A colloquio con Carmelo Modica

Un seme diventa albero o uomo seguendo le proprie istruzioni.

Noi non comprendiamo quali istruzioni segua il Sindaco.

 

(Terzo Occhio)Nel precedente numero, il Sindaco rimprovera DIALOGO per avergli rivolto furenti rimproveri e livorose critiche. Potendosi dimostrare che siamo noi e, quando con noi consonante, il Gruppo Terzo Occhio, i veri destinatari dei suoi strali, una replica sembra lecita. Il mutamento degli arenili a seguito della realizzazione del porto di Pozzallo ha creato l’incantevole spazio ai piedi della Torre Cabrera, dove mi rifugio spesso ad oziare. Ed è con l’atteggiamento dell’ozio che le chiedo di organizzare una risposta alle esternazioni del Sindaco.

- (Carmelo Modica) In effetti il Sindaco, con questa reazione, riconosce anche l’esistenza del Gruppo Terzo Occhio, infatti tutte le sue argomentazioni più risentite si riferiscono a critiche nostre piuttosto che a quelle rivoltegli da DIALOGO. Per rendersi conto di ciò è sufficiente consultare il sito www.terzoocchio.biz dove ho raccolto, in forma cronologica, gli articoli di stampa pubblicati in tutte le testate locali, che contengono richieste e osservazioni fatte al Sindaco (tantissime) e le sue risposte (quattro), dalla sua elezione (giugno 2008) al giugno di quest'anno.

Nella lettera a DIALOGO Antonello Buscema, nonostante sia ben attrezzato per capacità di elaborazione e scrittura, ci attribuisce sentimenti di livore e furore ideologico, senza entrare nella sostanza delle cose. Un po’ come quando, evidenziando una certa qual pigrizia culturale, ci accusò di qualunquismo.

- A sua discolpa, si potrebbe ipotizzare che, da uomo di fede, egli confonda il linguaggio deciso e severo con il livore perchè, non essendo capace di provare quest’ultimo nei confronti di chicchessia, non è in grado di riconoscerlo. Per lo stesso motivo egli non s’accorge di quanto ci insulti attribuendoci schizofrenici pregiudizi, frustrazioni e "bisogni" psicologici...

● …né appare libero da visioni complottarde quando attribuisce a DIALOGO un progetto premeditato contro di lui: DIALOGO, attraverso incontri mensili con la stampa locale, proporrebbe una finta collaborazione col Sindaco, avendo in realtà l’intenzione di munirsi di elementi utili per poterlo attaccare poi con furore ideologico…

- … e livore! Davvero diabolici questi di DIALOGO! Ma il Sindaco ha scelto l’argomento sbagliato. Fui proprio io, su delega, a spiegare la proposta di DIALOGO in un incontro preparatorio fra Sindaco e giornalisti d’altre testate. L’incontro, da mensile divenne bimestrale, con data fissa, orientato verso attività di laboratorio culturale, e cioè, da un lato proposte concrete e dall’altro impegni chiari e netti del Sindaco. S’iniziò subito male. Al primo incontro, per DIALOGO, eravamo presenti Peppe Ascenzo ed io. Il conduttore Sammito, gironzolando come una star, col microfono in mano, tutto fighetto, parlando di tempi televisivi, trovò problematica la presenza del prof. Ascenzo, perché non giornalista. La cosa rientrò perché si capì che, se fosse andato via Ascenzo, sarei andato via anch’io. Il secondo incontro “bimestrale", si fece dopo quattro mesi ed iniziò con un’ora di ritardo. Io chiesi chiarimenti sull’episodio di una tomba costruita abusivamente, il quale lasciava intuire l’esistenza di climi malavitosi, e feci la proposta di avviare un’indagine amministrativa "storica" sui lavori compiuti dentro al cimitero. Il Sindaco non accennò minimante a rispondere alla mia domanda e, per almeno 30 minuti, ci spiegò tutti i progetti di allargamento del cimitero.

Cosa la sorprende? Rispondendo ad una critica di Antonio Di Raimondo, Buscema scrisse che, durante la messa e la successiva processione della Madonna delle Grazie, aveva ascoltato <<la ‘campana’ della Parola di Dio che recitava: "se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio">> e ancora <<"oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua ostentata causa a Colui che giudica con giustizia">>. Non le sembra ch’egli, invece d’invocare l'aiuto di Dio per la sua azione di governo, pretenda che la sua amicizia con Dio postuli un automatico atto di fede sulla bontà di tale azione?

- Questo piano di discussione mi innervosisce: andiamo oltre.

