Novembre 2008

Scienze del Governo e dell'Amministrazione serve solo ai baroni ed offende le casse comunali e le speranze di sviluppo dei modicani.

 

Molto tempo addietro, in Maurizio Costanzo Show una signorina di poco più di 25 anni, con il tono e gli atteggiamenti pretendeva di esercitare una sorta di autorevolezza su argomenti tecnici sui quali non poteva non essere ignorantissima, solo perché era figlia di una vittima del disastro di Ustica del quale si stava discutendo con periti e tecnici di aereodinamica, ingegneria aerea, aereonavigazione, balistica ed esplosivi.

Una visione complottistica può  anche essere descritta e sostenuta ma la sua autorevolezza non può derivare solo dalla qualità di essere figlia delle vittime della presunta strage ed ancor meno disquisendo di argomenti tecnici e non cultural-politici.

Una tesi ha una sua intrinseca autorevolezza quando si presenta capace di dare una risposta scientificamente ineccepibile ed ancor meglio quando è capace di risolvere in maniera esaustiva il problema o l'obiettivo originario che si poneva il suo autore.

Certamente in questa intrinseca autorevolezza concorre anche quella del suo autore ed il prestigio della categoria cui egli appartiene: concorre ma non la determina.

Noi sull'università modicana abbiamo scritto due articoli. In essi abbiamo sostenuto che la "Facoltà di scienze del governo e dell'amministrazione" non è stata scelta come esito di una scientifica analisi costi benefici orientata a verificare la capacità di entrare in sinergia con i processi di sviluppo della città vocazionali, tradizionali o programmati ma solo ed esclusivamente per interessi di carattere privato (precisiamo che gli interessi privati non sono  solo di carattere economico) e partitico.

Hanno reagito solo alcuni professori universitari che in maniera accurata hanno evitato di indicare la capacità della facoltà di mettere in moto un circolo virtuoso con l'economia della città.

Costoro hanno declamato l'utilità dell'Università a Modica riferendola ad  un immaginifico indotto (mai quantizzato perché è inesistente e li sfidiamo ad esibire i dati) che l'università provoca di per se, senza mai soffermarsi sul perché il comune si debba far carico di un obiettivo di formazione che è di competenza della formazione nazionale.

Costoro non hanno mai interloquito con noi, che siamo stati gli unici a parlarne sulla stampa locale, pur essendo stati ufficialmente coinvolti prima con una lettera  e poi con un articolo  di stampa indirizzato all'Università di San Martino.

Hanno preferito la via indiretta comportandosi come "baroni" (che dicono di non essere) che hanno la puzza al naso e pretendono un'autorevolezza per grazia ricevuta: l'essere professore universitario.

Occorre dire che scegliere la facoltà universitaria che può meglio delle altre entrare in sintonia con lo sviluppo della nostra Comunità non richiede conoscenze specifiche patrimonio solo dei professori universitari di storia, nè tanto meno stiamo discutendo dell'organizzazione del piano di studi più adeguato al settore socioeconomico che con la facoltà intendiamo massimizzare per andare incontro ad un progetto di sviluppo della Comunità.

Il pensiero di costoro, quindi, non ha una autorevolezza di funzione o tecnica.

Se poi leggiamo alcuni libri (1) cade anche una autorevolezza di casta, perché non è stata la scarsità di risorse a far nascere circa 1.100 denominazioni di laurea diverse per più di 3.000 corsi di laurea.

Nè è colpa degli ultimi ministri se si è sentita la necessità di creare dottori in  Scienze del fiore e del verde, Filosofia delle forme, Scienze dell'allevamento, dell'igiene e del benessere del cane e del gatto, "Scienze equine, Educazione Cinofila, Conduzione in attività di pet terapy, Comunicazione ipnotica, Esperti in pratiche filosofiche e programmazione didattica transdisciplinare, Medicina termale, Etologia degli animali di affezione, Le rotte del gusto.

Tutto questo non è opera della Germini o della Moratti ma in maniera quasi sempre esclusiva e totale di professori universitari che hanno utilizzato così l'autonomia ottenuta.

