…un potere tanto democratico che riesce decidere prima di discutere e di votare
Immaginate che vostra moglie, cada malamente e si spacchi il ginocchio.
Immaginate che dopo averla fatta medicare vi rechiate in una farmacia e leggete, nella piccola bacheca, quale è la farmacia di turno.
Immaginate che andate nella farmacia di turno così indicata, e non trovate traccia né del farmacista né di adeguate altre informazioni.
Immaginate di andare in una terza farmacia e leggete solo il cognome del gestore della farmacia di turno e non anche la via o almeno la zona.
Immaginate di andare in una quarta farmacia e vi trovate solo il nome e l’indirizzo della farmacia di turno.
Immaginate di andare in questa quinta farmacia e di comprare, finalmente, l’antibiotico che vi serviva.
Immaginate che, a questo punto, avete la necessità di bloccare una rabbia che, istintivamente vi sta assalendo.
Immaginate, finalmente, che quella domenica mattina, con il vostro antibiotico al sicuro sul cruscotto della vostra auto, passate davanti alla latteria e vedete li il Sindaco, gli assessori, alcuni consiglieri comunali (quelli più etero diretti) ed i “datori di lavoro” di tutti costoro, seduti a discutere di quanto stanno facendo per il bene del cittadino modicano.
Immaginate che in mezzo alla dirigenza politica modicana tanto indaffarata a fare pubbliche relazioni, scorgete il futuro difensore civico, quello che sarà, “democraticamente”, indicato dalle associazioni culturali, quello che sarà eletto “democraticamente” dal democraticissimo nostro consiglio comunale non eterodiretto. Quell’uomo tutto d’un pezzo, che ha già dimostrato la sua competenza ed il suo amore per la città ed i suoi cittadini “lavorando duro” con la vecchia democrazia cristiana; quell’uomo che ha dimostrato di saper scegliere il partito giusto nella seconda repubblica con un fiuto che gli tornerà utile per gestire sapientemente la funzione di difensore civico.
Dite la verità! Non provate un sentimento di felicità nel constatare che vivete in una città dove il potere è tanto democratico ed efficiente che riesce decidere chi sarà il difensore civico prima di discutere e di votare?
Ma poi… dite la verità non sentite una certa tranquillità nel sapere che il difensore civico apparterrà a Forza Italia?
Riportiamo la corrispondenza che abbiamo avuto con “Terzo occhio” nella quale si delinea il progetto di un colloquio che, per quanto ha espresso nella sua rubrica si annuncia molto severo nei confronti della dirigenza politica modicana.
Egregio Terzo Occhio,
in questa pausa estiva, ho riletto i suoi interventi sul mensile Dialogo e devo dirLe che in moltissime occasioni mi sono trovato d’accordo con Lei. Per quanto riguarda la proposta di Giunta Ombra, Lei sa che, comunque, la sua iniziativa ha prodotto degli incontri ed esiste l’embrione di un Movimento politico, che non sappiamo ancora quali sviluppi avrà, del quale sono stato nominato portavoce.
A prescindere da tutto questo Le chiedo se fosse disponibile a rilasciarmi una intervista che potrei pubblicare a puntate sulla rubrica “carta bianca”. Lei potrà ovviamente porre le sue condizioni, che io mi riservo di accettare, fermo restando che, anticipo sin d’ora, che se Lei volesse mantenere l’anonimato non ho alcuna remora ad impegnare la mia parola d’onore a mantenerlo.
Vivissime cordialità
Modica 17 ottobre 2005
Carmelo Modica
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Egregio dott. Modica,
ho riflettuto sulla sua richiesta di intervista e confesso che l’idea mi sembra allettante. Ovviamente non ho alcuna intenzione di rinunciare all’attenzione pubblica derivante dall’anonimato, unico strumento risultato efficace per scuotere le coscienze nella miseria della realtà politica locale.
Mi affido, con estrema tranquillità, alla sua parola d’onore, perché mi è noto il conto nel quale Lei tiene l’onore, attraverso la dimostrazione pluriennale della sua azione politica. Se non fossi certo di questo, non prenderei nemmeno in considerazione la possibilità di un discorso serio, che risulti utile alla comunità alla quale ambedue apparteniamo.