Veniamo alla sostanza? Abbiamo sollecitato il Sindaco Buscema su argomenti concreti (non onerosi per le casse del Comune): l'attuazione dello Statuto comunale nelle parti che riguardano le consulte e gli strumenti di partecipazione dei cittadini; il caos nella gestione delle aree di sosta e la conseguente ingiustizia in materia di contravvenzioni; la possibilità di visionare gli atti originali del settimo centenario della Contea; la modernizzazione del sistema di pagamento degli oneri di urbanizzazione, o dei contatori dell'acqua, e le tante altre cose evidenziate dal nostro Direttore lo scorso mese di Giugno. Silenzio assoluto. Solo alla richiesta di diminuire le indennità degli amministratori ha trovato il tempo per scrivere. Forse per raccontarci che, a causa di un incidente occorsogli con la sua auto privata mentre si spostava per motivi di servizio, aveva "eroicamente" intaccato le sue finanze, anziché quelle del Comune.

- Sarà per questa “eroicità” che ci ha chiesto "almeno l'onore delle armi cioè il rispetto"! Non sarà che confonde "l'onore delle armi", spettante ai valorosi nemici sconfitti, con il "rispetto", dovuto anche agli amici? Non sarà che da noi ha avuto più rispetto di quanto meritasse? Chi non ha mai voluto rispondere alle precise e circostanziate prove sull’esistenza di una struttura burocratica fatiscente, clientelare e talmente disorganizzata da rendere credibili gli scenari malavitosi descritti dal Pubblico Ministero nei processi in itinere, per non parlare delle osservazioni sulle accuse indirette ai vigili urbani da parte di esponenti della sua maggioranza, o della sostituzione del prof. Sortino nella direzione della Fondazione Grimaldi; costui, è forse degno d’onore e per di più delle armi?

E tuttavia, ammetta che in questa lettera ha fatto un passo indietro, definendo becera l’idea di misurare la qualità politica e culturale con la quantità di voti che, invece, aveva sostenuto su La Pagina,  aggiungendo però che “separare del tutto la qualità politica e culturale dei propri progetti dal consenso e dalla condivisione popolare sia un'idea reazionaria e fascista esibita una volta nelle case del fascio e oggi, almeno nel nostro Paese, in nessun'altra casa o sagrestia”!

- Aveva un gran desiderio di darmi del fascista, e lo ha fatto! Forse pensava che mi vergognassi di tale sintonia culturale, come d’essere stati comunisti vilmente si vergognano alcuni suoi compagni di cordata. I flirt tra sagrestie e case del fascio di allora (e case del popolo adesso), appartengono alla medesima logica di potere di chi definì Mussolini "l'uomo della Provvidenza". Forse che Buscema ha preso le distanze da un Vescovo che ha invitato i fedeli a pregare per un suo compagno di maggioranza, arrestato per associazione criminale con truffe e malversazioni ai danni dello Stato?

Giusto! Ma la divaricazione tra qualità politica e progetti di condivisione popolare è un problema vero.

- Certo, ma definire fascista l'attività di chi si propone di dare qualità culturale alle proprie elaborazioni, senza volersi curare di realizzare progetti di condivisione politica è tipicamente …fascista! Forse che ogni studioso puro diventa fascista solo perché non ritiene di creare attorno alla propria proposta il consenso elettorale?

Però, si deve ammettere che la lettera, nel suo complesso, è una nobile lettera. Nella parte finale evidenzia le qualità della nostra Comunità.

- Buscema confonde le speranze con la realtà che noi ci limitiamo a descrivere, non a determinare. Noi non abbiamo messo in dubbio le qualità umane della nostra Comunità, ma esse non si trasferiscono automaticamente alla direzione politica, perché il sistema di trasferimento (quello elettorale) è inquinato da un potere degradato e mafioso: sono 42 i politicanti inquisiti a vario titolo per gravi reati. E’ innegabile che le sue qualità umane producono nel Sindaco un effetto alone che lo fa apparire diverso dai suoi predecessori. Tuttavia, è sufficiente 'sostare' sulle sue parole e sui suoi comportamenti per assumere la consapevolezza che egli appartiene allo stesso mondo culturale di Torchi e degli altri che li hanno preceduti...

...e sembra talmente inconsapevole di questa sua condizione da non riconoscere posizione "altra". Quando, per dimostrare il nostro qualunquismo, afferma che gli ultimi tre sindaci "differenti per carattere, per storia personale, per appartenenza politica" sono stati ugualmente oggetto delle nostre severe critiche, egli utilizza uno strumento dialettico convincente solo in apparenza, poiché non valuta il dato di fatto che, a livello di risultati amministrativi, non esiste soluzione di continuità dal 1985 ad oggi.

