Maggio 2007
Vittoria di Torchi in
un clima di inciviltà politica e culturale!
oppure ne è il frutto?
Il titolo di questo nostro intervento obbedisce ad una
prospettiva politologa che vuole evitare ogni confusione tra cultura, politica,
e civiltà da una parte e le dinamiche del potere
dall’altra.
In democrazia tutti i poteri vengono attribuiti alla
maggioranza tranne quello di trasformare un imbonitore in persona perbene, le
balle in cose serie, l’approssimazione in saggezza, il denaro in
intelligenza... un asino in cavallo.
Nessuno può legittimamente sostenere che alla vittoria
elettorale debba corrispondere automaticamente una vittoria
della civiltà politica. Lo testimoniano i tanti consigli comunali eletti dalla
democrazia e sciolti perchè in odor di mafia, lo testimoniano i grandi
faccendieri che nella storia hanno ottenuto il potere assoluto con sistemi solo
formalmente democratici.
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Se sarà possibile ottenere da
qualcuno la registrazione degli interventi con i quali, Torchi, Ruta,
Carpentieri, Guarino, Drago, Minardo ed Antonello Buscema hanno chiuso la campagna elettorale, noi ci
preoccuperemo di ricavarne il testo scritto. Siamo dell’idea che una precisa
esegesi di tale testo darebbe la giusta dimensione del livello di degradazione
culturale ed intellettuale cui è arrivata la classe dirigente modicana.
Dal semplice ascolto dei comizi di chiusura, abbiamo, comunque, percepito che sono saltati tutti i limiti che da
sempre hanno caratterizzato la campagna elettorale: la bugia politica elegante
e forbita, mimetizzata in un frasario “falso ma coerente”, indice comunque, di
una certa intelligenza dialettica è stata sostituta dalla grossolanità di menzogne
idiote ed espressioni di stupidità volgare, offensive della intelligenza comune
e sintomo di evidente e crassa mediocrità politica ed intellettuale.
Chiusura della
campagna elettorale tra teatro e mediocrità.
La chiusura della campagna elettorale di Piazza Matteotti è
stata sempre l’apoteosi di elementi più di costume che
di sostanza politica. I politici hanno mitizzato il comizio di chiusura come
l’atto finale di un grande attivismo; l’atto importante se non quello decisivo.
Il pubblico, come in un teatro, rispetto al palco degli
oratori, si dispone in due semicerchi, uno periferico in cui sosta una parte di
pubblico che sta li non per farsi una idea politica ma
perchè non vuole perdere le sparate di un paio di nostri politicanti che sfidando
la grammatica sollecitano al sorriso; nè le incazzature dell’avvocato, con la segreta speranza che
qualcuno degli avversari reagisca in malo modo; nè la
pletora di panzane che saranno dette.
L’anello più vicino al palco è destinato ai fans dell’oratore che sta parlando.
Ogni volta che cambia l’oratore si cambiano
le scene e le musiche mentre il pubblico dall’anello periferico si avvia sotto
il palco incontrandosi con quello che dall’anello centrale, “per non tenere la
piazza” all’avversario, si allontana rapidamente verso l’anello periferico.
Chi incarna il potere economico, i don Calogero, di solito
si posizionano, in maniera vistosa, nella parte più
periferica quasi a voler dire che non interessa loro quanto sta avvenendo.
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Peppe Drago è quello che ha dimostrato una
indiscussa versatilità. All’apertura della campagna elettorale (al
cinema Aurora) ha descritto il cambiamento che Modica aveva avuto con Torchi. Ed ha parlato di bambinopoli, campetti
di calcio, viabilità e verde pubblico in un modo tale che, dobbiamo ammetterlo,
nel silenzio della sala alle sue parole il nostro cervello ha affiancato il cinguettio
degli uccelli ed il fruscio delle foglie mentre vedevamo su due nuvolette che si
erano materializzate sopra Torchi, seduto in prima fila, il sorriso di due piccoli
angeli che vi erano seduti sopra.
Alla chiusura in Piazza Matteotti, invece, il tono
dell’intransigente, il tono di chi non ammette repliche: voce forte ed imperiosa, accuse precise agli avversari. Per i contenuti si
è affidato al figlioccio Torchi perchè sa che nessuno riesce a raccontare le
balle come lui.
Ed egli non ha deluso “lo zio”, così
dopo aver accusato di scarsa eticità Antonello Buscema
per aver pubblicizzato il voto disgiunto in proprio favore ha invitato, coerentemente
gli elettori di sinistra a votare per lui anche quando “dovevano” dare un voto
ad un parente candidato nelle liste di sinistra.
All’accusa di inaugurare strade il
giorno prima delle elezioni, Torchi contrappone il privo volo di un
inesistente aeroporto di Comiso da parte della sinistra
e chiede rispetto e che ognuno si spari le proprie balle.
Come fa Torchi a dire che ha
ereditato un cumulo di macerie riferendosi al Teatro Garibaldi che tutti sanno
essere stato restaurato ed inaugurato dal Sindaco Ruta?.