In verità avevo pensato ad uno scambio di corrispondenza attraverso e-mail. Poi ho scartato tale modalità, poiché il rapporto interpersonale ed il contatto umano mi sembrano più adeguati al fine preposto. L’anonimato può essere un mezzo per richiamare la curiosità, non un escamotage per dir male impunemente di chiunque.
Visto che Lei si interessa di piccola editoria, anche alla pubblicazione dell’intervista a puntate su “carta bianca” preferirei l’edizione di un libro che raccogliesse in maniera il più possibile completa le nostre chiacchierate. Se Lei è d’accordo, proporrei come data di pubblicazione del libro il mese di luglio del 2006. Naturalmente Lei ha “carta bianca” sulla grafica, sull’impostazione e sul lancio del libro, mentre io mi riserverei di concorrere alle spese della sua stampa.
Mi preme in particolare sin d’ora sottolineare che piena e totale deve rimanere la libertà di esprimere il mio giudizio su tutti i personaggi della vita politica modicana.
Lei potrà ovviamente non condividere il mio pensiero ma, con il solo limite del codice penale, non potrà modificare nemmeno un solo aggettivo delle mie affermazioni. Su questo punto La richiamo alla parola d’onore offertami, in considerazione del fatto che alcuni dei personaggi sulle qualità culturali e politiche dei quali ho molto, ma molto da ridire (come, ad esempio, Domenico Pisana, il sindaco Torchi, i Minardo, l’onorevole Drago, il professor Uccio Barone, l’Assessore Cavallo, e tanti altri) mi risulta che siano suoi amici. Le chiederei inoltre che la pubblicazione fosse distribuita in tutte le edicole modicane.
Decida e mi faccia sapere. Mi scriva il suo recapito telefonico e la contatterò direttamente.
Cordiali saluti.
Terzo Occhio
Ricevuta il giorno 28 ottobre 2005
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Egregio terzo occhio
Accetto tutte le sue condizioni, e non credo di dover fare particolare fatica. La pregherei tuttavia di non definire “amici” alcune mie conoscenze. Subito dopo l’infanzia, da quando ho conosciuto il primo democristiano, ho rinunciato all’uso di “amico” nel suo significato cristiano, ed ancor meno posso sopportarlo da quando nel calderone degli “amici” si sono riversati anche “compagni” (comunisti e socialisti) e “camerati” duri e puri.
A presto.
Carmelo Modica
Modica 9 novembre 2005
Da anni a Verona, in Piazza Viviani viene commemorata, Sindaco in testa, la “storica battaglia in cui, il 9 settembre 1943, perdettero la vita sei giovani partigiani, uccisi dai nazifascisti”;
Poi, nel 2001 Sergio Stancanelli, siciliano di origine ma ormai cittadino veronese, viene a sapere, da un testimone oculare, che il 9 settembre del 1943, in quella piazza non era successo nulla e che i nomi dei giovani, invece corrispondevano a sei soldati (non partigiani) caduti nella difesa di una caserma. Le uniche cose avvenute quel giorno in quella piazza erano state l’uccisione di un motociclista tedesco.
Lo Stancanellli, incuriosito acquisisce altre testimonianza che confermavano la notizia e, quindi, scrive una lettera al direttore de “L’Arena” di Verona raccontando la “bufala”.
La lettera al direttore provocava allo Stancanelli la reazione di Aldo Aniasi che, nella qualità di presidente dell’associazione partigiani d’Italia, lo querelava per “oltraggio ( o simile) della Resistenza”.
La vicenda giudiziaria si è conclusa il 6 maggio 2004 quando il legale rappresentante del partigiano Aniasi ha ritenuto utile ritirare la querela subendo l’imposizione del querelato di assumersi l’onere totale delle spese processuali.
Tutto questo non ha impedito il 9 settembre 2004 e 2005, agli amministratori di continuare a celebrare i sei, mai esistiti, “partigiani uccisi dai nazifascisti”.
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E’ da più di cinquant’anni che in Mozzano Ascoli (Ascoli Piceno) viene reso omaggio, presso il sepolcro, durante le periodiche manifestazioni commemorative resistenziali, al valore di un "partigiano sconosciuto caduto in combattimento contro i nazi-fascisti” il 17 Giugno 1944.
