Grande partecipazione al convegno ragusano su Giovanni Occhipinti

organizzato dal Centro Studi “F. Rossitto”

 

Quando la poesia si traveste di allucinanti immagini di vita

 

Nello splendido spazio che occupa quella sommità del colle, oggi sede ragusana dell’Università, in cui un tempo, quasi in un arcano abbraccio tra cielo e terra, rifulgeva di vetusto splendore il Castello dei Chiaramonte - da dove si ha una visione quasi totale di Ibla con la sua danza di campanili, di palazzi settecenteschi e di modeste case da cui prende corpo una sinuosa e fitta teoria di viuzze dal sapore medievale – si è svolto il convegno di studi sull’attività creativa del prof. Giovanni Occhipinti, poeta, narratore e saggista, figlio degli iblei. Crogiolo di incontro ricercato, “Letteratura e vita”, questo il titolo dell’iniziativa, tenutasi a fine marzo, promossa ed organizzata dal Centro Studi “F. Rossitto” di Ragusa, in sinergica cooperazione con il Centro Servizi Culturali e l’Università di Catania - Sede di Ragusa, ha dato modo di sviluppare un dialogo di grande partecipazione (due le giornate di studio; 19 i relatori; ) tra poeti, critici letterari e studiosi, intervenuti da diverse università italiane. “La poesia è… una realtà indispensabile se può aiutare a prevenire il naufragio in quel paradosso ossimorico che è la solitudine affollata del mondo…”, così si esprime Giovanni Occhipinti. Raccolto nel suo angolo ibleo, nel suo studio, da cui si può ammirare uno dei più bei paesaggi siciliani, in un punto che fa da parete divisoria tra Ragusa moderna e quella barocca, su cui l’occhio si posa accarezzando le verdi colline, Occhipinti ha attraversato, lasciando un solco abbastanza profondo, il frastagliato e contraddittorio panorama letterario del secondo Novecento. Di tali esperienze ha saputo cogliere fermenti nuovi con la sua calda passione della scrittura che si rivela ardente e, allo stesso tempo, dolente. Per lui la poesia ha rappresentato quel quotidiano alimento che gli ha permesso non solo di crescere ma di scoprire che esiste una realtà sfuggente dietro la realtà apparente. Sullo sfondo però c’è sempre il peso di una Sicilia a cui si sente istintivamente legato, di una Sicilia che è madre e matrigna, che si offre e, nel contempo, si nega. La natura del poeta, raziocinante e appassionata, tende a risolvere il conflitto intellettuale e sensuale che la domina in un discorso sempre in bilico tra epos e durezza epigrammatica. Il Poeta non è solo poeta, ma è anche “padre-uomo”, che s’interroga spesso sull’assoluto e il relativo, ed in quanto tale sente il pesante fardello della vita e delle cocenti problematiche familiari che si riflettono sui suoi scritti. E’ per questo che il verso si rivela, in maniera non infrequente, ritmato, quasi frenetico, interrotto da a capo. Talora è caratterizzato da rotture, stacchi e isolamenti di parole, seguendo moti ora bruschi ora oscillanti del pensiero, in una sorta di contrappunto interno. L’instancabile rincorsa di metafore sfavillanti, che assegnano alla realtà connotazioni inaspettate ed imprevedibili, si rivelano come l’impronta che Occhipinti dà a tutta la sua poetica. “Il rovello avvilente e inquietante del dubbio” rappresenta il tormento del poeta che si rileva anche nella sua narrativa. I personaggi di Occhipinti, “spesso incatenati da una forza totalitaria che non ammette possibilità di fuga”, sono in buona parte “figure di solitudini, incerte, nei percorsi della vita, tra la parte dell’abisso e quella della luce” immerse in “storie di acquisti e di perdite che li pongono sempre in conflitto con qualcosa”.

All’interno del convegno, di prezioso ausilio si è rivelata la sezione “Antologica” curata dall’attore Giorgio Sparacino a cui è stata affidata la lettura di alcune pagine tratte dalle prose e dalle poesie dell’Occhipinti.

Il seminario di studi, svoltosi in occasione dei settant'anni del poeta, si propone di conferire a questa figura il ruolo, peraltro già conquistato attraverso un’attività letteraria ultra quarantennale, che le spetta nel panorama variegato della letteratura novecentesca.

