La malapolitica è il nostro destino di modicani?
Recentemente per dare il mio contributo alla definizione di un evento culturale che si sta tentando di organizzare, sono stato costretto, per un atto di stima nei confronti dell’autore a rileggere, questa volta in maniera molto più approfondita, due libretti con i quali il dott. Chiaula ha ricostruito la vicenda del “Mistero dei nove”, un episodio accaduto e definito in 21 giorni nel settembre del 1860.
Verso le tre del mattino del tre settembre 1860, certo Giuseppe Vicari, mentre si trovava coricato nella “mandra”, uno dei fabbricati dei tanti che costituivano la sua masseria, in contrada Zappulla, venne “assaltato” da nove persone che minacciandolo con una pistola ed uno coltello gli imposero di far aprire la porta di casa dalla moglie e dai due figli che si trovavano dentro il fabbricato destinato all’abitazione, perché fosse loro consegnato tutto il denaro posseduto.
Mentre gli assalitori si davano da fare per scassinare le imposte della casa i familiari praticavano una fenditura nel tetto e fuoriusciti da esso invocarono aiuto gridando, il che attirava loro una fucilata a vuoto dagli assalitori.
Gli assalitori forzati gli infissi entrarono e si impossessarono di “onze sedici e rotti” ed un paio di “pendaglie” d’oro del prezzo di onze 1,6.
Le “voci” dei familiari del Vicari dal tetto furono sentite da persone delle campagne vicine, che cominciarono a sparare fucilate che indussero la comitiva a lasciare il Vicari e ad allontanarsi. In 21 giorni i nove venivano arrestati, processati, condannati a morte e fucilati nei pressi del cimitero di Modica Alta di Via Loreto Gallinara.
La mia riflessione sul fatto è andata oltre l’analisi del dott. Chiaula che da magistrato ha analizzato la vicenda relazionandola al sistema giuridico in vigore in quel momento storico ed in particolare ai decreti del dittatore Garibaldi.
Partendo dalla banale constatazione della irragionevole sproporzione tra reato e condanna, che mi è apparsa in verità subito criminale, ho cercato di ricostruire la identità culturale e politica della congrega che aveva posto in essere tale crimine.
Più meditavo sull’evento più mi rendevo conto di come l’episodio dovesse essere collegato a quei momenti in cui l’uomo si abbrutisce al punto da fargli commettere delle vere e proprie atrocità, tanto animalesche da non poter trovare spiegazione alcuna.
Ne è venuto fuori un racconto, che pubblicherò in libello, che si svolge nell’arco di cinque mesi che ho definito “Dittatura De Leva” in cui sono presenti tutti gli elementi di un thriller politico.
E’ presente una struttura di potere senza scrupoli, un Don Calogero ed un oppositore interno che dispone anche di “militi deviati”. La struttura si completa e si sostiene con una serie di personaggi minori, capi o rampolli delle famiglie nobiliari che costituivano, attraverso imparentamenti fra loro (al limite dell’incesto) la più grande “famiglia” della nobiltà tout court; famiglie che avevano imposto il modello che misurava la nobiltà nella quantità di ville in campagna, case signorili in città, salme di terreno e nel diritto e dovere di nobile, di toccare il sedere alla prosperosa criata di famiglia.
In tale ambiente l’episodio dei nove supera la sua intrinseca bestialità per divenire chiaro strumento di misura di qualità politica.
Alla fine del racconto non appaiono possibili spiegazioni ma solo gli scenari in cui si mossero i De Leva, i Giardina, i Papa, i Vernuccio che oltre a scrivere in maniera nefasta la storia locale di quel tempo sembra abbiano tracciato un immodificabile canovaccio del vivere dei potenti.
