Il letto: tra storia e superstizione
Tra i mobili e arredi del periodo medievale, il letto assume un aspetto monumentale perché inserito in una sorta di struttura architettonica completa di pedana, sponde e cassoni laterali dalle molteplici funzioni.
Ciò si può desumere dalle numerose rappresentazioni pittoriche di quell’epoca.
L’aspetto architettonico di tutta la struttura portante varia e tiene conto delle condizioni sociali di chi lo possiede nonché delle dimensioni della camera.
La “testiera” (detta anche spalliera o “capoletto”, dal nome del panno disposto dietro il letto in tempi antecedenti alla diffusione della “testiera”) si presenta abbastanza alta, collegata all’intelaiatura del letto ed attrezzata con un ripiano su cui è possibile sistemare vari oggetti. La sponda opposta, detta “pediera”, presenta un pannello rialzato di altezza inferiore rispetto a quella della “testiera”. Quest’ultima può essere provvista di una robusta cornice – talvolta con elementi pronunciati, sporgenti e ricurvi – che conferisce al letto un aspetto maestoso a “edicola” o a “tabernacolo”.
Una delle caratteristiche essenziali è costituita dall’uso di disporre, a livello perimetrale, una serie di cassoni forniti di serrature, detti anche cassapanche, la cui funzione principale è quella di contenere abiti e suppellettili. Su tali cassoni, disposti a gradini, attraverso cui si “raggiunge” il letto, possono essere poggiati degli oggetti.
L’aspetto “monumentale” del letto, così ricercato in epoca medievale e rinascimentale, nel corso del tempo si trasforma e si ridimensiona fino a riservare molto spazio all’aspetto “superstizioso” che accompagna ab antiquo questo lembo di Sicilia, cui tanto lustro ha dato la Contea di Modica.
Il Pitrè, attraverso i suoi studi, fornisce un ampio panorama di pregiudizi nostrani che vanno dalla posizione del letto alla maniera di come questo viene “fatto” o “rifatto”.
Regola principale, qualunque sia l’estrazione sociale di chi possiede il letto, è quella riguardante la sistemazione. Non si troverà mai, infatti, un letto collocato in modo tale che i piedi di chi vi si adagia “guardino il vano maggiore pel quale si entra ed esce”. I piedi devono essere rivolti in altra direzione. Chi non ottempera a tale “regola” incorre sicuramente in un “cattivo augurio di prossima morte di uno della famiglia”. Tale pregiudizio trae origine dal fatto che i cadaveri “si portan via di casa sempre co’ piedi verso l’uscio; perché se si portano fuori col capo rivolto (vutatu) all’uscio, tutte la faccende di quella casa andranno alla malora”.
Il letto, poi, deve essere “fatto” bene allo scopo di tenere lontani gli “spiriti maligni”. In tal caso vi si segna la croce e si dice: “Lu lettu è cunzatu,/ E l’Ancilu cc’è curcatu” (il letto è preparato, e l’Angelo vi è coricato).
Anche le posizioni assunte da parte di chi dorme sul letto sono soggette ad “interpretazioni” allo scopo di “pronosticare” eventi futuri.
E’ meglio, però, tener conto di quanto afferma un nostro vecchio proverbio: “Lu lettu è rosa:/ S’ ‘un si dormi, si riposa” (il letto è rosa: se non si dorme, si riposa).
Giuseppe Nativo
-Bibliografia
-R. Montenegro, “Una dormita grandiosa”, in “MedioEvo”, mensile edito da De Agostini – Rizzoli, n. 8, agosto 2004, p. 93;
-G. Pitrè, “Usi e Costumi. Credenze e pregiudizi del popolo siciliano”, Edizioni Clio, Catania 1993, pp. 332 – 334;
-G. Nativo, “Colori ed Emozioni” (breve excursus storico sulla genesi dei Cunti nella tradizione popolare della Sicilia sud-orientale), Ragusa 2004, op. inedita.