Come l’improvvisa apparizione di un'eruzione cutanea di
vescicole in tutto il corpo sono il segno inconfutabile
della scarlattina, così le balle di Torchi sono segni inconfondibile di
mediocrità politica e, di voglia di prendere per i fondelli i cittadini e gli
elettori.
Non è di qualità politica migliore il riferimento continuo
al fatto che il Torchi avrebbe realizzato solo cose
iniziate o ideate dalla sinistra che l’avvocato Ruta, in maniera stucchevole,
ripete da quando Torchi è divenuto sindaco.
E’ ridicolo porre in conflitto chi inizia con chi finisce un
progetto non riconoscendo che la persona saggia dà merito sia all’uno che all’altro come è giusto che sia..
Ma è possibile non rendersi conto
che queste reciproche ripicche appartengono allo stesso modello culturale e
politico?
E poi è possibile sopportare ancora oltre questo autoincensamento della
sinistra a definirsi l’unica forza antimafiosa ed in tale veste l’unica moralmente
abilitata a lanciare accuse (o sentenze?) di mafiosità.
E’ difficile intuire che l’accusa metodica, mai provata, nei fatti favorisce la
mafia ed il malaffare andando a costituire patente di non mafiosità
anche la dove esiste. Vogliamo ricordare il pericolo che evocò Leonardo Sciascia quando
scrisse dei mestieranti dell’antimafia?
Prove certe di inciviltà
politica: Riccardo Minardo e Padre Pio
Riccardo Minardo è il politicante che muovendosi in maniera
disinvolta ha fatto valere la sua presenza.
Un vero e
proprio tornado! Come una ruspa ha travolto tutto: ha costretto la grammatica
italiana alla ferrea logica della gridatissima arte
oratoria nei suoi comizi; ha, con i fatti e le azioni, riaffermato il principio
tradizionale che il nipote... cacchio!... deve
obbedire allo zio; ha rivoluzionato la matematica sostenendo che 35 meno 5 fa
29. Ed infine ha posto se stesso sotto la protezione di Padre Pio, e della
Madonna, e vista la confidenza i modicani
sotto illuminazione della Madonna di Fatima.
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Ha
cominciato depennando cinque candidati “amici” del nipote Nino
dalla lista di Forza Italia al momento della presentazione della
lista. Alla successiva apertura della campagna elettorale a Villa Reale dirà che da una lista di 35 candidati si è limitato a
tagliare cinque nominativi per fissare la lista ai trenta previsti dalla legge.
Dobbiamo ritenere che nella circostanza ha rivoluzionato
anche la matematica se a cancellazione avvenuta la lista di Forza Italia è
stata ridotta a 29 nominativi anziché i 30.
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A noi
convenuti a Villa Reale per l’apertura della campagna elettorale a Villa Reale,
Riccardo Minardo ha detto: “ questa che vedete è l’agenda di Padre Pio, dove prendo nota di tutte
le vostre necessità. Con la frase segnata in questa agenda
in ogni pagina io inizio la giornata. Sono anche devoto alla Madonna...”
Da
cattolici praticanti siamo convinti che Riccardo Minardo
sta approfittando troppo della misericordia divina. Sta anche approfittando
della bontà della Madonna che come tutte le madri protegge anche i suoi figli
peggiori.
Siamo
certi, invece, che Padre Pio, in questo periodo deve essere molto distratto e,
quindi non si è accorto di queste attenzioni di Riccardo Minardo.
Non escludiamo, perciò, essendo ben noto il carattere del Santo, che quando Padre
Pio si accorgerà dell’uso che Riccardo Minardo fa
della sua agenda, conciliando bontà e severità, lo prenderà a pedate nel sedere
e gli dirà: “ma mi vuoi spiegare come riesci a favorire i
tuoi elettori senza violare una norma di legge, di regolamenti e di etica poste
a presidio del concetto di giustizia? Come fai a privilegiare
la pratica di un tuo galoppino senza danneggiare i tanti che magari hanno più
diritto, colpevoli solo di avere la dignità di non rivolgersi a te?”
Da queste
pedate non riuscirà a salvarlo neanche quel carabiniere, che la domenica sera
delle votazioni, sul corso Umberto, lo seguiva per
proteggerlo in un servizio di scorta che gli è stato assegnato a seguito delle
minacce ricevute subito dopo il depennamento dei cinque nomi amici del nipote.
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Indicibili le banalità gridate nel comizio di chiusura da Riccardo Minardo, ma la sua conclusione deve offendere ogni
cristiano e convincere alcuni preti, che gli tengono corda solo per la speranza
di qualche finanziamento per la loro chiesa, di affidarlo alla pietà cristiana. Egli si è dichiarato certo che
E’
davvero triste, per un cristiano vedersi circondato da ateodevoti,
e cattocomunisti da un lato e aldenarodevoti e cattoprofittatori
dall’altro.
E’ il
momento che non si faccia più confusione tra Cristo ed
i “poveri cristi”. Noi riteniamo stiano maturando i tempi perchè