Carta bianca maggio 2011

 

Terzo Occhio a Colloquio con Carmelo Modica

La “notte” della nostra cara Modica

Mai nella sua storia Modica ha avuto una direzione politica ed amministrativa così mediocre dal punto di vista etico e morale. L’arresto di Riccardo Minardo e le vicende giudiziarie che negli ultimi anni hanno interessato la classe politica ed amministrativa modicana ne sono la prova.

 

(Terzo Occhio) Il desiderio di avere un colloquio con Lei è maturato dopo aver riletto la nostra “Intervista a Terzo Occhio”. Essa, infatti, mi ha fatto pensare che sarebbe utile completare la descrizione dello scenario politico modicano da una prospettiva più pratica ed “operativa”.

 

(Carmelo Modica) – Alcuni considereranno questo colloquio non reale. Infatti, vi è chi sostiene o sospetta che sia io stesso Terzo Occhio.

 

(t.o.) Risulta anche a me. Si vede che non hanno letto la nostra “Intervista…” e, alla nostra simile visione del mondo, fanno corrispondere l’identità delle persone. Costoro, non per pigrizia, ma per mediocrità culturale, non riuscendo a confutare concetti ed ipotesi, si affannano a demolire il privato culturale o ideologico del loro autore sicché, se Terzo Occhio afferma che è censurabile quel professore che indica ai suoi discenti lo studente da votare negli organismi democratici universitari, non discutono se tale azione è diseducativa, una nuova forma di “baronaggio universitario”, di indottrinamento, di scarso senso democratico, ma preferiscono discutere della possibile identità dell’autore della comunicazione non gradita, non avendo argomenti per contestarla.

 

(c.m.) – Noto che Lei comincia subito con le bordate, ma in verità è più importante l’ordinanza di custodia cautelare emessa contro Riccardo Minardo, la moglie ed altre tre persone per associazione a delinquere, truffa aggravata, malversazione ai danni dello Stato…

 

(t.o.) E’ certamente più grave,  ma entrambi i fatti appartengono allo stesso mondo culturale: utilizzare cariche pubbliche per obiettivi privati e di clan, o per imporre una ideologia totalitaria, o per utilizzare la funzione educativa al fine di indottrinare e non di formare. Credo che il clima culturale descritto nella citata “intervista” sia il presupposto per intendere gli avvenimenti giudiziari poi avvenuti.

 

(c.m.) – I politici modicani hanno avuto una condanna definitiva per peculato, per fatti commessi nella funzione di Presidente della Regione Siciliana, ed un’altra per falso ideologico, nell’esercizio della funzione di Assessore di una Giunta di sinistra a Modica. Per l’arresto di Riccardo Minardo, non essendo in  presenza di condanne definitive, nulla si può dire…

 

(t.o.) …dal punto di vista giudiziario, ma moltissimo si può dire dal punto di vista politico. Il processo giudiziario si muove nel rispetto di regole rigide perché deve raggiungere una verità provata. Il giudizio politico no. Proviamo a ricostruire la fedina penale della classe politica modicana?

 

(c.m.) – In un file del mio computer denominato “Fedina penale della classe politica modicana dell’era belusconiana” ho raccolto tutti i dati. Alle due condanne definitive prima citate si affianca quella di primo grado all’ex presidente del Consorzio Autostrade Siciliane per abuso d’ufficio e rifiuto di atti d’ufficio, mentre, tra politici, amministratori ed “amici”, nei procedimenti “Modica bene”, “Carriere facili” ed “Indagine Copai” (Consorzio Provinciale Area Iblea)  sono coinvolti ben 42 soggetti, principalmente modicani.“

 

(t.o.) La recente condanna di primo grado a carico di Nino Minardo...

 

(c.m.) – … scusi se la interrompo… se Lei è d’accordo, vorrei evitare di fare altri nomi. Mi sembra che una discussione impersonale sia più efficace per analizzare politicamente la realtà. Ogni cosa, infatti, correrebbe il rischio di essere interpretata come volontà di attaccare questo o quello e di essere noi una parte in lotta. Io penso che occorra analizzare più i climi che le persone.

 

(t.o.) Concordo.

 

(c.m.) – Tra l’altro io, nei confronti dei singoli condannati, avvisati ed indagati, non nutro sentimenti di avversione o di disprezzo. Poveretti loro, poiché ritengono che questo sia l’unico modo di far politica e non ne conoscono altro!

 

(t.o.) Concordo che fare i nomi potrebbe essere riduttivo, perché implicherebbe l’idea che le colpe siano di questi 45 personaggi. E’ difficile a Modica ricostruire la genealogia di un’epoca oscura, ma è altrettanto difficile, dopo aver constatato che non è l’uomo a discendere dalla scimmia ma il contrario, stabilire un “che fare?”.