Ebbene Roberto Gremmo, storico, racconta in un documentatissimo studio, in "Storia ribelle" di aver scoperto che quel corpo li sepolto non appartiene a nessun partigiano sconosciuto bensì ad Elso Masci, caporal-maggiore del reparto "IX Settembre" delle brigate "Mussolini" della Repubblica Sociale Italiana, e che in quei giorni in quel luogo di Mozzano Ascoli non avvenne nessun combattimento. Gremmo conclude il suo documentatissimo studio con queste parole: "se questa è la "logica" con cui venne scritta sulle lapidi la Resistenza Ascolana c'è da restare di stucco".
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Riportiamo questi due episodi perché sono sintomatici di atteggiamenti mentali che meritano di essere ancora indagati. Essi da un lato alimentano il cretinismo di quei fascisti che richiamano tali episodi perché li ritengono utili per sporcare l’immacolata ansia di riscatto di alcuni italiani che videro nella Resistenza uno strumento per conquistare la libertà; dall’altro indicano la esistenza di persone, storici, politici e studiosi che hanno fatto della menzogna lo strumento delle loro fortune. Non è sopportabile né l’uno né l’altro atteggiamento mentale perché entrambi sono riconducibili a faziosi, indicibili, ed odiosi modelli culturali.
A Modica ogni 29 maggio la liturgia resistenzialista prevede il deposito della corona in via Roma in una lapide posta “A perenne memoria dei lavoratori assassinati dalle squadre fasciste il 29.5.1921…”. Una liturgia che ha come fondamento una menzogna perché non esiste alcuna sentenza che per quell’episodio, abbia condannato qualche fascista mentre è più che noto che l’unico processo che venne celebrato, durante e dopo il ventennio, finì con l’assoluzione degli imputati.
Prima del prossimo 29 maggio cureremo la pubblicazione del rapporto dell’ispettore Lutrario che relazionò sull’eccidio di Passo Gatta e sostenne la fondatezza della menzogna prima accennata. Spetterà a lei Signor Sindaco decidere se continuare a coltivare la menzogna.
I fascisti sono stati maestri di violenza sulla quale si dovrebbe discutere ancora di più, scartando, però, la menzogna come strumento di comunicazione e sull’episodio di Via Roma non esiste alcuna sentenza che attribuisce ai fascisti l’uccisione di quei nostri concittadini.
Né è lecito giustificare la menzogna scritta sulla lapide, richiamando il clima di violenza generalizzato che caratterizzò quegli anni. Quella scritta potrebbe essere una verità politica, ma nelle lapidi si deve riconoscere tutta intera la Comunità e, quindi, in esse non possono essere scritte menzogne giudiziarie.
Con questo noi non stiamo esprimendo giudizi di valore sulle parti politiche che negli anni venti si contrapposero ecco perché chiediamo, Signor Sindaco che si rettifichi la lapide in argomento. La violenza non deve passare ma la menzogna neanche: la violenza uccide persone; la menzogna è violenza che uccide il valore dell’onestà intellettuale.
Noi desideriamo che la menzogna venga percepita come grave dis-valore; a noi dà fastidio avere un Sindaco che con grande codazzo utilizza la Resistenza per stabilizzare una falsità: onore ai morti ma non alla menzogna
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Qualcuno nella nostra casella telematica ci ha rimproverato di valutare il revisionismo in termini di rivincita. No! diciamo a loro ed ai nostri quattro lettori. Non è la destra che si sta prendendo la rivincita sui comunisti. E’ la storia che si sta sostituendo alla menzogna.
La storia la scrivono i vincitori e quelli come noi hanno solo il grande vantaggio che non avendo vinto la guerra non hanno avuto la possibilità ed il potere di diffondere autentiche menzogne così come, invece, hanno potuto fare i comunisti.
Conosciuti i fatti, e non escludiamo anche alcuni nostri storici locali, rimproverare ai fascisti di essersi alleati con i nazisti dimenticando che il primo atto della seconda guerra mondiale fu l’aggressione nazi-comunista della Polonia, prima ancora che l’Italia fascista dichiarasse guerra a Francia ed Inghilterra è spudorata faziosità che non può essere contrabbandata come cultura.
Accusare Pansa di filo-fascismo solo perché ha scritto che più di ventimila italiani sono stati uccisi dai comunisti partigiani dopo la fine della guerra ovvero dopo l’ordine di cessare i combattimenti, è espressione di menzogna da DNA.