- Come tutti ormai, egli opera una personalizzazione della politica, strumentale perché, elezione diretta o meno, egli è espressione di una coalizione politica. Questa personalizzazione è un marchingegno di ogni politica pro tempore per non farsi giudicare. Diamo le colpe a Torchi, a Buscema, a Ruta e così cancelliamo le responsabilità di ogni Sindaco. La gente dimentica: 40 anni di democristiani, 17 anni di socialcomunisti, 6 anni di centrodestra e 3 di non so cosa. Così come la gente dimentica che Buscema è l'espressione di quella formazione che volle lo Statuto del Comune di Modica: la stessa forza che ora, avendone la possibilità, non si cura di attuarlo.

Buscema, con sufficienza, ci invita ad elaborare un "progetto compiuto" che non si esaurisca in una enunciazione teorica. Lo fa con l'atteggiamento di chi è convinto che noi abbiamo parlato d'altro, poiché non sapremmo andare oltre una sterile critica, essendo incapaci di renderci conto della “faticosa quotidianità”.

- Il problema è intendersi sul significato di "progetto". Buscema lo definisce: piano di risanamento economico, piano del traffico, smaltimento dei rifiuti solidi urbani, governo delle acque, piano di protezione civile, piano regolatore generale, ecc. Noi, per ciascuno di questi settori, ci chiediamo: come? Lui e i suoi predecessori si affannano, da ignoranti di ciascun dominio, a suggerire presuntuosamente soluzioni tecniche; noi, da ignoranti consapevoli, chiediamo ai tecnici di elaborare ventagli di soluzioni scientificamente valide perché il politico possa scegliere, a ragion veduta, quella più aderente agli interessi della comunità, pur nell’ambito della propria visione politica.

Noi chiediamo alla struttura burocratica d’essere lo strumento di elaborazione e redazione del ventaglio di soluzioni tecniche fra cui operare la scelta. Gli altri lasciano che essa eserciti l’unica funzione che Saverio Terranova, Nino Avola e seguenti le hanno affidato: quella di strumento per l'attività clientelare della politica. Quando Antonello Buscema ci chiede un nostro progetto, non sa di cosa parla. Egli non percepisce l’evidenza: il nostro progetto risiede proprio nell'oggetto della nostra critica.

- Un progetto di risanamento ne presuppone uno tecnico che, monitorate le risorse materiali, economiche ed umane, evidenziate le potenzialità connesse ai vari possibili utilizzi (collegate ad eventuali incentivi), individui un rapporto costi-benefici completo dei suoi valori, anche immateriali. Per esempio, solo dopo un accurato studio delle varie alternative, si potrà decidere se trasferire gli uffici di Palazzo Campailla nell'edificio dell'ex Azasi ed affittare il Campailla ad un privato perché vi realizzi un... atelier d’alta moda, ottenendo l’eliminazione di un permanente attrattore di traffico indisciplinato, l'incasso di un affitto e la nascita di un'attività imprenditoriale. Questa idea, pur apparendo percorribile, per essere politicamente valida deve essere scelta tra le tante proposte derivanti dall’indagine di soggetti competenti; altrimenti sarà la solita decisione d’un amministratore pro tempore, presuntuoso e ignorante. Ma queste sono considerazioni così ovvie che esprimiamo serena compassione per chi pretende di imporre un senso unico, o interviene sulla Via Conceria, al di fuori del contesto organico dell'intero piano del traffico.

A Modica, la politica ha mortificato le poche competenze, ha eliminato ogni senso della dignità della funzione. Manca un progetto tecnico, ogni cosa è raffazzonata e disorganica. Le decisioni sono approssimative. Sulla città calano politicanti sbriga-faccende, starnazzanti come quei gabbiani svergognati che, abbandonato il mare, frugano nelle discariche a cielo aperto.

- Con dolore, devo concordare con lei. Ma, se il Sindaco, sbagliando, ci ha attribuito sentimenti di livore, disgusto, furore e qualunquismo, perché non ci ha detto che siamo anche presuntuosi? Avrebbe colto nel segno, perché lo siamo. Non possiamo gloriarcene, perché non è difficile, nemmeno ai mediocri, essere migliori di questa classe politica. Noi siamo ormai anziani, ma anche i giovani possono avere una saggezza antica. Una giovane donna della tribù Mashpee, nel Massachussetts, diceva ai “visi pallidi”: "Un seme, un fiore, un albero, si sviluppano secondo le istruzioni che gli sono state date. Noi abbiamo sempre cercato di vivere secondo le nostre istruzioni e non comprendiamo le vostre". Ora siamo noi i visi pallidi e anche noi le diciamo: “Signor Sindaco, noi non comprendiamo il suo modo di governare. Noi non comprendiamo questo suo modo di voler bene a Modica”. La preghiamo, non faccia l’indiano!