 

(c.m.) – Io penso che l’unica resistenza possibile debba prendere le mosse dalla mediocrità politica e culturale. Quello giudiziario è un elemento accessorio. Nel clima etico attuale, sentenze di condanna non avrebbero alcun potere dissuasivo, perché queste sarebbero studiate per escogitare migliori accorgimenti per delinquere, facendola franca, piuttosto che considerate come motivo di riflessione morale.

 

(t.o.) Dalla comparazione dell’organizzazione malavitosa descritta dal documento di richiesta di rinvio a giudizio di “Modica bene” e quello relativo all’indagine Copai, con le figure “professionali” delle persone coinvolte, risaltano tutti gli elementi “necessari”:  il politico  fa la scelta, il burocrate la realizza e  l’imprenditore consente il trasferimento del malloppo dal pubblico al privato.

 

(c.m.) – E’ vero. Esistono anche le società di comodo, le mogli vicepresidenti di qualcosa, le figlie socie; esistono le società fittizie presso la segreteria privata del potere, assessori nominati sul campo per meriti “fraterni” e neo onorevoli divenuti tali solo per denarocrazia. Tutto questo non è reato.

 

(t.o.) Giusto, e basta leggere le dichiarazioni del 27 aprile 2011 del coordinatore cittadino del Movimento per l’Autonomia, Angelo Gugliotta, in merito all’arresto di Riccardo Minardo: “Esprimiamo la massima fiducia nella giustizia ma esprimiamo innanzitutto la massima solidarietà, il nostro affetto e la nostra vicinanza all’onorevole Minardo, e la nostra costernazione per quanto avvenuto. Non ci sono minimamente dubbi sul fatto che il nostro leader continuerà ad avere la nostra piena fiducia nella sua azione politica”.

 

(c.m.) – Io ho letto anche la dichiarazione di un altro Gugliotta, Piero, esponente del Movimento “Una nuova prospettiva” che separa la vicenda giudiziaria di Minardo dal fatto che sono alleati di governo. Con un politichese di rara ipocrita maestria annuncia che: “Una nuova prospettiva” garantirà un’azione di sostegno ancora <<più decisa e determinata nel portare avanti il progetto di una città bella, pulita, a misura di cittadino e dove si possano guardare senza sospetto, ma con fiducia e stima, quanti sono chiamati a guidarla ed amministrarla>> concludendo con l’immancabile ritornello “Riponiamo la massima fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine(radiortm.it 28 aprile 2011).

 

(t.o.) Appare più illuminante la posizione degli eredi di Berlinguer i quali adesso invitano a distinguere Alì Babà dai quaranta ladroni quando, non molto tempo fa, il solo essere conoscenti di Alì Babà era motivo di disprezzo. E così affermano che: “poiché l’indagine non riguarda persone e fatti riconducibili all’attività amministrativa, la vicenda giudiziaria non inficia i rapporti di coalizione”. (radiortm.it 26 aprile 2011).  Poco conta, quindi, con chi hanno sottoscritto il patto di governo: l’alleanza non si rompe. Più affettuoso il sindaco Buscema il quale, nel fatto che le indagini non riguardano persone e fatti riconducibili all’attività amministrativa, trova  “la conferma e l’incoraggiamento  per continuare insieme agli amici dell’MpA con la stessa abnegazione, determinazione e coraggio (sic!)” (radiortm.it 27 aprile 2011)…

 

(c.m.) – …considerato che i patti Antonello Buscema, Giancarlo Poidomani ed amici di cordata li fecero con Riccardo Minardo, per discutere con lui della formidabile azione di governo, avranno solo il problema di farsi autorizzare dal giudice per proseguirla e condurla in porto, visto che tutto avviene per… “il bene di Modica”, e anche perché tutti sanno che la sinistra è garanzia morale di etica politica.

 

(t.o.) Amaro sarcasmo il suo, oppure rassegnazione?

 

(c.m.) – No! Fredda indignazione. Aggiungo che il vero tradimento lo ha maturato quella sinistra tutta casa, morale e chiesa. Che il potere economico si comporti come i capi di imputazione dei procedimenti penali lasciano intravedere è normalissimo perché è il risultato naturale del suo sistema di pensiero.

 

(t.o.) Siamo d’accordo. In pratica il male sta al potere con due facce, quella della delinquenza politica o quella della mediocrità politica, talora distinte e talora sovrapposte. Esso ostenta comunque una grossolana, inconcludente ed odiosa pretesa di egemonia etica e morale.

 

(c.m.) – “Che fare”? Lei ha detto poco fa.

