Presentato libro di Giuseppe Miccichè

Il lungo cammino del movimento socialista nella Sicilia sud orientale

 

 

   “Questo libro di Giuseppe Miccichè, che il Centro Studi Feliciano Rossitto ha l’onore di pubblicare, rappresenta un fatto politico e culturale di notevole rilevanza perché esso ricostruisce le complesse vicende del movimento socialista della Sicilia sud orientale, dalle origini ai nostri giorni in stretta connessione con quelle dell’isola e del Paese”. E’ questo l’incipit con cui Giorgio Chessari (Presidente del Centro Studi) ha iniziato la relazione introduttiva alla presentazione del recente saggio storico del professore Giuseppe Miccichè, “Un lungo cammino. Il movimento socialista nella Sicilia sud-orientale” (Ragusa 2009, pp. 500), tenutasi presso la sala Avis di Ragusa.

   Una serata dedicata alla disamina analitica del “passato” ibleo, che ha consentito al numerosissimo pubblico presente in sala di essere accompagnato, quasi per mano, nel viaggio “tra le pieghe della storia delle città e dei paesi dell’area sud-orientale” dell’isola.

   Miccichè, già docente di Italiano e Storia nelle Scuole secondarie, co-fondatore nel 1981 del Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa (ricoprendo la carica di Presidente fino al 2002), ha al suo attivo non pochi saggi che hanno sviscerato, in maniera esaustiva, variegate tematiche riguardanti la storia politica e sociale siciliana tra ‘800 e ‘900 (tra cui “Dopoguerra e fascismo in Sicilia 1919-1927”, Roma 1976; “I Fasci dei lavoratori nella Sicilia sud-orientale”, Catania 1981; “La Sicilia tra fascismo e democrazia”, Ragusa 1987; “Il Movimento Cattolico nella Sicilia sud-orientale”, Ragusa 1994; “Uomini illustri della provincia iblea - secoli XIX-XX”, Ragusa 2001; “Santa Croce Camerina nei secoli”, Ragusa 2003; “Stampa e lotta politica dal 1901 al 1922”, Ragusa 2008).

   “Si tratta di un volume che, tenendo conto di una vastissima documentazione a supporto - ha spiegato Giambattista Veninata (Vice Presidente del Centro Studi), analizzando il lavoro di Miccichè – rileva i momenti di un cammino plurisecolare nel corso del quale consistenti strati sociali, attraverso lotte e sacrifici, sono riusciti a portarsi verso condizioni di vita più umane e più giuste contribuendo ad una trasformazione in senso democratico della società”. L’area territoriale presa in esame dall’autore è quella della vecchia provincia di Siracusa, dimezzata a seguito della creazione della provincia di Ragusa (1927). L’opera, costellata da una ricca bibliografia, rigorosa e puntuale nella sua analisi storica, offre un quadro inedito della vicende che hanno contraddistinto il movimento socialista, in territorio ibleo, strettamente connesso con quelle delle “forze politiche liberali, repubblicane, di democrazia radicale, laica, e delle forze cattoliche”. “Una vicenda politica che – come ha sottolineato Chessari nella prefazione al libro – si scontra con la repressione, prima dell’autoritarismo crispino e poi, a partire dal primo dopoguerra, con lo squadrismo delle organizzazioni paramilitari della borghesia agraria connesse con quello promosso dalle associazioni degli ex combattenti e del nascente fascismo”. Una ricostruzione, dunque, dell’azione “politica e sociale sviluppata dalle diverse correnti del movimento socialista” che vuole essere anche una disamina oggettiva degli errori che si sono registrati e che l’autore passa in rassegna analizzando, con l’occhio vigile dello storico, il “contributo che ciascuna tendenza e i singoli protagonisti hanno dato alla lotta per la emancipazione dei lavoratori senza omettere di indicare l’apporto dei più illustri come dei più umili”. Su tale versante si è articolata la relazione del professore Giuseppe Barone (Ordinario di Storia Contemporanea e Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania), a cui è stata affidata la presentazione del libro.

   A conclusione della serata si sono registrati non pochi interventi che hanno dato vita ad un interessante e vivace dibattito da parte di numerose persone del pubblico che hanno esternato manifestazioni di apprezzamento per il volume di Miccichè, il quale, non senza viva emozione, ha ringraziato gli intervenuti preannunciando la stesura di un ulteriore saggio storico.

 

 

 

Nell’agenda 2010 degli Archivi di Stato inseriti 13 documenti

che provengono dalla nostra provincia

 

Fotografare un’epoca attraverso il pianeta moda

 

Anche quest’anno la Direzione Generale per gli Archivi ha voluto dedicare un particolare tema per la pubblicazione dell’agenda degli Archivi di Stato 2010. Il comparto scelto è quello della moda non solo per sollecitare l’attenzione degli operatori del settore, delle autorità e dell’opinione pubblica ma anche per diffondere, valorizzare e rendere fruibili documenti, stampe, riviste che altrimenti rischierebbero di cadere nell’oblio. Gli spunti offerti dalle fonti archivistiche sono variegati e, nel contempo, interessanti in quanto attraverso la storia della moda è possibile fotografare un’epoca cogliendone il quadro storico e culturale dell’area geografica a cui è fatto riferimento. Attorno al pianeta moda gravitano molti ambiti che riguardano, ad esempio, gli atelier, le scuole di formazione, gli stilisti, i sarti, le invenzioni, i marchi di fabbrica, le industrie del settore, la nascita e la diffusione di pubblicazioni specialistiche. In buona sostanza attorno alla moda ruota un universo creativo per il quale «garantirne la memoria è un’esigenza di civiltà». E’ sulla base di tali riflessioni che le varie strutture archivistiche sono state sollecitate a contribuire alla pubblicazione dell’agenda inviando materiale documentario alla competente struttura centrale romana.

