laico della sinistra?
(*) Per completezza occorre dire che la cultura comunista, che è vera, anzi l’unica, cultura definì il suo invito a non votare “astensione attiva” e l’invito a non votare della destra “astensione diseducativa ed antidemocratica”: siamo nella stessa logica delle repubbliche sovietiche che pur essendo state delle micidiali e sanguinarie dittature certamente peggiori di quella tedesca, fascista e cilena sono state lanciate nell’immaginario collettivo come forme di democrazia. Sempre per completezza occorre tenere presente che con questo voto gli italiani hanno pure risparmiato circa due miliardi di vecchie lire che i referendari avrebbero incassato se almeno un referendum avesse raggiunto il quorum.