 

                                                                                              Giuseppe Nativo

 

 

 

“Letteratura e vita” convegno su Giovanni Occhipinti

 

 

In quella splendida sommità del colle, oggi sede ragusana dell’Università, in cui un tempo rifulgeva di vetusto splendore il Castello dei Chiaramonte – laddove l’aerea leggerezza delle rondini, nelle giornate di vento, è spezzata dalle grida dei cavalieri normanni intessute dalle flebili voci delle Muse ispiratrici della lirica - si è svolto il convegno di studi sull’attività creativa del prof. Giovanni Occhipinti, poeta, narratore e saggista, figlio degli iblei. L’iniziativa culturale, dal titolo “Letteratura e vita”, tenutasi il 27 e 28 marzo, promossa ed organizzata dal Centro Studi “F. Rossitto” di Ragusa, in sinergia con il Centro Servizi Culturali e l’Università di Catania - Sede di Ragusa, ha dato modo di trattare diffusamente le opere letterarie di Occhipinti in un dialogo tra poeti, critici letterari e studiosi, intervenuti da diverse università italiane. “La poesia è… una realtà indispensabile se può aiutare a prevenire il naufragio in quel paradosso ossimorico che è la solitudine affollata del mondo…”, così si esprime Giovanni Occhipinti. Per lui la poesia ha rappresentato quel quotidiano alimento che gli ha permesso non solo di crescere ma di scoprire che esiste una realtà sfuggente dietro la realtà apparente. Sullo sfondo però c’è sempre il peso di una Sicilia a cui si sente istintivamente legato, di una Sicilia che è madre e matrigna, che si offre e, nel contempo, si nega. La natura del poeta, raziocinante e appassionata, tende a risolvere il conflitto intellettuale e sensuale che la domina in un discorso sempre in bilico tra epos e durezza epigrammatica. Il verso si rivela, in maniera non infrequente, ritmato, quasi frenetico, interrotto da a capo. Talora è caratterizzato da rotture, stacchi e isolamenti di parole, seguendo moti ora bruschi ora oscillanti del pensiero, in una sorta di contrappunto interno. L’instancabile rincorsa di metafore sfavillanti, che assegnano alla realtà connotazioni inaspettate ed imprevedibili, si rivelano come l’impronta digitale che Occhipinti dà a tutta la sua poetica. Il Poeta non è solo poeta, ma è anche “padre-uomo”, che s’interroga spesso sull’assoluto e il relativo, ed in quanto tale sente il pesante fardello della vita e delle cocenti problematiche familiari che si riflettono sui suoi scritti. La forma interrogativa, a volte presente nel tessuto delle poesie, diretta o indiretta, non nasconde queste angosce che, anzi, rendono più impegnative la ricerca poetica ed interiore “dove immagini, stridori e ridondanze posseggono la grazia e la profondità delle intuizioni nate dal dolore e dalla malinconia”. Il ricordo del figlio che non è più in questa realtà è come “un’erba magica che corrode la memoria…”. Il poeta, stabilendo un punto di convergenza, metaforico e virtuale, fra la scrittura e la vita, contraddittoria in se stessa perché legata alla morte, elabora una propria visione dialogica, incentrata sulla dialettica fra contemplazione e denuncia, fede e sofferta chiusura. Tali aspetti, a volte cupi, rappresentano un tentativo di rapportarsi all’abisso del dolore, senza negarlo o superarlo, che lo spingono in quel “grido disperato dell’uomo che non vuole e non deve soccombere, nonostante il dolore e l’afflizione…”. E’ proprio in tale “grido”, con l’animo trafitto dall’immane dolore per la prematura dipartita del figlio, che il “sismografo” di quell’intima temperie familiare raggiunge ritmi elevati. “Oggi che mi ritrovo a vagheggiarti / sul lido che definisti marevita, / mi avvinghia il ricordo / mi stringe il nodo di non più averti”. Di qui l’esigenza di tuffarsi verso l’inconoscibile ed inafferrabile “altrove” in una “preghiera-elegia”, rivolta al figlio, sublimata in quel “…abbracciarti… / Ad abbracciarmi, credendomi te!”.

 

                                                                                              Giuseppe Nativo

 

 

 

 

 

 

 

 

Pennellate barocche di Arte e Teatro danza

 

C’è Ragusa-Ibla nota e quella meno nota, quella perduta nelle pieghe delle sue vicende storiche e quella che incanta per l’anima segreta delle sue bellezze.

Giorno 25 e 26 marzo il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), Delegazione di Ragusa (Presidente dott. Francesco Arezzo), con il patrocinio della Città di Ragusa, nell’ambito della 14° Giornata FAI di Primavera, ha risvegliato le meraviglie barocche attraverso la visita guidata – grazie alla collaborazione di Insegnanti e ragazzi delle Scuole ragusane – di Beni di interesse artistico-culturale, spesso inaccessibili ed eccezionalmente a disposizione del pubblico, tra i 410 scelti in 190 città italiane. Protagonisti di quest’anno sono gli androni delle vetuste case nobiliari del centro storico di Ibla. Proprio dietro il Duomo, da dove sporgono le strutture absidali, emerge il settecentesco palazzo nobiliare della famiglia La Rocca. La bella facciata, chiusa da due paraste cantonali, fa da preambolo all’elegante androne. Una vera “foto di pietra”, che si contraddistingue nell’impaginazione architettonica di uno dei balconi, è quella raffigurante una donna che cura il bambino e che, per l’espressione del volto nonché per il movimento del pargolo, sembra un fotogramma di vita eternato nella pietra. In tale contesto, tra luci e ombre che si rincorrono confluendo in una dimensione onirica, all’interno dell’antico salone, è stata presentata una performance di teatro danza, a cura del Centro Ludens di Ragusa, coreografie della prof.ssa Claudia Gafà, testi del giovane sceneggiatore sciclitano Massimo Giardina, dal titolo “Portella della Ginestra”. La plasticità somatica delle ballerine, unitamente alla perfezione di stile e di movimento, evoca storie, brandelli di storie. Frammenti di voci e di volti, ritratti di donne, uomini, bambini, fiori e piante di Sicilia. Sentimenti umani che cozzano scontrandosi con la cruda realtà. Lotta di poteri nel potere. I perché dolorosi della storia di gente comune, attraverso il riaffiorare di pallide figure, vittime di quell’eccidio occorso quasi 60 anni fa in quel luogo divenuto “luogo della storia”; luogo senza tempo in cui, nelle giornate di vento, si odono ancora quelle grida di gente innocente. Corpi carichi di energia solare che disegnano i movimenti mentre i versi – mirabilmente letti da Massimo Giardina – plasmano la scena che avvolge, in un intimo abbraccio, lo spettatore. Pensieri, ricordi, grida, parole che si amalgamano in una miscellanea di segni e di corpi reinventati con il linguaggio eterno della danza.