 

(t.o.) Io non temo d’essere definito “qualunquista” nel sottolineare che, se la destra contribuisce al degrado di Modica con gran parte dei 45 tra condannati, indagati e rinviati a giudizio, la sinistra ha fornito il suo determinante contributo alla conservazione del clima malsano di cui si discute, preservando l’acqua melmosa in cui prospera il pesce malavitoso. Quindi il “che fare?” è bonificare la palude.

 

(c.m.) – Sono d’accordo, anche per esperienza diretta. Ho collaborato con il Sindaco per la posa in opera di una targa al cimitero vecchio relativa ai nove villani uccisi dal potere modicano nel settembre 1860, ho visionato gli atti relativi ai vari manufatti costruiti da privati in suolo pubblico a Monserrato, ho comparato i tempi e le procedure relative a pratiche dell’Ufficio Tecnico con le stesse dei comuni vicini ed ho la consapevolezza che la struttura del Comune di Modica è un ostacolo all’economia sana ed un meccanismo incapace di amministrare.

 

(t.o.) Incapace? Se fosse solo incapacità basterebbero corsi di formazione, ritocchi organizzativi ed attenzione ai profili professionali. Invece la struttura burocratica manifesta una evidente stupidità amministrativa che, anche quando non sia pianificata e voluta, è certamente sfruttata e mantenuta.

 

(c.m.) – Che il caos burocratico sia sfruttato e mantenuto dalla dirigenza politica corrotta mi sembra riduttivo. Senza tenere in alcun conto le capacità di direzione e di organizzazione, prima con i concorsi truccati, poi con la nomina di capiservizio fedeli al clan, è stata creata una struttura amministrativa con persone scelte in funzione di quella attività clientelare che deve supportare il mantenimento del consenso, la ricerca di fondi per le campagne elettorali, non trascurando il trasferimento di denaro nei conti personali con la “nobile” scusa di finanziare il partito. Ne fa fede l’indagine “carriere facili” che, anche se legali, si rivelano provvidenziali strumenti per l’azione malavitosa. In un recente passato il “dirigente” esercitava la sua funzione, la mattina nel suo ufficio al Municipio ed il pomeriggio presso la segreteria privata dell’onorevole. E’ ovvio che in un clima del genere non può esistere alcuna dignità della funzione. Ne è sintomo la lettera scritta dall’Assessore alla Cultura al quindicinale La pagina per indicare il telefono giusto della biblioteca: un dirigente che sopporta di essere responsabile di procedure burocratiche imbecilli quasi fosse l’ultimo degli impiegati nel settore. La sinistra si vanta di non avere alcun indagato tra i suoi esponenti, ma è vero che dal 1985 ha governato Modica per un lunghissimo periodo senza risanare minimamente l’ambiente malarico cui ci riferiamo. Quindi, anche quando non si possa dimostrare che abbia rapinato, ha le stesse responsabilità di chi presta la propria auto ai ladri.

 

(t.o.) Il Comune è divenuto la palude in cui ciascuno esercita il potere che la funzione istituzionale gli assegna ma, ciascuno nell’esercizio delle sue mansioni, anche di basso livello, è a conoscenza di certe cose. Persino l’autista di don Calogero ha il potere del ruolo che gli consente di conoscere i segreti del capo, oltre a quello conferitogli per “giusto compenso” al suo servire.

 

(c.m.) – L’azione politica,  alla ricerca del consenso, non può ridursi alla segnalazione e al rattoppo delle buche nelle strade per ottenerne riconoscenza, visibilità e voti: questo è lo schemino gradito a Don Calogero. Il problema è culturale e pertanto complesso e, forse, risulta irresolubile, nell’immediato, anche con i normali strumenti giudiziari. Io credo che l’unica strada percorribile sia quella di inserire nel sistema  provvedimenti capaci di metterlo in corto circuito. Attualmente limiterei le disposizioni al risanamento della struttura burocratica. Una struttura burocratica ordinata, motivata, con procedure snelle e severe che obbedisse ad una sorta di protocollo procedurale, una carta dei servizi oculata e chiara che fissa procedure, competenze e responsabilità; una chiara struttura delle dipendenze ed una netta separazione delle responsabilità di direzione politica e di direzione tecnico-amministrativa eliminerebbe quell’ambiente melmoso in cui è possibile “raccomandare” una pratica, far passare l’approvazione di un progetto dietro compenso di denaro o di voti. Sì, la struttura burocratica è l’arma principale della malavita politica.

 

(t.o.) Mi farebbe piacere tornare sull’argomento, rischiando che molti ritengano questo colloquio una sua conversazione allo specchio. La deluderò, evitando scrupolosamente di citare a macchinetta articoli e commi di legge o di esibire tabelle. Comunque, trattandosi di provvedimenti organizzativi che non richiedono impegni di spesa, questa Amministrazione non avrebbe l’alibi dei soldi.

 

maggio 2011