Una verità scomoda alle interpretazioni comuniste del fascismo cessa di essere una verità?
Il giudizio sul fascismo può trarre vantaggi dalla scoperta di una violenza rossa senza limiti ed inumana?
Se il comunismo è quella miscellanea di correttezza, di democrazia, di giustizia sociale perché teme le verità di Pansa?
Forse i comunisti, per manipolare la verità dei fatti stanno sostituendo la stupidità alla menzogna?
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I comunisti, con la vile connivenza della democrazia cristiana, da quando furono battuti dal fascismo, hanno utilizzato la menzogna, come mai era avvenuto nella storia dell’uomo, per modellare la verità storica alle loro necessità. Una menzogna scientificamente applicata con determinazione e con violenza culturale e, quando era necessario, con la violenza e con il sangue. La menzogna è stata utilizzata come forza capace di immergere la verità storica come una palla sotto acqua. Ma poi bastava un De Felice, un Pansa, l’apertura di un archivio o la rivelazione di un documento perché essa schizzasse fuori ostinatamente. E via altre menzogne più violente per altre immersioni più profonde ed altre “schizzate fuori”, sempre più frequenti, altrettanto violente. Ora si sta verificando che la menzogna comincia ad essere insufficiente a tenere la “palla” sottacqua ed il trinariciutismo guareschiano si sostituisce alla menzogna, in attesa di un “…contro ordine compagni… ci hanno scoperto… da oggi la verità!”.
Ma esiste un comunista che potrà gridare questo ultimo “…contrordine compagni”? solo se verrà fuori un comunista capace di ciò potremo dire che il comunismo è finito.
Chissà se il grafico della “Modica Multiservizi” si è ispirato nella scelta del logo alla “M” che usava Benito Mussolini per siglare i documenti e che alcuni battaglioni della Repubblica sociale italiana riportarono nelle loro mostrine: a noi sembra di si.
E’ vero, però, anche che lo spirito antimoderno Mussoliniano la Multiservizi lo attuò all’inizio fornendo per la sosta, tagliandi che richiedevano l’uso di una penna. Forse con il minor costo, si volle recuperare qualche spicciolo che consentisse di costituire quei pochi, ma davvero pochissimi denari che occorreva dare al presidente della Mulitservizi.
Poi forse, qualche “gerarca” si accorse che i modicani, fregandosene dello stipendio del presidente della Multiservizi, usavano più volte lo stesso tagliando utilizzando una penna con inchiostro facile da rimuovere e, così, visto che, altro si ma fessi non sono, tornarono al più sofisticato “gratta e sosta”.
Questa è managerialità, direbbe qualcuno, noi invece, diciamo che siamo salvati dallo spirito dell’Azasi che è la vera risorsa di Modica.
Non è una coincidenza che la nostra classe politica si è formata e viene dalla gavetta dell’Azasi.
All’ex presidente della regione Nicolosi fu sufficiente essere solo impiegato dell’Azasi per divenire il numero uno siciliano, e che dire del più volte sindaco Terranova che fu tra i fondatori dell’Azasi.
Dalla scuola dell’Azasi sono usciti l’On. Avola, l’On. Drago. Ma anche un’Azasi in liquidazione fornisce i suoi frutti ed è certamente questa dirompente forza formativa dell’Azasi che ha consigliato di scegliere tra i suoi allievi anche l’attuale presidente provvisorio della Multiservizi: Scivoletto secondo.
Abbiamo nominato la crema della direzione politica modicana, quella crema che volle l’Azasi e che adesso ha voluto e creato la “Modica Multiservizi”. Vedrete che riuscirà a far fare alla Multiservizi le stesse mirabili cose che ha fatto con l’Azasi.
Stiano tranquilli i modicani perché questa “crema manageriale modicana è spalmata” ed ha i suoi presidi sia nel centrodestra con l’On. Drago; sia nel centro sinistra che se vincerà le prossime elezioni non provocherà nessun problema di continuità essendo ben dotato con la presenza dell’immarcescibile Saverio Terranova che già dalle colonne de “L’isola” - libero “quindicinale di politica economia cultura” presenta le sue credenziali specialistiche.
La grande direzione aziendale italiana ha la Bocconi: la nostra Bocconi è l’Azasi ma anche quello che resta.

