“La Belle Epoque” al Museo del Costume di Scicli

La moda attraverso le cartoline

 

“…purtroppo i giorni passano e non ti vedo giungere, ma non ho perduto completamente la speranza sai! I più affettuosi saluti e baci ti invia la tua Mariuccia”. Inizia così, nel viaggio attraverso il tempo, in un percorso espositivo che lancia il visitatore in un periodo che va dagli ultimi decenni dell’800 fino ai primi decenni del nuovo secolo, la prima sezione dedicata alle cartoline esposte presso il Museo del Costume e della Cucina di Scicli (Rg) gestito, dall’associazione culturale “L’Isola” che, nata nel 1998, ha lo scopo di promuovere l’approfondimento e lo studio delle tradizioni popolari del territorio ibleo e, più in generale, della Sicilia.

La struttura museale, incastonata nello splendido mosaico barocco rappresentato da chiese, ex conventi e dimore nobiliari testimoni silenziosi di antica memoria, tra l’altero colle di San Matteo e le spumeggianti acque di un mediterraneo dal sapore saraceno, si trova ubicata sulle lucenti basole di via F. Mormina Penna salotto sciclitano a cielo aperto. Il Museo espone materiale raccolto nel corso degli anni attraverso attente ed estese ricerche etnografiche, di documentazione d’archivio, fotografica e registrazioni video e sonore, condotte nel territorio da oltre un ventennio e curate con estrema passione da Giovanni Portelli, presidente dell’associazione “L’Isola”, coadiuvato da non pochi collaboratori. “Fondamentale è stato l’apporto di conoscenti, appassionati e studiosi che hanno partecipato – spiega Portelli – e collaborato alla ricerca dando quelle preziose informazioni che oggi fanno parte del ricco patrimonio culturale di cui il Museo dispone e che contribuiscono a formare, a pieno titolo, l’identità del territorio”. Ed è proprio su tali istanze che la recente esposizione, tenutasi dal 27 marzo al 2 maggio, avente per tema “La Belle Epoque” (la moda attraverso le cartoline della collezione Allibrio-Russino), si è posta all’attenzione del grande pubblico.

La prima sezione museale, che ha dato il titolo alla recente mostra, è dedicata a cartoline, ben conservate, risalenti ai primi anni del ‘900, provenienti dalla collezione privata Allibrio-Russino, che rappresentano la corrispondenza intrattenuta in quegli anni tra due innamorati vissuti tra Scicli e Trieste. “Si tratta di un carteggio particolarmente interessante – specifica Portelli – non solo da un punto di vista grafico delle stampe, affidate in genere alla mano e all’estro di valenti artisti, ma anche da quello stilistico in quanto riflettono il gusto e la moda di un’epoca, la Belle Epoque, che ha caratterizzato la tendenza artistica ed espressiva raggiunta nel primo decennio del ‘900”. Le cartoline, strumenti di comunicazione ormai superate dalle moderne tecnologie, mantengono ancora intatto il loro fascino, sebbene alcune presentino immagini sfumate per l’ingiuria del tempo e spesso sovrascritte da una grafia incerta ma carica di aspettative, di speranze e di forti emozioni a cui il visitatore non può sottrarsi. “La cartolina – aggiunge Portelli - è uno dei fenomeni visivi e mediatici più importanti dell’800 e del ‘900. Essa ha veicolato le immagini ed i messaggi più svariati: i luoghi, i costumi, le tradizioni, i personaggi, gli avvenimenti, le ricorrenze. Ha trasportato auguri per ogni occasione, ha pubblicizzato la guerra e la pace, prodotti, località, spettacoli e, non ultimi, i sentimenti amorosi come testimoniano le oltre duecento cartoline della collezione Allibrio-Russino”. La cartolina è stata realizzata nel tempo con molteplici tecniche di stampa. Agli inizi del ‘900, specialmente in Francia, era di moda confezionare le cartoline a mano acquistando quanto occorreva in cartoleria: un cartoncino base e una serie infinita di appliques di carta da incollare in modo del tutto personale. Altri acquistavano il cartoncino base e lo dipingevano.

La seconda sezione del percorso espositivo, che risulta ben calibrato ed articolato nella sua valenza storica, è stata dedicata agli abiti, mantelle ed accessori risalenti ad un intervallo temporale che va dagli anni ’60 dell’800 ai primi decenni del ‘900, mentre la terza sezione, rappresentata da un nuovo allestimento, è dedicata alla cucina popolana dei primi anni del secolo scorso. E’ possibile così conoscere attrezzi e strumenti del mondo della cucina, le varie fasi di lavorazione del pane, il rapporto con il lavoro e la vita del contadino.

