“Archivio di Stato di Ragusa e Sezione di Modica”
Pubblicato un opuscolo divulgativo nell’ambito della collana “Archivi Italiani”
“…Quando all’improvviso s’intese, che il Generale Giuseppe Garibaldi, generoso propugnatore dell’italiana emancipazione, era venuto ad aiutare col suo potente braccio ad infelici, che combattevano a forze ineguali… risoluti di morire prima di cedere e ricadere sotto l’aborrita tirannide… a tal nome… caro a tutti i cuori caldi di amor patrio, Modica invasa da giubilo, ma pacata, rispettando ogni persona ed ogni proprietà… innalzò la prima nel Regno, dopo la Capitale, la tricolore Bandiera…” (Messaggio del Comitato di Modica al generale Garibaldi, datato 30 maggio 1860; Arch. di Stato Ragusa, Sezione di Modica, “Archivio De Leva”, b. 5/5).
Questo documento è uno dei tanti che, per la loro rilevanza, sono stati recentemente pubblicati sull’opuscolo divulgativo realizzato a cura dell’Archivio di Stato di Ragusa (redatto grazie all’impegno profuso dalla direttrice, dott.ssa Iozzia, e dai suoi collaboratori), nell’ambito della collana “Archivi Italiani” edita dalla Direzione Generale per gli Archivi e dalla “BetaGamma” editrice di Viterbo. Tale collana, avviata nel 2001 su iniziativa della struttura centrale archivistica, ha il compito di promuovere, tramite agili volumetti, la conoscenza del patrimonio documentario nazionale custodito presso le strutture archivistiche periferiche, fornendo, nel contempo, notizie sulle sedi degli istituti ospitati, non di rado, in edifici di interesse artistico.
L’opuscolo, “Archivio di Stato di Ragusa e Sezione di Modica” (pp. 72), il ventiduesimo in ordine di stampa, rappresenta una preziosa guida non solo per conoscere le vicende storiche che hanno contribuito alla istituzione delle due importanti strutture archivistiche iblee ma anche per illustrare il variegato panorama del prezioso e vetusto carteggio, frequente meta di consultazione per numerosissimi studiosi. Uno dei fondi più consistenti, costituito da circa tredicimila unità archivistiche riguardanti tutti i comuni della provincia di Ragusa, conservato presso i locali della Sezione di Modica, è quello notarile che, abbracciando un arco temporale molto ampio (dal XV al XIX secolo), rappresenta una inesauribile fonte da cui emergono aspetti del vissuto quotidiano facendo luce sulla storia sociale, economica, urbanistica, artistica, politica e religiosa del territorio. Dai volumi notarili emergono anche testimonianze di un’arte minore: quella delle stampe devote. “Si tratta della cosiddetta iconografia devozionale – spiega la direttrice Anna Maria Iozzia – che, al di là del dato visivo immediato, rappresenta il vezzo dei notai di un tempo di decorare la copertina dei volumi di minute e dei registri con l’inserimento, quasi sempre all’inizio e alla fine degli anni di rogazione, di immagini religiose sia anonime sia di autori affermati”.
L’opuscolo, pertanto, rappresenta un’ottima guida introduttiva per conoscere – in maniera sintetica ma scrupolosamente puntuale - l’immenso patrimonio documentario presente presso l’Archivio di Stato di Ragusa e di Modica, quali ad esempio i fondi giudiziari e quelli della “Gran corte” di Modica (1543 – 1845) attraverso cui era amministrata la più alta giustizia civile e criminale. Non meno importanti i fondi rivenienti dagli archivi di non poche illustri famiglie dell’antica Contea (il più grande stato feudale della Sicilia) acquisiti, nel tempo, dalla struttura archivistica iblea, tra cui l’archivio Bruno di Belmonte (1736 – 1976), Pluchinotta (1623 – 1914), Sortino-Trono e Arezzo di Trifiletti (1565 – 1928), Statella (1315 – 1943), Tedeschi (1800 – 1956, con documenti in copia dal secolo XVII), De Leva (1542 – 1935), Grimaldi (1521 – 1882). Quest’ultimo, insieme alla biblioteca della famiglia, è stato depositato in due riprese (1958 e 1960) presso la struttura archivistica modicana. Tra le carte di carattere familiare si colgono non solo le vicende umane di Agostino Grimaldi, cavaliere gerosolimitano, caduto nella battaglia di Candia (1660) all’età di 21 anni, ma anche dati sulle note spese che forniscono notizie circa la preparazione del cioccolato modicano (secondo un’antica ricetta atzeca introdotta in Europa nel XVI secolo) che prevede, tra l’altro, l’uso di uno strumento in pietra ricurva, il “metate” (in dialetto “balati”), per lavorare la pasta di cioccolato.
La parte finale dell’opuscolo è dedicata alle molteplici attività promozionali volte ad una “politica di apertura verso l’esterno” da parte dell’Archivio di Stato ibleo che, attraverso non pochi eventi culturali, ha contribuito a far conoscere meglio, ad un pubblico sempre più numeroso, le finalità dell’Istituto stesso nonché le potenzialità di ricerca insite nella documentazione in esso conservata.
La fase più critica si è registrata nello scorso mese di novembre
Influenza, l’allarme è ormai superato
A partire da metà aprile dello scorso anno, in diversi Paesi sono stati riportati casi di infezione nell’uomo da nuovo virus influenzale di tipo A/H1N1 (noto come “influenza suina”). Sulla base delle procedure stabilite dal Regolamento sanitario internazionale, il 25 aprile 2009 l’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato questo evento una “emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale”, innalzando la soglia di allerta. Nei mesi successivi l’impatto mediatico circa la diffusione di notizie sulla aumentata e prolungata trasmissione del virus nella popolazione, in numerose parti del mondo, ha provocato non pochi allarmismi. Da qualche settimana, però, non pochi infettivologi concordano nel notare il declino dell’attività epidemica della nuova influenza. In considerazione di ciò ed avuto riguardo alla conseguente diminuzione delle richieste di informazione dei cittadini su tale patologia il Ministero della Salute ha diramato la notizia della sospensione del servizio di informazione al pubblico “1500”, fermo restando i compiti informativi già a carico dei medici di famiglia, dei pediatri e della competente Azienda Sanitaria Locale. L’attività di monitoraggio del Ministero resta comunque operativa attraverso il sistema dedicato di sorveglianza dell’influenza che si avvale dell’apporto dei cosiddetti “medici sentinella”, i quali, distribuiti su tutto il territorio nazionale, raccolgono e forniscono dati sulla diffusione del virus mediante una rete di laboratori facenti capo al Laboratorio Nazionale di Riferimento presso l’Istituto Superiore di Sanità. I dati da questi elaborati e riguardanti il periodo che va dal 15 al 21 febbraio indicano una curva epidemica influenzale pressoché stabile (circa due casi per mille assistiti), dopo aver raggiunto il picco intorno alla seconda decade di novembre scorso con un valore di incidenza pari a poco meno di tredici casi per mille assistiti.
Le previsioni circa la presenza di due epidemie influenzali sovrapposte, la nuova (quella “suina”) e quella stagionale che rappresenta ormai una costante annuale, sembrerebbero attenuate dai dati statistici che aprirebbero scenari invernali senza la presenza di virus influenzale. Resta comunque ipotizzabile che, a parere di medici ricercatori, la nuova influenza non scomparirà del tutto ricorrendo la probabilità di un suo ritorno nel corso della prossima stagione autunnale.
Giuseppe Nativo