Carta bianca novembre 2009

 

 

Lettera aperta al potere economico modicano

 

Carissimo innominato e innominabile potere economico modicano,

pochi non ti conoscono, molti ti conoscono, pochissimi ti conoscono in maniera "intima". Alcuni ti incensano perché gli hai risolto ogni problema. Vi è chi, pur detestandoti, è incaprettato a te da quel sottile meccanismo che gli hai applicato legando i suoi bisogni vitali non risolti da uno Stato incapace, anche per tuo merito, di essere uno "Stato sociale", come una corda intorno al suo collo così da strangolarsi, ogni qualvolta tenta di divincolarsi.

Ma vi è anche chi pur non conoscendoti avverte la tua presenza: insomma non vi è nessuno a Modica che in qualche modo non sia in rapporto con te.

Mi rendo conto che non sto rivelando nulla di nuovo, nulla che non sia nell'ordine naturale delle cose, perché tu sei una entità riconoscibile anche se sfuggente e per certi versi necessaria aldilà di tutti i giudizi di valore.

Sei una presenza con la quale occorre fare i conti, perché hai una lunga storia sulla quale è inutile indugiare con incapacitanti "come" e "perché" più o meno etici.

Tu esisti, punto e basta.

Il potere è cosa diversa dalla nobiltà ma la storia insegna che spesso quest'ultima è una trasfigurazione del potere arrogante, villano, subdolo e violento che poi, nel giro di alcune generazioni, genera più o meno lunghi periodi di vera nobiltà ai quali segue inesorabile la fine.

Diciamo che esiste un problema di "Potere e Nobiltà".

Sono noti e collaudati i sentieri che il "Potere" ha percorso nei secoli: conquista del potere, esercizio del potere, ansia di nobiltà, Stato di nobiltà e decadenza.

Buona parte del cosiddetto patriziato si formò sul potere conquistato con la violenza della spada cui seguì lo studio e la ricerca della stima in sostituzione del timore del giusto o del servilismo del vile.

Il potere nella sua genealogia accoglie l'ancestrale ansia della natura umana a legittimarsi in termini morali dopo essersi imposto con la violenza ed il malaffare.

Questa mutazione genetica del Potere in Nobiltà, impegna non meno di tre generazioni, e richiede il necessario attraversamento della fase che io definisco del "carduni allicchittiatu". Infatti, l'elemento della "Famiglia" che armato di violenza e privo di ogni scrupolo morale, conquista il potere, avverte un'ansia di consacrazione ma non può andare oltre la pacchiana copiatura dei riti della nobiltà e si rivolge a quel fiorente mercato di titoli nobiliari, istituti capaci di trovare anche le tracce più lievi di sangue blu in ogni casato, enti che attribuiscono titoli di dottorati e titoli di studio di ogni genere. Vivrà nella meschina esibizione del potere senza sostanza, lo sfarzo e la magnificenza dei matrimoni e dei funerali e la ostentazione di amicizie importanti, presidenti del Consiglio, Ministri.

Solo una seconda generazione del casato può andare oltre questo modo di essere ed assurgere a livelli superiori capaci di dare alle Comunità esempi di vera nobiltà d'animo e davvero umile e cristiana mugnificenza.

Carissimo potere modicano,

la storia si ripete spesso, monotona e prevedibile e così anche tu, adesso, dopo aver portato borse, dopo aver liberato il tuo agire da ogni scrupolo morale, dopo aver aperto e richiuso sportelli di auto, dopo aver realizzato inenarrabili violenze colpendone uno per educarne cento, dopo aver portato a spalla la bara del nemico ucciso precedendo così la vedova piangente, aspiri a qualcosa di diverso.

Chi a Modica non si è accorto di questa tua ansia di nobiltà? Sei anche diventato “mecenate” e lasci segni dappertutto: nei pavimenti delle chiese, negli sportelli di pulmini per disabili, nelle aule magne di prestigiose istituzioni con esempi di magnificenza ed azioni improntate a grande generosità e liberalità, con “nascostamente ostentata” presenza in azioni di promozione culturale, stampa di libri ed iniziative religiose.

Ora sei libero di scegliere e di manifestare la tua vera natura.

E' adesso che da "bravo" puoi divenire "Castellano". E' ora che anziché cercare vili Don Abbondio puoi aspirare a fieri sguardi di gente che ti stimino.

Dai sostanza ai segni che hai sparso liberando il cuore di chi ti vuole sostenere alla riconoscenza e non al bisogno o al timore. Recidi tu ogni cappio di asservimento prima che te lo chiedano.

Sei così forte che puoi ottenere il consenso dei giovani, senza "mille euro" per farsi una pizza quando la tua politica ne dà quattrocento al mese ai loro padri. Sei così potente che puoi ridare ai giovani dei padri che non devono rinunciare alla loro dignità per mantenerli. Sei così forte che anziché promettere posti di lavoro li puoi realizzare.

Oltre questa via esiste solo la possibilità di perpetuare la figura del "carduni allicchittiatu", schiavo della propria mediocrità morale. E continuerai ad essere il grande capo, timoniere e duce solo ed esclusivamente di reggimoccolo, voltagabbana, ominicchi e quaquaracqua origine della tua potenza ma portatori malati di qualità degradate che ti contageranno.

Potrai sentire l'eccitazione del Capo ed assaporare la potenza del denaro ma non potrai liberarti dal nauseabondo fetore che sempre emana quell'ambiente umano a te prostrato per servilismo da dna, e solo la tua mediocrità morale non ti farà percepire quel dissimulato disprezzo di chi, solo perché costretto dal bisogno, ti raggiungerà con untuosi segni di stima.

Ti sarà esclusa la sublime ebbrezza della stima; si, perché la stima può essere espressa solo dagli uomini liberi; è questa qualità di origine che la rende aristocratica e, quindi, nobilitante.

E' nobile non chi si ritiene tale, ma solo chi è considerato tale dai giusti e dagli uomini liberi, degni ed incapaci di venire a compromessi con la propria coscienza.

E' nobile chi considera il suo Stato di nobile un peso e non un affare ed il suo agire una responsabilità e non una esibizione.

Carissimo potere economico modicano...non hai alibi!

La tua forza ormai è tale che ti rende libero di scegliere. Tu sei libero di presidiare il Parlamento con mezze figure, avvisati, rinviati a giudizio e condannati come hai fatto fin'ora. Potrai continuare ad utilizzare il Municipio come strumento di potere personale. Potrai barcamenarti nei sentieri della malapolitica come hai fatto e continui a fare. Potrai fare l'uno e l'altro chissà per quanto tempo e nessuno potrà porti ostacoli.

Ti ho scritto questa lettera per dirti che esiste anche un'altra via ma anche perché da uomo libero non ho voluto privarmi di una libertà che neanche la tua onnipotenza mi potrà togliere e cioè quello di ululare alla luna inseguendo il sogno di quel lupo che vide la sottile falce di luna, in seguito alle sue invocazioni crescere fino a diventare una grossa, luminosissima palla che gli permise di salvare il lupacchiotto in pericolo. Si, voglio sognare!

Auguri... vecchio potere economico modicano, che Dio ti illumini.

Carmelo Modica