Un grande spettacolo, dunque, di arte e bellezza rivolto a tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio artistico della nostra terra, perla del mediterraneo.

 

                                                                                              Giuseppe Nativo

 

 

 

Respir-Azione e Ben-Essere

 

Dimmi come respiri e ti dirò chi sei! Questo, in estrema sintesi, il filo conduttore della conferenza recentemente tenutasi presso la sala convegni del Centro Servizi Culturali di Ragusa avente per argomento principe “La respirazione: ovvia ma potente. Come farne buon uso?”. Ad introdurre i lavori è stato il prof. Pippo Palazzolo, presidente di “A.s.tr.um.” (Ass. per gli Studi Tradizionali e Umanistici), nonché direttore della rivista telematica “Le Ali di Ermes”, da anni impegnato sul fronte dello studio serio ed appassionato delle “discipline astrologiche” e del “benessere olistico”. A relazionare sulla delicata e quanto mai intrigante tematica la dott.ssa Pina Pittari, italo-venezuelana, ricercatrice e studiosa in tecniche di sviluppo personale con particolare riferimento all’applicazione di discipline per il benessere psico-fisico e correlata integrazione corpo-mente.

Un incontro culturale, quindi, al di là dei canoni tradizionali non solo per le argomentazioni discettate ma anche per il coinvolgimento del pubblico, intervenuto numeroso in sala, spettatore/attore/fruitore dell’esperienza afferente alla cosiddetta “Rebirthing” basata sulla “respirazione circolare”. La “rebirthing” (cioè “rinascita”) è una metodologia di respirazione sviluppata e codificata da Leonard Orr, ricercatore in medicina olistica, intorno agli anni ’70 del secolo scorso. Con le “rebirthing” ci si libera delle tensioni emotive accumulate attraverso un percorso di consapevolezza di se stessi per mezzo della tecnica che sfrutta il respiro. Che cos’è la respirazione? In che modo si respira? Cosa c’è dietro la respirazione? Domande che a prima vista sembrano molto banali, ma che invece nascondono un microcosmo di aspetti psicologici di estrema rilevanza. La respirazione è costituita da un ciclo continuo di inspirazione ed espirazione. Il modo in cui si respira è strettamente correlato allo stato emozionale, mentale e fisico in cui ci si trova. Da ciò discende che ritrovando una respirazione più libera e rilassata si è in grado di aumentare l’ossigenazione. Quest’ultima, portando più energia ad ogni cellula del corpo, sblocca le memorie emotive permettendo non solo di riconoscerle e capirle, ma anche di raggiungere un benessere psico-fisico o addirittura favorire la risoluzione di traumi sofferti durante il periodo perinatale e dell’infanzia. La tecnica detta di “respirazione circolare” sfrutta le stesse modalità di respirazione adottate inconsciamente dai neonati. La respirazione “connessa e consapevole” cerca di instaurare un ponte tra il visibile e l’invisibile, mettendoci in comunicazione con l’inconscio. Le sedute di “rebirthing” rappresentano, dunque, un momento “sacro” in cui ricercare e ritrovare l’energia nonchè le potenzialità di ciascuno, libere da ogni condizionamento. Attraverso un respiro “consapevole” si ottiene una “rinascita interiore”. A tale scopo la prof.ssa Pittari è stata recentemente promotrice dell’istituenda Associazione Centro di Rebirthing Respirazione & Benessere, con sede nel capoluogo ibleo.

La tematica affrontata fa parte di un ciclo di conferenze - promosse dal prof. Palazzolo, in sinergica cooperazione con “A.s.tr.um”, “Le Ali di Ermes” ed il citato Centro di Rebirthing di Ragusa- avente come obiettivo primario quello di proporre al grande pubblico argomentazioni di particolare interesse che necessitano di ulteriori riflessioni anche in ambito sociale.