L’Archivio di Stato di Ragusa, con la Sezione di Modica, occupa un posto di rilievo in quanto ha fatto pubblicare sull’Agenda 2010 ben tredici documenti tratti da diversi fondi archivistici. «Si tratta di fonti anche iconografiche – spiega la direttrice Anna Maria Iozzia – tratte da un’ampia gamma di materiale cartaceo, a volte poco esplorato, proveniente da diverse categorie di soggetti, quali fondazioni private, agenzie e riviste specializzate». Tra le illustrazioni trova posto anche il disegno di un «innovativo strumento di taglio basato sui principi della trigonometria, brevettato a Parigi» negli anni ’50 dell’800. La moda, infatti, non è solo quella delle passerelle, delle luci e dei grandi stilisti, ma rappresenta la fatica di chi disegna «raccoglie, reperisce e produce le materie prime, delle maestranze che lavorano nelle aziende».

 

 

 

 

Umberto Migliorisi e “L’America di mio padre”

 

“Umberto Migliorisi è uno dei cuori storici del centro studi Feliciano Rossitto” rappresentando anche la memoria storica della città di Ragusa in quanto l’universo umano, sociale e letterario in cui si muove è inserito in un intervallo di tempo molto vasto. Inizia così l’articolata relazione curata da Elisa Mandarà (giornalista, docente in materie umanistiche e critico letterario), in occasione della presentazione del recente libro di Umberto Migliorisi, “L’America di mio padre” (Ragusa 2009, pp. 63), tenutasi presso la sala conferenze del centro studi “Feliciano Rossitto” che ha curato anche la pubblicazione in veste editoriale.

Una serata all’insegna della narrativa, come ha sottolineato, nella sua relazione introduttiva, Giorgio Chessari (presidente del centro studi), il quale ha posto in evidenza la necessità di raccogliere i numerosi scritti di Migliorisi nel corso del suo variegato impegno culturale, non ultimo quello di redattore capo per la rivista trimestrale “Pagine dal Sud” (edita dallo stesso Centro). Saccense di nascita, ma ragusano di adozione, Migliorisi intraprende un ricco percorso letterario pubblicando, a partire dalla fine degli anni ’50, vari articoli e numerose poesie sia in lingua italiana sia in dialetto ragusano.

Migliorisi si caratterizza per il “tono schietto dei suoi versi”, molto legati a quel sapore antico, genuino ed onesto della sua terra d’origine, da cui si può trarre un’ironia tagliente verso le ingiustizie sociali. Una caratteristica questa che, come ha evidenziato Nino Cirnigliaro (presidente del centro servizi culturali), durante il suo breve intervento, si riscontra nelle opere di Umberto e che richiama non solo la semplicità, ma anche la saggezza contadina.

“L’America di mio padre” è una raccolta di racconti che oscilla tra “l’autobiografismo e la fantasia” in un arco temporale che va dal 1940 ai primi anni ’50. Si tratta di “nove segmenti narrativi”, di cui cinque si caratterizzano come “immagini di testimonianza reale”, “sequenze narranti” che tratteggiano, come specificato da Elisa Mandarà, gli anni difficili in cui l’autore trascorre la sua giovinezza.

 

 

 

 

L’Unione Europea assume l’impegno di garantire a tutti una vita dignitosa

Svolta decisiva nella lotta alla povertà

 

«Imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà». E’ questo l’obiettivo primario che si prefigge quest’anno la Commissione europea designando il 2010 quale «Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale» e cercando di riaffermare e rafforzare l’impegno politico assunto dall’Unione Europea. Ciò rappresenta un’occasione di riflessione per tutti i Paesi membri nella consapevolezza che occorre uno sforzo di lungo periodo che possa coinvolgere tutti gli operatori delle politiche del settore congiuntamente agli attori dell’economia e della società civile.

Il tema dell’anno europeo cade in un momento particolarmente critico per gli aspetti congiunturali internazionali che hanno causato processi di trasformazione sociale anche nella realtà italiana. Alla luce di tali eventi si rende necessaria una lettura aggiornata delle scottanti tematiche riguardanti la povertà ed esclusione non solo con i tradizionali strumenti statistici ma anche con nuovi mezzi informativi che diano, in tempo reale, ragguagli qualitativi sulle trasformazioni in corso.

Ma quali sono gli obiettivi ed i principi guida? Innanzi tutto, riconoscere il diritto fondamentale delle persone in condizioni di povertà e di esclusione sociale di vivere dignitosamente e di far parte a pieno titolo della società. A questo si deve aggiungere lo sforzo per promuovere una società più coesa, «sensibilizzando i cittadini sui vantaggi offerti a tutti da una società senza povertà, che consente l’equità distributiva e nella quale nessuno è emarginato».

L’Anno europeo, dunque, intende promuovere una società che sostenga e sviluppi la qualità della vita, compreso il benessere dei bambini e la parità di opportunità per tutti. Altro obiettivo da perseguire è quello di garantire la coerenza politica dell’azione intrapresa dall’Unione europea su scala mondiale.