Infatti un elemento che emerge è la sconvolgente somiglianza di quel sistema con il clima politico dei tempi attuali, tanto che ho individuato in Tommaso Rizzone il padre della genia dei voltagabbana che avrebbe appestato ed infetta la politica modicana perché in meno di 27 giorni da Sindaco Borbone è divenuto presidente del comitato di Annona nel nuovo sistema liberale. Non mancano neanche episodi di nepotismo che, quando si potrà leggere il libello, faranno fischiare le orecchie ai nostri Drago Minardo, Scivoletto e Carpentieri. E’ presente anche la delinquenza politica anche se, invece, di assassinare fisicamente uomini ha scelto la via del peculare, realizzare falsi ideologici, querelare e minacciare di querela, farsi indagare per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro, realizzare società di comodo, gestione clientelare delle autostrade siciliane, associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno dello Stato, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato ed estorsione.
I nostri attuali delinquenti politici non hanno assassinato come i colleghi del 1860 nove umili appartenenti al popolo modicano ma hanno ucciso la coerenza, la sobrietà, la competenza, l’impegno, l’onestà intellettuale, l’umiltà, il disinteresse, il bene della Comunità, il senso del dovere: nove qualità politiche, culturali e caratteriali essenziali.
Per il resto sto cercando di capire chi nello scenario modicano del 2010 sta svolgendo il ruolo che nella “dittatura De Leva” hanno svolto i “militi deviati” di Francesco Giardina.
Pillole antitotalitarie
Gli uomini dalla razza sfuggente (Evola) esaltano la scomparsa delle ideologie attribuendogli anche il merito di esemplificare la politica che favorisce l’efficienza e la stabilità di governo. L’efficienza e la stabilità di governo la stiamo ancora aspettando mentre il disimpegno dal dovere di dare un senso alle cose, di obbedire a principi di coerenza e di onestà intellettuale e di essere portatori di un sistema di pensiero organico è cosa fatta per la nostra casta politica.
Per i nostri politicanti far scaturire da tutto ciò anche uno sbrigativo dissolvimento della destra e della sinistra diviene consequenziale ed estremamente utile perché consente di creare un clima culturale di un condivisibile spirito dei tempi immunizzante per chi vuole voltagabbanare per meschini interessi personali.
Destra e sinistra sono scomparsi, è il nuovo grido di battaglia.
Poi ti capita di leggere che lo scrittore di sinistra Vincenzo Consolo ritira la presentazione al nuovo dvd di Roberto Saviano, perché ha definito suoi Maestri gli autori di destra Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Céline, Carl Schmitt, Julius Evola e pensi che ciò sia dovuto ai suoi 77 anni.
Poi, però, succede che Andrea Cortellessa critico letterario, storico della letteratura e ricercatore all'Università Roma Tre all’età di appena 42 anni ha mosso obiezioni allo compagno-scrittore Paolo Nori solo perché ha deciso di scrivere sul quotidiano “Libero” giornale di destra e ti chiedi cos’altro pretenderà costui all’eta di 77 anni.
Dopo queste due notizie trascuri le critiche mosse a la “La Stampa” per aver ospitato lo scritto di Piero Buscaroli “Dalla parte dei vinti”, cioè dei fascisti. Meno importante ritieni anche l’Appello a Saviano, firmato da vari intellettuali di sinistra perché lasci la Mondadori del fascista Berlusconi. Ci fai quasi l’abitudine quando leggi che i giovani del Pdci fanno volantinaggio perché i lettori non comprino i libri di Gianpaolo Pansa.
Diviene però inevitabile pensare al rogo dei libri di hitleriana memoria, ma il tutto ti rincuora perché, tutto sommato, ti sembra meno probabile il ritorno a quei metodi, certamente più efficaci, in cui il confronto culturale veniva risolto dai comunisti con due colpi di pistola a distanza di un metro (Giovanni Gentile).
Alla fine prendi atto che nessuno si rifà alla destra o alla sinistra ma ti accorgi sulla tua pelle che esistono DNA incancellabili.
Esistono situazioni simili, molto simili anche a Modica che speriamo crescano e possano far maturare la nascita e l’affermazione di “Proscritti” rigeneratori. Ritorneremo sull’argomento.