 

 

 

Dal primo luglio i consumatori saremo garantiti da un nuovo marchio

Etichetta Ue ai prodotti biologici

 

A partire dal primo luglio 2010 i prodotti biologici dell’Unione europea saranno identificati attraverso un nuovo logo.

Ciò è stato recentemente stabilito dalla Commissione europea che ne ha prescritto l’obbligatorietà per tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti in uno Stato membro, mentre sarà facoltativo per i prodotti importati.

Il logo, usato per integrare l’etichettatura, avrà il compito di garantire ai consumatori, oltre ad una migliore individuazione dei prodotti da comperare, la certezza che le confezioni acquistate siano realizzate seguendo la normativa europea di settore, o, nel caso di prodotti importati, secondo regole equivalenti o allo stesso modo rigide. In tal modo gli alimenti che portano il nuovo logo europeo dovranno avere le seguenti caratteristiche: almeno il 95 per cento degli ingredienti devono essere prodotti con metodo biologico; il prodotto deve essere conforme alle regole del piano ufficiale di ispezione; l’alimento deve essere preparato in una confezione appositamente sigillata; il prodotto deve recare il nome del produttore, dell’addetto alla lavorazione o del venditore e il nome del codice dell’organismo di ispezione.

Il logo è stato scelto attraverso un concorso europeo aperto a studenti di arte e di design.

Le migliaia di proposte pervenute sono state esaminate da una giuria di esperti internazionali che ha selezionato le tre migliori.

La direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione europea premierà l’ideatore del logo, insieme al secondo e al terzo classificato, in una cerimonia che si terrà il prossimo luglio a Bruxelles .

Il logo vincente è stato quello denominato «Euro-leaf» e ideato dallo studente tedesco Dusan Milenkovic. L’immagine, che sarà presente in tutto il territorio dell’Unione europea, è caratterizzata dalla presenza delle stelle, simbolo dell’Unione, che tracciano il profilo di una foglia su sfondo verde. Natura ed Europa, quindi, i messaggi scelti.

 

 

 

 

 

 

Alla riscoperta di quella che può essere considerata la culla della nostra civiltà

Cave iblee tra storia e leggende

Il mondo rupestre popolato da mulini, grotte, masserie

 

La morfologia del suolo siciliano, sin da tempi remoti, ha condizionato non poco la distribuzione degli insediamenti rupestri nell’Isola. Questi sono frequenti in settori montani e nelle vallate, dove si è reso più agevole utilizzare grotte di vario tipo per dimorarvi e trovare rifugio in caso di eventuali incursioni nemiche. La zona sud-orientale dell’Isola, in particolare del territorio ibleo, per la sua natura prevalentemente calcarea e l’intensa azione dei fenomeni d’erosione fluviale che hanno portato alla formazione di numerosi e profondi valloni, è caratterizzata dalle cosiddette «cave», che si dipartono a ventaglio da Monte Lauro. Nel tormentato assetto orografico dell’area iblea, tra lo snodarsi di vallate ora incassate come i canyons americani ora sboccianti in dolci declivi, si può cogliere l’essenza di un paesaggio singolare. «Le cave iblee tra storie e leggende» è l’interessante tematica affrontata nel corso della conferenza tenuta da Giovanni Bellina (già docente presso l’Istituto scolastico Paolo Vetri di Ragusa, accanito studioso di orologi solari e presidente della sezione ragusana di SiciliAntica) presso la sala convegni del centro servizi Culturali di Ragusa, suscitando molta curiosità tra il numeroso pubblico intervenuto e le associazioni promotrici dell’iniziativa (Associazione Italiana Maestri Cattolici, Associazione Culturale Docenti G.B. Hodierna, Centro italiano femminile, Associazione Pedagogica Italiana).

Un mondo rupestre dalle mille sfaccettature che prende vita tra sentieri, che si intrecciano in tortuosi percorsi, tra grotte abitate, giacigli e cinta murarie per il riparo del bestiame utilizzato per la produzione di prodotti caseari o di forza lavoro. Molto interessanti i collegamenti antropologici e storici che emergono dalla presenza di non pochi mulini e antiche masserie, in tempi passati fonte di sostentamento per molte famiglie che abitavano e lavoravano queste zone. Un mondo agreste caratterizzato da un brulichio di antiche professioni in piena sintonia con quell’ambiente di lavoro così duro e spartano attorno cui gravitano, non di rado, «cunti» e leggende dal fascino ammaliante.

Aspetti, dunque, in gran parte poco conosciuti dalla cosiddetta società moderna che ha dimenticato itinerari naturalistici ed aspetti folcloristici di indubbia bellezza che meritano di essere studiati e conservati.

 

Giuseppe Nativo