Sono anche professori universitari quelli che "si tramandano le cattedre come fossero un'eredità di famiglia, come se l'istituzione fosse una cosa propria. Concorsi truccati, commissioni pilotate, nepotismo, ingiustizie, corse al potere [...] docenti tanto corrotti, quanto inefficienti, e studenti che un giorno, imparata bene la «lezione», saranno i loro replicanti." Come afferma Cristina Zagaria in Processo all'università.

Quale Don calogero politico o mafioso ha fatto si che "A Messina quasi il 40 per cento dei docenti (sì, proprio 4 su dieci) hanno lo stesso cognome in qualche università della Regione. A Napoli (Federico II e Seconda Università) si viaggia attorno al 35% di omonimie, a Roma (Sapienza, Cattolica e Tor Vergata) non si scende sotto al 30 per cento."

Un ex magnifico rettore, professore di Statistica, la di lui moglie, tre figli ed un genero, tutti docenti della stessa facoltà; Capofamiglia, due suoi fratelli, e almeno cinque tra figli e nipoti tutti docenti in Bari e atenei limitrofi; Padre con due figli, tutti docenti di Diritto Privato e tutti nello stesso corridoio. Sono denigratori della categoria dei professori universitari, infiltrati dai servizi segreti deviati?

Dopo questa rapida ricognizione nello stato delle università (2) noi modicani non possiamo lamentarci: i professori con lo stesso cognome sono ancora solo due.

E poi ...diciamocelo... poteva andarci peggio... anziché Scienze del Governo e dell'Amministrazione avrebbero potuto realizzare la facoltà "I puorri ra ciumara nell'alimentazione modicana".

 

Ci auguriamo sentenze di condanna

Nella voce, "avvisi di garanzia", un buonismo peloso ha inserito nel  "Dizionario delle frasi fatte del politicamente corretto": Abbiamo fiducia nella magistratura... ci auguriamo che possano dimostrare la estraneità ai fatti..." e via ...ipocritando. In merito agli avvisi di garanzia che stanno nobilitando la politica modicana, noi intendiamo osservare questa realtà con il massimo disincanto.

Esiste un Comune distrutto e disastrato ed esistono degli indagati. Si sa pure che i colpevoli non possono essere né tedeschi né americani. Questi sono dati di fatto.

Se è comprensibile e giusta l'ansia degli indagati di dimostrare la loro estraneità alla vicenda penale cui sono coinvolti, non crediamo sia censurabile la speranza di chi si augura che dagli avvisi di garanzia e dal relativo procedimento scaturiscano delle condanne.

Gli indagati non meritano la nostra fiducia?  Per noi sono uomini senza volto. La loro identità non ci procura alcun sentimento né di solidarietà né di colpevolezza.

Noi sappiamo solamente che esiste un morto, (Comune disastrato), intuiamo che devono esserci dei colpevoli e con gli avvisi di garanzia prende corpo la speranza che forse la "polizia non brancola nel buio".

Se ci saranno delle condanne sapremo perché il nostro Comune è disastrato e potremo meglio regolarci, così come chi dopo averle provate tutte per individuare quella malattia che lo deperisce giorno dopo giorno è felice di apprendere che ha una bruttissima malattia, constatazione che almeno gli dà la possibilità di iniziare una qualche anche se difficile terapia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

(1) Invitiamo i nostri lettori a leggere i seguenti libri, o quantomeno a leggere le recensioni in internet per avere una idea dello stato dell'università italiana.

Makovec Maurizi,Lacchè, fighette e dottorandi. Editrice Clinamen Firenze 2003

Mariano Giaquinta, Angelo Guerraggio, Ipotesi sull'università, Casa editrice Codice, Torino, 2006.

Salvatore Casillo, Sabato Alberti e Vincenzo Moretti, Come ti erudisco il pupo. Rapporto sull’Università italiana, Ediesse Cgil Roma 2007.

Cristina Zagaria, Processo all’Università. Cronache dagli atenei italiani tra inefficienze e malcostume. Edizioni Dedalo, Bari 2007.

Perotti Roberto,  L' università truccata. Editore Einaudi, Torino 2008.

(2) Da questa ricognizione abbiamo escluso quell'ampio settore delle tesi a pagamento che prima o poi scoppierà perché se ne avverte la clandestina presenza: quei segni fatti di mezze frasi di studenti, di "qui lo dico e qui lo nego", nomi volutamente storpiati per dire e non dire.